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Come ci si bagna meno sotto la pioggia

Come ci si bagna meno sotto la pioggia

Una nuova ricerca scientifica prova a dare una risposta all'annosa questione sul sistema per non infradiciarsi quando piove: correre o camminare?

25 luglio 2012

Fai quattro passi in una bella sera d’estate, si alza il vento e ti ritrovi in mezzo a un temporale. Che cosa fai per bagnarti il meno possibile fino al primo riparo disponibile? Corri o cammini? La questione è annosa, viene ciclicamente affrontata al bar e da tempo viene studiata dai ricercatori. Secondo un recente studio scientifico di Franco Bocci (Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia), pubblicato sull’European Journal of Physics, per rispondere alla domanda occorre tenere in considerazione diverse variabili, tra cui la direzione del vento mentre piove e l’altezza della persona in cerca di un riparo. In linea di massima, ci si bagna meno se si corre il più veloce possibile, ma le cose possono cambiare se si ha il vento a favore o si è particolarmente alti e magri.

La ricerca di Bocci è l’ultima di una lunga serie di studi scientifici sul problema. Se ne iniziò a parlare molto negli anni Settanta, quando diverse pubblicazioni che si occupavano di matematica proposero analisi e possibili soluzioni alla questione, che sembra semplice, ma pone numerosi interrogativi di tipo matematico. Nei decenni successivi l’argomento fu affrontato con maggiore rigore scientifico da alcuni ricercatori. Sempre un italiano, Alessandro De Angelis, dell’Istituto di Fisica dell’Università di Udine, nel 1987 pubblicò sull’European Journal of Physics un suo studio, dove concludeva che correre o camminare sotto la pioggia non facesse una grande differenza per bagnarsi meno.

L’anno scorso, un ricercatore dei Paesi Bassi e uno della Polonia ripresero lo studio di De Angelis e teorizzarono che ci fosse una velocità ottimale da mantenere per bagnarsi il meno possibile, a seconda della direzione del vento. Anche questo studio fu pubblicato sull’European Journal of Physics, ma secondo Bocci avrebbe dato una risposta semplice a un problema che in realtà è molto più complesso.

Bocci ha spiegato che per dare una migliore risposta bisogna tenere in considerazione la forma del corpo umano, elemento sottovalutato nelle ricerche precedenti, dove ci si è spesso occupati del problema utilizzando forme geometriche semplici. Secondo i calcoli di Bocci, per avere una risposta più accurata occorre valutare: la corporatura di un individuo (con particolare attenzione al rapporto tra altezza e larghezza), la direzione del vento e le dimensioni delle gocce di pioggia.

Alla BBC, Bocci ha spiegato che «in linea di massima, la miglior cosa da fare è correre, il più veloce possibile: non sempre, ma in generale. Se sei molto magro, è più probabile che ci sia una specifica velocità ottimale. Per gli altri casi è meglio correre molto velocemente». Se però la pioggia è accompagnata dal vento le cose cambiano: se l’aria soffia a favore (quindi il vento spinge nella direzione in cui ci si sta muovendo) la velocità ottimale è la stessa del vento. La questione, conclude Bocci nel suo studio, non è comunque ancora del tutto risolta perché ci sono molte altre variabili che andrebbero tenute in considerazione per dare una risposta più precisa e accurata.

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  • idonthavetimeforthiscrap

    in linea di massima, la miglior cosa da fare è correre, il più veloce possibile, scivolare sull’asfalto bagnato e rompersi il collo, e non te ne fregherà più niente di bagnarti.

  • http://direfareprogettare.blogspot.it/ davipedri

    misuranti di pioggia! sapevàtelo!

  • idonthavetimeforthiscrap

    p.s.c’è anche una puntata di mythbusters sull’argomento

    http://www.youtube.com/watch?v=HtbJbi6Sswg

  • http://riccardorusso.blogspot.com/ ric79

    Faccio il polemico.
    Ma all’”Istituto di Fisica dell’Università di Udine” che benefici ha portato che un suo professore/ricercatore abbia speso soldi e tempo per affrontare questo problema. Qual è una ricaduta pratica di questa analisi. E’ solo ricerca fine a sè stessa o serve anche a qualcosa?

    A scanso di equivoci ecco le successive ricerche da approntare: da che lato cade il toast imburrato?, perchè piove quando non ho l’ombrello?, perchè non ci sono più le mezze stagioni?,…

  • braccale

    Se proprio diluvia consiglio un metodo meta-fisico: immaginarsi di stare sotto il palco al concerto di Springsteen a Milano, Giugno 2003, saltando fradici al coro di “waiting on a sunny day” in un nubigragio di acqua ed emozioni. Il cuore si incendierà … and somebody will stop the rain.

  • schulz

    @RIC79
    ma come si fa a scrivere una cosa così superficiale nel 2012?
    Ne è piena la storia delle Scienze (ma limitiamoci solo alla Matematica pura, allora) di ricerca apparentemente inutile, addirittura sommamente astratta e, perché no, fine a sè stessa, che poi improvvisamente diviene fondamentale non dico per la scienza applicata, ma proprio per la tecnologia (e quindi per la vita di tutti i giorni).

  • pendolare

    qua li voglio questi ricercatori…. passi lunghi o passi corti?

  • hyena

    @RIC79 “E’ solo ricerca fine a sè stessa o serve anche a qualcosa?”
    La risposta a questa domanda, o meglio la risposta al perche’ questa domanda non abbia senso l’ha data l’ottimo Amedeo Balbi proprio qui sul Post, quindi evito inutili ridondanze. Non capisco pero’ perche’ limiti la tua polemica a questa pubblicazione, per naturale estensione dovrebbe interessare tutti i dipartimenti di Matematica e Fisica, nonche’ svariati centri di ricerca.

  • mbeh

    @RIC79: Non conosco i dettagli di questa ricerca, quindi non so risponderti circa l’utilità di questo studio in particolare (la prima cosa che mi viene in mente è che simulare il comportamento di un corpo senza ridurlo a forme geometriche molto semplici come i parallelepipedi è un processo molto complesso e che richiede molta potenza di calcolo, cioè dei gran computer, e quindi una simile ricerca ha sicuramente trovato una soluzione a questo problema).

    Per darti un’esempio di un’altro problema a prima vista inutile, però, eccone un altro: hai un tamburo con la pelle bucata in diversi punti, e devi capire dalla nota che viene suonata quanti siano i buchi. Cretinata? parrebbe di sì… eppure risolvere un problema come questo ha permesso di costruire i tetti degli stadi degli ultimi 40 anni. Semplicemente, i problemi matematici non possono essere troppo simili alle applicazioni tecniche, altrimenti perdono la loro generalità, ma anche quella semplicità che spesso permette di risolverli. Anche se questa semplicità, significa anche dover rispondere all’infinito a domande come la tua “ma a cosa serve ‘sta roba?”

    Stai tranquillo che in università abbiamo talmente tanti pochi soldi che difficilmente li distribuiamo a cose del tutto inutili… soprattutto ora che gli enti che finanziano la ricerca richiedono che si ottenga almeno una ricaduta tecnologica a breve termine.

  • momin

    Aspirano all’igNobel!

  • fjodor

    @RIC79 Amo il Post anche perché è difficile trovare altrove tante risposte giuste a una domanda come la tua. Anzi, altrove avresti trovato plotoni di gente che ti dava ragione

  • aledeangelis

    Non voglio fare il conversation stopper ma grazie a MBEH e ad altri… Vorrei specificare che quando ho scritto quell’articolo (nel 1985, anche se poi e’ stato pubblicato solo nel 1987) ero studente di dottorato, e Bocci mi risulta sia in pensione… Pero’ dico a Ric79: se uno fa anche articoli seri, non puo’ divertirsi un po’ ogni tanto? Dobbiamo fare solo cose seriose? In quegli anni ho fatto anche altre cose (anche se riconosco che questo e’ l’articolo che mi ha dato maggior fama fino al 1990). Se riesco lo posto cosi’ la discussione diventa centrata sulla fisica. Alessandro De Angelis

  • aledeangelis

    Riesco a postare solo l’inizio e le conclusioni:

    Everytime one gets caught in the rain without an umbrella the problem of what speed to travel at in order to stay as dry as possible is strongly debated. Even if common sense suggests running as fast as possible, it is frequently objected – especially by people with a good cultural level – that nothing really changes, or maybe running gets people wetter. The purpose of this paper is to put an end to this kind of useless argument.

    [...]

    Conclusion

    As suggested by common sense, when it is raining it is better to move fast. By running faster you get less wet. but the benefit that you get beyond the speed of a brisk walk does not justify the supplementary effort.

  • pgtr

    per MBEH:
    certo che sono tutte ricerche utili: all’Università di Perugia paghiamo il centro di ricerca sulla birra.

  • bandini

    D’accordo, ma bisogna correre a zigzag o no?

  • http://www.ivanipadovese.com ivani

    bene adesso una bella ricerca finanziata sulle cause del traffico.

  • hyena

    @PGTR Che si sperperino soldi in cazzate puo’ anche essere, qui pero’ si parlava di Fisica e Matematica, non di settore agroalimentare. Cerchiamo di essere seri per favore.

  • gianca011

    Ora capisco perchè tagliano i fondi alla ricerca…

  • ermedusa

    Col motorino corro, se sto a piedi corro.
    In bici morirei prima dell’arrivo della pioggia, che sto a Roma.
    In macchina sto attento a quelli col motorino che corrono.
    In metro guardo quelli che entrano e penso: mmazza come piove se sò così fracichi.

  • http://riccardorusso.blogspot.com/ ric79

    Cioè Bocci che dice alla BBC (!): “in linea di massima, la miglior cosa da fare è correre, il più veloce possibile: non sempre, ma in generale. Se sei molto magro, è più probabile che ci sia una specifica velocità ottimale. Per gli altri casi è meglio correre molto velocemente”.
    E’ da 40 anni che si dibatte sull’argomento e non ho ancora capito a cosa serva tutto questo impegno… Qualcuno mi illumini.

  • http://riccardorusso.blogspot.com/ ric79

    Mi aspetterei poi da un ricerca di una università di Ingegneria che il tutto si finalizzi con un processo industriale e magari anche un brevetto. Così si crea valore, si attirano imprese e magari non si alzano le tasse perchè ci sono tanti costi.
    Di sicuro il prof Bocci ha fatto uno studio eccellente, ma qual è il ritorno per l’università? Mi pare nullo e tutto fine a se stesso.
    Un po’ come successe a Massimo Marchiori, con un po’ di distinguo .

  • http://blogghetto.org michelelan

    Mai una volta che un ricercatore faccia una ricerca di fisica e matematica su quanto sia importante per la ricerca fare stuudi su cavolate come queste.

    E poi siamo seri, la conosco anch’io la storia di scienziati americani vS Russi su come scrivere sullo spazio, i primi inventarono la penna a sfera, i secondi usarono la amatita, ok interessante. Secondo voi nel 2012 c’è bisogno di casualità per fare scoperte innovative? Per realizzare una cura per una patologia c’è bisogno di investire in ricerca sulle zanzare? Non si farebbe prima a concentrare le risorse dove più occorre? Alla fine diventa un discorso.. matematico, sono maggiori le ricadute tecnologiche delle ricerche “fantasiose” o le ricadute tecnologiche in ricerche “serie”?!?

  • wizard

    Io giro sempre con l’ombrello e comunque cerco di stare il meno possibile all’esterno. Io sto bene solo al chiuso.

  • giovannib

    utilizzando un ombrello si risolvono tutti i problemi :)

  • ricette sbagliate

    anno 2150: la terra è sconvolta dalle piogge acide. se ti bagni più di un tot sei morto. qualcuno trova un vecchio paper del 1985 e crea una app per iphone (quella per android uscirà solo nel 2153, forse) che ti dice se stare fermo sotto il portico oppure se puoi attraversare la strada a piedi o correndo (anche in funzione della tua altezza e magrezza).
    potrebbe andare bene come “ricaduta tecnologica”?

  • zooei

    Pero’, signori, mentre alcuni di voi davano addosso a RIC79 per spiegargli come dalle ricerche apparentemente piu’ inutili possano venire scoperte prodigiose, De Angelis – autore di uno dei masterpiece del campo in questione – ve l’ha detto chiaramente: no, ogni tanto anche gli scienziati si divertono.
    Da ex-scienziata, so che trasformare il mondo in esperimenti paranoidi è uno dei massimi divertimenti degli scienziati… solo che non sempre si arriva al punto di far calcoli e pubblicare queste elucibrazioni.
    Dato lo spirito goliardico che sicuramente caratterizzano certe ricerche, io spero solo che vengano elaborate a tempo perso e senza l’utilizzo fondi pubblici… ci sono tanti studi i cui risultati sono attesi, che gli esperimenti cabalistici dovrebbero magari passare in cavalleria…

  • stefloris

    @IVANI
    La prima cosa che mi viene in mente
    http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_delle_code
    @Michelelan
    “Secondo voi nel 2012 c’è bisogno di casualità per fare scoperte innovative?”
    Finché non saremo in grado di prevedere il futuro e le sue necessità, direi proprio di sì.

  • hyena

    @MICHELELAN Non riusciamo veramente a capirci.

    La casualita’ e’ il motore dell’innovazione proprio perche’ e’ impossibile conoscere aprioristicamente le ricadute a livello tecnologico di una ricerca. Stavo per scrivere un pistolotto ma la faro’ breve e rispondo alla tua domanda. Sono maggiori le ricadute tecnologiche delle ricerche “fantasiose”, se nella tua “fantasia” annoveri la matematica pura e la ricerca di base.

  • epicuro

    Seguendo l’esempio di Achille e della tartaruga è evidente che la pioggia non può bagnarci. Questa storia che prendi l’acqua poi ti ammali poi tossisci poi muori è solo una delle tante storie che si inventano per spaventarci e governarci meglio.

  • http://riccardorusso.blogspot.com/ ric79

    Hyena ma per te questo paper è matematica pura o ricerca di base?
    A me pare un divertissment e spero che non sia andato in giro per il mondo a presentarlo (a spese di chi, indovina?)
    Se anche non lo fosse, quali sono le ricadute tecnologiche di cui la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia sarà beneficiaria? Senza un misero brevetto, mi paiono poche

  • stefloris

    @Ric79
    Piccolo OT. Lasciamo stare l’ esperimento in questione. Non è necessario un brevetto per dire di aver ricavato qualcosa di utile e profittevole.

  • http://riccardorusso.blogspot.com/ ric79

    Scusate se monopolizzo la discussione. Non voglio trolleggiare.
    1) Leonardo Chiariglione, in Cselt Torino, definisce il formato MP3 e non lo brevetta (per poi anche cedere gratuitamente a tutti l’uso). TelecomItala rigrazia vedendo quanti IPod ci sono con un chip frutto del lavoro dei suoi dipendenti
    2) Massimo Marchiori, ricercatore all’Università di Venezia, idea l’Hyper Search che è alla basa del PageRank. Il lavoro non è protetto, nè ne capisce la portata industriale, anzi lui sostiene che gli piace l’ambiente accademico. Google ringrazia.
    3) Andrew Viterbi inventa l’algoritmo omonimo e lo brevetta. Fonda la Qualcomm e, in ogni cellulare 3G del mondo, c’è un chip che lo usa e paga royalties.
    Scegliete voi qual è il modello cui ispirarsi e continuate a scioperare al prossimo taglio di fondi all’università.

  • hyena

    @RIC79 Speravo di cavarmela senza leggere sta boiata di articolo (scherzo chiaramente). E’ ricerca di base in quanto propone un modello teorico per spiegare un fenomeno naturale.
    Per il resto cfr STEFLORIS

  • anonymo

    Ma perche’ si sperperano soldi pubblici in questo modo? Qual’e’ l’utilita di questa ricerca? Qual’e’ il valore aggiunto che da’ alla nostra societa’? Niente! Tutto cio’ non serve a niente! Ore di lavoro sprecate e quindi denaro pubblico sprecato!

  • rautita

    È chiaro che non tutti riescono a vedere aldilà dell’immediato. Il punto della ricerca non è la domanda iniziale e, a volte, nemmeno la risposta. È il cammino usato per risolvere il quesito.
    Se domani saltasse fuori un articolo scientifico per il seguente problema: “quale percorso dovrebbe fare un uomo sulla spiaggia per minimizzare il percorso che lo porta a salvare una bella ragazza che sta annegando, sapendo che sulla spiaggia la velocità dell’uomo è maggiore rispetto alla velocità in acqua?” molti riderebbero, taglierebbero i fondi alla ricerca, licenzierebbero i ricercatori e quant’altro avete proposto nei commenti.
    Poi magari si scopre che questo principio è alla base dell’ottica, che spiega il perché la cannuccia nel bicchiere d’acqua si vede piegata e che risponde al principio di minima azione.
    Cosa facciamo adesso, ridiamo ancora di questi scienziati salva-donzelle perché hanno dato risposta ad un famosissimo fenomeno ottico o diciamo che sono stati bravi e che il loro metodo si applica a molte elementari situazioni di minimizzazione?

  • flatulo

    Quindi, se ho ben capito, è l’impostazione Aquaronica dell’articolo del Post che va cambiata. Porre l’accento sulla “annosa questione” e non sugli aspetti di una ricerca che, prendendo spunto da una domanda banale, ne trae possibili elementi innovativi è al minimo fuorviante.

  • hyena

    @FLATULO
    Quindi ogni volta che il Post commenta un articolo di fisica dovrebbe avere un incipit del tipo: “Si sta parlando di ricerca scientifica, per cui non iniziate a chiedere a cosa serve, perchè è una domanda destituita di ogni fondamento”.

    O forse il problema è di chi si approccia ad un articolo (o ad un commento ad un articolo) senza averne gli strumenti di comprensione di base?

    Si tratta di analfabetismo scientifico, cioè non solo ignoranza dell’argomento specifico ma proprio delle regole di base della scienza stessa. Equivale a chiedere perchè Carducci scrive che il silenzio è verde, quando il silenzio non può essere verde, lo sanno tutti.

  • http://unosei.wordpress.com ortelius

    Just undress, and lie naked in the summer rain…

  • flatulo

    Non prendertela così, Hyena, era una semplice critica al modo de il Post di porre il problema, stante la generale necessità di un moderno mezzo di comunicazione di coltivare un pubblico più consapevole, o mirante a diventarlo, nonostante la quotidiana Aquarugiola di imbecillità. D’altronde qui leggo spesso l’ottimo Codogno proprio perché capace di commentare ricerche o aspetti particolari della matematica partendo da esempi per me sorprendenti, per me che ormai sono un ignorante di ritorno. Ma in questo articolo, anche se a un certo punto si fa cenno a obbiettivi più alti, il titolo il sommario e il tono in generale, a mio parere semplificatorio, paiono puntare più al semplice coté umoristico. Non era male, a pensarci, provare a spiegare quali sorprendenti ricadute sulla ricerca, pura applicata o ferrarelle, possono avere questioni che paiono a tutta prima di natura elementare. Tutto qui.

  • alepas

    proposta di analisi alternativa da “ghost dog” di jarmush:
    http://www.youtube.com/watch?v=DydZHxhBOzM
    :-)

  • richard77

    Ora non ho tempo di trovarlo, ma ricordo che circa 20 anni fa alcuni fisici sperimentali hanno fatto la prova, semplicemente vestendo allo stesso modo due tizi con la stessa corporatura e facendogli fare lo stesso percorso mentre pioveva, pesando poi i vestiti per vedere quanta acqua avessero assorbito.

  • pinaz81

    Anche io ricordo l’esperimento citato da Richard e il responso era che correndo ci si bagna di più…