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Cosa sono le "vendite allo scoperto"
— Economia

Cosa sono le “vendite allo scoperto”

di francesco marinelli

La CONSOB le ha vietate per una settimana, la Spagna fino a ottobre: e dal momento del divieto ieri la Borsa di Milano ha recuperato quasi 200 punti

24 luglio 2012

La CONSOB, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa che ha il compito di controllare la trasparenza delle operazioni del mercato mobiliare italiano, ha introdotto per una settimana il “divieto di vendite allo scoperto” su un elenco di titoli azionari bancari e assicurativi. Quando la decisione è stata presa, ieri, l’indice FTSE MIB della Borsa di Milano perdeva oltre il 5 per cento, soprattutto a causa delle vendite di titoli bancari, particolarmente esposti alle fragilità del debito sovrano spagnolo. Da lì in poi l’indice ha recuperato quasi 200 punti in pochi minuti e alla fine ha chiuso perdendo il 2,76 per cento.

Le vendite allo scoperto sono tecnicamente operazioni speculative al ribasso, in cui si vende un bene il cui prezzo si ritiene diminuirà in futuro, e consiste nella vendita di un titolo da parte di chi non lo possiede direttamente, ma lo detiene in prestito. Il titolo, in sequenza, passa di mano in mano: dal prestatore iniziale il titolo passa a chi fa la vendita allo scoperto, definito “scopertista”, che poi lo vende a un acquirente. Successivamente lo scopertista cerca di ricomprare il titolo che ha avuto in prestito sul mercato (sperando che nel frattempo il suo prezzo si sia abbassato) per riconsegnarlo al prestatore iniziale. Tutta l’operazione, perché abbia senso, deve avvenire nel minor tempo possibile. Essendo un prestito, lo scopertista alla fine dell’operazione dovrà infatti corrispondere un interesse al fornitore iniziale. Più aumenta la durata del prestito e più aumenterà la quota dell’interesse che lo scopertista dovrà pagare al fornitore, oltre a ridare indietro i titoli prestati (la ricopertura dello scoperto).

La logica dell’operazione si basa sulla scommessa del ribasso. Facciamo un esempio concreto, semplificando. La società Fragola ha un titolo della banca Mela il cui valore è 100 euro, e ritiene che – per via dell’andamento della Borsa, della salute della banca Mela, per qualsiasi ragione – quel titolo si deprezzerà nel corso della seduta arrivando a valere più o meno 80 euro. La società Fragola decide allora di dare in prestito il titolo della banca Mela a uno scopertista. Questo lo vende sul mercato quando il titolo vale ancora 100 euro. Nel frattempo il titolo effettivamente si deprezza, come previsto, e arriva a valere 80 euro. Lo scopertista riacquista allora il titolo della banca Mela: ha guadagnato 20 euro. Restituisce il titolo della banca Mela alla società Fragola, versando un interesse di 5 euro. Lo scopertista ha 15 euro in più in tasca. La società Fragola ha sempre il suo titolo della banca Mela, deprezzato come pensava, ma ha limitato le perdite incassando i 5 euro di interessi. Se il titolo, invece, una volta venduto avesse aumentato il suo valore, sia la società Fragola che lo scopertista avrebbero perso.

Queste operazioni offrono margini di guadagno più elevato quando vengono fatte con strumenti finanziari che hanno “forte volatilità”, cioè che possono variare il loro prezzo in maniera consistente in un breve arco di tempo: in questo periodo sono molto volatili i titoli bancari e assicurativi, il cui andamento è strettamente legato alla crisi dei titoli di Stato. Inoltre gli Stati stessi possiedono titoli bancari, che in questo modo perdono valore. La pratica delle vendite allo scoperto, ritenuta destabilizzante del mercato da molti osservatori e analisti, fa perdere molti punti agli indici azionari: il deprezzamento dei titoli e le vendite innescano infatti un circolo pericoloso che deprezza ulteriormente i titoli e deprime il mercato.

Il divieto di vendite allo scoperto, che rimarrà in vigore fino alle ore 18 di venerdì 27 luglio, riguarderà tutte le categorie di azioni (ordinarie, privilegiate, di risparmio) ed è diretto a tutti i tipi di soggetti (persone fisiche, persone giuridiche, sia italiani che esteri).  Se un investitore aveva programmato un ordine di vendita allo scoperto prima dell’entrata in vigore del divieto della CONSOB, ma non l’ha ancora eseguito, dovrà cancellarlo. Anche la CNMV, l’autorità spagnola equivalente alla CONSOB italiana, ha deciso di bloccare le vendite allo scoperto su tutti i titoli quotati «per assicurare il mantenimento della stabilità finanziaria». Il provvedimento spagnolo è ancora più incisivo di quello preso in Italia: durerà fino al 23 ottobre e riguarda tutti i titoli, non solo quelli finanziari (cioè non solo i titoli bancari e assicurativi).

(STAN HONDA/AFP/GettyImages)

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  • Davide Orsi

    lo scrivo senza intenti polemici (davvero!):
    c’è qualche studente/esperto di economia che mi spiega perchè non possono essere vietate tout-court, visto il pericolo di speculazioni?

  • randolphcarter

    @Davide
    Perché spesso sono funzionali al mercato, leggi il bravo Tooby che ne sa più di me:
    http://blog.tooby.name/2010/05/19/economics-for-dummies-le-vendite-allo-scoperto-nude/

  • whiteyes

    Io invece volevo chiedere a qualcuno che ne sa, se non possono essere controproducenti sul lungo periodo: ovvero che nessuno comprerà più titoli (o azioni) di quell’ente perchè sa che non potrà venderli allo scoperto.

  • ellevu

    Mio Dio! Davvero esistono meccanismi del genere?
    Allora è vero il mercato azionario è davvero fatto di cannibali!
    Esiste almeno una specie di castrazione chimica, un vaccino, anche la stricnina se può migliorare le cose?

  • fabbio

    va da se, poi, che la speculazione non necessariamente sia un pericolo, anzi…

  • zenlento

    Questo divieto è una emerita stupidaggine, come hanno mostrato i precedenti interventi del 2008 e del 2011. Cosi’ tolgono liquidità al mercato ottenendo solo ulteriori effetti perversi.

  • ro55ma

    @ZENLENTO: si, ma fanno anche (un po’) finta di dare ossigeno al sistema bancario nazionale che vien giù come Icaro…

  • ellevu

    @FABBIO: non è necessariamente un pericolo dici? Facciamo un esempio: un’immaginaria specie di scimmie tropicali. Nel corso dei millenni sviluppano la loro società per cui comanda chi ha più noci di cocco e si capiscono, poco alla volta, come sia più rapido e meno faticoso prenderli alle altre scimmie (in modi che esse considerino regolari). Arriva un momento in cui tutto il branco passa il proprio tempo a scambiarsi noci per accumularne, e nessuno a raccoglierne. Le noci di cocco marciscono, ma anche i valori economici si deteriorano…
    Io non ci capisco molto di economia, ma ho troppo davanti agli occhi questa visione

  • ro55ma

    @ELLEVU: fin ora lo scenario speculativo, nonostante gli indubbi lati negativi, ha alimentato crescita e miglioramento delle condizioni di vita, non il contrario. Può darsi che si individui una soluzione alternativa, un giorno, di sicuro pare poco probabile sia quella che promette “pasti gratis” ;-)

  • ellevu

    RO55MA: no, non sono d’accordo. Io sostengo che la civiltà è cresciuta perché la maggior parte del branco continua a raccogliere le noci di cocco, e che la speculazione ha avuto l’effetto collaterale di accumulare capitali necessari a fare grandi cose. Ma accumulare capitali serve a xy, c’è qualcosa di storto nel farlo diventare lo scopo unico della macchina finanziaria.
    È vero che nel mondo hanno successo i più aggressivi che sono anche i più cinici ed egoisti, ma questo tipo di soggetti deve essere numericamente basso, se in troppi si comportano così diventano una metastasi.

  • ellevu

    RO55MA: …avevo un’assicurazione sulla vita fino a tre mesi fa, l’ho disdetta per motivi miei e gli agenti hanno cercato di convincermi che era meglio farne un’altra. Motivo di base? Guadagnare soldi senza fare niente, quindi gente cresciuta nell’ottica della speculazione.
    Dunque: davvero mi posso fidare a lasciare i miei soldi in mano a qualcuno che farebbe tutto quello che può per averne di più? No, i miei soldi non sono al sicuro con gente del genere. Ecco un effetto della speculazione: io non investo più.

  • leguleio

    Per ellevu
     
    Arriva un momento in cui tutto il branco passa il proprio tempo a scambiarsi noci per accumularne, e nessuno a raccoglierne. Le noci di cocco marciscono, ma anche i valori economici si deteriorano…
    Io non ci capisco molto di economia, ma ho troppo davanti agli occhi questa visione

     
    La vendita allo scoperto sarebbe stata inventata nel 1602 dall’olandese Isaac Le Maire, uno dei principali azionisti della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). Da quella data, innumerevoli sono state le occasioni in cui le varie autorità nazionali hanno proibito la pratica, ma ogni volta si tornava alla situazione precedente, e la vendita allo scoperto veniva riammessa come prima. Se dal 1602 ad ora il mondo non è andato in malora, la gente ancora lavora, evidentemente non è poi così deleteria.
     
    Esistono poi situazioni in cui la pratica non è mai esistita, ed è addirittura sconosciuta: durante l’intera esistenza dell’Unione Sovietica, e tuttora nella Corea del Nord. Semplicemente, nel sistema comunista non esiste la Borsa.
    Vuoi far tornare baffone? ;-)

  • ellevu

    Proverò ad essere più chiaro, il problema non è (mi sembrava ovvio) la vendita allo scoperto, né ogni altra regola del mercato azionario. Il problema è che da utile meccanismo passa a diventare la nostra rovina. E sapete perché? Perché chi ci lavora viene allevata, incentivata, istigata a raccimolare capitali senza limiti di avidità, ed a costo della vita di tutti gli altri. Il capitale che passa da strumento della nostra crescita a ragione della propria vita. La borsa serve, cannibali che ti taglierebbero la gola per una manciata di euro no!

  • lucac

    @ELLEVU: però non puoi guardare il mondo della finanza come se fosse l’unica cosa esistente nella nostra economia.
    Semplificando molto, quando compri delle azioni in realtà compri delle quote di aziende che producono, gli fornisci dei capitali per produrre di più o meglio.
    Tutto il resto, compreso il meccanismo delle vendite allo scoperto, è un gioco di acquisto/vendita, presta/rimborsa che gira su questi capitali. Poi è chiaro che più il gioco si fa complesso, più ci si allontana dalla realtà produttiva, ma alla fine della fiera l’economia continua a basarsi su quella. E quando non lo fa sono “bolle” cioè gonfiature che non si adattano alla realtà e che prima o poi scoppiano.

  • Da B-i-A-t-c-h

    @Leguleio: Se é per quello per molti millenni a priori di quella data (1602), ovvero dell’introduzione di questi strumenti speculativi, l’umanità é esistita e si é comunque evoluta.

    Quindi credo che il tuo paragone —che oltretutto prende un lasso di tempo storico molto breve per quanto concerne l’esistenza dell’uomo, ovvero appena quattro secoli— sia il solito esercizio di benaltrismo d’accatto.
    Il punto credo sia che esistono —e devono esistere— dei meccanismi che eventualmente accelerino i cambiamenti inevitabili della società; poi però bisogna vedere questi cambiamenti a cosa portino ed in quale direzione vadano. In tutto questo esiste una cosa chiamata “etica”, viceversa anche la prospettiva di Adolf Hitler “non diverrebbe poi così deleteria”, per usare il suo eufemismo.

  • tobuto

    Le vendite allo scoperto sono un‘operazione in cui ci si procura liquidità immediata, sperando di dover restituire il meno possibile tra capitale e interessi. Quelli che dicono che sia immorale non hanno mai fatto un mutuo o quando l‘hanno fatto hanno chiesto esplicitamente alla banca le condizioni più svantaggiose per loro? Oppure quando lo fanno gli operatori di borsa è il male e piazza affari verrà annichilita da una pioggia di fuoco, ma se lo fa la “gente“ va tutto bene?
    _
    @dabiatch:
    Dipende da che intendi per “evoluta“. In realtà la produzione e la tecnologia hanno avuto una vera crescita solo negli ultimi 2 secoli, prima la produzione era stagnante e la tecnologia cresceva a ritmi minimi.

  • leguleio

    Per Da B-i-A-t-c-h
     
    Se é per quello per molti millenni a priori di quella data (1602), ovvero dell’introduzione di questi strumenti speculativi, l’umanità é esistita e si é comunque evoluta.
     
    Oh certo, si è evoluta. Da Roma Repubblicana al 1602 il reddito medio per famiglie, l’istruzione media, l’aspettativa di vita media in Europa deve aver fatto balzi in avanti giganteschi!
      
    Se vuoi, va’ a vederti l’aumento del reddito medio per famiglia, la diminuzione del tasso di analfabetismo, l’andamento dell’aspettativa di vita media e la diminuzione della mortalità infantile negli ultimi due secoli. Sarebbe ideale anche da Roma repubblicana al 1602, ma dubito vi siano dati attendibili. Poi riparliamo di evoluzione.
     
     
    Quindi credo che il tuo paragone —che oltretutto prende un lasso di tempo storico molto breve per quanto concerne l’esistenza dell’uomo,
     
    410 anni.
    Per farsi un’idea, in questo ambito, sono sufficienti. Non dobbiamo mica parlare dell’evoluzione della specie e della progressiva scomparsa della coda nei primati.
     
     
    ovvero appena quattro secoli— sia il solito esercizio di benaltrismo d’accatto.
     
    Complimenti per la finezza dell’espressione.
     
     
    Il punto credo sia che esistono —e devono esistere— dei meccanismi che eventualmente accelerino i cambiamenti inevitabili della società; poi però bisogna vedere questi cambiamenti a cosa portino ed in quale direzione vadano.
     
    Guardiamo allora cosa sono questi cambiamenti, e in che direzione vanno. Nulla ce lo vieta.
    E poi, una volta constatato che cosa sono e dove vanno, non facciamo nulla. Come sempre. :-|
     
     
    In tutto questo esiste una cosa chiamata “etica”, viceversa anche la prospettiva di Adolf Hitler “non diverrebbe poi così deleteria”, per usare il suo eufemismo.
     
    Certo che cadere nella legge di Godwin al primo commento è un bel record. Capita a tanti, su ogni argomento, ma in genere al terzo-quarto!
    Nemmeno rispondo a questa sciocchezza.

  • ellevu

    Solo io trovo sciocca la discussione sul Vero Artefice del Progresso? (Oltre al fatto che è fuori argomento)

  • bvd75

    A mio parere siamo di fronte ad un cambiamento epocale. Sono sempre piu’ convinto che questa crisi sia il primo segnale del profondo malessere dell’attuale capitalismo. E’ facile prevedere l’estensione di tale crisi tutta l’Europa e secondariamente agli U.S.A. ed alla Cina (dei quali siamo importatori). Le conseguenze di cio’ purtroppo non saranno felici……a meno che non si introduca il concetto del capitalismo etico (e non puramente fine a se stesso). Prima o poi lo capiremo tutti che in questa maniera non si puo’ andare avanti.

  • morfeo

    Da quando è crollato il comunismo tutti quelli che ci avevano creduto, e lo avevano visto come una valida alternativa al sistema economico vigente sono a cercare in ogni crisi i segni della fine prossima del capitalismo.
    Ora, io non dico che sia senza difetti, ma se sparisce anche lui che ci rimane? E soprattutto qualcuno ha esempi/esperienze reali di alternative funzionanti? O stiamo al solito a parlare del sesso degli angeli?

  • bvd75

    @MORFEO
    Il comunismo non rappresenta una valida alternativa (anzi…). A mio parere e’ pero’ necessario pensare a maggiori regole nel mercato attuale: e’ importante evitare l’accentramento di poteri economici rilevanti nelle mani di poche persone o strutture bancarie. Non e’ possibile pensare di vivere in una “giungla economica” dove vince il piu’ spregiudicato. Le regole aiutano a formare un sistema organizzato ed efficiente, diminuendo l’impatto dell’egocentrismo umano. Non e’ un caso che i paesi che rispettano meno le regole siano quelli piu’ esposti nel processo di default finanziario(vedi Grecia, Spagna, Italia etc.). Un sistema capitalistico senza regole non ha futuro: genera solo entropia e progressivo deterioramento della condizione delle grandi masse (produttrici e utenti dell’economia reale).

  • paolo192

    @BVD:
    completamente d’accordo.
    Certo il comunismo no, per carita’!
    Ma un’alternativa al capitalismo d’assalto bisognera’ pur trovarla, prima o poi.

  • morfeo

    @BVD
    Vorrei farti notare che i paesi più esposti (come da te citati, ovvero Grecia Spagna e Italia) sono quelli in assoluto tra i meno liberisti, più burocraticizzati e con un pervasivo controllo statate sull’inziativa economica privata e per di più con una rilevate quota del PIL che dipende proprio dal settore pubblico.
    Insomma (tra i paesi capitalistici) quelli più lontani dall’ideale liberista e più vicini all’ideale socialista.
    Sul deterioramento delle condizione dell grandi masse andrei a guardare i dati della WB sul miglioramento delle condizioni di vita nel mondo prima di fare affermazioni avventate…
    Anyway…come detto nessuna soluzione solo ricette “contro”

  • zenlento

    NON vi capisco, giuro. Si parlava della inutilità (e dannosità) del divieto delle vendite allo scoperto, non dei migliori regimi economici o politici; di una cosa limitata non dei massimi sistemi !
    cmq la bolla del 2000 e peggio quella del 2007 era tanto amata da tutti, saliva ogni cosa. Eppure nessun divieto di vendite allo scoperto (infatti i pochi scopertisti mi sa persero un casino).
    Mica vietarono le vendite al rialzo!

  • randolphcarter

    FTSE MIB -2.68… il problema erano proprio le vendite allo scoperto!!!

  • morfeo

    @Zenlento
    Hai ragione in effetti ci siamo fatti un po’ prendere la mano. :)
    Ciò non toglie che ultimamente ogni forma di limitazione e regolamentazione (politica) dei mercati viene salutata con salve di cannone da tutti gli “anti” e la base di consenso dei politici che prendono queste decisioni si basa anche su certi ideali.

  • paolo192

    Perche’ in questa discussione non si cita il paese dove la “deregulation” fu sacralizzata nel nome dei padri fondatori, cioe’ gli USA?

  • bvd75

    @ Morfeo.
    Hai ragione: purtroppo non possiedo la ricetta per questa crisi: certo se la possedessi sarei probabilmente premio Nobel per l’economia. La cosa che mi dispiace e’ vedere che ci sono ancora molte persone che minimizzano il problema e non provano a pensare ad alternative valide. Sarai d’accordo con me quando dico che questa e’ una crisi senza precedenti (dal dopoguerra ad oggi) e che il sistema che l’ha generata rappresenta la causa e non la soluzione del problema.
    Rimango in attesa di una tua (sicuramente illuminante) proposta alternativa.

  • ro55ma

    @BVD75
    non so se questa crisi sia “senza precedenti” ma so (come tutti, credo) che il “sistema che l’ha generata” è l’unico, imperfetto e gigantesco insieme di uomini e donne che – al momento – abbiamo a disposizione per “gestire” molti trilioni di trilioni.. (ecc.:) in giro per il pianeta, sia in forma concreta di materie prime, riserve auree, (ecc.) che in forma “virtuale”.
    Un sacco di gente prova – da un sacco di tempo – a dare ricette o a immaginare soluzioni e con il marxismo (ma non solo) abbiamo anche provato a combatterlo, il sistema, a-prescindere e si sa com’è finita.
    Non si tratta di minimizzare il problema ma di sapere distinguere l’analisi di realtà dall’auspicato.

  • Da B-i-A-t-c-h

    @Tobuto: Per cortesia! I maggiori progressi per “l’umanità”, non sono certo assimilabili esclusivamente ai soli progressi tecnologici ed industriali degli ultimi due secoli. O il parto cesareo é stato inventato da Nicola Tesla e la moneta da Bill Gates?

    @Leguleio: noto che la sintesi non é il tuo forte, quanto invece a processo alle intenzioni sei un maestro. Non ho mai elogiato l’immobilismo nel mio commento, quindi nemmeno c’é da risponderti al riguardo. Tuttavia continui ad eludere la questione di base che ho posto: é etico basare ed utilizzare gli strumenti finanziari esclusivamente sulla scommessa “contro”? E chi manovra questi strumenti, da quale diritto é investito per farlo e per discernere al tuo od al mio posto?

  • Da B-i-A-t-c-h

    @BVD75: A me sembra che ci sia stato (ancora una volta) il socialismo per determinate banche e l’iper-liberismo per i lavoratori (sia white collars che blue collars).

  • leguleio

    Per Da B-i-A-t-c-h
     
    @Leguleio: noto che la sintesi non é il tuo forte, quanto invece a processo alle intenzioni sei un maestro.
      
    Non processo alle intenzioni. Processo alle inesattezze che hai scritto. È diverso.
     
    Non ho mai elogiato l’immobilismo nel mio commento, quindi nemmeno c’é da risponderti al riguardo.
     
    Infatti: hai parlato di “evoluzione” precedente al 1602, ma nessuno qui ha capito cosa intendi. Vuoi spiegarlo ora?
     
    Tuttavia continui ad eludere la questione di base che ho posto: é etico basare ed utilizzare gli strumenti finanziari esclusivamente sulla scommessa “contro”? E chi manovra questi strumenti, da quale diritto é investito per farlo e per discernere al tuo od al mio posto?
     
    Alla prima domanda rispondo che anche se non fosse etico si fa lo stesso. Va’ a parlare al consesso dell’Onu e chiedi di imporre una moratoria mondiale sulle vendite allo scoperto. Altro mezzo non c’è, ti assicuro.
    Alla seconda: è il mercato, bellezza. I diritti non c’entrano nulla.

  • Wilson

    @BDV75: Mi intrometto, ma credo che frasi come “il sistema che l’ha generata” siano fuorvianti, applicandolo alla medicina dovremmo sopprimere tutti i malati, perché il sistema che ha generato la malattia (il corpo o anche solo l’organo malato) non può che essere parte del problema e questo non si risolverà mai se non lo eliminiamo.
    Sono espressioni che sembrano avere un senso, ma alla fine rappresentano solo un rifiuto di guardare i dettagli.
    La finanza (perché credo sia questo “l’organo” accusato) ha un ruolo estremamente benefico per l’economia, anche quella puramente speculativa: fa esattamente il lavoro che è mancato nei paesi oggi in crisi, distrugge rapidamente le realtà produttive inefficaci (per qualsiasi motivo) sull’altare di quelle più produttive (e che pagano di più chi ci lavora), mantenendo “in forma” l’economia (e alzando il benessere della popolazione).
    Quello che dovrebbe fare lo stato è garantire una distribuzione equa della ricchezza prodotta e aiutare gli individui quando sono coinvolti nei cambiamenti , invece purtroppo in molti casi cerca di opporsi ai cambiamenti stessi (esempio attuale: le industrie dell’alluminio in Sardegna dovevano chiudere quando i mercato lo hanno decretato, lo stato avrebbe dovuto usare i fondi che ha buttato nel tenerle artificialmente in vita in questi anni per garantire il reddito dei lavoratori e creare le condizioni per l’impianto di attività economicamente autonome) o peggio ancora butta le proprie risorse in attività inutili alla collettività, ma apparentemente meritorie (altro esempio: quanti dipendenti pubblici in eccesso abbiamo, magari assunti per “dare occupazione”? ho il sospetto che con i soldi dei loro stipendi si sarebbero potute, tra sgravi fiscali e nuove infrastrutture, attirare nuovi posti di lavoro, stabili, per il doppio del loro numero).

  • Wilson

    @Da B-i-A-t-c-h: In passato ero piuttosto critico nei confronti delle “pure scommesse al ribasso”, ma approfondendo credo proprio di aver sbagliato (per ignoranza): la differenza rispetto al classico acquisto si azioni è marginale.
    Intanto lo si fa con lo stesso “diritto”: quello derivato dal fatto che si “puntano” i propri soldi (qui c’è invece un problema grosso come un condominio, forse la causa di tutti i mali, ma non è specifico delle vendite allo scoperto, ovvero le motivazioni di chi “manovra” soldi di altri, come i gestori dei fondi).
    E poi ha lo stesso effetto benefico: togliere fondi a chi ha poche speranze di usarli bene per concentrarli su chi ne ha molte di più (nessuno può azzeccarci sempre, ma migliaia di persone che ci puntano soldi veri, come insieme, sono il migliore giudice che si conosca).

  • zenlento

    @ Wilson
    non è marginale, le vendite al ribasso (in genere in mercato orso, ma non solo) generano flussi di cassa in molto meno tempo del classico acquisto/vendita azionari.
    A parte il nasdaq forse del 1999/2000, dove la follia rialzista era al parossismo (ho visto diverse dotcom fare il 100% in due ore !).
    Parlo di titoli azionari, non di derivati.

  • tobuto

    @Dabiatch: No, mi spiace ma ti sbagli di grosso. Le innovazioni prima della rivoluzione industriale sono state minime http://en.wikipedia.org/wiki/Life_expectancy#Life_expectancy_variation_over_time

  • nomeansno

    Vedo che la maggioranza non conosce il meccanismo della vendita allo scoperto, e per forza di cose ne ignora i benefici, perchè ovviamente ve ne sono parecchi insieme agli effetti negativi. Prima di tutto però, occorre precisare con forza che chi effettua una vendita allo scoperto lo fa impegnando suoi soldi (suoi o dei suoi clienti intendo, materiali o a debito), e si assume anche il rischio di perderli se le sue previsioni si rivelano erronee. Il mercato e la storia sono piene di posizioni naked chiuse con perdite epiche. Il fatto più importante però è che la possibilità di effettuare operazioni di compra-vendita offerta anche a chi non possiede le azioni (limitiaci per semplicità alle sole azioni) favorisce la fluidità e liquidità del mercato, oltre alla spinta ad allineare le quotazioni su valori più vicini alla realtà. Infatti, se un’azienda dovesse iniziare ad “andare male”, chi ne detiene le azioni sarebbe restio a liberarsene in caso ciò porterebbe ad una perdita, aspettando che i valori salgano di nuovo cosa che potrebbe non avvenire mai. In sostanza ci sarebbe un’incentivo a che i valori vadano tendenzialmente sempre verso l’alto, crescendo quando debbano crescere ma non scendendo, o non abbastanza, o troppo lentamente, quando la realtà lo imporrebbe. Cosa c’è di male in un mercato che amplifica i guadagni e comprime le perdite? Semplicemente che questo processo si chiama bolla, e alla fine scoppia, e l’esplosione si presenta come uno schianto, mentre un mercato fluido in cui chi vede i sintomi del peggioramento può manifestarli apertamente, ha degli andamenti più lineari.
    Volevo però anche ricordare che le vendite allo scoperto sono dei meccanismi ad oggi rozzi ed elementari, diciamo che “la grande finanza cattiva” e i “grandi speculatori malvagi” probabilmente ne fanno un uso residuale. E’ anche per questo che vietandole non si hanno effetti, poichè esistono una marea di strumenti più sofisticati che sortiscono i medesimi effetti oltretutto con un impiego di capitali e un assunzione di rischio assai più limitati. A tal proposito, bisognerebbe analizzare i pro e i contro di questi “nuovi” strumenti. Ad esempio per alcuni, a mio parere, i benefici sono inferiori agli aspetti negativi, anche quelli “etici” se così vogliamo dire. Non vorrei entrare troppo sul tecnico, che già sto annoiando anche me stesso, ma ad esempio:
    1) l’operatività allo scoperto su prodotti finanziari/assicurativi, come i credit default swap o le synthetic CDO, senza nemmeno possedere il sottostante, cioè l’oggetto dell’assicurazione, generà più benefici o danni? il mercato ne deriva maggiore fluidità o strappi? oltretutto non ne sono ancora del tutto sicuro perchè ogni volta trovo nuovi pro e contro….
    2) l’ Hi Frequency Trading, che pare rappresenti il 70% del totale delle transazioni sulle mercato americato, è più utile o dannoso? Capisco che operando automaticamente in senso contrario alla spinta del momento riduce le oscillazioni, ma comunque vengono drenate risorse e mi paiono allocate male. Oltretutto non ritendo sano che aziende leader in questa tecnologia (perchè si tratta di pura tecnologia abbinata ad attività di lobby che garantiscono prossimità finisca, ossia mettere i propri computer nella “stanza a fianco” a quelli della borsa, per far si che comunichino più velocemente di quelli che sono in un altro stato), possano vantare, mi pare di ricordare, migliaia di giorni consecutivi di chiusure con profitto, che il mercato fosse cresciuto o calato. Sono profitti sottratti ad un mercato che dovrebbe allocarli su altri tipi di realtà.
    3) chiudo con le “dark pool”, ma potrei andare avanti con un glossario lunghissimo. Chi le gestisce, cito giusto per il gusto del “complottismo” :) Sigma X di Goldman Sachs, le giustifica in quanto favoriscono scambi su grandi blocchi senza che l’annuncio pregiudichi l’operazione, o con l’anonimato che alcune istituzioni richiedono, favorendo il mercato in generale. Bene, trattare in modo non trasparente attivi collocati pubblicamente, per ciò stesso trasparenti, per me inficia il mercato stesso, non vedo benefici tali da poter giustificare il danno generale, anche solo percepito.
    Questi esempi, che chi è del settore mi vorrà perdonare per l’eccessiva banalizzazione, rappresentano giusto l’evidenza che le vendite allo scoperto sono poco più che una scusa. Il divieto mi dà anzi l’impressione che le varie Consob più che effetti pratici cerchino solo l’annuncio “politico” per far vedere che le autorità sanno chi è il colpevole della crisi e lo puniscono.

  • bvd75

    @Wilson
    grazie per la spiegazione. Ovviamente io non sono del settore e certi dettagli non li conosco: il mio punto di vista e’ quello di uno colpito dalla crisi e che ha dovuto emigrare per continuare a lavorare (diciamo che e’ un punto di vista di parte).
    Dunque riepilogando: la finanza e’ utile all’economia, quindi dopo questra “purga finanziaria” saremo tutti piu’ ricchi e felici. Una volta terminato il suo effetto benefico, saremo in una economia florida con realta’ produttive efficaci. Dunque mi basta aspettare che la tempesta passi per riavere un lavoro degno di tale nome?

  • Da B-i-A-t-c-h

    @Leguleio: vallo a dire ai culi salvati e foderati hermes delle varie Banche di pesudo-affari anglosassoni “È il mercato bellezza”, vai vai. O la moneta stampata per parare i loro culi non é forse stampata dagli Stati?
    Tutti questi fautori de “é il mercato che regola tutto”, vorrei vederli veramente alle prese con il darwinismo vero. Si estinguerebbero autonomamente con un bel tuffo dal 35° piano. Come é anche avvenuto, peraltro.

  • Da B-i-A-t-c-h

    @tubuto: un link a wikipedia non dimostra nulla. Devi dimostrarmi, e motivare, che ad esempio Nicola Tesla ha portato più benefici con le sue scoperte all’umanità di Archimede.

  • leguleio

    Per Da B-i-A-t-c-h
     
    @Leguleio: vallo a dire ai culi salvati e foderati hermes delle varie Banche di pesudo-affari anglosassoni “È il mercato bellezza”
     
    Punto primo, modera i toni: qui siamo nel Post, non nel postribolo.
    Le banche salvate sono quelle che gestivano i fondi pensione, o altre importantissime erogazioni dello Stato; se le avessero lasciate fallire (e alcune in effetti sono state meno fortunate), poco dopo sarebbe fallito anche lo Stato. La realpolitik prevale su qualsiasi dottrina filosofica o economica, quando si è con l’acqua alla gola.
     
    , vai vai. O la moneta stampata per parare i loro culi non é forse stampata dagli Stati?
     
    Non capisco il senso di questa domanda: si possono forse salvare le banche con denaro falso?
     
    Tutti questi fautori de “é il mercato che regola tutto”,
     
    Non ho detto questo.
    E se vuoi buttarla in caciara, come dicono a Roma, terminiamo qui. Risparmi il mio tempo, e quello dei lettori.

  • tobuto

    @Da B-i-A-t-c-h:
    Ti fa schifo vivere a lungo?

  • Wilson

    @bvd75:
    Ovviamente no: quello che sta succedendo non ha nessun valore di cura d’urto, purtroppo.
    La finanza (se spietata e con soldi propri) fa bene all’economia, nel senso che sposta risorse (denaro, materie prime e lavoratori) da attività inefficienti ad attività efficienti.
    Ovviamente non è l’unico fattore che incide (e non è certo infallibile, ma è migliore di ogni altro regolatore mai conosciuto), ma puoi vederla come un concime.
    Per riavere un lavoro decente in Italia serve che nel paese si creino le condizioni, a partire da: tasse e costi burocratici a un livello decente, giustizia civile affidabile e rapida, abolizione di ogni protezione (per le aziende) dalla concorrenza, infrastrutture (trasporti, telecomunicazioni…) efficaci e accessibili, nessun incentivo ad assumere particolari categorie (esodati, giovani, over50, donne…).
    ps: la creazione di queste condizioni passa per la distruzione di una quantità immane di posti di lavoro (soprattutto nel pubblico, nelle piccolissime imprese e nelle grandi realtà sussidiate), che ovviamente avrebbe effetti immediati catastrofici, anche se nel medio periodo (ci vuole tempo perché nuove realtà produttive si installino e crescano) l’effetto sarebbe opposto; serve quindi trovare un modo per fare tutto ciò in modo graduale, ma non troppo lento (aver nascosto i problemi coi sussidi vari pagati con il debito pubblico ha reso il problema particolarmente difficile).