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Perché lo spread non è un problema per la Francia?

Perché lo spread non è un problema per la Francia?

di Davide Maria De Luca

I titoli di stato francesi vanno alla grande, nonostante l'economia vada male, e perché questo potrebbe essere un bene anche per Italia, Spagna e Grecia

22 luglio 2012

Pochi giorni fa, il Wall Street Journal notava che, mentre tutti si concentrano sugli spread italiani e spagnoli e sui rendimenti negativi dei titoli tedeschi e olandesi (rendimenti negativi significa che, comprando un titolo di stato, alla sua scadenza si riceve meno dei soldi sborsati per comprarlo), in pochi hanno commentato il crollo nel rendimento dei titoli di stato francesi e belgi.

(Che cos’è lo spread)

Fino a qualche mese fa, secondo gli analisti, Francia e Belgio avrebbero dovuto fare la fine di Spagna e Italia. Cioè avrebbero dovuto avere spread in aumento, difficoltà a finanziarsi sui mercati finanziari, aumento delle tasse per pareggiare le entrate e quindi una nuova recessione. Sorprendendo quasi tutti negli ultimi mesi, i titoli di stato francesi e belgi si sono accodati ai rendimenti di quelli di Germania e Olanda.

Ad esempio, i titoli biennali francesi oggi rendono lo 0,12% (e i titoli decennali hanno uno spread su quelli tedeschi stabile intorno ai 100 punti base). I titoli biennali belgi rendono appena di più: lo 0,24%. Per fare un paragone, i titoli biennali spagnoli oggi rendono il 5,75%. Eppure le economie di Belgio e Francia sono molto lontane da avere i brillanti risultati dell’economia tedesca.

La Francia ha perso sei mesi fa la sua storica tripla A. Per il 2012 si prevede un rapporto deficit/PIL (cioè quanto lo stato spenderà più di quanto incassa in rapporto al PIL) intorno al 4,5% (in Italia le previsioni sono del 2,6%). La Francia nel 2012 sostanzialmente non crescerà, visto che le previsioni, ribassate a luglio, prevedono un aumento del PIL dello 0,4%. La disoccupazione arriverà quasi al 10% a fine 2012 (in Germania è a poco più del 5%) mentre la disoccupazione giovanile ha già oltrepassato la soglia del 20% (in Germania è alla metà). Il nuovo governo di Hollande intanto ha annunciato nuove tasse, soprattutto sui più ricchi. Tasse che, secondo gli analisti, avrebbero dovuto spaventare i mercati.

Il Belgio va ancora peggio. Nel 2012 per la prima volta nella storia il suo debito pubblico arriverà al 100% del PIL (un livello “italiano”, visto che il nostro debito pubblico è al 120% del PIL). La causa principale, scrive il WSJ, è il secondo salvataggio che il governo dovrà effettuare nei confronti della banca franco-belga Dexia, parzialmente nazionalizzata a fine 2011. La crescita del paese è ferma, mentre la disoccupazione arriverà a fine 2012 all’8%.

Il fatto, spiega un analista al WSJ, è che oramai non stiamo più assistendo a un fenomeno di ”fuga verso la sicurezza” (quei momenti di grave incertezza sui mercati in cui ci si rifugia acquistando soltanto obbligazioni di paesi ritenuti invincibili), ma di “fuga verso la sicurezza relativa”. In altre parole, con i titoli tedeschi che praticamente non fanno guadagnare più nulla e con la Banca Centrale Europea che ha abbassato allo 0% il tasso con cui remunera i depositi “overnight” (cioè che durano una notte soltanto), gli investitori stanno cercando nuovi strumenti dove investire il proprio denaro.

Di questa situazione stanno beneficiando i paese semi-core (“quasi al centro”), cioè Francia e Belgio, che assicurano ancora un rendimento ai loro titoli di stato e in più sono percepiti come abbastanza sicuri. In particolare, gli investitori ritengono che la Francia sia “troppo grande per fallire” e che se fosse nei guai i tedeschi abbandonerebbero ogni resistenza a un massiccio intervento della BCE per salvare il paese (sotto forma, per esempio, di eurobond).

(Che cosa sono gli eurobond)

Qualche settimana fa Mario Seminerio, nel suo blog Phastidio.net, aveva segnalato la strana situazione dei titoli di stato francesi. Seminerio aveva ipotizzato la presenza di una forza distorsiva al centro dell’Europa: la Banca centrale svizzera. A causa della crisi l’euro sta rapidamente calando di valore rispetto alle altre valute. Questo però può rappresentare un vantaggio per le esportazioni (se la moneta di un paese scende di valore i suoi prodotti saranno più economici per quei paesi la cui moneta invece resta stabile).

Questa situazione è potenzialmente dannosa per la Svizzera, un paese per cui le esportazioni sono fondamentali e la cui moneta invece tende ad aumentare di valore. La Banca centrale svizzera sta quindi acquistando moltissimi euro, con lo scopo di tenere il franco svizzero agganciato al cambio di 1,20 euro (le monete infatti rispondo alle leggi della domanda e dell’offerta: se qualcuno compra molti euro con una moneta, in questo caso il franco svizzero, il valore dell’euro rispetto a quella moneta salirà o comunque tenderà a restare stabile se è in un periodo di deprezzamento). Seminerio ipotizza che la Banca centrale svizzera abbia acquistato titoli francesi con gli euro che sta accumulando (perché, come dice il WSJ, sono più convenienti di quelli tedeschi), tenendo così basso il loro rendimento (poiché ovviamente anche i titoli di stato rispondono alle legge della domanda e dell’offerta: più sono richiesti e, tendenzialmente, meno rendono).

Quale che sia la ragione, al momento il governo francese si può finanziare (cioè può emettere debito e raccogliere soldi sui mercati internazionali) a un costo molto basso. Questo potrebbe spingere Hollande a non alzare le tasse sul lavoro e sull’impresa, favorendo una ripresa economica del paese. Allo stesso tempo, scrive il WSJ, “meno pressione per adottare tagli di bilancio in uno dei paesi più forti dell’euro sarebbe un sollievo per quei paesi che stanno subendo un crollo della domanda interna. Dei francesi allegri potrebbero spendere di più in olio d’oliva greco oppure prenotare un vacanza in Spagna se non hanno più paura di perdere il loro lavoro o la loro pensione nell’immediato”.

foto: GEORGES GOBET/AFP/GettyImages

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  • pendolare

    dannati francesi!

  • milziade368

    Seduti in riva alla Senna e… attendere…

  • pablo72

    Praticamente la Svizzera sta facendo, indirettamente, quello che dovrebbe fare la BCE con tutti i paesi dell’Euro (se fosse una vera banca centrale).

  • whiteyes

    Resta sempre un gioco tra banche (ci starebbe pure “bande”): quando devono essere salvate perchè troppo esposte verso i debiti sovrani, fuori carriolate di euro dalla BCE, quando devono salvare il valore di un moneta, incamerano debiti sovrani (per ora, si sepra, solvibili).
    Può assomigliare ad un circolo vizioso?

  • destratos

    Bell’articolo (anche io mi associo ai molti che recentemente hanno notato un miglioramento del Post nella copertura delle questioni di economia).
    Teoricamente le ricadute per le economie periferiche potrebbero essere positive. Tuttavia, proprio in virtù del fondamento di tale meccanismo sulla legge della domanda e dell’offerta, nel medio termine ci si dovrebbe aspettare un riequilibrio nel mercato delle obbligaziono sovrane. Quando il franco tornerà a livelli giudicati accettabili, verrà meno la domanda di OAT da parte di un compratore forte come la Banca Centrale Svizzera (BCS). Nel frattempo le quotazioni del bund dovrebbero sgonfiarsi e i rendimenti risalire (man mano che la liquidità viene spostata su Francia e Belgio), finchè i Bund stessi non torneranno ad essere sufficientemente remunerativi a fronte della loro sicurezza per essere di nuovo interessanti sul mercato.
    Ciò significa che la Francia dovrebbe approfittare della situazione attuale per impostare un piano di rientro del deficit che non preveda provvedimenti drastici e immediati (tipo Italia), ma che la metta comunque in sicurezza in tempi ragionevoli, e cioè prima che si inverta la tendenza attuale che favorisce l’acquisto dei propri titoli di debito. Questo sarebbe uno scenario diverso da quello che si è concretizzato nei paesi del Sud-Europa con tanto di austerità e conflitti sociali, ma comunque non così “allegro” da consentire alla Francia di diventare la valvola di sfogo della recessione di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo.
    Se invece si concretizzasse lo scenario che vede la Francia tralasciare ogni sforzo necessario a riordinare le sue finanze, le economie del Sud-Europa potrebbero provvisioriamente avvantagiarsi della presenza di un secondo blocco di consumo (dopo la sana Germania) ma ciò sarebbe una dinamica effimera destinata a spegnersi non appena il mercato giudicherà che le quotazioni degli OAT sono troppo alte per giustificarne l’acquisto in portafogli importanti come quello della BCS. E allora lo spread francese risalirebbe e ci sarebbero altri shock sui mercati e la spirale della crisi continuerebbe il suo avvitamento.
    Tutto ciò non fa che confermare l’attuale odiosa situazione in cui la finanza ed il cosidetto “mercato” dettano i tempi e i modi di azione alla politica. È dalla creazione dell’Euro che si parla delle “necessarie” tappe successive che dovrebbero portare ad una effettiva Unione economica e politica ed infine ad una Federazione di Stati Europei che possa dettare l’agenda delle politiche globali.
    È triste dover ammettere che i maggiori passi in avanti fatti sul fronte dell’integrazione dopo l’ultimo trattato (Lisbona, unanimemente riconosciuto come un mezzo fallimento se rapportato ai suoi intenti originari) sono avvenuti in risposta alle emergenze della crisi e cioè EFSF, ESM, vigilanza bancaria della BCE.

  • http://blogghetto.org michelelan

    Quindi la banca centrale Svizzera sta comprando una valanga di titoli francesi per non svalutare troppo la moneta euro? Non sono un ecnomista ma calcolando quanti euro girano in europa per ottenere un minimo risultato la banca centrale dovrebbe comprare anche titoli italiani e spagnoli, secondo me comprare solo quelli francesi non basterebbe.