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Che fine ha fatto Termini Imerese?
— Economia

Che fine ha fatto Termini Imerese?

di Davide Maria De Luca

Storia della fabbrica ancora in crisi e dei suoi guai che vengono da lontano, mentre si parla della vendita ad una società cinese

21 luglio 2012

Oggi lo stabilimento di Termini Imerese, al centro delle cronache di alcuni mesi fa quando si parlò della sua crisi e possibile chiusura, potrebbe essere venduto ad una società cinese. Il Ministero dello Sviluppo economico ha diffuso questa settimana un comunicato in cui dice di essere in trattativa con Chery International, un’azienda di proprietà statale cinese. Chery produce 600 mila auto l’anno ed è il settimo produttore di auto della Cina. Il piano è che Chery possa entrare come partner in una nuova società che acquisterebbe lo stabilimento insieme ad un partner italiano.

Lo stabilimento di Termini Imerese, in provincia di Palermo, è ancora di proprietà della FIAT. Circa 1.300 operai sono in Cassa integrazione straordinaria, mentre altre 600 persone hanno avuto i cosiddetti scivoli (cioè incentivi economici di vario genere) per andare anticipatamente in pensione.

L’ipotesi di una vendita a Chery International lascerebbe comunque la porta aperta all’imprenditore molisano Massimo Di Risio. Fino a giugno sarebbe stato lui, infatti, a dover comprare lo stabilimento di Termini Imerese con la sua azienda, la DR Motor (che è già partner della Chery International). La DR Motor al momento impiega 200 lavoratori.

L’accordo che aveva concordato con il Ministero per lo Sviluppo economico prevedeva un investimento da parte di Di Risio di 316 milioni di euro, l’assunzione di circa 1.300 lavoratori nello stabilimento e di altri 300 nell’indotto (cioè praticamente tutti i dipendenti dello stabilimento non andati in pensione, più 300 nuove assunzioni). Il Ministero però ha fatto sapere a fine giugno che non riteneva Di Risio in grado di fare l’investimento da solo.

Lo stabilimento di Termini Imerese ha smesso di produrre la Lancia Y alle ore 22 del 24 novembre 2011. Dal primo gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2013 gli operai sono in Cassa integrazione straordinaria (in altre parole il loro stipendio viene pagato dall’INPS, cioè dallo stato). Non sono i primi soldi che lo stato spende per Termini Imerese: lo stabilimento è nato nel 1970, grazie ad un investimento di 400 milioni della Regione Sicilia, che per molti anni rimase socia al 40%.

Negli anni, molti hanno criticato sia la FIAT che lo stato per la costruzione di uno stabilimento definito una “cattedrale nel deserto”. L’accusa è che alla base della creazione dello stabilimento non ci fosse una logica aziendale (costruire dove è più conveniente produrre), ma una logica politica (costruire dove c’è bisogno di creare consenso elettorale). Per convincere gli Agnelli a impiantare uno stabilimento in un luogo privo di infrastrutture e privo dell’indotto necessario, la Regione Sicilia dovette investire quasi mezzo miliardo.

La Regione mantenne la sua quota nello stabilimento fino al 1977. Negli anni ’70 arrivò a Termini la produzione della Panda e della 126. Gli addetti crebbero, arrivando fino a 1.500 e poi a 3.200 nel corso degli anni ’80. A causa delle sue dimensioni, a Termini si è sempre potuto produrre un solo modello di auto per volta e questo ha legato lo stabilimento all’andamento sul mercato del modello che veniva prodotto. Nel 1993 a Termini si è cominciato a produrre la Fiat Tipo, un modelo che sul mercato andò malissimo: la produzione venne ridotta e cominciarono le tensioni sindacali. Come ha scritto Fabrizio Goria sul Riformista, Termini Imerese veniva tenuta aperta grazie all’insistenza della Regione che non voleva perdere una delle poche industrie ad avere sede in Sicilia.

Con la crisi, nel 2009, Sergio Marchionne annunciò di voler chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, suscitando fortissime polemiche da parte dei sindacati. Secondo la FIAT, produrre un’auto a Termini Imerese costava circa 1.000 euro in più che in qualsiasi altro stabilimento. L’indotto, cioè quella rete di piccole imprese che forniscono i componenti per creare l’auto, non si è mai sviluppato (non ha impiegato mai più 500-800 addetti) anche a causa della criminalità organizzata che scoraggiava gli investimenti. Lo stabilimento è tra i più piccoli della Fiat (negli anni ’80 arrivò a 3.200 dipendenti, mentre Mirafiori negli stessi anni ne aveva circa 40 mila).

Il problema più grande però era quello dei trasporti. I componenti fondamentali per produrre le auto dovevano arrivare via mare al porto di Catania, l’unico con le attrezzature per ospitare le grandi navi da trasporto. Sbarcati a Catania, i componenti venivano messi su treni merci che dovevano percorrere circa 200 chilometri fino allo stabilimento. Lo stesso processo in direzione opposta andava seguito una volta terminata l’automobile.

Foto: Cristiano Laruffa/LAPRESSE

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  • whiteyes

    I danni della politica nostrana.
    Direbbero i Sex Pistols: No future!

  • http://vittimep2.blogspot.com vittimep2

    This is “The End” canterebbe Morrison dei Doors. Marchionne ed azionisti svendono la Fiat e qualcuno in italia li celebra come eroi. Ognuno è libero di Tafazzarsi come si merita

  • pendolare

    “Il problema più grande però era quello dei trasporti. I componenti fondamentali per produrre le auto dovevano arrivare via mare al porto di Catania, l’unico con le attrezzature per ospitare le grandi navi da trasporto. Sbarcati a Catania, i componenti veniva messi su treni merci che dovevano percorrere circa 200 chilometri fino allo stabilimento. Lo stesso processo in direzione opposta andava seguito una volta terminata l’automobile.”

    che paese….

  • geppino

    Detta così tutta la storia, sembra che i siciliani ce l’abbiano messa tutta per avere l’ennesima cattedrale.
    Io sono di Termini Imerese, e ho gli anni sufficienti per ricordare che tutta l’operazione l’abbiamo subita. Hanno distrutto uno dei posti più belli: un mare incontaminato; una grande pianura fertile e ricca di acqua; risorse archeologiche, potenzialità turistiche ben superiori alla stessa Cefalù.
    Era il miraggio dell’industrializzazione, con grandissime responsabilità di una classe politica (anche e soprattutto non siciliana) che aveva fiutato l’affare.

  • unit

    @geppino
    figurati se la responsabilità è stata “sopratutto non siciliana”. Chissà che se ne fanno dei voti di termini imerese i politici veneti…

  • geppino

    @unit
    Non sarai un po’ miope? Credi davvero che la storia della Sicilia (e della DC siciliana) sia stata separata da quella del Veneto (e della DC veneta)?
    Certo, a forza di pensare che noi siamo una cosa e voi un’altra, due stati nello stato, finisce che ci si crede davvero.

  • unit

    @geppino

    No, non sono miope. Conosco piuttosto bene la sicilia, Catania in particolare, e la ripetuta costanza con la quale i siciliani votano politici incompetenti attratti come falene da promesse di facilitazioni varie è ascrivibile esclusivamente ai siciliani stessi. Annacatevi a votare gente seria, o perlomeno a prendervi le responsabilità di aver messo in posizione di potere dei solenni asini.

  • http://blogghetto.org michelelan

    C’è solo da arrabbiarsi con questa storia.. Politici corrotti? E chi li ha votati? I siciliani vivono giorno per giorno, la storia ha giudicato così quella regione e io pago diceva Totò… Se tutti quei soldi fossero stati utilizzati in modo intelligente ora in Sicilia ci sarebbero centinaia di aziende profittevoli..

  • etic2012

    Come conoscitore diretto dei fatti dello Stabilimento di Termini Imerese permettetemi di dire alcune cose. Innanzitutto Termini Imerese NON ha mai prodotto la FIAT TIPO probabilmente l’autore dell’articolo confonde il modello con la FIAT PUNTO che veniva prodotta su 2 linee di produzione di cui Termini Imerese pur non essendo Capo Commessa, al contrario della Fiat Panda, si è sempre distinta per l’elevata qualità del prodotto finito. Qualcuno del nord a cui piace blaterare senza conoscere i fatti forse non sa che Terminin Imerese è sul mare. Termini Imerese ha un Interporto dove attraccano da tempo grandi navi capacissime di trasportare sia i componenti che le vetture finite. Perchè qualcuno ha preferito il trasporto via terra?
    Vorrei infine ricordare a qualche “nordista” visto che ancora Vi sono di queste mentalità che i politici che hanno portato l’Italia al punto in cui si trova sono stati VOTATI e SOSTENUTI anche dal Nord. Non sentitevi fuori dalle responsabilità ed aprite gli occhi che in Italia tutto il mondo è paese.
    Le aziende non chiudono per responsabilità dei lavoratori e/o per mancanza di infrastrutture SEMPLICEMENTE perchè la manodopera all’estero (Polonia, Serbia, Etc..) costa nulla, ed allora in barba ai nazionalismi chi può permetterselo chiude i battenti, lascia tutti in mezzo ad una strada, ed apre altrove giustificandosi davanti all’opinione pubblica, alla quale deve poi vendere i propri prodotti creati altrove, attribuendo responsabilità a chi proprio non ne ha, ovvero ai lavoratori. Finitela quindi di stare col paraocchi e di farvi portatori di verità che poco o per nulla conoscete