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Il paese del gioco d'azzardo
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Il paese del gioco d’azzardo

Siamo la nazione dei record, spiega un articolo di Reuters: il più grande mercato d'Europa e uno dei più grandi al mondo, dopo vent'anni di progressive liberalizzazioni

18 luglio 2012

«Anche in un momento di profonda crisi economica, la promessa di un jackpot, in Italia, brilla ad ogni angolo di strada». Questo è l’inizio di un articolo dell’agenzia di stampa britannica Reuters, che spiega come l’Italia sia il più grande mercato del gioco d’azzardo in Europa e uno dei più grandi al mondo. E come la “liberalizzazione controllata” dei giochi online avviata nel 2011 sia stata una scelta che in realtà non abbia portato significativi vantaggi (soprattutto sul fronte del contrasto alle pratiche clandestine) ad un Paese che ha mantenuto, in materia, una legislazione arretrata e un quadro normativo inadeguato ad affrontare un fenomeno in continua espansione.

I numeri
Nel 2011, secondo l’AAMS, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, in Italia   la raccolta del gioco d’azzardo è stata di quasi 80 miliardi di euro, circa il 5 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale: il 56,3 per cento del fatturato totale è stato raccolto da slot machine e video-lotterie, il 12,7 per cento dai Gratta e Vinci, l’8,5 dal Lotto, il 4,9 dalle scommesse sportive, il 3 per cento dal Superenalotto, e il rimanente da bingo e scommesse ippiche.

Il fenomeno sembra essere in continuo aumento – che per quest’anno dovrebbe essere di oltre il 12 per cento, fino a raggiungere un valore complessivo di circa 90 miliardi di euro - anche a causa di una pubblicità pervasiva, di un’offerta sempre più varia che copre l’intero arco della giornata e della facilità con cui vi si può accedere (è possibile giocare quasi in ogni luogo, dal supermercato al web).

Ma se il fatturato legato al gioco d’azzardo è passato dai 14,3 miliardi di euro del 2000 agli 80 miliardi di euro del 2011, i ricavi per lo Stato sono aumentati solo marginalmente. La cifra ottenuta dallo Stato per le tasse sul gioco d’azzardo è stata di oltre 8,5 miliardi di euro l’anno scorso, ma è aumentata di meno di 3 miliardi tra il 2001 e il 2011. La spesa totale del consumatore sul gioco d’azzardo è cresciuta invece molto di più (nello stesso periodo e in proporzione) passando dai 19,5 miliardi del 2001 ai 79,9 miliardi del 2011.

Per incentivare questa attività, l’imposta media sulle entrate del gioco è inferiore all’11 per cento nel 2011, una cifra molto più bassa rispetto all’IVA del 21 per cento che si paga normalmente sui beni di consumo. Il risultato è che più persone di prima giocano e che, secondo una ricerca dell’istituto privato Eurispes, circa 700 mila italiani sono dipendenti dal gioco d’azzardo.

La deregolamentazione
La deregolamentazione del gioco d’azzardo è iniziata nel 1992, quando a causa della forte crisi economica l’Italia aveva bisogno urgente di entrate fiscali. Nel 1994 il fatturato non superava comunque i 6,5 miliardi di lire ed erano presenti sostanzialmente tre società: Lottomatica, Sisal e Snai. Nel 2006, la legge Bersani-Visco ha permesso agli operatori stranieri di entrare nel mercato italiano e da quel momento in poi la crescita è stata costante.

Un altro passaggio importante è costituito dal cosiddetto “decreto di Ferragosto” 2011 quando, con Silvio Berlusconi, è stata avviata la liberalizzazione dei giochi d’azzardo on line. Il fatturato del gioco on line è solo una parte di quello del gioco d’azzardo nel suo insieme, ma è anche il settore che è cresciuto di più, con un aumento rispetto al 2011 del 100 per cento. Nei primi sei mesi dopo la liberalizzazione sono stati fatturati più di cinque miliardi di euro.

Prima della legge del 2011 in Italia era già possibile giocare nei tornei di poker online, comprando fiches per un valore massimo di 250 euro. Ora invece è possibile scommettere soldi veri direttamente al tavolo da poker per un massimo di 1000 euro. Inoltre è stata ampliata la varietà dei giochi che sono ora legali.

La criminalità organizzata
I giocatori d’azzardo si sono spostati dal gioco illegale a quello legale, a scapito del gioco controllato dalla criminalità organizzata, solo per un breve periodo iniziale. Secondo la Relazione della Commissione parlamentare antimafia pubblicata nel 2011 [pdf], quando il gioco d’azzardo illegale è diventato legale le organizzazioni criminali non hanno fatto altro che “trasferire” le loro attività.

Quello del gioco d’azzardo è anzi diventato uno dei settori di maggiore interesse per le grandi organizzazioni criminali: l’espansione del gioco legale non ha ridotto, ma alimentato l’illegalità soprattutto nel campo del riciclaggio di denaro rendendo molto più semplice il passaggio di grandi flussi di denaro tramite internet.

Il ministro Andrea Riccardi
Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, e fondatore della comunità di Sant’Egidio che si occupa anche di molti casi di dipendenza da gioco, ha dichiarato a Reuters che «in una realtà un po’ disperata in Italia, delle persone giocano nella speranza di un miracolo». Riccardi, a marzo, aveva anche annunciato di voler regolamentare la pubblicità legata ai giochi, di voler inserire la ludopatia nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) con conseguente copertura del sistema statale di assistenza sanitaria, e di voler pubblicare la probabilità di vincita per ogni tipo di gioco.

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  • yamau

    Quello del gioco d’azzardo, ma soprattutto della tambureggiante pubblicità che viene costantemente propinata potrebbe essere una chiave di lettura di quello che stiamo diventando in Italia: persone senza speranza che giocano per disperazione. Rendendo ancora più vulnerabili alla crisi proprio le persone socialmente più disarmate. e allora vedo persone che letteralmente si rovinano senza neppure rendersene conto.Tipicamente italiana è poi l’ipocrisia che accompagna la pubblicità di queste vere e proprie truffe legalizzate con la patetica avvertenza GIOCA RESPONSABILMENTE! Ma se soltanto un’individuo è minimamente responsabile NON GIOCA PUNTO. Che pena………..

  • acousticmotorbike

    Quando leggo questi dati mi accorgo quanto (evidentemente) sono fuori sincrono con il mio paese.
    Facendo due calcoli, si tratta di una spesa di circa 1700 euro a testa per ogni cittadino maggiorenne italiano, di cui quasi 1.000 solo in slot machine. Come detto, probabilmente ignoro la realtà.. però credo di poter affermare – guardando il numero dei luoghi dove si può giocare (molti ma non così tanti) e il fatto che non ci sono centinaia di persone in fila davanti… che i giocatori regolari non possono essere più di qualche milione, per cui dovrei credere che in Italia ci sono 5 milioni di persone che ogni mese spendono 750 euro a testa in slot machine? Dico, 750 EURO al mese!!! 9.000 euro l’anno!
    E noi stiamo qui a parlare di spread, riforma del mercato del lavoro, esodati, cassa integrazione, tagli alla ricerca….

  • brad

    Va bene così’, lasciamo che i gonzi rimpinguino le casse dello Stato. Quegli stessi gonzi che sarebbero pronti a scendere in piazza per mezzo punto di IRPEF o di IMU.
    Se i pecoroni vogliono il Bingo ed il Bunga Bunga, l’Italia è il paese che si meritano
    Io non ho mai nemmeno grattato un gratta e vinci in vita mia …

  • nickrub

    Ennesimo articolo sul gioco che sbaglia da subito le premesse. Gli Italiani non ‘spendono’ 80 miliardi di euro. Quei soldi li giocano. Il concetto è profondamente diverso.
    Negli 80 miliardi sono infatti contate anche le vincite, cioè quanto viene restituito al giocatore.
    I soldi che realmente hanno speso nel 2011 sono stati 18,5 miliardi. Comunque una cifra enorme, ma che molto meno scalpore degli 80 citati. e comunque sarebbe bastato andare sul sito di AAMS per capire che si stava scrivendo una baggianata: http://www.aams.gov.it/sites/aams2008/files/AAMS/AAMS-COMUNICA/DATI-UFFICIALI/DATI-RACCOLTA-GIOCHI/2011/Raccolta-vincite-giochi-Gennaio-dicembre-2011-FNL-29feb12.pdf

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @nickrub: d’accordo, 18,5<<di 80, questo è innegabile e ridimensiona il problema. E' anche vero però che qualcuno ci guadagna e qualcuno ci perde, perciò è ragionevole supporre che la distribuzione dei 18,5 miliardi sia la stessa degli 80 di giocate?

  • gian80

    @acousticmotorbike “il numero dei luoghi dove si può giocare (molti ma non così tanti)”: praticamente ogni bar, con due o tre macchinette ciascuno. E come ammette ogni gestore a cui ho chiesto (mi interesso del fenomeno), “guadagno quasi di più con le macchinette che con il bar”. D’altra parte come si spiegherebbe l’apertura di tutte quelle tristi sale VLT? Business is business, come diceva Al Capone.

    @nickrub: ora mi studio il link. Mi pare però che ci sia qualcosa di strano. Se gli 80mld includono anche le vincite, e, come dici tu, i soldi “spesi” sono stati 18,5mld (spesi mi fa pensare persi, giusto? ossia, somma algebrica tra quanto investito e quanto ricavato in vittorie), questo vuol dire che la “cooperativa giocatori italiani” ha perso nell’esercizio delle sue attività 18,5mld con un “fatturato” di 80. In altri termini, ogni volta che gioco 80 euro in realtà ne ricavo solo 61,5 (il banco vince sempre). Ma quindi vuol dire che il rischio è solo del 23%? Ossia, la probabilità di vincità è del 76%? 3 giocate su 4 sono vittoriose (o almeno consentono di recuperare l’investito)?

    Mi pare alto. Così, in maniera spassionata, disinformata e spannometrica. Ora studio.

  • ilpost

    Infatti si tratta solo di un equivoco nella nostra traduzione – scusate, corretto – ma che nulla cambia al senso e alle informazioni dell’articolo.
    “turnover more than quadrupled since 2001 to 80 billion euros last year”

  • janalexander

    Quanto vorrei che al posto delle slot machine ci fossero i cari vecchi videogame. O perlomeno che venissero relegate ai casinò. Un coin-op ti prende un po’ di soldi, ma non ti illude di dartene altri.

  • nickrub

    @giaimeddu il problema è il risalto che un numero come 80 miliardi crea. fa notizia, si vende bene. e giù a parlare male del gioco. senza pensare che fino a pochi anni fa era tutto illegale, ma gli italiani giocavano uguale. e dove giocavano? macchinette di mafia e camorra. ora per lo meno è lo Stato che stabilisce le regole.

    @gian80 ti dirò di più, per tutti i giochi di nuova introduzione (poker e casino online e VLT sul fisico) il payout è superiore al 90%. Poi il tuo ragionamento è, nella pratica, sbagliato perchè ovviamente non si può calcolare sulla singola giocata vista la possibilità di vincere importi elevati, ma a grandi linee è così come dici.
    Comunque, i soldi spesi sono i soldi ‘persi’, la raccolta è quanto giocato (metto 2€ in una macchinetta, ne vinco 10€ al primo colpo, continuo a giocare e perdo i 10€. Quanto ho realmente perso? 10€ o 2€?, il payout è quanto restituito ai giocatori sotto forma di vincita. questi valori variano da gioco a gioco, come potrai vedere dal link.

  • nickrub

    @ilpost non voglio essere pignolo, ma non è vero che nulla cambia al senso dell’articolo…
    Ma se il fatturato legato al gioco d’azzardo è passato dai 14,3 miliardi di euro del 2000 agli 80 miliardi di euro del 2011, i ricavi per lo Stato sono aumentati solo marginalmente. La cifra ottenuta dallo Stato per le tasse sul gioco d’azzardo è stata di oltre 8,5 miliardi di euro l’anno scorso, ma è aumentata di meno di 3 miliardi tra il 2001 e il 2011. La spesa totale del consumatore sul gioco d’azzardo è cresciuta invece molto di più (nello stesso periodo e in proporzione) passando dai 19,5 miliardi del 2001 ai 79,9 miliardi del 2011.

    Non è il fatturato che passa ad 80 miliardi, e neanche la spesa totale.

  • uqbal

    Cominciamo ad alzare le tasse sui guadagni di questa roba allora. Possibile che dobbiamo tassare le case, alzare l’Iva e tagliare questo mondo e quell’altro, e invece un bell’intervento sul gioco d’azzardo no?

  • gian80

    @nickrub: il superenalotto ha una possibilità di vittoria del 39% (la più bassa del pdf). Questo “Giochi di carte organizzata in forma diversa dal torneo e giochi di sorte a quota fissa” (qualunque cosa sia) ha il 97%, il più alto.
    Il lotto il 59%.
    A pubblicare questi numeri non c’è il rischio che il cliente si sposti su qualcosa con un tasso più favorevole? O siccome c’è la tradizione di giocarsi la data di nascita, insisto anche se non vinco?

    E più in generale, però, spezzo una lancia a favore: se io (lottomatica di turno) voglio guadagnare, ma non voglio perdere il cliente, ovviamente alzo le possibilità di vittoria, perchè il cliente “addicted” giochi sempre di più. E con l’incremento della scala di giocata mi difendo il mio bravo margine (supponendo che il costo del venduto sia costante, cosa che probabilmente è).

    Per cui, se il trend è questo, più tempo passa e meno lo Stato guadagnerà (in IRES di Lottomatica, in tasse etc). Il virus sta uccidendo l’ospite, perchè lo spenna meno, ma più lungamente.

  • gian80

    @Uqbal: altro che accise sulla benzina!

  • nickrub

    @gian80 giochi diversi hanno target di clientela profondamente diversa. chi gioca a lotto difficilmente gioca a poker online. anche tra giochi online non c’è molta sovrapposizione di utenti, pensa un po’.
    il payout alto di alcuni giochi discende dal fatto che: all’estero sono offerti in questa modalità, o ti equipari o i giocatori giocano su siti .com (benchè vietato), la meccanica del gioco, soprattutto quando multiplayer, porta ad avere quei valori di payout. pensa alla roulette, che è un gioco di sorte a quota fissa.
    sul fatto che lo stato guadagni sempre meno è vero. i giocatori usi a scommettere su giochi a payout basso stanno diminuendo (anche problemi legati all’età) a favore di giocatori nuovi che partecipano a giochi dal payout più alto. diminuisce di conseguenza anche la spesa, e quindi gli introiti statali di tasse.
    per inciso, le tasse sui giochi sono aumentate dall’inverno scorso. solamente è un argomento ostico, che i giornalisti non conoscono (vedi l’articolo di cui sopra) e quindi non se ne occupano.

  • Wilson

    Alla fine il grande incremento delle giocate pare soprattutto essere l’effetto dello spostamento predetto da giochi a bassa percentuale di vincita ad altri con alta percentuale: per raggiungere la stessa perdita devo giocare più volte (quanti gratta-e-vinci hanno un premio pari al costo? e quanti di questi non comportano l’acquisto immediato di un altra giocata?) e questo moltiplica il valore delle giocate totali (ma per il poker si considera “giocata” ogni mano o solo l’acquisto di chips?).
    L’incremento delle perdite e l’infiltrazione del riciclaggio sono invece preoccupanti.
    ps: se il superenalotto è una vera e propria “imposta sull’ignoranza” (come i gratta-e-vinci), per il poker e altri giochi di abilità (anche se su base aleatoria) credo che il discorso sia più complesso (e per certi versi si avvicini più a una logica da “sala giochi”, che da roulette).

  • sire

    ma i giochi di carte sono da considerarsi giochi d’azzardo? o giochi di abilità?

  • epicuro

    “Nel 2011 [...] in Italia la raccolta del gioco d’azzardo è stata di quasi 80 miliardi di euro, circa il 5 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale”
    Secondo me questa semplice informazione, da sola, rende l’idea dello stato disastroso in cui versa il paese più di tanti editoriali e telegiornali.

  • kenzokabuto

    Anni fa, agli albori delle slot nei bar, non c’era TG che non contenesse la notizia di una famiglia sul lastrico, di un padre che aveva perso tutto alle slot e aveva compiuto qualche gesto estremo verso se stesso o la sua famiglia. Le slot erano il demonio.
    Qualche tempo dopo vennere “legalizzate” e lo stato ci mise la sua marchetta. Da allora sono un male necessario, non se ne parla più con gli stessi toni.
    Questo fa vermaente pietà, non chi ci gioca.

  • peppe70

    @sire: nei giochi di carte, come il poker, la fortuna ha una incidenza, nel lungo periodo, nettamente inferiore rispetto all’abilità.
    Io gioco a poker online da diversi anni ormai, ho iniziato sui siti .com, poi sono passato ai siti .it da quando è stato regolamentato il mercato italiano, non sono un campione, ma riesco a guadagnare qualche soldino costantemente da 4 anni… non si può essere “fortunati” per 4 anni di fila, ma con lo studio del gioco, dei suoi meccanismi e un po di matematica si può evitare di andare in perdita

    @uqbal: quando mi iscrivo ad un torneo di poker pago un ticket d’ingresso, tipo 10€, di questi 10€, di solito 8,80€ vanno a costituire il montepremi che andrà ai giocatori, il restante 1,20€ va in parte al sito che organizza la partita ed in parte allo stato (non so le percentuali esatte di questa divisione) se vinco il torneo perchè dovrei pagare una nuova tassa su quell’importo quando l’ho gia pagata per partecipare? se perdo il torneo posso chiedere il rimborso allo stato?

  • assigap

    Non sono affatto d’accordo con quanto afferma Nickrub a proposito dell’entità delle giocate nel 2011. E’ vero che le vincite sono state di 61,5 miliardi, ma è altrettanto vero che chi ha vinto grosse somme non se le è certo rigiocate. Chi se le gioca (le vincite) è quel poveraccio che , avendo realizzato un terno al lotto crede di essere perennemente baciato dalla fortuna, e allora gioca oggi gioca domani, si accorge , ad un tratto, di aver perduto tutto, stipendio, o pensione, casa, macchima,moglie , figli , lavoro ecc. Chi ha vinto invece un milione di euro o più, ( vedi superenalotto o lotteria Italia, o gratta e vinci miliardario) almeno per un pò, si gode la fortuna che ha avuto. Poi, più in là, quando avrà finito i soldi…..Per cui, l’italiano, non ha giocato “solo” 18,5 miliardi di euro, ma molti ..molti di più. Solo che sarà molto difficile quantizzare.