Gioco d'azzardo

Il paese del gioco d’azzardo

Siamo la nazione dei record, spiega un articolo di Reuters: il più grande mercato d'Europa e uno dei più grandi al mondo, dopo vent'anni di progressive liberalizzazioni

Gioco d'azzardo

«Anche in un momento di profonda crisi economica, la promessa di un jackpot, in Italia, brilla ad ogni angolo di strada». Questo è l’inizio di un articolo dell’agenzia di stampa britannica Reuters, che spiega come l’Italia sia il più grande mercato del gioco d’azzardo in Europa e uno dei più grandi al mondo. E come la “liberalizzazione controllata” dei giochi online avviata nel 2011 sia stata una scelta che in realtà non abbia portato significativi vantaggi (soprattutto sul fronte del contrasto alle pratiche clandestine) ad un Paese che ha mantenuto, in materia, una legislazione arretrata e un quadro normativo inadeguato ad affrontare un fenomeno in continua espansione.

I numeri
Nel 2011, secondo l’AAMS, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, in Italia   la raccolta del gioco d’azzardo è stata di quasi 80 miliardi di euro, circa il 5 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale: il 56,3 per cento del fatturato totale è stato raccolto da slot machine e video-lotterie, il 12,7 per cento dai Gratta e Vinci, l’8,5 dal Lotto, il 4,9 dalle scommesse sportive, il 3 per cento dal Superenalotto, e il rimanente da bingo e scommesse ippiche.

Il fenomeno sembra essere in continuo aumento – che per quest’anno dovrebbe essere di oltre il 12 per cento, fino a raggiungere un valore complessivo di circa 90 miliardi di euro – anche a causa di una pubblicità pervasiva, di un’offerta sempre più varia che copre l’intero arco della giornata e della facilità con cui vi si può accedere (è possibile giocare quasi in ogni luogo, dal supermercato al web).

Ma se il fatturato legato al gioco d’azzardo è passato dai 14,3 miliardi di euro del 2000 agli 80 miliardi di euro del 2011, i ricavi per lo Stato sono aumentati solo marginalmente. La cifra ottenuta dallo Stato per le tasse sul gioco d’azzardo è stata di oltre 8,5 miliardi di euro l’anno scorso, ma è aumentata di meno di 3 miliardi tra il 2001 e il 2011. La spesa totale del consumatore sul gioco d’azzardo è cresciuta invece molto di più (nello stesso periodo e in proporzione) passando dai 19,5 miliardi del 2001 ai 79,9 miliardi del 2011.

Per incentivare questa attività, l’imposta media sulle entrate del gioco è inferiore all’11 per cento nel 2011, una cifra molto più bassa rispetto all’IVA del 21 per cento che si paga normalmente sui beni di consumo. Il risultato è che più persone di prima giocano e che, secondo una ricerca dell’istituto privato Eurispes, circa 700 mila italiani sono dipendenti dal gioco d’azzardo.

La deregolamentazione
La deregolamentazione del gioco d’azzardo è iniziata nel 1992, quando a causa della forte crisi economica l’Italia aveva bisogno urgente di entrate fiscali. Nel 1994 il fatturato non superava comunque i 6,5 miliardi di lire ed erano presenti sostanzialmente tre società: Lottomatica, Sisal e Snai. Nel 2006, la legge Bersani-Visco ha permesso agli operatori stranieri di entrare nel mercato italiano e da quel momento in poi la crescita è stata costante.

Un altro passaggio importante è costituito dal cosiddetto “decreto di Ferragosto” 2011 quando, con Silvio Berlusconi, è stata avviata la liberalizzazione dei giochi d’azzardo on line. Il fatturato del gioco on line è solo una parte di quello del gioco d’azzardo nel suo insieme, ma è anche il settore che è cresciuto di più, con un aumento rispetto al 2011 del 100 per cento. Nei primi sei mesi dopo la liberalizzazione sono stati fatturati più di cinque miliardi di euro.

Prima della legge del 2011 in Italia era già possibile giocare nei tornei di poker online, comprando fiches per un valore massimo di 250 euro. Ora invece è possibile scommettere soldi veri direttamente al tavolo da poker per un massimo di 1000 euro. Inoltre è stata ampliata la varietà dei giochi che sono ora legali.

La criminalità organizzata
I giocatori d’azzardo si sono spostati dal gioco illegale a quello legale, a scapito del gioco controllato dalla criminalità organizzata, solo per un breve periodo iniziale. Secondo la Relazione della Commissione parlamentare antimafia pubblicata nel 2011 [pdf], quando il gioco d’azzardo illegale è diventato legale le organizzazioni criminali non hanno fatto altro che “trasferire” le loro attività.

Quello del gioco d’azzardo è anzi diventato uno dei settori di maggiore interesse per le grandi organizzazioni criminali: l’espansione del gioco legale non ha ridotto, ma alimentato l’illegalità soprattutto nel campo del riciclaggio di denaro rendendo molto più semplice il passaggio di grandi flussi di denaro tramite internet.

Il ministro Andrea Riccardi
Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, e fondatore della comunità di Sant’Egidio che si occupa anche di molti casi di dipendenza da gioco, ha dichiarato a Reuters che «in una realtà un po’ disperata in Italia, delle persone giocano nella speranza di un miracolo». Riccardi, a marzo, aveva anche annunciato di voler regolamentare la pubblicità legata ai giochi, di voler inserire la ludopatia nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) con conseguente copertura del sistema statale di assistenza sanitaria, e di voler pubblicare la probabilità di vincita per ogni tipo di gioco.

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