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Il conflitto in Siria è una guerra civile

Lo ha stabilito la Croce Rossa internazionale: se ci saranno violenze sui civili saranno applicate le norme del diritto umanitario e sui crimini di guerra

Il Comitato internazionale della Croce Rossa, l’organismo con sede a Ginevra che promuove il diritto internazionale umanitario, ha comunicato che gli scontri in Siria possono essere considerati parte di una guerra civile nel paese. La nuova definizione è importante e non solo formale: se si verificheranno nuovi omicidi, torture e stupri tra la popolazione, il governo siriano di Bashar al-Assad potrà essere giudicato sulla base delle norme internazionali sulla violazione del diritto umanitario e dei crimini di guerra.

La Croce Rossa aveva già definito gli scontri in Siria una guerra civile, ma limitata solamente a tre aree: le città di Hama, Homs e Idlib. Il portavoce del Comitato Hicham Hassan ha detto: «Ora che il conflitto in Siria si è allargato si può parlare di un conflitto armato non-internazionale». Gli scontri hanno superato cioè il cosiddetto livello di rischio e di diffusione elevato, secondo la definizione dei diversi livelli di conflitto stabiliti dalla Convenzione di Ginevra del 1949. Il diritto internazionale tutela, oltre ai civili, anche i detenuti. Alexis Heeb, un altro portavoce dell’organizzazione, ha ricordato che «Il diritto umanitario ora si potrà applicare a tutto il paese, sia quelli che prendono parte al conflitto che quelli che non lo faranno saranno protetti».

L’annuncio della Croce Rossa è arrivato dopo che un funzionario del governo siriano ha negato l’esecuzione da parte dell’esercito del massacro, giovedì scorso, nel villaggio di Tremseh e ha respinto l’accusa delle Nazioni Unite sul fatto che il regime avesse organizzato un attacco con armi pesanti ed elicotteri da guerra. I soldati delle Nazioni Unite sono tornati ieri nella città di Tremseh, 15 miglia a nord-ovest della città di Hama, dopo la battaglia di giovedì, per compiere nuove indagini. Gli attivisti anti regime hanno detto che sono state uccise quasi 150 persone durante sette ore di bombardamenti e attacchi via terra.

Nei giorni scorsi ci sono stati violenti combattimenti anche nella capitale siriana di Damasco, nei quartieri a sud di al-Tadamon e Hajar al-Aswad. Questa mattina dei mezzi blindati del regime sono entrate nel quartiere di Midan per scacciare i ribelli dalle loro postazioni di combattimento. Un attivista ha detto alla Reuters: “Ci sono scontri a Midan e Zahera, due auto sono state bruciate nei distretti di Damasco».

Kofi Annan, l’inviato speciale in Siria delle Nazioni Unite, andrà in Russia questa settimana per parlare con il presidente russo Vladimir Putin del piano di pace. Ha detto di essere «scioccato e inorridito per le violenze», dopo il suo colloquio con il presidente siriano Bashar al-Assad. La posizione della Russia è considerata, insieme con quella dell’Iran, importante per la soluzione del conflitto. I rappresentanti del Consiglio Nazionale siriano dell’opposizione al regime sono stati a Mosca la scorsa settimana, ma il paese ha comunque confermato il proprio veto sulle condanne alla Siria da parte dei paesi occidentali.

foto: Tremseh, Siria (Pierre Torres/AFP/GettyImages)