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  • Sabato 14 luglio 2012

La crisi dei Rangers

La squadra di Glasgow è fallita e dovrebbe ricominciare nella terza serie, ma la Scottish Premier League è preoccupata per i diritti televisivi e sta cercando in ogni modo di salvarla

La lega calcio scozzese sta cercando un modo per non far cominciare il prossimo campionato in terza serie al Rangers Football Club, mediando tra gli interessi economici e la decisa opposizione delle squadre rivali. La squadra è una delle più famose di Scozia, ed è fallita a giugno, dopo essere stata diversi mesi in amministrazione controllata per non aver pagato le tasse. Al momento i Rangers sono in liquidazione, ma nel frattempo è stata creata una “newco”, una nuova società di calcio con lo stesso nome; secondo le ultime decisioni dovrà ricominciare a giocare partendo dalla terza serie, la Scottish Second Division, ma la questione è ancora aperta. Il tempo è poco, comunque, perché il campionato scozzese ricomincia il 4 agosto.

La paura degli organizzatori della massima serie calcistica scozzese (la Scottish Premier League, SPL), scrive il Guardian, è che senza i Rangers in prima serie la SPL possa perdere fino a 16 milioni di sterline di mancati incassi, il prossimo anno. La competizione è già in grave crisi dal 2002, quando Sky ha ritirato le sue offerte per acquistare i diritti televisivi sulle partite. Negli ultimi dieci anni cinque club della lega sono finiti in amministrazione controllata per non essere stati in grado di pagare i loro debiti.

Nessuna delle squadre in crisi finora era di successo come il Rangers Football Club, fondato nel 1872. Insieme ai loro storici rivali Celtic, i Rangers formano la cosiddetta Old Firm (la vecchia società), l'”aristocrazia” del calcio scozzese. Le due squadre, entrambe di Glasgow, hanno vinto un totale di 97 campionati, e i Rangers, con 54 titoli nazionali, è la squadra che ha vinto più scudetti in tutto il mondo. Dal 1998, la SPL è stata vinta ininterrottamente da una delle due.

Mentre i Celtic sono la squadra degli scozzesi di origine irlandese e cattolici, i Rangers, che giocavano a Ibrox, terzo stadio della Scozia, sono la squadra dei protestanti e degli emigrati irlandesi unionisti (cioè favorevoli all’unione dell’Irlanda con la Gran Bretagna). Come i Celtic, i Rangers sono l’unica squadra scozzese ad aver vinto per 9 volte di seguito la SPL, nel loro caso dalla stagione 1988-89 a quella 1996-97. Negli ultimi anni hanno partecipato regolarmente alla Champions League.

La SPL teme che l’assenza dei Rangers dal massimo campionato possa causare un netto calo negli spettatori e quindi nel valore dei diritti televisivi. Tutte insieme, le dodici squadre che al momento compongono la SPL hanno già più di cento milioni di sterline di debiti. I dirigenti delle varie squadre sono divisi sulla questione di che cosa fare con i Rangers: da un lato temono i danni economici e dall’altro ricevono la pressione dei propri tifosi, che non vogliono saperne di regalare un posto in campionato ai Rangers.

Per ora la vittoria è dei tifosi: il presidente della prima serie ha chiaramente annunciato che non è possibile far giocare i Rangers nella First League. La SPL però ha in mente una nuova soluzione, che sarà discussa lunedì. L’idea è di creare una Scottish Premiere League 2, cioè una lega completamente nuova nella quale invitare a giocare i Rangers. Le altre squadre sono contrarie al reintegro dei Rangers, quindi andrebbero invitate nella nuova lega con degli incentivi economici.

All’inizio della crisi i dirigenti dei Rangers hanno cercato di addossare la colpa del tracollo finanziario alla perdita dei diritti televisivi e alla crisi economica. Una grossa parte delle perdite per le squadre scozzesi infatti è stata la diminuzione degli spettatori allo stadio, a causa della crisi. Di recente, però, Malcom Murray, il nuovo presidente della società, ha ammesso le colpe della squadra. In particolare, gli scarsi risultati in Champions League dal 2008-09 ad oggi hanno portato all’esplosione del debito della squadra, passato da 30 milioni di sterline nel 2009 a 134 milioni nel 2012.

Foto: Getty Images/ Jeff J. Mitchell