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Uomini e statue
— Cultura

Uomini e statue

Oggi è diventato più difficile e strano, inaugurare statue: ma che siano sparite le statue, non si può dire, né le fotografie di statue

3 luglio 2012

Le statue, già. Oggetti anacronistici, si direbbe oggi, che però continuano a conoscere tentativi di reinvenzione, quasi sempre fallimentari: vedi il caso delle polemiche degne di miglior causa sulla statua di Giovanni Paolo II a Roma Termini. Certo, per un po’ le statue di Botero che si incontrano in certe cittadine di provincia sono sembrate spiritose e divertenti: ma non è che puoi reinventare il canone del monumento solo ingrassando i soggetti. C’è sempre quel problema lì, del carico di solennità che sembra pomposamente fuori scala per le ironie e il disincanto di questi tempi, e al tempo stesso non lo puoi smontare del tutto quando si parla di celebrare persone dai meriti celebrati, e che sono pure morte.

Finisce che si fa altro, lapidi, sculture, cose astratte: statue, sempre meno. Negli ultimi decenni hanno fatto più notizia le statue abbattute che non quelle innalzate (con qualche eccezione, dove però le statue erano infatti considerate un po’ troppo). E però intorno a noi ne sopravvivono solidamente migliaia e migliaia, passiamo loro vicino, alcune le andiamo a vedere apposta, e facciamo le foto. Foto di statue, di noi e le statue, di altri e le statue.

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  • brucekduke

    secondo me una buona soluzione sono le statue come quelle di joyce e svevo (e altri che ora non ricordo, forse saba) a trieste: inserite nel contesto urbano, senza piedistalli, che ricordano come il soggetto vivesse NELLA città e TRA la gente, non al di sopra di essa. Un esempio cattivo è invece quello della statua di Berto Barbarani a Verona, la mia città. Barbarani è un poeta veronese che recentemente anche a causa del trionfo leghista ha ricevuto moltissime attenzioni e una grande rivalutazione come poeta della città e dei veronesi. Ebbene, hanno fatto una statua in stile triestino, per intenderci, l’hanno messa in piazza erbe… sopra un piedistallo di un metro. Ma allora non avete capito niente.

  • galafo

    giusto, la scultura pubblica non può essere subordinata alle funzioni celebrative come nei secoli scorsi. dopo le grandi guerre non ci crediamo più e non lo accettiamo, ma la figura spaziale è inevitabile ci seguirà sempre e se pensiamo alla bellezza geometrica di Antony Gormley o alla sensualità di Javier Marin (per dirne due), ne siamo davvero grati

  • http://www.suedive.com henry

    A londra, a Trafalgar Square, c’é il famoso “fourth plinth”, uno dei quattro piedistalli ai vertici della piazza che é da piú di 100 anni vuoto. Inizialmente credo fosse destinato a una stata equestre e non ricordo bene il motivo per cui é vuoto.
    La cosa bella é che da qualche anno é adibito ad esporre sculture moderne (equestri e non) con risultati secondo me eccellenti sia scenograficamente che dal punto di vista culturale (diffondere arte = diffondere cultura).
    Io ho avuto la fortuna di vederne due: quella di Marc Quinn (Alison Lapper Pregnant) e quella che c’é ora, bellissima, di una coppia di artisti scandinavi che mostra un bambino su un cavallo a dondolo. Immagini qui.

    Doamanda polemica: perché qui in italia queste cose non le fa nessuno?

  • http://www.suedive.com henry