TAG: clay shirky, commenti, commenti online, Gawker, nick denton
Chi siamo - Il Post è una testata registrata presso il Tribunale di Milano, 419 del 28 settembre 2009
Pagina generata il 22.05.2013 alle 18:27:11 sul server IP 10.9.9.43

— Internet
Ripensare i commenti online
di Luca SofriMolti siti di news si sono arresi a considerarli un male necessario, scrive Clay Shirky, mentre il sito Gawker sta facendo un esperimento interessante
Il tema dei commenti dei lettori sui siti di informazione ha avuto momenti di fertile e ricco dibattito, ma è sembrato assopirsi da un po’ di tempo in qua: come se si fosse rinunciato alla ricerca di una difficile soluzione che sfrutti le opportunità di estesa partecipazione dell’informazione online e al tempo stesso conservi una qualità della stessa informazione. Ora Clay Shirky, grande esperto di cose di internet e in particolare di “saggezza delle folle” e teorico della forza dei progetti condivisi, ha scritto le sue attente e curiose considerazioni sul nuovo sistema di commenti del sito di news Gawker.
Gawker, per chi non lo conosce, mi è capitato di citarlo perché – malgrado la gerarchia delle notizie molto indulgente nei confronti delle richieste più “facili” dei lettori e la ricerca di traffico a forza di “notizie” che quasi mai sono quelle del Post – è un luogo interessante di sperimentazione sui nuovi meccanismi del traffico e dell’informazione online. Ultimamente il suo direttore Nick Denton aveva presentato un nuovo sistema di gestione dei commenti, a cui avevo accennato a Perugia.
Shirky, nel suo primo bilancio della novità su Gawker, spiega:
Il sistema di Gawker è un po’ complesso da spiegare (anche Shirky lo ammette): diciamo che è stata fatta saltare la successione cronologica dei commenti per cui ad apparire per primo è il più recente o il più immediato. Come se anche ai commenti si fosse decisa di attribuire una gerarchia, trattandoli più come il contenuto di un giornale o di un sito di news che come quello di un blog. Una serie di criteri automatici e manuali (le risposte che un commento riceve da altri commentatori, la sua pertinenza col tema trattato, l’affidabilità del commentatore) fanno sì che alcuni commenti abbiano maggiore visibilità, mentre altri vengono pubblicati ma persino su una pagina diversa da quella dell’articolo. Shirky spiega che questo disincentiva il “Commentariat”, la comunità dei commentatori seriali che stazionano fissi intorno agli articoli di un sito; ma diminuisce anche le necessità di censura in particolare sui commenti anonimi, che trovano comunque uno spazio disponibile laddove offrano informazioni interessanti ai lettori e non cerchino solo visibilità.
(Balcone 2.0: Gipi sui commenti online)
Shirky dice che il sistema ha ancora dei limiti: non è chiarissimo il criterio di esposizione dei commenti, i filtri di qualità non funzionano sempre a dovere, e il Commentariat può sempre trovare dei mezzi per impadronirsene. Ma conclude:
(I 10 più stupidi commenti online)
foto: AP Photo/Christof Stache