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Ripensare i commenti online
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Ripensare i commenti online

di Luca Sofri

Molti siti di news si sono arresi a considerarli un male necessario, scrive Clay Shirky, mentre il sito Gawker sta facendo un esperimento interessante

30 giugno 2012

Il tema dei commenti dei lettori sui siti di informazione ha avuto momenti di fertile e ricco dibattito, ma è sembrato assopirsi da un po’ di tempo in qua: come se si fosse rinunciato alla ricerca di una difficile soluzione che sfrutti le opportunità di estesa partecipazione dell’informazione online e al tempo stesso conservi una qualità della stessa informazione. Ora Clay Shirky, grande esperto di cose di internet e in particolare di “saggezza delle folle” e teorico della forza dei progetti condivisi, ha scritto le sue attente e curiose considerazioni sul nuovo sistema di commenti del sito di news Gawker.

Gawker, per chi non lo conosce, mi è capitato di citarlo perché – malgrado la gerarchia delle notizie molto indulgente nei confronti delle richieste più “facili” dei lettori e la ricerca di traffico a forza di “notizie” che quasi mai sono quelle del Post – è un luogo interessante di sperimentazione sui nuovi meccanismi del traffico e dell’informazione online. Ultimamente il suo direttore Nick Denton aveva presentato un nuovo sistema di gestione dei commenti, a cui avevo accennato a Perugia.

Uno degli aspetti di questa trasformazione, per fare un esempio, è l’ulteriore perdita di importanza, ai fini del traffico, dei commenti dei lettori. Indipendentemente dalla loro qualità, su cui ci sono state grosse revisioni delle iniziali sopravvalutazioni, i commenti sono sempre stati ritenuti da chi fa i siti un ottimo modo di creare “community”, lettori affezionati. Oggi stanno diventando ostacoli alla penetrazione dei contenuti, perché sono tra i fattori che creano maggior senso di estraneità nei nuovi lettori. E la cosa su cui sta lavorando di più lo stesso Denton è proprio una radicale reinvenzione del rapporto con i commenti, in modo che diventino un contenuto indipendente e accessorio e non parte dell’articolo.

Shirky, nel suo primo bilancio della novità su Gawker, spiega:

La maggior parte dei siti di news oggi considera i commenti poco più di un male necessario, una specie di camera di contenimento in cui il popolo può sfogarsi, piuttosto liberamente, tollerata soprattutto come generatrice di pagine viste. Questo esaurito approccio rende quello che Gawker sta facendo molto importante (…) Hanno ridisegnato Gawker per soddisfare coloro che leggono i commenti, piuttosto che quelli che li scrivono.

Il sistema di Gawker è un po’ complesso da spiegare (anche Shirky lo ammette): diciamo che è stata fatta saltare la successione cronologica dei commenti per cui ad apparire per primo è il più recente o il più immediato. Come se anche ai commenti si fosse decisa di attribuire una gerarchia, trattandoli più come il contenuto di un giornale o di un sito di news che come quello di un blog. Una serie di criteri automatici e manuali (le risposte che un commento riceve da altri commentatori, la sua pertinenza col tema trattato, l’affidabilità del commentatore) fanno sì che alcuni commenti abbiano maggiore visibilità, mentre altri vengono pubblicati ma persino su una pagina diversa da quella dell’articolo. Shirky spiega che questo disincentiva il “Commentariat”, la comunità dei commentatori seriali che stazionano fissi intorno agli articoli di un sito; ma diminuisce anche le necessità di censura in particolare sui commenti anonimi, che trovano comunque uno spazio disponibile laddove offrano informazioni interessanti ai lettori e non cerchino solo visibilità.

(Balcone 2.0: Gipi sui commenti online)

Shirky dice che il sistema ha ancora dei limiti: non è chiarissimo il criterio di esposizione dei commenti, i filtri di qualità non funzionano sempre a dovere, e il Commentariat può sempre trovare dei mezzi per impadronirsene. Ma conclude:

Può anche darsi che i lettori siano in effetti così orribili come sostiene l’industria editoriale, che senza il panem et circenses degli insulti e del trolling, i commenti perdano la loro attrattiva.

Molti siti di news sono sembrati arrendersi a un compromesso con le loro sezioni dei commenti un anno fa circa: abbandonare ogni partecipazione reale, abbandonare l’anonimato, ritirarsi su “Accedi via Facebook”. Questa reazione è venuta in parte dal fatto che i commenti sui siti di news hanno ristagnato per molto tempo. Gawker sta dimostrando che una buona parte di quel ristagnare è derivata dal modo in cui ai lettori è stato chiesto di partecipare, che ha ristagnato per molto tempo anch’esso.

(I 10 più stupidi commenti online)

foto: AP Photo/Christof Stache

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  • wiz.loz

    Mah. Sulla piattaforma Blogo sono passati, per molti degli interessanti e seguiti blog ospitati, da un sistema di commenti interno all’uso di commenti Facebook. Naturalmente il numero di commenti è crollato, e la triste impressione leggendo il sito è di star visitando un blog “deserto”, che non segue nessuno.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    A me pare che il sistema di commenti gestito da Facebook che i vari siti possono embeddare (Vice per dirne uno) funzioni già in questo modo gerarchico anziché cronologico (nonostante sia comunque possibile scegliere) tramite il segnalino “top commenter”.

  • anto92

    Sbaglio od il sito de Il Fatto Quotidiano ha un sistema simile?

  • misopogon

    Ecco, l’”accedi via facebook” è una delle cose che sopporto di meno nei siti. Io non ce l’ho il faccialibro, e vorrei esprimermi lo stesso… che devo fare, iscrivermi per forza?

  • zomarz

    @anto92 penso proprio di si, ma ci sono state polemiche sulle presunte censure nel sito del fatto (e anche altri chiaroscuri, che presuppongono un’azione “umana”, piuttosto che un sistema automatico)
    @misopogon mi piace credere che un sito che ti forza a commentare tramite facebook non meriti di essere commentato

    L’impressione che ho e’ che i commenti qui al post siano di alta qualita’, soprattutto se paragonati alla media. In fondo un giornale ha i lettori che merita.

  • http://www.camilorocca.net Bradipo

    @Zomart: sul Post i commenti saranno anche di qualità – ed è da vedere – ma è uno degli spazi online dove il “Commentariat” è più evidente: la maggior parte dei commenti sono fatti da un numero ristretto di commentatori ricorrenti.

  • piti

    Sofri, certo che sei sportivo. E democratico.

  • Fram

    eh dai che si leggono tanti commenti stupidi pure sul Post

  • pendolare

    riguardo la qualità dei commenti de ilpost: io la trovo buona, ma non so se è perché condivido le idee politiche ed economiche di un alta percentuale del restante dei commentatori o perché è la qualità intrinseca al commento

  • akueo

    ciao. a me non piace che si vendano o regalino le mail dei commentatori a siti di gestione esterni. ilfattoquotidiano è il primo tra questi.. utilizza disqus, cioè una piattaforma esterna che si sovrappone come un celophane trasparente e copia dati e commenti. soprattutto senza che nessuno abbia dato l’autorizzazione a questo servizio spia. ad oggi nelle condizioni d’uso de ilfattoquotidiano non vi è menzione. per me è importante essere chiari e semplici nelle condizioni.. ed è in assenza di chierimenti ho preferito cancellarmi
    p.s. spero che voi vi fermiate a wordpress
    (e se proprio proprio ad un intencedebate italico. non per niente, ma mi basta già gugol come odierna digos aspirante mediaset..)

  • http://www.scienziatapazza.com scienziatapazza

    Se si paragonano i commenti del post a quelli di altri quotidiani c’è un abisso… Per dirla tutta, io spesso leggo certe notizie sul post solo per poi leggere i commenti e sentire cosa ne pensano gli altri, che mediamente mi sembrano moooooolto più intelligenti di quelli che trovo su repubblica o il corriere…

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Mi piacerebbe che Sofri elaborasse meglio, e sopratutto esprimesse con maggior chiarezza qual’è il problema con i commenti. Per esempio, non capisco se sta facendo un discorso generale o se sta parlando del Post.
    .
    Se è un discorso generale sui commenti, allora ci sono mille considerazioni da fare sul rapporto notizie / commenti, sito web e comunità di lettori e commentatori. Per esempio è noto che in ogni community online, a partire da Wikipedia a scendere, il 90% dei commenti / contenuti è scritto dal 10% degli utenti più attivi. Poi ci sono siti dove i commenti sono pura spazzatura, vedi Youtube per esempio, e siti dove invece i commenti arricchiscono il contenuto. E il Post mi sembrava uno di questi.
    .
    Se invece il punto è sui commenti del Post, parliamone. A parte i miglioramenti tecnici, mi piacerebbe capire davvero quale ruolo hanno i commenti oggi sul sito e cosa vorrebbe cambiare il Direttore.

  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    @Low: c’è una fetta di persone che vorrebbe i commenti come una concisa, ordinata e meritocratica serie di note all’articolo e un’altra che non ha problemi a vederci la polemica, l’offtopic e l’uscita colorita. Credo Sofri rientri fra i primi, a vedere da come vengono moderati qui.
    .
    Personalmente gli unici che mi danno fastidio sono quelli… “scriptati”, come il “basta articoli su Apple non parlate mai di Android”, per il resto il circolino di vecchietti del loggione mi fanno molta simpatia.

  • bugger

    > Clay Shirky, grande esperto di cose di internet e
    > in particolare di “saggezza delle folle” e teorico
    > della forza dei progetti condivisi

    In pratica un cialtrone.

    Nel network di Gawker stanno mettendo i commenti stile reddit (con un’interfaccia meno usabile) perchè sui grandi numeri l’ordine di priorità cronologico non funziona. Non è scienza dei razzi eh.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Messa in questo modo mi sembrerebbe che anche per Sofri i commenti sono un male necessario. Spero non sia vero. Forse sono troppo “giovane” e “social”, ma temo che oggi un sito del genere senza una sua community che lo sostiene non dura a lungo. L’idea che le news, che poi sono dei post che lanciano una notizia o un tema, siano separate dalla vita sociale della notizia stessa mi sembra un po’ fuori dal tempo.