I 30 anni di Blade Runner

Il 25 giugno 1982 per la prima volta gli spettatori americani sentirono dire "I've seen things you people wouldn't believe..."

30 anni fa, il 25 giugno 1982, venne proiettato per la prima volta nei cinema americani Blade Runner, un film basato su un romanzo di Philip K. Dick – ammirato e popolare autore di fantascienza – che sarebbe entrato, malgrado un iniziale insuccesso commerciale, non solo nella storia del cinema successivo ma anche in quello che si chiama “immaginario collettivo” e nei linguaggi di gran parte del mondo occidentale e non solo. La data fu scelta dal produttore Alan Ladd jr., i cui precedenti successi Guerre Stellari e Alien erano entrambi usciti il 25 maggio.

Il film è ambientato a Los Angeles nell’anno 2019. La tecnologia ha permesso la creazione di esseri analoghi agli umani, detti ‘replicanti’, destinati all’utilizzo come schiavi, dotati di capacità intellettuali e forza fisica estremamente superiori alla norma, ma con una longevità limitata a pochi anni. Sei replicanti del modello più evoluto (tre femmine e tre maschi), capitanati da Roy Batty, sono fuggiti dalle colonie extramondo e, giunti furtivamente a Los Angeles, hanno cercato di introdursi nella fabbrica dove sono stati prodotti, la Tyrell Corporation, nella speranza di riuscire a modificare la loro imminente “data di termine”. Due di loro sono stati catturati, mentre gli altri quattro sono fuggiti.
Il poliziotto Rick Deckard, già agente dell’unità speciale Blade Runner, viene forzatamente richiamato in servizio dal capitano Bryant per “ritirare” i quattro replicanti. (sintesi da Wikipedia)

Il film, diretto da Ridley Scott (che era solo al suo terzo film, ma il secondo era stato il grande successo Alien) aveva come attori protagonisti Harrison Ford, Sean Young, Daryl Hannah e Rutger Hauer, tutti e quattro interpreti di personaggi memorabili (per il ruolo del protagonista, prima di Harrison Ford si era pensato a Robert Mitchum e Dustin Hoffman, e anche a molti altri divi del tempo). Quello che lo consegnò a un culto enorme e alla considerazione successiva tra i più importanti film di fantascienza di sempre (celebrato anche dalla Biblioteca del Congresso americana: da noi, quando in Italia la prima pay tv – Tele+ – iniziò le trasmissioni, le iniziò trasmettendo Blade Runner) furono l’ambientazione oscura e asfissiante del futuro metropolitano e le architetture che ispirarono letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, musica; la convivenza di visioni tecnologiche e sentimentalismo, e una serie di invenzioni, battute ed episodi rimasti memorabili. Come le capriole di Daryl Hannah, il monologo di Rutger Hauer “Ho visto cose…”, gli origami di Gaff, la macchina della verità, le musiche di Vangelis, i replicanti stessi.

Diversi miglioramenti tecnici e ricostruzioni di versioni precedenti o scartate hanno generato successive edizioni di Blade Runner sia al cinema che in altri formati, tra cui un celebre “Director’s cut” oggi pubblicato in DVD, assieme a cofanetti, speciali e altri prodotti che raccontano il film, ambientato nel 2019. Anno che si avvicina, e il mondo – come per altre visioni del futuro datate – non sembra avvicinarsi così tanto a quella previsione. E soprattutto, tutti quei momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

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