La tv di Berlusconi in Francia

La storia dell'ex PresdelCons, di Mitterrand e del canale televisivo La Cinq nel nuovo libro di Anaïs Ginori, Falsi Amici

È uscito il 18 giugno per Fandango Libri Falsi amici. Italia e Francia, relazioni pericolose, di Anaïs Ginori. Anaïs Ginori è giornalista e scrive di politica internazionale, cultura e costume per Repubblica. Ha lavorato a Parigi all’Agence France Presse, a Le Monde e a Radio France Internationale. Oltre a Falsi Amici ha pubblicato anche Le Parole di GenovaNon calpestate le farfalle e Pensare l’impossibile – Donne che non si arrendono. Di seguito, il capitolo di Falsi amici che racconta la problematica avventura imprenditoriale di Silvio Berlusconi in Francia.

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“I suoi investimenti in Francia non sono andati bene negli ultimi anni.
Pensa di abbandonare?”

“Mai. Sono un amante respinto, ma un amante fedele.”
Intervista a Silvio Berlusconi, Le Monde, 17 ottobre 1989

Adieu, Berlusconi. Cinque, quattro, tre, due, uno. I presentatori scandiscono il conto alla rovescia. Ci siamo, pochi secondi ancora. Che scatola magica, la televisione. Crea e distrugge. Riesce a mettere in scena anche la propria morte. E sopra ci scrive “live”, dal vivo. Se c’è la telecamera che registra, non può certo essere un funerale. Allegria, gente. Tutti ridono, applaudono. Champagne. Nessuno ha paura del buio, neanche del ridicolo. I trailer hanno dato appuntamento a oggi, domenica 12 aprile 1992. “Provate l’esperienza limite immaginata da Platone e dagli alchimisti, studiata da Einstein e da Jean-Paul Sartre: l’essere che si annienta, la materia che si trasforma in polvere di stelle. Lo ying e lo yang abbracciati in un ultimo bacio. Un evento cosmico che si verifica una sola volta nella storia. Il buco nero, l’eclissi totale. Stasera, 20.45, su La Cinq. Potrete dire ai vostri bambini: Io c’ero.”

Ripassano le immagini di questi anni. Le prime interruzioni pubblicitarie, le prime serie americane, i primi cartoni animati giapponesi, le prime televendite, i primi giochi milionari, le prime ruote della fortuna, i primi streap-tease, le prime risse del dopopartita, i primi collegamenti speciali sulle guerre, i primi microfoni aperti sui fatti privati. Ecco, infine, la prima morte in diretta di una televisione. Il reality estremo, nessuno ci aveva ancora pensato.

Non c’è più nulla da fare, solo spegnere le telecamere. L’emittente è stata commissariata, i bilanci portati in tribunale, la concessione delle frequenza scade. L’avventura di un imprenditore milanese che quasi nessuno conosceva in Francia a metà degli anni Ottanta è durata appena sei anni. Silvio Berlusconi è costretto a vivere il primo fallimento della sua carriera. Gli oltre novecento dipendenti hanno ricevuto le lettere di licenziamento, una trentina di società di produzione in appalto sono in mora da settimane e gli inserzionisti che hanno comprato gli spazi per i prossimi mesi non sanno come potranno recuperare gli anticipi.

Troppi azionisti litigiosi nella sua breve storia, troppi nemici nel Palazzo, La Cinq è rimasta orfana anche di un padrino politico. Nel 1985 l’allora sindaco di Parigi, Jacques Chirac, ha cercato di uccidere l’emittente ancora in culla, rifiutando di far installare i nuovi ripetitori sulla torre più alta della città. “Berlusconi scala la Tour Eiffel per conto di Mitterrand”, titola il Corriere della Sera.

Chirac perde la battaglia legale, ma si prende la rivincita appena il partito gollista conquista la maggioranza dell’Assemblea nazionale e diventa capo del governo, nel marzo 1986. Lancia contro La Cinq un altro concorrente. Il primo canale nazionale, Tf1, quello più visto e popolare, viene privatizzato e dato in mano all’imprenditore Francis Bouygues, grande elemosiniere della politica, che profetizza: “Ci saranno presto dei morti”. Poi tocca a M6, emittente musicale, un altro concorrente. Tre canali privati gratuiti, uno di troppo.

Intanto, François Mitterrand, che ha fatto un colpo di mano imponendo l’imprenditore italiano in disaccordo con la base socialista e il suo ministro della Cultura, non ha più possibilità, né voglia di difenderlo. Berlusconi è costretto a ricollocarsi a destra, corteggia senza successo Chirac, si allea con due magnati dell’editoria, prima Robert Hersant del quotidiano Le Figaro e poi Jean-Luc Lagardère del gruppo Hachette. Un fallimento dopo l’altro. Con il suo cinismo, Mitterrand l’aveva già avvertito.

“L’esempio italiano, il deplorevole esempio italiano, è dovuto alla legge, o meglio all’assenza di legge in Italia. È quel che viene chiamato il liberismo selvaggio.” Pausa. “Il liberismo non può che essere selvaggio.” Il Cavaliere è stato abituato a giocare in casa senza regole. Quando alcuni magistrati hanno provato a sequestrare i ripetitori abusivi, il governo ha subito fatto in modo di bloccare l’oscuramento. Solo nel 1990 il governo approva finalmente una normativa per l’emittenza privata, mettendo in salvo le tre reti: Canale 5, l’ex Telemilano con la quale ha incominciato, poi Italia 1 e Rete 4, ricomprate da Rusconi e Mondadori.
In Italia, le interruzioni pubblicitarie sono libere. Su Canale 5 Berlusconi può trasmettere quasi dieci volte gli spot della Rai. In Francia non può superare più di tre pause per ogni ora di trasmissione. Impossibile per una rete francese trasmettere a livello nazionale all’infuori dalle concessioni così come ha fatto Fininvest con l’interconnessione dei ripetitori a livello locale. È così che la copertura de La Cinq rimane ferma a un terzo della popolazione, tra i 15 e i 20 milioni di francesi, concentrata soprattutto nell’area metropolitana di Parigi. Berlusconi scopre che il palinsesto del suo nuovo canale francese non è libero, come avviene in Italia.

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