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Come si preparano Renzi e Bersani
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Come si preparano Renzi e Bersani

Claudio Cerasa, sul Foglio, racconta la costruzione delle due campagne elettorali e i due uomini che le guidano

20 giugno 2012

Alla fine della Direzione Nazionale del Partito Democratico, lo scorso 8 giugno Pierluigi Bersani ha ufficializzato, candidandosi, che si faranno le primarie. Non si conoscono ancora le regole né i tempi delle votazioni, ma per ora oltre al segretario del Pd è praticamente certa anche se non ancora dichiarata ufficialmente la candidatura del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Claudio Cerasa racconta sul Foglio la mobilitazione delle due campagne elettorali contrapposte, intorno alle due storie parallele che stanno dietro i nomi di Renzi e Bersani: Giorgio Gori e Maurizio Migliavacca.

Sì, è vero: non si sa ancora quando si voterà, non si sa ancora come si voterà, non si sa ancora per cosa si voterà, non si sa ancora con chi si voterà, non si sa ancora dove si voterà e non si sa ancora soprattutto per chi diavolo si voterà; ma nell’attesa di conoscere nei prossimi mesi, a proposito del dossier “primarie del centrosinistra”, qualche dettaglio in più rispetto alle parole “sono belle”, “si faranno”, “saranno aperte” e “sarà una grande festa”, si può dire che nel Partito democratico ci sono almeno due formidabili contadini, o forse due grandi giardinieri, che da qualche tempo a questa parte hanno cominciato, come dire, a farsi più o meno un mazzo così. Chissà: forse i loro nomi a qualcuno diranno tutto e forse a qualcun altro non diranno niente, ma di sicuro chiunque voglia studiare i percorsi di quelli che in questo momento sono gli unici due veri candidati forti alle primarie del centrosinistra non potrà non prendere un minimo di dimestichezza con le storie parallele di due personaggi chiave nella sfida tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani. I loro nomi, forse l’avrete capito, sono quelli di Maurizio Migliavacca e di Giorgio Gori, e, seppur con sfumature molto diverse, entrambi, per ragioni differenti, sono diventati i volti simbolo della gestione di una creatura misteriosa che nel mondo della politica ha ormai da secoli una funzione sacra, quasi mitologica: la macchina organizzativa.

Solitamente, si sa, gli “uomini macchina”, nei partiti così come nelle aziende e spesso anche nei giornali, hanno il compito di tenere unita la squadra, di motivare i colleghi, di risolvere i problemi, di fare gruppo, di svolgere il lavoro sporco, di tenere i contatti con il mondo esterno e più semplicemente, a volte, di evitare eccessive rotture di maroni al proprio capo o al proprio segretario o al proprio direttore di turno. Nel mondo della politica, però, l’uomo macchina (o, come sarebbe più opportuno dire in questi casi, con tono grave e insieme ossequioso: il “responsabile organizzazione”) è da sempre qualcosa in più di un generico e indefinito uomo ombra; e in qualche modo, oggi più che mai, chi ha in mano le chiavi della struttura organizzativa di un partito è la persona che più di ogni altra svolge all’interno di quel partito la stessa funzione che all’interno di un violino, per esempio, svolge quel piccolo listello cilindrico che trasmette le vibrazioni sul fondo della cassa armonica, e che trasforma in musica la pressione impressa dall’archetto sulle corde dello strumento: l’“anima”, appunto. Senza voler esagerare con le metafore, si può dire però con una certa sicurezza che Maurizio Migliavacca (61 anni) e Giorgio Gori (52 anni) sono le persone giuste, o forse in questo caso le “anime” giuste, per decifrare al meglio il senso delle differenti vibrazioni impresse da Pier Luigi Bersani e da Matteo Renzi sulla cassa armonica del Pd.

Il primo, Giorgio Gori, front runner della campagna elettorale di Renzi e catapultato con il suo gessato e il suo zainetto Eastpak nella macchina da guerra messa in campo dal sindaco di Firenze, simboleggia, forse meglio di ogni Big Bang e di ogni Leopolda, il modello di partito immaginato dal Rottamatore per sfidare il segretario alle primarie del centrosinistra: un partito leggero, ibrido, spigliato, disinvolto, molto pop, molto giovane e naturalmente molto americano che non crede nella rigida solidità dei vecchi modelli novecenteschi e che piuttosto sogna di fare entrare il Pd in una assai evocata “modernità”. Il secondo, invece, ovvero Maurizio Migliavacca, sommo sacerdote della macchina organizzativa del partito e rappresentante supremo di ciò che resta nel Pd del vecchio apparatnik comunista, è invece il riflesso dello spirito politico del partito bersaniano: un partito tradizionale, robusto, resistente, solido, a tratti molto pesante, che non ama anteporre un nome a un progetto, che considera insopportabilmente volatili i partiti troppo leggeri e che sogna di potersi affermare sulla scena come il simbolo confortante di un affidabile usato garantito.

(Continua a leggere sul sito de Il Foglio)

(Nella foto: Matteo Renzi e Pierluigi Bersani, nel 2009
foto di Giovanni Andrea Rocchi)

 

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  • juri

    Comunque vada, renzi rivendicherà un ruolo di maggior rilievo nel PD.
    Il che, agli occhi di un libertario di sinistra, è assai tristei.
    Morirete scout?

  • lapid

    ticket.
    Renzi premier
    Bersani Economia

    Vicerebbero tutto, e li voterebbero anche da destra.

  • zuckerman

    Lapid, nomen omen. Immagino.

  • piti

    E l voterebbero anche a destra. Ecco, è lì il punto. Se li vota la destra, è ovvio che non sono di sinistra. E nemmeno di centro-sinistra. Ma ormai siamo alle cordate e ai nomi, cosa significhino in concreto quei nomi sembra non contare più.

  • emmeallaseconda

    @Lapid
    Confermo. Se a destra non venisse niente di nuovo e credibile nel prossimo anno, potrei votarlo.

  • lorenzom

    da elettore di sinistra,
    certo che se vogliamo vincere senza prendere i voti dal’altra parte vedo solo due possiblità o uccidiamo/interniamo/togliamo i diritti politici agli elettori di centrodestra o speriamo tanto che facciano molto peggio di noi. La seconda opzione è quella che abbiamo scelto finora, coi risultati che conosciamo. La prima per il momento ce la teniamo di riserva. Prima almeno proverei a convincere qualche elettore del pdl che è meglio votare pd.

  • maxavi

    @zuckerman
    +1
    considerare bersani un esperto di economia poi…

  • http://blogghetto.org michelelan

    se un elettore di destra vota renzi non significa che il partito sia di destra, magari le idee sono talmente interessanti che fanno breccia anche tra i liberali..
    Il partito democratico deve essere di sinistra ma sinistra non vuole dire necessariamente falce e martello.

  • http://Dovelarchitetturaitaliana.blogspot.com stefanon

    Azzardo un pronostico. Per le prossime elezioni politiche gli sfidanti saranno Montezemolo e Renzi.

  • lorenzo72

    Se Bersani si presenta candidato premier rischia di perdere nonostante il PDL.

  • piti

    Io non so se sinistra significhi falce e martello, come con sospetta velocità viene catalogata la mia obiezione. Certo, se sinistra è essere padronali e liberisti ultras, mi pare che la deviazione da qualunque ortodossia sia decisamente indigeribile. E non si tratta di non voler vincere. Ma se devo vincere con idee non mie, cosa me ne faccio, in politica di una vittoria?

  • fausto57

    Ma siamo proprio così tanto sicuri che Renzi si candiderà?

  • uqbal

    Piti, Lorenzom, Michelelan

    Il gioco democratico vuole che gli elettori siano infedeli, cioè votino ora l’uno ora l’altro, altrimenti d’alternanza se ne vede pochina. Ma a sinistra si concepisce il partito come un club: “Noi qui siamo i buoni, a prescindere! E gli altri li allontaniamo col bastone!” (che è esattamente come ragioni tu, Piti).
    Si aggiunga, coerentemente con questo approccio, che a sinistra è meglio essere dogmatici, e credere nel capo, dispensatore di patenti di bontà.
    Checché se ne dica, infatti, nessuno nel PD ha mai detto: “Rinunciamo pure a Bersani, a D’Alema, a Veltroni, tanto quel che importa sono le idee!”
    Il socialismo liberale è morto con Rosselli, pace all’anima sua…

  • piti

    Uqbal,credo che ti stia sbagliando di grosso. Non giurerei sulla buona fede.

  • lazarus

    Il discorso dell’andare a pescare nell’elettorato pdl è assurdo perché se tu presenti candidati e programmi che piacciono alla destra ovviamente ti alienerai molti voti di sinistra che andranno giustamente da altre parti.
    Non si tratta di respingere gli altri col bastone ma di fare chiarezza, è doveroso anche nei confronti di chi ti vota, altrimenti tanto varrebbe abolire le elezioni.

  • sire

    potenzialmente sono il loro elettore ideale: non voto per le politiche dal 96…vediamo se qualcuno mi fa tornare alle urne.

  • malina

    Rienzi non mi piace e’ molto ambiguo, non ci credo per niente

  • spago

    Gli elettori non “sono” di destra o di sinistra. Votano a destra o a sinistra. Tranne i fanatici gli altri possono cambiare il proprio voto a seconda di quel che succede. Per fortuna.

  • lazarus

    Forse questa è la teoria, in pratica e in politica le cose stanno in maniera molto diversa. Per fortuna

  • cachorroquente

    “E l voterebbero anche a destra. Ecco, è lì il punto. Se li vota la destra, è ovvio che non sono di sinistra.”

    E’ vero che in Italia c’è sempre stata una fortissima polarizzazione (alla luce dei fatti, buona parte delle ultime tornate elettorali sono state dei pareggi tra centro-sinistra e centro-destra in cui il fattore determinante era un partito terzo come Rifondazione o la Lega). E’ anche vero che le cose stanno cambiando.
    Io mi considero di sinistra, e non potrei mai votare uno schieramento con posizioni xenofobe sull’immigrazione o che attenti alla progressività della tassazione o alla sanità pubblica (ad es.), ma per quanto riguarda il binomio socialismo-liberismo è tutta una questione relativa, perchè se vivessi negli USA chiederei più stato sociale, ma in Italia è evidente che il peso dello stato nella società deve ridursi (e tanto). Allo stesso tempo, molti elettori di destra non sono affatto liberisti.