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Tra OCA e il MoMA
— Cultura

Tra OCA e il MoMA

di Vincenzo Latronico

C'è di mezzo il mare, dice Vincenzo Latronico commentando criticamente l'iniziativa "culturale" presentata dal comune di Milano dopo Macao

15 giugno 2012

Ieri, nella fabbrica dismessa dell’Ansaldo a Milano, ha avuto inizio OCA (Officine Creative Ansaldo), una rassegna culturale di tre giorni che dovrebbe anticipare la distribuzione dello spazio fra associazioni e progetti che hanno risposto a un bando del comune. Dell’ex-Ansaldo si era parlato perché era stata riprogettata da David Chipperfield (quella parte, però, era ancora chiusa), e perché lì era stato offerto di ospitare Macao quando si trattava per il suo primo sgombero. L’offerta era stata rifiutata, probabilmente per non approfittare per decreto di qualcosa che per chiunque altro era accessibile con un concorso; ma la presenza di Macao, se non altro in spirito, era avvertita nella scelta di illuminare le enormi sale dell’Ansaldo con dei neon dello stesso blu che caratterizzava le iconiche immagini della torre Galfa.

La sensazione di dejà-vu, entrando, era fortissima, in un paragone esplicitamente ricercato dagli organizzatori. Anche in questo caso, lo spazio appariva quasi deserto per l’enormità; anche in questo caso il cuore dell’assembramento era il bar; anche in questo caso chiunque avesse un’idea era invitato a proporla e realizzarla in un punto qualunque di quella vasta distesa bianca. Gli spazi al pianterreno erano suddivisi in piccoli “stand” fieristici in cui si esponevano perlopiù autoproduzioni artistiche o artigianali – piccoli dipinti, fotografie, riciclaggio creativo, un po’ come una sagra del fatto-a-mano in un loft. Non stupisce che nessuna delle decine di gallerie e spazi d’arte contemporanea indipendenti a Milano abbia risposto al bando, dato che in contemporanea ad OCA si tiene la fiera d’arte di Basilea, probabilmente la più importante al mondo. Come non stupisce che fossero assenti le molte realtà musicali della città, dato che in contemporanea ad OCA si tiene il MI AMI, il frequentatissimo festival che da anni organizza Rockit.

Per il resto, la programmazione del 14 giugno includeva alcune tavole rotonde tenute in contemporanea alla partita dell’Italia, la proiezione dell’ultimo film di Miranda July e un’intera serata in cui le redazioni di alcuni magazine milanesi avrebbero tenuto le riunioni in pubblico, lì. I tre grandi tavoli dedicati alle “redazioni aperte” sono rimasti vuoti quasi tutta la sera, presidiati da un singolo redattore di Rolling Stone e da una pila di copie gratuite di Abitare, mentre poco distante due ragazze scrivevano 170 tweet per i 200 follower dell’account ufficiale del grande progetto culturale del comune di Milano.

Ecco, il problema era proprio questa ufficialità: nonostante l’aria da centro sociale ripulito (un po’ ipocrita, o lugubremente fuori tempo, dopo Macao), e nonostante l’apparente assenza di regia, in cui l’organizzazione si diceva irresponsabile della qualità dei contenuti perché in fondo dipendeva da chi risponde al bando, e quindi in ultima analisi dai cittadini – nonostante tutto questo, OCA è un progetto comunale di una grande città europea che sostiene di investire molto sulla cultura. Ma di cultura ce n’era poca (anche di gente, fra l’altro, forse per un’inadeguata comunicazione); e l’iniziativa sembrava pensata più per funzionare per chi ne leggeva che non per chi vi andava, che si trovava in un enorme spazio pieno (no, vuoto) di cose di cui, in fondo, poteva benissimo fare a meno.

La stessa accusa è stata rivolta (giustamente, peraltro) a Macao: ma quella che in un gruppo di lavoratori dell’arte è un’ingenuità, diventa una tragica mancanza di senso delle proporzioni quando a commetterla è l’amministrazione dell’unica grande città d’Italia che non ha un museo d’arte contemporanea. Lasciate che loro facciano Macao. Voi fate il MoMA.

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  • fulvio

    va forse detto che qualunque iniziativa che si scelga come nome OCA è destinata a fare una gran fatica.

  • stefano03

    Ma a Milano c’è o non c’è, si fa o non si fa cultura?
    “…decine di gallerie e spazi d’arte contemporanea indipendenti a Milano…”
    “…non stupisce che fossero assenti le molte realtà musicali della città, dato che in contemporanea ad OCA si tiene il MI AMI, il frequentatissimo festival che da anni organizza Rockit…”
    Allora per chi vuole c’è la “cultura” a Milano! Cosa si vuole dal sindaco?

  • grass1

    quoto @stefano

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    Stefano: la cultura privata c’è. Alcuni sostengono che basti quella. Io, no: e credo che l’intervento pubblico debba premiare e promuovere le piccole iniziative private di qualità, oppure farne di così grosse che nessun investitore se ne accollerebbe il rischio. Oca fallisce in entrambe queste cose, secondo me.

  • eleonoralaura

    Secondo me non avete capito lo spirito dell’OCA. Che non è quello di preparare un nuovo museo, ma di aprire uno spazio del Comune alla scena creativa di un’ intera città. Aprire alla città significa ospitare tutto quello che la città stessa offre rendendolo parte di questa scena: le eccellenze, come il Piccolo Teatro – che ieri ha portato il Teatro di Shanghai -, le Scuole civiche di Musica e Cinema, la Scala che proprio in uno degli spazi dell’Ansaldo ha i suoi laboratori di scenografia, ma anche le decine e decine di imprese creative diffuse che sprigionano energia culturale a Milano. Nel teatro, nella poesia, nel design, nella musica, nella letteratura, nella moda.
    Ci tengo però a dire che a pochi metri dall’OCA il Comune sta facendo nascere i Museo dell’interculturalità, uno spazio di 6000sqm progettato dall’architetto inglese David Chipperfield che da aprile2013 in poi ospiterà mostre ed esposizioni internazionali. A partire da una grande mostra sull’apartheid co-promossa con la Kunst Werk di monaco e una retrospettiva della biennale di arte di Dakar. A unire due proposte diverse e vicine, l’OCA e il museo, saranno le 450 associazioni del Forum della Città-Mondo che guideranno le attività del museo e che in questi giorni stanno proponendo dei progetti di imprese creative anche all’interno dell’OCA.
    Insomma: aprire uno spazio per la nascita delle imprese creative e promuovere un nuovo museo sono cose diverse e anche complementari, entrambe sono un prodotto utile delle politiche pubbliche sulla cultura.
    Sarebbe cosi utile se si smettesse di guardare tutto con i pregiudizi di una critica che prima di giudicare cerca di capire. Il bilancio di questi 3 giorni, facciamolo, insieme, domenica.

  • lucagras

    OCA? MoMa? MoMaCAO!

  • lafram

    Non sono ancora andata a vedere gli spazi OCA ma a leggere le iniziative in programma mi sembra che i protagonisti siano sempre i soliti e che gli spazi ex ansaldo sia semplicemente un raccoglitore di realtà già presenti sul territorio che problemi di spazio non hanno.
    Se non sbaglio Macao chiedeva degli spazi per tutti quei soggetti che non hanno spazio e modo per emergere in città. Sono sempre più perplessa sulle iniziative dell’Assessorato alla cultura del comune di Milano…vogliamo parlare del festival della Letteratura della scorsa settimana?
    Consiglio questo bellissimo articolo: http://www.chiamamilano.it/notiziario/492/6

  • sammm

    @LAFRAM. Io ci sono andato, invece, e la mia impressione è stata invece l’opposta: c’erano sempre i soliti, è vero, e continuavano a chiedere senza essere capaci di proporre. Ma c’ero anche io, che solito non sono, e che ha provato a discutere con loro ai workshop, a partecipare alle proposte, a difendere un progetto più aperto. Addirittura pubblico, mica che diventi la Fabbrica del Vapore 2… Non so, forse sarebbe il caso che ci venga anche tu, la prossima volta che si discutono le idee: saremmo almeno in 2.
    (PS: informati. Il festival della letteratura di settimana scorsa non ha visto un soldo dall’Assessorato; è stato organizzato tutto dal basso e senza un aiuto che sia uno dal Comune. Era una di quelle manifestazioni che tu sembri invece invocare)

  • scrittorisenzapenne

    Come sempre quando si scrive con poca cognizione di causa, i dettagli importanti vengono sempre per sparire: MACAO ad OCA c’era. Era lì, con tutte le sue facce, “nonostante l’aria da centro sociale ripulito”, MACAO presidiava (ieri pomeriggio). Non si capisce se è necessario scrivere un’articolo pro-super-contro-MACAO o semplicemente credere che un evento del genere come OCA (E’ vero, fuori sincrono dai fatti degli ultimi mesi. Ma chissene frega, alla fine…) debba per forza rappresentare una triste manifestazione della pietas e dell’ipocrisia comunale. Putroppo ad essere solite sono le idee di chi di questi eventi ne scrive. Un qualunquismo “lugubremente fuori tempo”. Se si fosse arrivati prima (in tempo), si sarebbe potuto chiedere a MACAO perchè era presente, nonostante la plateale e prevedibile rinuncia. Ma va bè non importa, siamo qui per scrivere degli eventi, non per narrarne i fatti.

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    @Scrittorisenzapenne: Non ho capito.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Appena tornato da OCA Ansaldo e devo dire che sottoscrivo in pieno l’articolo di Latronico. È peggio che deludente: è irritante, mortificante vedere che il Comune pensi che in questo modo si possa parlare di cultura e creatività a Milano. La direzione è completamente sbagliata.