Il Post
È morta Elinor Ostrom
— Cultura

È morta Elinor Ostrom

di Giulia Siviero - @glsiviero

È stata la prima e unica donna a vincere il Nobel per l’economia per il suo lavoro sui beni comuni: aveva 78 anni ed era malata di cancro

12 giugno 2012

È morta oggi Elinor Ostrom, prima e unica donna ad aver ricevuto il Nobel per l’Economia quarant’anni dopo l’istituzione del premio: aveva 78 anni ed era malata di cancro. Era nata a Los Angeles nel 1933 e all’Università dell’Indiana dirigeva un Centro di ricerca studi e analisi politica.

Il Nobel l’aveva vinto nel 2009 (condiviso con l’economista Oliver Williamson) per i suoi studi sulla distribuzione e la condivisione delle risorse senza proprietari (i commons). Nella motivazione ufficiale si legge: «per aver dimostrato come la proprietà pubblica possa essere gestita dalle associazioni di utenti».

I commons sono per la Ostrom quelle risorse materiali (laghi, pascoli, boschi, acque) o immateriali (compreso il web) che vengono condivise, che non sono quindi esclusive e che vengono usate o prodotte da comunità più o meno grandi. Nel 1968 il biologo Garrett Hardin aveva iniziato a denunciare il fatto che queste risorse erano destinate ad esaurirsi perché troppo sfruttate: la sua teoria (da lì in poi divenuta dominante) è conosciuta con il nome di “tragedia dei beni comuni”. Hardin dimostra che se un pascolo è aperto a tutti ogni pastore segue razionalmente la logica del profitto individuale e che, collettivamente, tale logica porta velocemente all’esaurimento della risorsa comune. Hardin aveva quindi teorizzato che erano possibili solo due soluzioni: la privatizzazione del common o la gestione statale.

La Ostrom (in Governing the commons, del 1990) aveva mostrato invece che la privatizzazione e la gestione pubblica non solo possono fallire, ma sono anche le meno efficaci. È celebre il suo studio su un pascolo diviso fra Russia (gestione statale), Mongolia (gestione comunitaria) e Cina (privatizzazione): nel primo e nell’ultimo caso, con recinzioni e interventi pubblici, il pascolo si trovava in totale degrado.

La scienziata iniziò quindi a osservare che i commons potevano essere gestiti in modo più innovativo ed efficiente (quindi sostenibile) dalle comunità di utilizzatori di riferimento. Lo dimostrò sul campo e ne raccontò anche il funzionamento: in Africa, in Asia e anche in Europa. Un esempio: il villaggio svizzero di Torbel, dal 1517 gestisce comunitariamente e con ottimi risultati il pascolo alpino. C’è una regola: durante l’estate nessuno può pascolare più mucche di quante riesca a mantenerne in inverno.

La comunità, per Elinor Ostrom, è in grado di autoregolarsi perché gli interessi, le pratiche e la sperimentazione degli errori sono comuni. La comunicazione è costante e le competenze che possono essere sviluppate sono elevate. Ci sono dei vantaggi rispetto la gestione privata e dello stato: la comunità è più interessata a mantenere e a sviluppare i commons perché sono per lei una risorsa essenziale e un’esperienza diretta, anche da più generazioni.

Nella foto, Elinor Ostrom nell’ottobre 2009 (AP Photo/AJ Mast, File)

TAG: , , ,    
  • p!

    A tal proposito consiglio l’agile libretto “Beni comuni, un manifesto” di Ugo Mattei, che abbraccia completamente la terza via della Ostrom di gestione dei beni comuni. Bello.

  • http://imprenditorialitaumentata.blogspot.com/ imprenditorialitaumentata

    Un matematico italiano, Eugenio Calabi, nel 1954 in un Congresso ad Amsterdam, presenta quelle che verranno chiamate varietà (o spazi) di Calabi-Yau.
    Sono una classe di miriadi di spazi possibili che vengono utilizzati dai fisici (all’interno della teoria delle stringhe) per studiare quali universi siano possibili. Sembra che gli universi possibili siano 10 elevato a 500.
    La premessa precedente si completa con una citazione: “Non siamo abituati al fatto che l’esistenza di cosmologi sia un fattore significativo nella valutazione delle teorie cosmologiche” (Jonh D. Barrow, Il libro degli universi, pag. 241). Anche in cosmologia (la scienza che studia la cosa più grande che ci sia: l’Universo, riconosce che l’osservatore è chiave …
    Arriviamo alla economia che è fatta invece di leggi banali piovute dall’alto. Sono, oltre che leggi banali, leggi trappola. Sono le leggi che costruiscono la crisi.
    Esistono altre leggi possibili. Rimanendo al suo interno, lo dimostra la proposta di Elinor Olstrom, Premio Nobel per l’economia nel 2009 per i suoi studi sui Commons.
    Se usciamo dall’economia e guardiamo ai mille e mille mondi possibili che Eugenio Calabi ha costruito, se accettiamo di diventare veramente protagonisti come anche i cosmologi dichiarano inevitabile, allora davvero possiamo costruire tutte le economie che vogliamo. Perché non si comincia? Ne discutiamo spesso sul nostro blog…aiutiamoci a cominciare.