Immigrati Israele

Israele e gli immigrati africani

Ieri sono state lanciate bombe molotov contro alcuni eritrei, l'ultimo di una lunga serie di episodi del genere: il governo Netanyahu risponde alzando i toni

Negli ultimi giorni in Israele è tornato a far discutere il problema degli immigrati clandestini africani che, a quanto pare, entrano con sempre più facilità nel paese. Recentemente ci sono stati diversi attacchi contro immigrati da parte di cittadini israeliani. L’ultimo è accaduto ieri a Gerusalemme, quando un gruppo di israeliani ha lanciato molotov contro una casa che ospitava una decina di immigrati eritrei. Quattro immigrati sono stati ricoverati in ospedale per ustioni e per aver inalato il fumo delle fiamme. Sul loro edificio sono comparse scritte del tipo “andatevene via”.

Quanto accaduto ieri arriva dopo altri inquietanti attacchi avvenuti a Tel Aviv nelle scorse settimane, quando dopo alcune proteste di israeliani erano state lanciate molotov e altre armi incendiarie contro appartamenti, negozi e persino asili nido legati agli immigrati africani. Il 20 maggio scorso il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva detto che “gli infiltrati illegali” minacciano “l’identità nazionale israeliana”. Netanyahu ha dichiarato che in gioco è la democrazia stessa dello stato di Israele.

(Le proteste anti-immigrati in Israele)

Il ministro degli Interni israeliano, Eli Yishai, è stato ancora più duro. Al capo della polizia in Israele, Yonahan Danino, che aveva detto che ai clandestini è meglio dare un lavoro per inserirli nella società piuttosto che emarginarli, fomentando così la criminalità, Yishai ha risposto: “E perché mai dovremmo dare loro lavoro? Poi rimarranno qui, faranno figli e il risultato sarà che centinaia di migliaia di altri immigrati verranno qui da noi”.

Yishai ha detto anche di peggio. La settimana scorsa, in un’intervista al quotidiano Maariv, Yishai aveva dichiarato che diversi quartieri di Tel Aviv dove vivono gli immigrati africani sono diventati “la pattumiera del paese”, aggiungendo che tra di loro ci sono molti criminali, stupratori e malati di AIDS. Yishai, inoltre, ha detto che i clandestini minacciano “il sogno sionista” del paese.

Due giorni fa, intanto, è entrata in vigore una legge in Israele che prevede sino a tre anni di carcere per gli immigrati clandestini. Contemporaneamente, il premier Netanyahu ha invocato l’espulsione di circa 25mila immigrati clandestini provenienti da paesi con i quali Israele ha rapporti diplomatici, cioè Sud Sudan, Costa d’Avorio, Etiopia e Ghana. Per altri 35mila irregolari che provengono da Eritrea, Sudan e Somalia, invece, il governo israeliano sta ancora studiando il da farsi. Il 90 per cento degli immigrati che varcano illegalmente il confine israeliano sono proprio eritrei e somali.

Secondo i dati del Ministero degli Interni, attualmente in Israele ci sono circa 62mila immigrati clandestini. Il fenomeno sembra in aumento: lo scorso maggio sarebbero entrati illegalmente oltre 2mila immigrati attraversando il confine con l’Egitto (dove Israele sta costruendo una nuova barriera proprio per arginare il fenomeno), contro i 637 del maggio 2011. Fino a questo momento agli irregolari è stato di solito fornito un permesso di soggiorno (ma molto spesso non di lavoro) a breve scadenza (3-4 mesi), ma rinnovabile. Dei 4.603 stranieri che hanno fatto richiesta di asilo l’anno scorso, solo una domanda è stata accettata.

(La nuova barriera di Israele)

Spesso gli immigrati africani in Israele vivono ai margini della società, con pochissimi soldi e in strutture fatiscenti: non è raro che, in queste condizioni, vengano reclutati dalla criminalità locale. Secondo dati della polizia citati dall’osservatorio “Hotline for Migrant Workers”, però, il tasso di criminalità tra gli stranieri in Israele si attesta intorno al 2 per cento, mentre quello dei cittadini israeliani è al 4,9.

Ieri però, nonostante la linea intransigente del governo israeliano sulla questione degli immigrati clandestini africani, c’è stata una dichiarazione sorprendente del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, uno dei più estremisti del governo Netanyahu. Lieberman ha criticato le dure dichiarazioni del ministro degli Interni Yishai, dicendo che “la storia ebraica ci impone di trattare simili argomenti con grande cautela”.

nella foto, Tel Aviv (AP/Dan Balitly)