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La “Kill List” di Barack Obama

La questione dei droni e degli omicidi mirati attira sempre più critiche al presidente degli Stati Uniti, specie dopo un articolo del New York Times

Oggi, nel Waziristan, al confine tra Pakistan e Afghanistan, un nuovo attacco condotto da droni statunitensi ha ucciso almeno 15 “militanti” islamici. I droni sono aerei militari senza pilota. I loro attacchi contro terroristi o sospetti tali sono sempre più utilizzati dagli Stati Uniti per combattere il terrorismo nel mondo. Gli attacchi dei droni americani si concentrano ormai a cadenza settimanale soprattutto nel sud dello Yemen (dove è forte la presenza di al Qaida) e nelle aree tribali al confine tra Pakistan e Afghanistan (dove invece ci sono molte cellule terroristiche di talebani e rete Haqqani).

La questione dei droni e degli omicidi mirati è tornata a far discutere molto negli Stati Uniti dopo un lungo e approfondito articolo del New York Times della settimana scorsa, secondo cui ogni martedì viene sottoposta a Obama una “Kill List”, ossia una lista di jihadisti e terroristi da eliminare redatta da cento alti funzionari di CIA e Pentagono. A Obama spetta l’ultima parola su chi uccidere e chi no, e in queste decisioni è aiutato dal consigliere antiterrorismo John Brennan, da quello per la Sicurezza nazionale Tom Donilon e dal suo stratega politico David Axelrod.

Nel suo articolo, il New York Times ha sottolineato come spesso vengano uccisi anche terroristi solo sospetti (nonché diversi provvisti di passaporto americano, come noto da tempo). L’amministrazione Obama insiste a dire che i droni uccidono solo coloro che rappresentano una “grave minaccia” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti – i “nemici combattenti”, quelli con cui gli Stati Uniti si considerano in guerra – e che le vittime innocenti sono ridotte al minimo.

Lo scoop del New York Times, oltre a rivelare le dinamiche di decisioni così delicate, intacca in un certo senso anche l’integrità morale di un presidente che, almeno inizialmente, veniva considerato avere un approccio alla politica estera e militare radicalmente diverso da quello del suo precedessore, George W. Bush. Lo stesso New York Times ha pubblicato, il giorno dopo l’articolo della Kill List, un editoriale molto critico dal titolo “Troppo potere per un presidente”, nel quale ha definito “preoccupanti” le decisioni e l’approccio di Obama nella guerra al terrorismo.

Secondo l’editoriale, infatti, questo approccio potrebbe portare a una deriva molto pericolosa, soprattutto quando Obama lascerà la Casa Bianca: chi ne prenderà le redini e quali regole seguirà, visto che per ora non ce ne sono e Obama fa praticamente quello che vuole con i droni e le vite di altre persone nel mondo? I cittadini americani, inoltre, sottolinea il New York Times, hanno diritto a un processo prima di essere, eventualmente, uccisi. Un tema per il quale si sono mostrate d’accordo anche testate e televisioni conservatrici o di destra, come Fox News.

Ieri l’Observer (la versione domenicale del quotidiano britannico Guardian) ha pubblicato un articolo molto critico nei confronti di Obama, nel quale viene definito da alcuni suoi ex collaboratori “Bush on steroids”. Ma tutta la stampa americana, soprattutto quella di sinistra, dopo l’articolo del New York Times è stata piuttosto aspra nei confronti di Obama.

Il Washington Post ha dedicato alla notizia degli editoriali molto critici nei confronti di Obama, chiamato il “guerriero dei droni”, e l’ha paragonato più volte a George W. Bush. Quello del presidente è un approccio “controverso”, secondo Harper’s, e rappresenterà un pericolo in più quando Obama se ne andrà, scrive il New Yorker. Anche l’Atlantic è stato molto critico nei confronti di Obama, che, secondo Esquire, sta tenendo un comportamento assolutamente “anticostituzionale”.

Per Foreign Policy, invece, la Kill List non è “niente di nuovo”, mentre Salon ha criticato il fatto che oramai gli americani si sono abituati ad azioni del genere e che, mentre con George W. Bush almeno c’era una sorta di reazione popolare a leggi e provvedimenti molto controversi in piena “Guerra al terrore”, oggi cose del genere passano quasi inosservate.

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foto: Pete Souza/The White House via Getty Images