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Sapete chi ha ucciso Paolo Borsellino?
— Italia

Sapete chi ha ucciso Paolo Borsellino?

di Enrico Deaglio

No, non lo sapete: l'Italia celebra i vent'anni della morte di un suo eroe senza saper dire chi l'ha ucciso, in un "colossale depistaggio" raccontato da Enrico Deaglio nel suo nuovo libro

28 maggio 2012

Il vile agguato è il nuovo libro di Enrico Deaglio, dedicato all’incredibile caos di vero e falso, noto e oscuro, mafia e Stato, che sono state le indagini sull’uccisione del magistrato Paolo Borsellino, il 19 luglio 1992, nella strage di via D’Amelio a Palermo: “una storia di orrore e menzogna” in cui l’Italia celebra nelle prossime settimane il ventennale della morte di un suo eroe senza essere in grado di dire chi l’abbia ucciso e senza sapere allontanare i sospetti che nella sua morte c’entri lo Stato.
Il secondo capitolo del libro –
Gli innocenti – racconta la letteraria genesi della costruzione dei primi presunti responsabili della strage, che saranno condannati e resteranno in carcere per quasi vent’anni, prima che quella costruzione si riveli un falso implausibile.

Il signor Gaetano Murana comparve in televisione nei giorni prima di Natale del 2011. Era la trasmissione Servizio pubblico di Michele Santoro; a intervistarlo un giovane giornalista, Walter Molino, che lo ascoltava con evidente partecipazione, come si ascolta una brutta storia.

Di tutta la vicenda di Paolo Borsellino, adesso che sono passati vent’anni, Gaetano Murana è stato quello che mi ha colpito di più. Scarcerato dopo diciotto anni di carcere. Condannato all’ergastolo per aver partecipato alla strage; contro di lui null’altro se non le parole del grande accusatore Vincenzo Scarantino.

Murana (lo potete vedere su YouTube digitando il suo nome) appariva molto magro, segnato. Faceva fatica ad abituarsi al tempo trascorso. Parlava di lire e non di euro, indossava i vestiti che aveva vent’anni prima, parlava di suo figlio che ebbe il permesso di vedere da neonato, dopo i primi tre mesi di isolamento a Pianosa. Ma non era lamentoso. Certo, ricordava bene Pianosa e le sevizie, le perquisizioni anali, le botte, le angherie, i profilattici messi nel brodo, il peperoncino nella marmellata di ciliegie (il tutto sempre accompagnato dalle risate delle guardie), ma era quasi come se fosse il racconto di un reduce, di una guerra che i poveracci come lui sono costretti a combattere. Alle volte invece ricordava un Giobbe, un Giobbe palermitano. Solo una volta, nell’intervista, aveva alzato la voce. Aveva detto che erano arrivati “a tal punto da offendermi nella dignità e nell’onore della mia famiglia”. Era successo a Pianosa, dopo un colloquio con la moglie, al termine del quale gli erano scese le lacrime, e lei gli aveva detto: “Fatti coraggio” e lui a lei: “Sta’ tranquilla” – lo avevano portato via, due di fianco, due di dietro, verso la cella, strattonandolo, così, per divertimento, e uno di loro gli aveva sussurrato: “Murà, tu ora ti corichi solo, e tua moglie si diverte…”. Al che Murana non ci aveva visto più e aveva risposto: “Appuntà, io sono qua e dormo tranquillo. Lei è qua e quando lei esce c’è il ragazzo a casa; lei esce e il ragazzo trase, l’amante trase”.

Diciotto anni di carcere. Arrestato il 19 luglio 1994. (Era la mattina dopo la vittoria del Brasile sulla nostra nazionale ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti, quando Baggio sbagliò il rigore.)

Scarcerato il 14 febbraio 1999. (Domanda il giornalista: “Perché non è scappato?” Risposta di Murana: “Non ci ho proprio pensato, io ero innocente.) Rientra in carcere l’11 marzo 2002 per scontare l’ergastolo. Esce il 27 ottobre 2011 per “sospensione della pena”, seguente al crollo delle accuse di Scarantino. Era stato riconosciuto colpevole di 1) aver partecipato alla riunione deliberativa della strage; 2) aver “bonificato” il territorio su cui sarebbe passata la Fiat 126; 3) aver fatto da battistrada alla Fiat 126 dall’officina di Orofino fino a piazza Leoni.

Riconosciuto colpevole da una legione di magistrati, giudici popolari, ermellini. Incensurato, di professione spazzino dell’Amia di Palermo. Mai messo a confronto con Scarantino. Sconosciuto a tutti; nessuno che si sia mai interessato a lui. Completamente innocente e quindi nella peggiore delle condizioni possibili. Nelle mani di un difensore d’ufficio perché non poteva permettersi altro, fino agli ultimi anni, quando gli avvocati Rosalba Di Gregorio e Franco Marasà si sono presi a cuore la sua situazione.

Ora Murana concludeva l’intervista: “Eppure si vedeva che il processo era falso, si vedeva…”.

Quando, nel 1998 a Como, Scarantino fece la grande ritrattazione, parlò anche di lui: “Murana l’ho accusato perché lo conoscevo, e mi era antipatico, perché non mi dava confidenza”. Il giornalista gli ha domandato: “Se lei vedesse adesso Scarantino in giro per Palermo?”. “Ma guardi,” aveva detto Murana, “lo inviterei anche a prendere un caffè. Perché hanno preso in giro pure lui”.

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  • Ryoga

    La storia e’ agghiacciante, Kafkiana, come il fatto che nessuno sara’ considerato responsabile.
    Da Portella della Ginestra in poi, l’Italia repubblicana non e’ mai stata in grado di fare i conti con la propria storia di violenza.

  • http://finalmentedomenica.blogspot.com robiciattola

    interessante e triste.

  • gianmarionava

    evidentemente ci sono giudici che non sanno fare il loro mestiere
    ingenui, impreparati, approssimativi, raffazzonati o in malafede poco importa
    dovrebbero avere il coraggio, devono avere il coraggio, li paghiamo profumatamente perchè abbiano il coraggio di ammetere gli errori
    e devono farci sapere come è possibile evitare in futuro altre tragedie del genere
    proprio loro devono dirci quali procedure siano da rivedere, quali leggi da cambiare, quali controlli da fare
    loro in persona devono trovare la cura
    o sparire dalla scena pubblica, magari aiutando concretamente le persone cui hanno distrutto la vita

  • zagor

    Recentemente ho sentito Deaglio su radio3. Mi ha fatto rabbrividire tutta la storia (che non conoscevo) ma in particolare sapere che Borsellino passò gli ultimi giorni con qualcuno intorno (magistrati, carabinieri, agenti segreti) che gli diceva :adesso tocca a te, ti hanno preparato la bomba, salterai in aria come Falcone e cose del genere.
    Penso si possa dire che la mafia sia stato l’esecutore dell’omicidio, il mandante era lo stato.

  • http://leo54.splinder.com/ leorotundo

    Una precisazione: Bruno Contrada non è mai stato capo del Sisde se con questa termine si intende direttore, in tutte le cronache viene indicato come il numero tre del SISDE, aveva una delega all’antimafia. Arnaldo La Barbera, all’epoca, era ritenuto uno dei migliori poliziotti italiani ed in questa storia, nella migliore delle ipotesi, ha preso un’incredibile cantonata che ha avuto gravi conseguenze per la storia del paese. Quando si chiede agli italiani se hanno fiducia nelle istituzioni cosiddette democratiche non bisogna stupirsi se le risposte sono piene di distinguo.

  • destratos

    Questa è una storia di pari importanza a quelle di Ustica, stazione di Bologna, p.za della Loggia, p za Fontana. Solo che queste sono storie “vecchie” la cui copertura mediatica ATTUALE è facilitata non tanto dal venir meno dei depistaggi da parte dei colpevoli e dei collusi, quanto dal fatto che nel tempo si è accumulato, con fatica da alcuni giornalisti e attivisti degli anni passati, un patrimonio di indizi, conclusioni di indagini e materiale informativo a cui tutti i giornalisti attuali possono attingere e a cui devono solo aggiungere uno stile ammiccante, delle buone capacità di marketing e la sagacia di cogliere il momento giusto del lancio di un eventuale libro.
    La storia delle indagini su via d’Amelio non mi pare che si sia mai vista in televisione in maniera approfondita, con analisi, chiavi di lettura e dibattiti oltre che su Servizio Pubblico, che non è nemmeno televisione in senso tradizionale. In questo caso i tempi sono ancora acerbi per arrivare a quel giornalismo da copia-incolla e imbelletta creatosi (a distanza di decenni) per i grandi eventi stragisti degli anni ’70-’80.
    Quello che voglio dire è che se in questo Paese continuano a esserci misteri, insabbiamenti e oblii su fatti fondamentali della storia repubblicana, non prendiamocela solo con lo Stato stragista, ma anche con un sistema informativo e giornalistico inadeguato quando non incompetente, che andrebbe rinnovato come e più di quanto si chiede alla classe politica. Credo che Santoro abbia comunque tracciato un solco su questa strada ancora tutta da costruire.

  • sauron51it

    Ma questo Deaglio è per caso lo stesso di “Uccidete la democrazia!”?
    Se è così, state freschi.

  • paolo192

    Italia, sudamerica.

  • Mucho Maas

    Caro GIANMARIONAVA,

    perdonami, ma qui non si tratta di incapacità, di incompetenza, di errori. Magari. C’ è stata una volontà precisa di più persone, di diversi settori. E’ ben altra cosa, credimi. L’ articolo parla proprio di tutta questa kafkiana macchina messa in moto artatamente da soggetti che avevano i loro interessi.Tra questi trovi coloro che rivedono le procedure, cambiano le leggi,controllano.Questa tragedia ha vent’ anni, ma è figlia di quelle che la precedono. Cambiano i protagonisti, in parte, ma le modalità sono le stesse.

  • miche2000

    In questa vicenda manca un epilogo: che fine hanno fatto i giudici che hanno condannato Murana e Orofino? No, non parlo di La Barbera (mi piacerebbe sapere comunque dove è ora: in pensione, o sta facendo ancora danni in giro per il paese?), ma parlo dei pubblici ministeri e dei giudici. Perchè i giudici di Tortora vennero premiati per aver portato un uomo innocente in galera, averlo coperto d’infamia e, indirettamente, portato alla morte. Vorrei sapere se lo stesso è successo anche al giudice della corte di Assise del primo grado (Borsellino-bis), Pietro Falcone, e ai PM Annamaria Palma e Antonino Di Matteo, ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, presieduta da Francesco Caruso, che commutò la pena di Murara in primo grado da otto anni all’ergastolo, così come ai giudici della Cassazione che confermarono la sentenza. Oppure quelli della Corte di Assise di Caltanissetta, che condannò Orofino all’ergastolo e a 13 milioni di multa, poi commutati in otto anni dalla corte di Appello, sentenza confermata dalla Cassazione.

  • sonocontro

    Martiri, eroi e mostri.
    Questi sono da sempre gli ingredienti essenziali per la storia. Si creano e si distruggono in base alle necessità del copione, alle necessità del pubblico pagante, alle necessità di occultare sempre e comunque la vera natura di un sistema mafioso progettato su misura per i potenti.
    Altri martiri, altri eroi e altri mostri ci aspettano e spesso i mostri altro non sono che differenti vittime di una stessa regia, spesso chi paga non è chi consuma.

  • Mucho Maas

    MICHE2000
    Augusto La Barbera è morto(lo dice anche l’ articolo). Tra i giudici c’è chi ha fatto carriera. Promossi in posti nevralgici dell’ amministrazione statale proprio da un certo governo avverso alla magistratura – a quelli cattivi cattivi, però.

  • miche2000

    Grazie, avevo perso la notizia riguardante la morte di La Barbera.

  • http://leo54.splinder.com/ leorotundo

    Tanto per completare il quadro durante il processo per l’irruzione-pestaggio nella scuola Diaz a Genova i dirigenti della Polizia di Stato coinvolti scaricarono l’idea dell’azione su Arnaldo La Barbera che, secondo loro, a causa del suo carisma e del suo prestigio indiscusso aveva preso in mano tutta la situazione anche se non ne aveva titolo. La Barbera non si poté difendere perché all’epoca del processo era già morto. Chi fosse veramente La Barbera forse non ce lo faranno capire mai, come disse una volta il regista Carlo Verdone l’Italia, non a caso, è il paese che ha dato i natali a Pirandello.