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  • Domenica 27 maggio 2012

L’accordo tra i ribelli in Mali

I ribelli tuareg e gli estremisti di Ansar Dine hanno annunciato la creazione di "uno stato islamico" nel nord del paese, mentre il governo maliano è sempre più nel caos

BOUREIMA HAMA/AFP/GettyImages)
BOUREIMA HAMA/AFP/GettyImages)

Ieri, in Mali, i ribelli tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad (FLNA) e il gruppo jihadista Ansar Dine hanno annunciato di aver raggiunto un accordo per formare uno stato autonomo nel nord del paese, che nelle scorse settimane hanno definitivamente occupato dopo il recente golpe militare nella capitale Bamako. FLNA e Ansar Dine si sono accordati sulla creazione di uno stato islamico nel nord del Mali, che comprende le province di Timbuktu, Kidal e Gao occupate dai ribelli. Si tratta di un’area che corrisponde, più o meno, alla grandezza della Francia. Questo nuovo stato, autoproclamatosi indipendente e per ora senza un nome definito, applicherà la sharia (la legge islamica), hanno fatto sapere i due gruppi.

Nelle scorse settimane proprio la legge islamica era stato motivo di polemiche tra il meno estremista FLNA dei tuareg, piuttosto riluttanti a far valere una legislazione ispirata alla sharia, e Ansar Dine. Più volte, secondo alcune testimonianze, i militanti di FLNA e Ansar Dine sono arrivati anche a scontri armati. L’accordo di ieri tra i due gruppi prevederebbe la sharia in molte parti del nord del Mali (oggi già vige in alcuni centri) e, da parte di Ansar Dine, l’accettazione di un’entità statale autonoma per i tuareg. Non è ancora chiaro, dunque, se il nuovo stato nel Nord avrà ulteriori divisioni al suo interno tra tuareg ed estremisti islamici ma, almeno per ora, sembra esserci una comunione di intenti e di gestione tra FLNA e Ansar Dine.

Nel sud del Mali, intanto, ancora controllato dal governo centrale, la situazione sembra sempre più caotica. Dopo il golpe militare dello scorso 11 marzo che, almeno nelle intenzioni, voleva riportare la stabilità e aumentare le azioni militari contro i ribelli nel nord, lo Stato maliano sembra sempre più debole.

Lo scorso aprile i militari ribelli del golpe hanno lasciato il potere, ma sembra che siano stati proprio loro a lasciar passare gli assalitori che lunedì scorso hanno ferito il presidente ad interim Dioncounda Traoré. Intanto, l’ex presidente Amadou Toumani Touré è scappato con la famiglia in Senegal e l’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) ha già annunciato che manderà 3mila soldati per sconfiggere i ribelli del nord, anche se ancora non si sa quando arriveranno.

La rivolta dei tuareg (che in Mali sono circa 500mila) è in corso dal 2011 ma si è particolarmente intensificata dallo scorso ottobre. Oggi, tuttavia, a preoccupare ancora di più sono i loro alleati di Ansar Dine, che hanno legami con diversi gruppi di terroristi islamici, come al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI), responsabile di numerosi rapimenti e omicidi nel nord del continente. La ribellione degli ultimi mesi nel nord ha provocato almeno 300mila sfollati che si sono rifugiati in vari paesi, tra cui Mauritania, Algeria e Niger, e potrebbe aver complicato anche la possibile liberazione di Rossella Urru, che potrebbe trovarsi con i suoi rapitori proprio al confine tra Mauritania e Mali.

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foto: BOUREIMA HAMA/AFP/GettyImages