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Come funziona un accelerometro
— Tecnologia

Come funziona un accelerometro

Cioè l'aggeggio che fa capire al nostro smartphone da che parte lo stiamo tenendo

24 maggio 2012

Fino a qualche anno fa, nessuno aveva la più pallida idea di che cosa fosse un “accelerometro”, salvo non fosse un ingegnere o un impallinato di fisica. Le cose sono cambiate da quando questi sistemi sono stati inseriti negli smartphone e in altri dispositivi per aggiungere particolari funzionalità, prima su tutte quella di far capire al proprio cellulare in che posizione si trova e orientare di conseguenza le immagini che mostra sullo schermo. L’accelerometro è, per esempio, in grado di rilevare se il dispositivo è tenuto in verticale o in orizzontale e di capire quando viene fatto ruotare. Un’immagine orizzontale può essere così mostrata a pieno schermo ruotando di novanta gradi su un lato, un testo può essere visualizzato su più colonne e ci si può spostare all’interno dell’ambiente virtuale di un videogioco semplicemente inclinando e ruotando il dispositivo.

Gli accelerometri degli smartphone e dei tablet sono minuscoli e frutto di un grande lavoro di miniaturizzazione, come ha spiegato efficacemente Bill Hammack, della University of Illinois, in un recente video per la sua serie “Engineer Guy”. Semplificando un po’, possiamo immaginare un accelerometro tradizionale come una massa (un peso) collegato a una molla, che a sua volta è assicurata a una delle estremità di un involucro, che isola l’accelerometro da tutto il resto. Se l’involucro viene mosso, anche la massa al suo interno si muove e fa contrarre o allungare la molla. Valutando questi movimenti è possibile determinare è possibile determinare l’accelerazione e di conseguenza l’entità degli spostamenti. Se si usano tre accelerometri orientati a seconda delle tre dimensioni spaziali (rappresentate di solito dalle coordinate cartesiane X, Y e Z), si possono determinare gli spostamenti nello spazio dell’oggetto cui sono collegati gli accelerometri.

In uno smartphone non c’è naturalmente spazio per inserire cilindri, pesi e molle. I progettisti degli accelerometri per questi dispositivi si sono quindi dati da fare per trasferire lo stesso concetto in uno spazio molto più piccolo. Hanno realizzato un chip, un componente, fatto di silicio e costituito da un minuscolo involucro con all’interno una massa. Quest’ultima ha una certa flessibilità, che consente di valutarne gli spostamenti senza dover utilizzare anche una molla. La massa è costituita da piccole lamelle mobili, che si muovono tra una serie di lamelle fisse. L’energia elettrica passa attraverso queste lamelle e varia quando si verifica uno spostamento. Valutando la variazione, il sistema è in grado di calcolare lo spostamento e di riprodurlo sullo schermo del dispositivo, cambiando per esempio l’orientamento delle immagini.

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  • asterisco

    Giornata fiacca, ancora non si è lamentato nessuno per la foto da “adepti della chiesa Apple”…

  • billthebutcher

    io l’avevo preso per uno Zune, quell’aggeggio in foto!!

  • wiz.loz

    La foto da adepti della chiesa Apple è inaccettabile!

  • stefloris

    Credo che il primo utilizzo in informatica sia stato l’ introduzione nei portatili Thinkpad-Ibm ( e poi anche in alcuni Apple ) per rilevare movimenti bruschi ( = cadute ) e staccare in tempo la testina dall’ hard disk per evitare danni.
    Con l’ avvento degli SSD inizia a non essere più utile ma nella sua breve storia ha salvato ( e salva ) tanti HDD e i loro dati.
    Con opportuni software può anche essere usato per giocare o ruotare la direzione dello schermo del laptop, proprio come con uno smartphone…
    Qui un piccolo esempio di un loro utilizzo ( su linux tra l’ altro )
    http://www.youtube.com/watch?v=zFi40HKFBZE

  • pendolare

    siete riusciti a non dire MEMS (micro electro mechanical system) e a citare STMicroelectronics (praticamente l’unica grande azienda di elettronica metà italiana) che proprio negli accelerometri è un azienda leader.

  • zomarz

    ricordo una vecchissima puntata di quark in cui il concetto veniva spegato usando tre tubi circolari, posizionati lungo piani cardinali e con dentro una pallina ciascuno.