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La questione di Facebook e la Borsa

La questione di Facebook e la Borsa

Che cosa è andato storto: perché le azioni del social network hanno perso così tanto valore e così in fretta dopo l'attesa quotazione di venerdì

23 maggio 2012

Venerdì 18 maggio Facebook si è quotato ufficialmente in borsa con la sua attesa offerta pubblica iniziale (IPO), annunciata come una delle più grandi nella storia finanziaria degli Stati Uniti. Le azioni sono state collocate a un prezzo iniziale di 38 dollari, ma dopo un rialzo che le ha portate fino a un valore di 42 dollari, hanno iniziato un declino che è proseguito nei primi giorni di questa settimana. Le azioni del social network ora valgono 31 dollari e hanno perso circa il 26 per cento del loro valore rispetto al picco massimo raggiunto venerdì. Anche se ci sono ancora margini di recupero, l’IPO di Facebook è stata finora definita un flop. Le ragioni delle pessime prestazioni in borsa sono numerose, ma secondo Henry Blodget di Business Insider sono da ricercare principalmente nel modo poco trasparente in cui è stato messo a punto il percorso che ha portato all’offerta pubblica iniziale e che sta portando ad alcune iniziative legali.

Quando Facebook stava mettendo a punto gli ultimi dettagli per la sua IPO, a inizio maggio, gli analisti finanziari della società passarono ai sottoscrittori (gli intermediari che sottoscrivono le azioni delle società che le emettono, per poi collocarle sul mercato) alcuni dati e previsioni sull’andamento della società, per facilitare la determinazione del prezzo e la vendita dell’offerta pubblica iniziale nel suo complesso. Questo tipo di previsioni, spiega Blodget, sono di solito messe a punto attraverso una stretta collaborazione tra gli analisti dei sottoscrittori e i manager della società interessata. Per questo motivo gli investitori qualificati, quelli trattati con un certo riguardo perché hanno grandi disponibilità economiche per fare gli investimenti, ritengono affidabili queste previsioni: indicano obiettivi che la società si è posta e che intende raggiungere. Sulla base di queste stime, gli investitori qualificati determinano di conseguenza quanto sono disposti a spendere per le azioni.

(La morale di Mark Zuckerberg)

Le previsioni non vengono rese pubbliche da nessuna parte. Di solito sono diffuse in via confidenziale e a voce a particolari investitori, che hanno dimostrato di essere interessati alla IPO. Si tratta di una prassi consolidata e accettata dalla Security and Exchange Commission (SEC), l’organismo di controllo che negli Stati Uniti vigila sulle attività in borsa, ma è da tempo criticata perché di fatto porta alcuni investitori ad avere informazioni che restano inaccessibili ad altri, soprattutto ai piccoli investitori.

Anche nel caso di Faceook, queste previsioni furono fatte circolare tra gli investitori qualificati, che ricevettero verbalmente informazioni sulle stime formulate dai sottoscrittori, dimostrandosi molto entusiasti per il valore che avrebbero potuto raggiungere le azioni. Le cose cambiarono però il 9 maggio, quando Facebook consegnò alla SEC un nuovo prospetto sulla propria IPO con nuovi dettagli. Nel documento, la società ammetteva con un linguaggio vago e senza fornire dati precisi che il numero di utenti giornalieri sul social network era continuato ad aumentare, ma non quello delle pubblicità mostrate. La differenza era spiegata dal fatto che si era verificato un aumento considerevole degli accessi a Facebook da dispositivi mobili, dove le pubblicità non sono mostrate praticamente mai.

Il passaggio, un po’ criptico, mise in allarme gli investitori qualificati e gli stessi analisti, che tra le righe videro la possibilità che il modo di generare ricavi da parte di Facebook basato principalmente sulla pubblicità si stesse deteriorando. Nel documento consegnato alla SEC non c’era comunque alcun accenno alla possibilità che nel secondo trimestre fiscale della società i conti potessero in qualche modo peggiorare. I tre analisti finanziari al servizio dei principali sottoscrittori della IPO di Facebook (Morgan Stanley, JP Morgan, Goldman Sachs) in seguito alla diffusione del nuovo documento tagliarono le loro stime sulla crescita del social network per il secondo trimestre del 2012. Queste stime con i nuovi tagli furono comunicate, sempre verbalmente, a un ristretto gruppo di investitori.

Blodget si chiede come mai tutti e tre gli analisti finanziari decisero di tagliare le loro stime, e ritiene che sia poco probabile che la decisione potesse derivare dalla sola lettura del nuovo documento inviato da Facebook alla SEC. Il taglio delle stime nel bel mezzo di una procedura che porterà a una imminente IPO è una decisione estremamente delicata da prendere e avviene molto raramente, e ancora più di rado da parte di tre grandi analisti finanziari in contemporanea. Secondo Business Insider l’operazione fu forse pilotata grazie a qualche dritta proveniente da uno o più dirigenti di Facebook, che erano già a conoscenza dei dati negativi del secondo trimestre.

Secondo una fonte interna, prima del taglio delle stime, la domanda per le azioni di Facebook era rimasta molto alta tra gli investitori qualificati. Dopo che furono comunicate le revisioni, in molti divennero più cauti sull’opportunità di investire nella IPO. A questo si aggiunsero altre tre cose che contribuirono a rendere meno appetibile l’offerta pubblica iniziale: il prezzo per la collocazione delle azioni era salito, cosa che rendeva l’affare meno interessante alla luce dei tagli; il numero delle azioni da mettere in vendita era aumentato; alcuni azionisti, come Goldman Sachs, avevano deciso di vendere più azioni (per questo ci fu chi scrisse che Goldman Sachs “mollava” Facebook).

Durante la presentazione della IPO a diversi potenziali investitori, sembra inoltre che i manager di Facebook avessero iniziato a mettere le mani avanti, spiegando che i ricavi pubblicitari della società non sarebbero aumentati alla velocità sperata. Agli investitori qualificati spiegarono che Facebook non ha attualmente un meccanismo pubblicitario efficace come quello di Google, e che quindi la raccolta di denaro dalla pubblicità sarebbe cresciuta a ritmi più contenuti. Un problema che del resto il social network si trascina dietro da molto tempo, nonostante l’alto numero di persone che lo utilizza ogni giorno.

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  • braccale

    As usual, il Parco-Buoi è stato munto. Alla prossima

  • pablo72

    Piccole soddisfazioni della vita

  • 404error

    Per chi suona la campana.

  • http://www.ilsensocritico.wordpress.com ilsensocritico

    vade retro Satana [?]

  • nando59

    L’ennesima bolla finanziaria made in USA. Dove sono adesso gli espertoni che qui disguisivano commentando e pontificando la quotazione di Facebook? Dissolti come il valore delle azioni. Di questa finanza basata sul nulla e cibo per i gonzi che ancora, nonostante tutto quello che è successo, ancora ci credono, non se ne può veramente più…

  • Wilson

    @nando: Potresti spiegarti meglio?
    Perché “bolla”? Si tratta di un solo titolo e pure appena quotato, non di un settore il cui valore è sovrastimato a causa della crescita storica (come le case in Italia, che costano tanto perché c’è chi le compra solo perché “il mattone cresce sempre”).
    Oltretutto i risultati (raccogliere nuovi capitali da nuovi soci) sono arrivati come previsto, vedremo (anzi, vedranno gli azionisti) se il management aveva un buon piano per spenderli (nel senso di redditizio).
    Come per ogni azienda giovane che deve ancora definire il proprio modello di business ci sono grandi potenzialità (se trovano il modo di far fruttare il proprio potenziale pubblicitario il valore delle azioni potrebbe risultare sottostimato) e poche certezze (per ora le potenzialità non si sono concretizzate benissimo).
    A quanto pare l’opinione collettiva è che chi decide in FB sia più capace a farsi pubblicità (ingannevole) che a fare soldi, ma che sia comunque probabile che ne facciano tanti. Vedremo se è vero.

  • unit

    @pablo72, nando59

    Nel mio lavoro (e anche nel resto del mondo dal 1638) si valutano le teorie con l’efficacia delle previsioni, non a posteriori. Se credete, ma credete davvero, che sia finanza fuffa, una bolla, o qualunque cosa che implichi che Facebook andrà male in borsa, mettete un bel mutuo sulla casa e andate short (vendete allo scoperto) sulle azioni Facebook. Se avete ragione farete un bel pacchetto di soldi e allora vi ascolterò con interesse, mentre se avete torto l’essere andati in rovina vi spingererà a riflettere meglio sulle vostre posizioni.

    Se invece non ci rischiate nulla la vostra credibilità sta a zero, non vi fidate voi dei vostri modelli, perchè dovrei perdere tempo a leggerli?

  • billthebutcher

    unit, il discorso che fai è molto bello, ma posso dirti che è un pochettino irreale?
    se sono convinto che un valore realistico dell’azione fbook è intorno ai 20$, secondo te ne compro ora??

  • unit

    @billthebutcher

    no, ne vendi allo scoperto e le ricompri a 20$ facendoci una barca di soldi.

  • franco1

    Mi pare che sia esattamente con questo tipo di “pensiero” che ci siamo ridotti in questo modo!