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Che cos’è Equitalia

Se ne parla molto, se ne sa meno: è una società pubblica, esiste da poco, riscuote anche per i comuni (ancora per poco) e il suo direttore ha due stipendi

Nelle ultime settimane c’è stata in tutta Italia una lunga serie di aggressioni e manifestazioni di protesta, anche violente, contro le sedi di Equitalia.

Equitalia è la società per azioni che dal 2007 si occupa della riscossione delle imposte a livello nazionale, dal canone televisivo alla nuova IMU, l’imposta municipale sugli immobili. Equitalia, infatti, riscuote anche per conto dei comuni e quindi il suo campo d’azione arriva fino alle multe automobilistiche. Il cosiddetto decreto “Salva Italia” del dicembre 2011 ha stabilito però che la riscossione per conto dei comuni finirà a partire dal 1 gennaio 2013. In tutta Italia, Equitalia impiega attualmente circa 8.000 persone.

La riscossione delle imposte è effettuata dallo Stato solo da pochi anni, e precisamente dall’ottobre del 2006, quando entrò in funzione la società pubblica che ha preceduto Equitalia e che aveva il nome meno accattivante di Riscossione Spa. A partire da marzo 2007 il nome è stato modificato e da allora Equitalia ha subito anche alcune modifiche nell’organizzazione. In precedenza la riscossione delle imposte era affidata in concessione a una quarantina di società di recupero crediti e istituti bancari.

Che cosa fa Equitalia
Equitalia non fa direttamente controlli o accertamenti per la lotta all’evasione, che sono effettuati invece dall’Agenzia delle Entrate con il supporto della Guardia di Finanza. All’Agenzia delle Entrate spetta anche risolvere i contenziosi legali sul pagamento delle imposte. Concretamente, l’azione di Equitalia si traduce spesso nell’invio di cartelle di pagamento ai contribuenti che non hanno versato gli importi dovuti nei modi e nei tempi stabiliti, con l’aggiunta di eventuali interessi e sanzioni.

La tempistica è di solito la seguente, semplificando una procedura estremamente complessa e con diverse possibilità di ricorsi e sospensioni: il contribuente riceve una cartella e ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso. Un mese dopo la scadenza dei termini del ricorso inizia – insieme al conto degli interessi, che sono calcolati giornalmente – la cosiddetta “riscossione coattiva”, ovvero quella forzata. Gli agenti incaricati della riscossione lo notificano all’interessato con una raccomandata, ma la procedura si attiva in concreto dopo sei mesi. Gli strumenti che ha a disposizione Equitalia sono ipotecare i beni immobili del debitore, bloccare le sue auto (tramite fermo amministrativo) e in casi estremi pignorare i beni immobili e persino i conti correnti e gli stipendi.

Chi controlla Equitalia
A differenza di quanto si crede diffusamente, Equitalia è una società pubblica: le sue azioni sono interamente di proprietà di enti statali, l’Agenzia delle Entrate per il 51 per cento e l’INPS per il 49 per cento. Il gruppo è diviso in sei società: oltre a quella principale, Equitalia Spa, ci sono poi tre agenzie che coprono tutta l’estensione del territorio nazionale eccetto la Sicilia (dove la riscossione dei tributi è effettuata da Riscossioni Sicilia Spa, la cui maggioranza è di proprietà della Regione), Equitalia Servizi e Equitalia Giustizia. Fino al 2011 le agenzie territoriali, ora ridotte a tre (Equitalia Nord, Equitalia Centro ed Equitalia Sud, su base regionale), erano sedici.

Cosa guadagna Equitalia
A Equitalia va il 9 per cento del totale delle somme incassate. Il suo direttore, Attilio Befera, dice che con quei soldi vengono “coperti i costi”: il resto della somma va alle amministrazioni statali a cui è dovuta l’imposta.

Chi dirige Equitalia
Fin dal cambio di nome, nel 2007, il presidente di Equitalia è Attilio Befera, che è anche direttore dell’Agenzia delle Entrate. Befera ha 65 anni, è nato a Roma e ha una lunga carriera nei servizi bancari e di riscossione delle tasse. Ha lavorato per trent’anni a Efibanca, una banca che fino agli anni Novanta era di proprietà statale (che a novembre 2011 si è fusa in Banco Popolare, dopo molti passaggi di mano).

Dopo di che, nel 1995, Befera è entrato a far parte direttamente dell’amministrazione statale, occupandosi sempre di servizi tributari e di riscossione in diversi organismi del ministero delle Finanze e poi dell’Economia: prima come ispettore centrale del SECIT (SErvizio Centrale degli Ispettori Tributari), poi come direttore centrale della riscossione del ministero delle Finanze.

Quando venne creata l’Agenzia delle Entrate, il primo gennaio 2001, diventò direttore centrale per i rapporti con gli enti esterni, pochi mesi dopo direttore centrale dell’amministrazione. Nel 2005 nasce anche Riscossione Spa e Befera viene nominato amministratore delegato e poi presidente. È direttore dell’Agenzia delle Entrate dal giugno del 2008. Per il suo doppio incarico – fatto che ha suscitato qualche polemica in passato – riceve circa 400.000 euro di stipendio l’anno. La scorsa settimana è stato intervistato da Vittorio Zincone per Sette, il settimanale del Corriere della Sera.

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foto: LaPresse