Il Post
— Economia

Con quali soldi finanziamo la crescita?

Due grafici dell'Economist mostrano che negli ultimi decenni le spese di molti paesi sono state troppo alte, ed è complicato spendere ancora

9 maggio 2012

L’Economist ha pubblicato due grafici sui bilanci degli ultimi anni dei paesi più ricchi. Come scrive nel breve articolo allegato, per quanto l’austerità possa non piacere, non esiste un’alternativa bella e pronta a portata di mano. Finanziare la crescita vuol dire spendere e, a guardare i bilanci degli stati, anche quella è una scelta piuttosto azzardata. Negli ultimi trenta anni i bilanci dei paesi più ricchi sono stati molto spesso in disavanzo, anche se diversi paesi sono riusciti a invertire la tendenza negli ultimi tempi, come la Germania ma anche altri in difficoltà come la Spagna e l’Irlanda. Insomma, sia in tempi di crisi che in tempi di prosperità, i governi trovano sempre qualche ragione per spendere più soldi di quanti entrano nelle casse dello stato. L’Italia è prima nella classifica dal 1978 al 2001 per disavanzo, seguita dalla Francia, e lo stesso si può dire di altri paesi in grossa crisi come Grecia e Portogallo dal 1995 al 2011.

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  • http://www.floatingleaf.it/ floatingleaf

    Noi italiani siamo avanti, sono 30 anni che facciamo le politiche neo keynesiane tanto invocate dai nostri politicanti ignoranti e/o in malafede (da destra a sinistra, da Tremonti a Vendola, con l’eccezione di qualche rarissima mosca bianca). Vedremo come andrà a finire. Spero bene, prevedo male.

    PS come compendio si veda anche questo interessante articolo:
    http://noisefromamerika.org/articolo/quanto-austeri-siamo?

    “In Italia, si spende in termini reali sostanzialmente quanto si spendeva nel 2005, un buon 5% più che nel 2002. “

  • andreab

    Si sa che l’Economist porta avanti una agenda politica ben precisa (vedere il recente endorsement di Sarkozy); e anche che le statistiche non sono mai neutrali.
    Niente di male in questo, però sarebbe bello—e lo dico con spirito costruttivo—che il Post pubblicasse gli eloquenti grafici accompagnati da un minimo di analisi critica.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    Dipende anche molto da come si spendono i soldi, se si prendono gli ipad per i parlamentari o se si incentivano le rinnovabili…

  • http://www.floatingleaf.it/ floatingleaf

    Non credo che i “nostri” sappiano allocare bene la spesa pubblica. Per questo dovremmo costringere l’apparato pubblico a dimagrire. Noi non sappiamo fare buona spesa pubblica, altri ci riescono, noi no. In Svezia (tanto per fare un esempio) sono ben governati e i cittadini ricevono buoni servizi, nonostante questo, hanno tagliato la spesa pubblica di 17 punti percentuali negli ultimi 15 anni. Se lo possono fare loro, con il loro welfare state, noi potremmo tagliarne il doppio. Purtroppo però, preferiamo assumere “scavatori e riempitori di buche” anche quando il ciclo economico è stabile. Ci servirebbe come il pane un po’ di margine di manovra per attutire il colpo della crisi. Se non fosse che questo margine ce lo siamo mangiato negli ultimi 20 anni. Tagliare la spesa pubblica improduttiva è l’unica via di uscita. Si tratta di ridurre gli stipendi e/o licenziare dipendenti pubblici, dei dirigenti o dei bidelli o dei forestali calabresi, decidete voi, ma il monte salariale complessivo del pubblico va ridotto e se avanza qualcosa riallocato in maniera degna. Io penalizzerei anche le pensioni oltre i 2/3000 euro, dato che sono sicuramente figlie del sistema retributivo, che è sostanzialmente una truffa ai danni dei lavoratori attuali.

  • http://www.floatingleaf.it/ floatingleaf

    Mi sono dimenticato della crescita esponenziale dei costi per la fornitura di beni e servizi, le consulenze inutili, i corsi di formazione inutili, gli enti inutili, i finanziamenti per eventi inutili, l’inutile RAI, le inutili sedi distaccate delle università, il sottodimensionamento delle sedi giudiziarie, ecc… Non menziono i costi per la sanità perché vivendo in Toscana non mi posso lamentare.

    Veramente, non mi capacito di come non si riesca a tagliare la spesa pubblica in maniera selettiva in questo disgraziato paese.

  • LAzy

    @floatingleaf:

    Non credo che il nostro target possa essere la Svezia, quanto Francia e UK. Quella svedese è una popolazione circa 5-6 volte inferiore alla nostra, ed il loro welfare è in buona sostanza caduto a livelli “italiani” (ad esempio, loro ci battono per il supporto alla disoccupazione, pur non avendo l’articolo 18, mentre il nostro sistema sanitario di base, incredibile a dirsi, è oggi meglio di qualsiasi paese scandinavo). Nonostante l’efficienza, intesa come ottimizzazione delle risorse sia sempre da perseguire, bisogna anche considerare che i governi sopravvivono grazie alle tasse pagate dai cittadini e quindi conviene che tutti lavorino anche facendo un lavoro non completamente necessario (è la ricetta dell’UK). Che poi si possa avere sistemi più efficienti nella riscossione delle tasse, è un’altra storia.

    Licenziare in massa non è mai la soluzione migliore: il monte salari si può diminuire senza toccare il numero lavoratori, applicando una riduzione percentuale dei salari (per esempio, 25% alla dirigenza e 10% agli altri lavoratori) ed imponendo l’annullamento dei bonus (o tassandoli malamente); infatti, se si taglia indiscriminatamente il personale durante la crisi, ci si riduce ad avere una ricrescita lenta quando la crisi finisce. Io proporrei di collegare bonus e salari della dirigenza al salario più basso pagato dall’azienda/ente (privati o pubblici che siano), ad esempio 100 volte più alto per i top manager e poi giù a scalare.

  • ro55ma

    @FLOATINGLEAF
    non so se si tratta di incapacità dei “nostri” ad allocare bene la SP o se, viceversa, i “nostri” e tanti dei “loro” che criticano, pontificano, ecc. – magari vincendo nell’urna in sella a demagogici equini – sanno perfettamente che a quei tagli corrisponderebbero quote di “sangue” vero di italiani coinvolti nel sistema spesa-improduttiva.
    E sono tanti, e sono in mezzo a noi, a cena in famiglia, al bar a brontolare sui costideipoliticiblabla.
    Gli inglesi sono meno ipocriti (e in Svezia ancor più pragmatici) ma qui, tutti bravi a fare la spendingrew… col c***o degli altri:)

  • Wilson

    Credo che il problema dei paesi come l’Italia e la Grecia sia nel fatto che molta parte della popolazione non produce nulla che abbia un vero valore (beni di qualità, servizi, mezzi per migliorare la produzione di altri…) o ne produce quantità troppo piccole rispetto ai costi (come tempo impiegato o risorse esterne).
    In questo ci sono almeno tre grandi categorie:
    1) quelli per i quali è giusto che sia così (disabili, anziani, bambini, disoccupati di breve periodo…)
    2) quelli che senza (grandi) colpe individuali non sono abbastanza produttivi (pensionati troppo giovani, dipendenti di piccolissime imprese, metà dei dipendenti pubblici, disoccupati di lungo periodo…). Alcuni di questi hanno cercato attivamente queste posizioni, ma questa non è una colpa, la colpa collettiva è di non aver fatto nulla per evitarne l’esistenza (magari con l’idea di sistemarcisi)
    3) parassiti e approfittatori veri (criminali, falsi invalidi, “faccendieri”…)
    Ovviamente ci sono varie sfumature in ogni categoria e tra le categorie: è una semplificazione.
    Il tutto per dire che l’unica via d’uscita è trovare il modo di creare (o lasciar crescere) realtà ad alta produttività e traghettarci la maggior parte di quelli che stanno nella seconda categoria (e punire quelli della terza, ma non ci aspettiamo troppo), cosa che comporta anche il licenziamento di dipendenti pubblici e la chiusura di migliaia di PMI, ovviamente, la cosa difficile è fare tutti i passi assieme in modo da arrivare al risultato e non fare danni troppo grandi (come in un trasloco, qualcosa andrà rotto per forza) nel passaggio. Non è né facile né rapido, ma credo sia urgente diventarne consapevoli e cominciare a discutere di come farlo.

  • http://picappacappa.blogspot.com/ kappa

    Se consideriamo il periodo 1978-2011 siamo i peggiori
    Se consideriamo il periodo 1995-2011 non siamo neanche nel grafico

    Deduzione: maledetti siano gli yuppies, i socialisti e gli anni 80

  • ro55ma

    No, no, @KAPPA, yuppies&socialisti hanno solo distribuito efficacemente, quello che tutto l’arcocostituzionale chiedeva per sè e per il popolo.
    Le quote relative ai singoli partiti-gruppi di potere distribuiti nel territorio sono: DC, PCI, e “briciole” abbondanti a tutti gli altri, capeggiati dal PSI.
    Il grafico 1995-2011 “sconta” qualcosa come più di 90.000 miliardi di vecchio conio passati dalle tasche degli italiani a quelle del Governo Amato, poi Ciampi e poi… Sai, eravamo capaci anche io e te, con lo spread a 140-150 e 90.000 miliardi di uscire dal grafico… ;)

  • uqbal

    Andreab

    Va bene ammettiamo che l’Economist abbia una sua agenda politica (saranno pure fatti suoi…).
    Adesso non ci muoviamo da qua finche’ non mi dici: quali dati sono sbagliati o manipolati, e dove si puo’ provare la mancanza di neutralita’ (qualunque cosa voglia dire).
    Se il mio peggiore nemico dice che sono un ladro di polli, e io ho rubato galline, non sono meno ladro solo perche’ il mio accusatore ce l’ha con me.

    Questi dati sono da rigettare solo perche’ sono dell’Economist? E’ una domanda importante: ha a che fare con la percezione della realta’.

  • pascuccio

    Questo grafico non significa assolutamente nulla se non viene affiancato ad un sull’andamento del prodotto interno lordo.

  • http://www.ilsensocritico.wordpress.com ilsensocritico

    @AndreaB
    non è difficile, lo capisce pure un pupo: parliamo tanto di spesa pubblica per superare la crisi e scopriamo che l’Italia sta nel guano di pterodattilo ben oltre il collo nonostante 34 anni consecutivi di deficit pubblico. Evidentemente, aumentare la spesa pubblica NON AIUTA necessariamente l’economia.

  • piti

    Se lo Stato avesse preteso il pagamento del dovuto, convitato di pietra di ogni discorso macroeconomico italiano fino a Equitalia, non sarebbero usciti più soldi dalle sue casse di quanti ne sono entrati.

  • Wilson

    @piti: se lo stato avesse pagato tutto il dovuto forse non ci sarebbe il problema del credito, invece siamo messi talmente male che lo stato non può permettersi neppure di bilanciare i debiti coi crediti.
    È comunque molto probabile che se avesse preteso il pagamento di tutto il dovuto ci sarebbe stata la vera marea di licenziamenti, visto che una parte consistente di italiani lavora in attività che sopravvivono solo grazie all’evasione che riescono a fare (come scritto prima, queste devono fallire e liberare risorse per chi invece sopravvive per capacità, ma farlo in un giorno è come licenziare d’un botto uno statale su due: fa più male che bene).
    Spero che non si fraintenda: l’evasione deve essere ridotta al minimo possibile al più presto, però non sarebbe comunque risolutivo (applicare le tasse teoriche al fatturato dell’evasione non porta ai risultati reali, perché le tasse abbassano il fatturato) e, purtroppo, con la nostra pessima organizzazione economica deve essere fatto progressivamente e contemporaneamente ad altre misure (come la riduzione di tasse e burocrazia) che creino posti di lavoro ad alta produttività per assorbire chi viene espulso dal mondo del lavoro nero.

  • http://blogghetto.org michelelan

    io non capisco come la sanità italiana sia, in termini di costi più economica, ad esempio, di quella francese o americana. Ci sono degli sprechi nella nostra sanità incredibili, ma i paesi europei, fanno peggio di noi. Mitici!

  • ellevu

    @WILSON: ti propongo di fondare un partito… meglio, un anti-partito, che va tanto di moda!

  • Wilson

    @ellevu: credo sarebbe più efficace una corrente in un partito esistente.