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I sardi hanno abolito 4 province
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I sardi hanno abolito 4 province

E fosse per loro abolirebbero anche le altre quattro: ma per ora toccherà solo alle più recenti, con un percorso che sembra piuttosto complicato

8 maggio 2012

La Sardegna dovrà abolire quattro delle sue otto province. Nell’apparentemente interminabile e ripetitivo dibattito sull’abolizione delle province, la giornata elettorale di lunedì ha mostrato finalmente un fatto nuovo: i sardi hanno votato per dimezzare le loro.
Domenica si sono svolti infatti ben dieci referendum sui costi della politica e sulla riduzione della spesa pubblica nella regione. Il quorum, fissato a un terzo del corpo elettorale, è stato superato di pochi punti percentuali (35,5 per cento), ma sufficienti per dichiarare valida la consultazione. Il raggiungimento del quorum non era dato per scontato perché pochi partiti avevano preso posizioni ufficiali sul referendum e, secondo gli stessi promotori, c’erano state poche occasioni per informare gli elettori sui contenuti dei quesiti.

In diversi casi i sì hanno superato il 90 per cento. I quesiti erano cinque di tipo abrogativo e cinque di tipo consultivo, promossi dal Movimento Referendario Sardo di cui fanno parte tra gli altri l’Italia dei Valori, La Base Sardegna e i Riformatori Sardi, legati a Mario Segni. L’approvazione dei referendum avrà importanti conseguenze per l’assetto organizzativo della Sardegna e, come raccontano sulla Nuova Sardegna, ci potrebbero essere diverse difficoltà nell’adeguare leggi e regolamenti ai principi sanciti con i quesiti referendari.

Abrogazione delle nuove province
Gli elettori sardi hanno approvato a larga maggioranza quattro referendum abrogativi per altrettante province. Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias dovranno essere quindi cancellate a pochi anni dalla loro travagliata istituzione, iniziata con una serie di leggi a partire dal 1997. Non è però ancora chiaro come le istituzioni potranno provvedere alla loro eliminazione, considerato che le quattro province hanno bilanci, patrimoni, competenze, dipendenti e contratti in corso. Eliminarle non sarà semplice e dovranno essere stabiliti anche i passaggi di competenze agli altri enti locali, ammesso che si trovi un accordo per convincerli a sobbarcarsi impegni e costi di cui si occupavano gli enti provinciali.

Le quattro province devono comunque essere liquidate e in regione viene ipotizzata la nomina di quattro commissari liquidatori, che potrebbero essere gli stessi presidenti delle province che dovranno essere abolite. A questi sarebbe affidato il compito di occuparsi dell’ordinaria amministrazione, stipendi dei dipendenti compresi, e di gestire la chiusura delle attività ancora in corso. I commissari potrebbero essere nominati direttamente dal presidente della giunta regionale attraverso un decreto, ma secondo altri giuristi sarà prima necessario un passaggio nel consiglio regionale, che avrà il compito di normare l’abolizione delle quattro province. I tempi in questo caso si allungherebbero, anche se il presidente della regione, Ugo Cappellacci (Popolo della Libertà) ha confermato di voler risolvere rapidamente la faccenda.

La provincia di Olbia-Tempio comprende 26 comuni e il 9,4 per cento della popolazione sarda, con una estensione del 14,1 per cento del territorio sardo. La provincia dell’Ogliastra di comuni ne ha 23 e comprende il 3,6 per cento della popolazione sarda e il 7,7 per cento del territorio della regione (è la provincia meno popolata d’Italia). La provincia del Medio Campidano ha un comprensorio di 28 comuni pari al 6,11 per cento della popolazione, con una estensione pari al 6,29 per cento della Sardegna. Infine, la provincia di Carbonia-Iglesias comprende 23 comuni e ha una estensione del 6,2 per cento della regione. Nel 2009 risultava essere la provincia più povera d’Italia.

Consultazione sulle province storiche
Il quinto quesito dei referendum non era di tipo abrogativo, ma di tipo consultivo. Ai cittadini sardi è stato chiesto se fossero favorevoli o meno all’abolizione delle cosiddette province storiche della regione, ovvero Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Quasi il 66 per cento dei votanti ha detto di essere favorevole alla loro abolizione. In questo caso il referendum è servito solamente per sentire il parere popolare, ma non ci sono particolari vincoli che obbligheranno le istituzioni della regione ad assumere provvedimenti per cancellare le quattro province storiche.

Statuto
Un altro referendum consultivo che ha ottenuto molti voti a favore, quasi il 97 per cento, è stato quello sulla riscrittura dello Statuto della regione. La proposta è che se ne occupi un’Assemblea costituente eletta direttamente dai cittadini della Sardegna. Anche in questo caso il referendum non è strettamente vincolante.

Presidente
Gli elettori sardi hanno anche votato a favore dell’elezione diretta del presidente della regione, “scelto attraverso elezioni primarie normate per legge”, con un altro referendum di tipo consultivo.

Consiglieri
Con un altro quesito referendario consultivo, i cittadini della Sardegna hanno detto di essere favorevoli alla riduzione dei componenti del Consiglio regionale. La nuova composizione non dovrebbe superare i cinquanta consiglieri. Un altro referendum ha poi abrogato un articolo di una legge regionale che stabilisce la competenza nella determinazione dei compensi dei consiglieri regionali e il tetto massimo per i loro compensi.

Consigli di amministrazione
Gli elettori sardi hanno infine votato a favore con un referendum consultivo per l’abolizione dei consigli di amministrazione delle agenzie e degli enti strumentali della regione.

foto di piermario

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  • maragines

    Scusate ma io non trovo sia poi così complicato abolire una provincia per di più istituita dal 1997.
    Basta ripristinare lo status quo ante con la “restituzione” delle competenze provinciali alle provincie e comuni pre-esistenti.
    *
    E i dipendenti vanno trasferiti e ripartiti tra le provincie pre-esistenti e i comuni che insistono sul territorio.
    E i contratti vanno sciolti, non rinnovati o trasferiti anch’essi.
    **
    Certo, non è una cosa che si organizza in una settimana, ma non è “complicato”…

  • maxvader

    BRAVI!!!!

  • fleetwood61

    non è complicato ma è la volontà che manca. Sardegna ti ammiro. ora tocca alle altre regioni sempre ammesso che abbiano gli attributi.

  • lorenzo72

    applausi!

  • wiz.loz

    @MARAGINES: concordo: è complicato solo se lo si vuole complicare per tirare a campare il più possibile. Altrimenti è relativamente banale.

  • hippo

    Ma non c’era anche il Movimento 5 stelle dietro ai referendum in Sardegna?

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Mi sembra un’ottima dimostrazione del fatto che molti enti pubblici e livelli amministrativi non servono affatto ai cittadini, ma solo alla politica per creare poltrone e potere. E che volendo si possono chiudere.

  • marialuisa

    Grazie per i complimenti. In realtà noi sardi abbiamo avuto l’opportunità di non farle neanche nascere quelle provincie, infatti prima della loro reale entrata in vigore fu istituito un altro referendum, che si proponeva di abrogare le varie leggi costitutive, soltanto che quel referendum fu abbinato a quello nazionale sulla procreazione assistita, boicottato dalla Chiesa, e quindi non raggiunse il quorum…erano altri tempi, non c’era facebook e votammo veramente in pochi.
    Comunque anche io non vedo la complicazione nel sciogliere le nuove provincie, per usare un detto da noi popolare “come le hai fatte le disfi”

  • mariof

    @Fleetwood61.
    Per le altre regioni il problema non è di attributi, ma di competenza.
    In Sardegna, in base allo statuto speciale la competenza sull’istituzione (e conseguentemente sull’abolizione) è regionale.
    Nelle altre regioni la competenza è statale.

  • plato

    buon per loro

  • robz

    Ci sono ricorsi e contro ricorsi, ma difficilmente passeranno. Le province ormai sono andate, ci metteranno 10 anni a cancellarle pezzo a pezzo, ma sono andate.
    @Hippo: i 5 stelle da noi non esistono. O meglio, ci sono i lettori del blog di Grillo ma non i 5 stelle. Non ci sono loro candidati in giro (abito in uno dei paesi dove si vota… si anche da noi si vota per le amministrative ma tra un mese, perché? Abbiamo una classe politica geniale che fa scelte geniali, come quella di non accorpare referendum e amministrative). Almeno in zona Cagliari non si vedono in giro in nessun modo, neanche su facebook. Poi non so dalle altre parti come funziona. Non mi stupirebbe ci fossero, in un paese sperduto del nord Sardegna c’è pure un candidato della Lega…

  • LAzy

    A dir la verità, io non vedo un risparmio nell’abolire le province senza licenziare i dipendenti (e mi riferisco ai dipendenti essenziali all’istituzione, inclusi i consiglieri, non agli insegnanti delle scuole materne provinciali, per esempio, se esistono). E non vedo come l’essere assorbiti da altre province possa migliorare l’efficienza delle province stesse. Non ci potrebbe essere qualche altra soluzione impiegatizia che non preveda l’inserimento in un posto pubblico? Non vorrei che venissero licenziati tout court, ma che ai posti di lavoro creati per loro potessero accedere anche altri disoccupati che lo meritano. In fondo, quando si chiude una azienda non si chiede alle aziende vicine di farsi carico dei lavoratori in esubero. Mi sembrerebbe l’ennesimo regalo a chi lavora per un ente pubblico rispetto a chi è impiegato nel privato.

  • robz

    Da quello che si dice qui nell’isola il problema è innanzitutto negli enti e nelle aziende partecipate dalle province abolite, i debiti, gli investimenti e i progetti in cui le Province erano coinvolte. Poi vengono i dipendenti, questi potrebbero essere effettivamente assorbiti dalle vecchie province dalle quali erano state scorporate oppure presi in carico da comuni e regione (la Regione Sardegna, esclusi i dipendenti del Consiglio regionale che non sono cmq centinaia, ha circa 5000 dipendenti, un terzo son forestali – da noi le guardie forestali son regionali e non nazionali). Non credo che i dipendenti di queste provincie siano migliaia, penso che i vari enti possano ammortizzare il loro inserimento.
    Inoltre a rigor di logica è giusto cosi: si presume che quei dipendenti siano legati a delle competenze, queste passeranno ad altri enti\istituzioni, non sarebbe male che i dipendenti seguissero la propria competenza.
    Infine una cosa, bisogna tener conto che ormai anche nel pubblico si abusa di contratti da precari e non pochi tra i dipendenti semplicemente non si vedranno rinnovare il contratto.