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Le colonie spaziali della NASA

Le spettacolari elaborazioni grafiche che l'ente commissionò negli anni Settanta per illustrare i suoi progetti di città in orbita

30 aprile 2012

Dopo aver sorvolato i grattacieli di Manhattan, venerdì scorso lo Shuttle Enterprise è atterrato all’aeroporto JFK di New York su un Boeing 747 modificato, segnando una delle ultime appendici del programma spaziale degli Shuttle avviato dalla NASA verso la fine degli anni Sessanta e terminato lo scorso anno con l’ultima missione in orbita dell’Atlantis. L’ente spaziale ora è al lavoro per progettare il suo prossimo sistema di trasporto spaziale, mentre alcune società private stanno sperimentando le loro navicelle per raggiungere lo spazio. La NASA ha molti piani per il proprio futuro, ma le risorse economiche sono limitate e stanno condizionando lo sviluppo dei progetti. È un momento delicato e sembrano lontani i tempi in cui si immaginava di poter costruire enormi basi orbitali per ospitare decine di migliaia di esseri umani.

Negli anni Settanta, mentre i tecnici e gli ingegneri si davano da fare per studiare un sistema di trasporto riutilizzabile come lo Shuttle, i progettisti del NASA Ames, il principale centro di ricerca dell’ente spaziale, commissionarono la realizzazione di diverse elaborazioni grafiche per illustrare le loro idee su una futura colonizzazione dello spazio. Ipotizzarono che la soluzione migliore fosse la costruzione di basi orbitali e non planetarie o su satelliti naturali come la Luna. Le basi in orbita intorno alla Terra, in grado di ospitare fino a diecimila persone, avrebbero consentito rifornimenti più rapidi, una grande produzione di energia grazie ai pannelli solari e si sarebbero rivelate più pratiche ed economiche da costruire.

I progettisti che si occuparono del progetto per il NASA Ames immaginarono negli anni Settanta che una prima colonia orbitale sarebbe stata costruita entro 25 – 50 anni. Realizzata la prima unità, sarebbe stato poi più semplice costruire le basi orbitali successive. A oggi l’unica struttura che consente di vivere per lungo tempo in orbita è la Stazione Spaziale Internazionale, dove vivono e lavorano astronauti delle principali agenzie spaziali di tutto il mondo. L’aspetto della Stazione è tuttavia molto diverso da quello delle immaginifiche rappresentazioni grafiche commissionate dalla NASA negli anni Settanta.

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  • kalle

    Spettacolari!

  • http://www.avvinare.it/ maxcochetti

    Il mitico Tomino, creatore di Gundam
    http://it.wikipedia.org/wiki/Mobile_Suit_Gundam
    fece largo uso degli studi della Nasa, tanto che la guerra raccontata inizia dopo che una delle colonie orbitante cade sulla terra.

  • janalexander

    La terzultima immagine è praticamente Rama di Arthur C. Clarke.

  • pendolare

    dovrebbero ambientarci un romanzo… un giallo

  • pendolare

    qualcuno hai mai mandato nello spazio un formicaio?

  • mattcav

     
    Ma sono i cilindri di O’neill!
     
    Il progetto di riferimento di O’Neill, Island Three (“Isola Tre”) consisteva di due cilindri in controrotazione, lunghi 30 km e con un raggio di 3 km. La superficie interna di ogni cilindro era divisa in sei strisce di area uguale che correvano lungo la lunghezza del cilindro, tre erano “finestre”, tre erano “terra”. Inoltre un anello agricolo esterno, come mostrato nella figura a destra del raggio di 15 km ruotava a velocità diverse per potervi praticare l’agricoltura. Il blocco industriale era localizzato nel centro (dietro il disco satellitare) per poter sfruttare la gravità ridotta nei processi produttivi.
     
    http://it.wikipedia.org/wiki/Cilindro_di_O%27Neill

  • mrvigorous

    Spettacolari le foto.

  • http://www.camilorocca.net Bradipo

    @pendolare: William Gibson ambienta in una colonia orbitante (chiaramente ispirata dalle immagini della NASA) parte del Neuromante.

  • giovannim

    Ma alla fine qual’è l’EROEI di tutta la faccenda?
    Del trasportare ad almeno 300 km di quota qualche centinaio di milioni di tonnellate di materiale, voglio dire.
    Ci hai voglia di PayLoad dell’era post-Shuttle…
    E il flusso solare è appena il 35% superiore a quello di quota mare a Nairobi. Ma con orbite basse per metà del tempo sei in ombra.
    Come fiction, è affascinante, nulla da obiettare.

  • superd

    x giovannim: Mack Reynolds uno scrittore di SF negli anni ’70 scrisse una serie di romanzi ambientati in colonie spaziali chiaramente ispirate a quelle nasa (la serie Lagrange Five Community) in cui le isole erano costruite da organizzazioni private che volevano costruire un mondo in cui sviluppare un proprio modo di vivere diverso ed alternativo da quello consentito o approvato sulla terra

  • http://radiofreemouth.blogspot.com/ speakermuto

    @Bradipo: a me fanno ricordare “La matrice spezzata” di Sterling.