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La protesta degli studenti in Québec
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La protesta degli studenti in Québec

Da oltre due mesi decine di migliaia di giovani canadesi manifestano contro l'aumento delle tasse universitarie: giovedì scorso ci sono stati 85 arresti

28 aprile 2012

Da quasi tre mesi, decine di migliaia di studenti universitari canadesi stanno protestando contro il governo del Québec, in Canada. Il motivo è l’aumento delle tasse delle università pubbliche, che, a causa dei debiti sempre più alti del Québec (quest’anno si arriverà a quota 2,4 miliardi di dollari), dovrebbero crescere del 75 per cento nei prossimi 5 anni. Dunque, se oggi in media si pagano circa 2.200 dollari all’anno di retta universitaria in Québec, tra cinque anni gli studenti dovranno pagare, secondo i programmi del governo, circa 3.800 dollari all’anno. Le nuove rette sarebbero dunque superiori a quelle delle università di molti paesi europei ma comunque inferiori a quelle di province vicine del Canada e soprattutto degli Stati Uniti. Per esempio, gli studenti dell’Ontario, che confina con il Québec, in media pagano almeno 6.600 dollari l’anno di retta universitaria.

Gli studenti del Québec non ci stanno e da 80 giorni circa 160mila universitari (su 400mila totali) protestano a fasi alterne in strada e boicottano i corsi universitari, creando grossi disagi alle lezioni. Giovedì scorso, dopo che i negoziati tra governo e rappresentanti degli studenti si erano interrotti senza giungere a un accordo, c’è stata un’altra grande manifestazione a Montreal. Almeno 10mila studenti sono scesi in strada, alcuni di loro si sono scontrati con la polizia e hanno infranto le vetrine di alcuni negozi: almeno 85 studenti sono stati arrestati, mentre la polizia ha usato contro i manifestanti manganelli e spray urticante.

Le autorità del Québec pensavano che la protesta potesse scemare in questo periodo per due motivi: di questo passo, tra assenze e proteste, molti studenti potrebbero perdere l’anno, e soprattutto il governo, alla luce delle grandi manifestazioni, ha provato a scendere a un compromesso. Sinora, però, i negoziati non sono andati a buon fine. Ieri Jean Charest, premier del Québec, ha fatto un’ulteriore proposta agli studenti, che però non si discosta troppo dalle precedenti. Charest vuole dilazionare gli aumenti previsti delle rette da 5 a 7 anni, aumentandoli però allo stesso tempo da 1.625 a 1.785 dollari complessivi. Dunque, gli studenti non pagherebbero 325 dollari in più all’anno ma 255. Oltre a questo, Charest ha offerto anche 39 milioni di dollari in più in borse di studio e prestiti agevolati agli studenti.

Le associazioni studentesche hanno detto che valuteranno queste nuove proposte, ma molte si sono già dette molto scettiche. Gli studenti del Québec sono piuttosto intransigenti anche perché le quote spesso basse delle tasse universitarie sono strettamente legate alla storia della provincia canadese e soprattutto alla “Quiet Revolution” degli anni Sessanta, quando ci fu un grande processo di secolarizzazione nel Québec, unito alla creazione dello Stato Sociale e alla gestione di istruzione e sanità da parte dello Stato (prima erano affidati alla Chiesa cattolica). In quegli anni, le rette universitarie vennero congelate, almeno fino agli anni Novanta, e comunque nel corso degli anni sono rimaste molto basse rispetto ad altre province canadesi.

foto: ROGERIO BARBOSA/AFP/Getty Images

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  • http://www2.sa.unibo.it/dottorandi/luca.pareschi/ malaussene

    In realtà la protesta è diventata più forte – ed il clima più teso – perché il governo ha a lungo mantenuto un atteggiamento di completa indifferenza verso la protesta degli studenti. Questo ha portato il sindacato degli oppositori a schierarsi a favore della possibilità della protesta. Senza appoggiare esplicitamente la protesta, il sindacato dei professori appoggia la liceità della stessa, ed il fatto che il governo debba ascoltare gli studenti e trattare con loro.

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=dtxaVncY1oM

    Oltre alla protesta degli studenti verso il provvedimento del governo, c’è quindi un secondo livello di protesta, che coinvolge fasce sociali ben più ampie, e che riguarda il modo in cui il governo ha evitato di instaurare un dialogo democratico con le tre associazioni studentesche, usando al contrario una violenza da molti ritenuta eccessiva. Qui sotto, ad esempio, una lettera di una delle madri degli studenti in protesta.

    http://www.ledevoir.com/politique/quebec/348119/nous-meres-indignees

    L’idea di base è che si biasima il governo per aver usato eccessiva forza, proditoriamente giustificata attraverso il tentativo di dipingere la protesta come violenta.

    Il tentativo, da parte del governo, di strumentalizzare la protesta a fini elettorali è stigmatizzato da un’area ben più ampia di quella studentesca:

    http://www.cyberpresse.ca/debats/le-cercle-la-presse/actualites/201204/26/48-175-greve-etudiante-le-degout.php

    nota: gli studenti in lotta sono chiamati “rossi” non per motivo politici, non li si sta chiamando comunisti o socialisti. Semplicemente, il simbolo della protesta, portato sotto forma di spillette sugli abiti, o anche appeso agli alberi come gemme in fiore, è un quadratino rosso.