Lo “scudo fiscale” in Germania

Un nuovo accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali dall'estero fa litigare il governo e l'opposizione e fa discutere su cosa fare con gli evasori

Il 13 aprile la Germania ha firmato una revisione del protocollo sull’evasione fiscale con la Svizzera, che era stato firmato lo scorso settembre. L’accordo prevede che i tedeschi che hanno conti non dichiarati in Svizzera possono rimettersi in regola col fisco pagando una somma limitata – compresa tra il 21 al 41 per cento del valore dei loro conti – senza incontrare sanzioni penali e mantenendo l’anonimato. L’accordo ha insomma un meccanismo che somiglia genericamente a quello che in Italia conosciamo come “scudo fiscale”, con la differenza significativa della somma da pagare il fisco, che in Italia era fissata al 5 per cento.

Per garantire l’anonimato dell’evasore, la banca svizzera si limiterà a inviare una ricevuta al cliente e poi trasferirà la somma al Tesoro tedesco. Se in futuro l’evasore verrà sottoposto a un controllo del fisco dovrà semplicemente mostrare la conferma della banca. L’accordo prevede anche una tassazione sulle future rendite dei capitali tedeschi nelle banche svizzere che verranno trasferiti alla Germania. Entrerà in vigore nel 2013 ma prima dovrà venire approvato dal Senato federale tedesco e superare l’opposizione del centro-sinistra, che si è detto contrario.

Secondo il ministro delle finanze tedesco Wofgang Schäuble, nel 2013 l’accordo farà entrare in Germania circa dieci miliardi di euro. Schäuble ha detto che si tratta di una decisione pragmatica e ha sottolineato che il condono è soltanto un lato dell’intesa: «Abbiamo una soluzione per il futuro: i depositi dei contribuenti tedeschi nelle banche svizzere verranno trattati come lo sarebbero nelle banche tedesche», ha spiegato.  L’accordo però ha provocato molte critiche nell’opinione pubblica. L’opposizione ha detto che si opporrà in Parlamento, nonostante l’accordo originario sia stato rafforzato e l’aliquota sia stata aumentata: inizialmente infatti era compresa fra il 19 e il 34 per cento. Secondo il leader del Partito socialdemocratico (SPD), Sigmar Gabriel, l’accordo è uno «schiaffo ai cittadini onesti. È incoerente che le autorità fiscali tedesche controllino ogni ricevuta e impongano alte multe per il minimo errore mentre saranno presto molto lasche con i milionari che hanno parcheggiato illegalmente le loro ricchezze in Svizzera».

Altri criticano soprattutto la somma che dovranno versare gli evasori per mettersi in pari con la giustizia, e chiedono che sia portata obbligatoriamente al 45 per cento. Lo Spiegel ha calcolato che un ipotetico evasore che abbia spostato illegalmente 1,2 milioni di euro in Svizzera dieci anni fa, grazie agli interessi, ora ha più di 1,6 milioni di euro sul suo conto. Esentasse, fin qui. Con il nuovo accordò dovrà pagare solo il 21 per cento per pulire i suoi soldi, poco più di 330 mila euro. Se invece avesse regolarmente dichiarato la somma allo stato tedesco, avrebbe dovuto pagare tasse per 770 mila euro.

La percentuale da pagare viene calcolata caso per caso secondo molti fattori, tra cui la somma evasa e la frequenza dell’evasione. Secondo gli esperti, gli evasori che pagheranno l’aliquota massima – pari al 41 per cento – sono quelli i cui fondi sono cresciuti più di cento volte nel giro di dieci anni. Circa l’80 per cento degli evasori se la caverà pagando la percentuale minima del 21 per cento.

Wolfgang Joecks, esperto di legislazione fiscale a Greifswald, sostiene che l’accordo è incostituzionale perché favorisce esageratamente gli evasori rispetto ai cittadini onesti. Nel 1991 la Corte costituzionale federale tedesca ha stabilito che è possibile garantire immunità e indennità fiscale agli evasori che vogliono regolarizzare la loro posizione, a patto che rinuncino all’anonimato. L’accordo con la Svizzera non lo richiede e quindi teoricamente qualsiasi contribuente potrebbe portare la questione davanti alla Corte costituzionale tedesca. Un altro aspetto contestato è il limite imposto dall’accordo al numero di inchieste che il fisco tedesco può presentare all’amministrazione fiscale svizzera sui conti di cittadini tedeschi: saranno solo 1.300 in due anni.

Anche i più critici comunque si rendono conto che è necessario fare qualcosa per limitare l’evasione fiscale e recuperare almeno parte del denaro sottratto al fisco, soprattutto in tempi di crisi finanziaria. La quantità di denaro depositata dai tedeschi in conti off-shore svizzeri non è chiara, ma secondo gli esperti si aggira tra i 130 e i 180 miliardi di euro. Secondo lo Spiegel la migliore soluzione al problema sarebbe per prima cosa proibire ai tedeschi di investire i loro soldi in modo anonimo in Svizzera. Questo implicherebbe uno scambio di informazioni che avviene di norma tra le banche dei Paesi europei, a cui la Svizzera però si oppone fermamente.

Foto: La bandiera in cima all’ambasciata svizzera a Berlino e sullo sfondo il Reichstag, sede del parlamento tedesco (AP Photo/Markus Schreiber)

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