L’asta di oggi dei titoli spagnoli è andata particolarmente male

I tassi di interesse sono cresciuti, lo spread pure e molti altri dati economici non sono affatto confortanti

Oggi la Spagna ha collocato titoli di Stato per 2,59 miliardi di euro. La cifra è appena superiore al limite minimo che il Tesoro spagnolo si era prefissato, 2,5 miliardi. Secondo molti osservatori, quanto accaduto dimostra la scarsa fiducia degli investitori nella ripresa economica della Spagna.

I tassi di interesse sulle nuove obbligazioni, inoltre, sono decisamente saliti rispetto al passato con punte fino al 28 per cento in più rispetto all’asta precedente: sui bond a 3 anni i tassi sono saliti al 2,89 per cento (contro il 2,44 per cento dell’asta precedente), su quelli a 4 anni sono saliti al 4,32 per cento (dal 3,38 per cento), mentre sui bond a 8 anni i tassi ora sono al 5,33 (prima erano al 5,15). L’asta ha avuto immediate ripercussioni: a metà giornata lo spread, ossia il differenziale di rendimento tra le obbligazioni “bonos” spagnole a 10 anni e i bund tedeschi, è salito a 380 punti, dopo che negli ultimi giorni era sceso intorno ai 350.

La notizia è arrivata dopo una nuova manovra finanziaria dal valore di circa 27 miliardi di euro, approvata la settimana scorsa dal governo spagnolo, e l’ottavo sciopero generale organizzato dai sindacati dalla fine del franchismo. Il governo del nuovo premier conservatore Mariano Rajoy ha approvato in cento giorni tagli per ben 42,3 miliardi di euro, allo scopo di raggiungere nel 2013 un obiettivo cruciale per l’Europa, cioè il rapporto deficit/PIL al 3 per cento. Il rapporto deficit/PIL della Spagna nel 2011 è salito all’8,5 per cento, superando le stime che lo davano precedentemente al 6 per cento. Dopo molte polemiche, Rajoy si è impegnato con l’Europa a farlo scendere al 5,3 per cento nel 2012. Solo l’ultima manovra approvata la settimana scorsa dovrebbe far calare il deficit in Spagna di 2,5 punti percentuali. Ma allo stesso tempo già si stima che il debito pubblico spagnolo salirà di circa 10 punti percentuali nel 2012 (nel 2011 era al 68.5 per cento). Nel frattempo, il governo Rajoy ha approvato anche una riforma del lavoro radicale e contestata dai sindacati e dalla sinistra.

Fonte: Wall Street Journal

Insieme a Grecia e Portogallo, la Spagna viene considerata tra i paesi con i conti più a rischio dell’eurozona. I motivi sono diversi. Innanzitutto la disoccupazione, arrivata a livelli record e oramai insostenibili: il 23,6 per cento della forza lavoro e il 50 per cento dei giovani non ha un impiego. La Spagna, inoltre, è in forte decrescita: si stima che nel 2012 il suo Prodotto Interno Lordo (PIL) scenderà dell’1,7 per cento.

Il governo spagnolo ha anche il problema delle forti autonomie locali, responsabili di un terzo delle spese del paese e spesso restie a tagliare la spesa. Molti di questi enti locali sono fortemente indebitati: per loro il governo spagnolo ha recentemente attivato nuove linee di credito.

nella foto, il premier spagnolo Mariano Rajoy (JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

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