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Una settimana nel futuro

di Luca Sofri

L'eccitazione politico-mediatica di questi giorni con Monti in Asia è la risposta più chiara alla domanda "cosa ci aspetta dopo?": il prima

Quelli che si chiedono cosa succederà alla politica italiana quando si esaurirà il periodo dell’amministrazione Monti possono trovare una facile risposta osservando quel che è avvenuto in questa settimana esemplare in cui Monti si è spostato in Asia, mettendo alla prova il contesto politico-mediatico su come comportarsi in sua assenza.

Mario Monti è partito per il suo viaggio domenica. Lunedì è stato un giorno di totale spaesamento per i quotidiani, che ha paradossalmente generato scelte e attenzioni varie, più accurate, nel decidere le notizie e i titoli di prima pagina. Diversamente dal consueto, ogni quotidiano mostrava sue diverse gerarchie e priorità di notizie: la liberazione di un italiano in India, un’intervista a un ministro, l’aumento dell’IRPEF, la morte di Antonio Tabucchi, tra le altre.

Ma già martedì, dopo 48 ore di vertiginosa sospensione di iniziative del governo spiegabili, tutti i quotidiani maggiori hanno dato grandi spazi a dichiarazioni di Mario Monti pronunciate a Seul, che alludevano a una sua insoddisfazione per il giudizio degli italiani e a una tentazione di sottrarsi al suo compito. Seguivano editoriali severi, reazioni richieste a esponenti dei partiti, retroscena sulle ragioni di una simile iniziativa di Monti, e ipotesi sugli scenari possibili, elezioni anticipate comprese. Tutto a partire da interpretazioni di quelle parole assai sommarie, fuorvianti e strumentali.

Mercoledì, per fortuna, i leader politici italiani si erano inventati una cosa, un’”intesa” sulle riforme. Ancora molto generica e lontana dalla concretezza, oltre che assai insoddisfacente rispetto alle aspettative, ma bastante a costruirci intorno un gran giro di interpretazioni, valutazioni, reazioni, ipotesi, polemiche, retroscena e scenari. Della durata di 24 ore, e che saranno smontate e contraddette alla prossima tappa della discussione sulle suddette riforme. Come sovrappiù, una telefonata di Cicchitto a Monti che gli aveva fatto perdere l’intervento di Obama (il Corriere della Sera era forse l’unico che dava più spazio al contenuto e al significato di quella telefonata rispetto alla sua risibile conseguenza immediata).

Perché già mercoledì mattina, pronte per le prime pagine dell’indomani, arrivavano stavolta da Tokyo nuove frasi consegnate da Monti ai cronisti. In cui, avendo verificato che due giorni prima i giornali avevano trasformato le sue diffidenze per i partiti in diffidenze per gli italiani, Monti spiegava che le sue diffidenze sono invece proprio per i partiti e degli italiani si fida e pensa che loro si fidino di lui. Ovvero, badate bene, il contrario di quello che aveva riempito pagine e pagine 48 ore prima. Ma questo non ha importanza: e giovedì (ma già ieri su siti e tg) altre pagine e pagine su Monti che attacca i partiti, e su Bersani che reagisce e si arrabbia, e via reazioni, interpretazioni, retroscena, ipotesi e scenari. Tutto quanto, se avete notato, intorno a questa sensazionale considerazione di Monti: gli italiani sono delusi dai partiti, e sarà meglio che i partiti se ne rendano conto.

In mezzo a tutta questa produzione di pensiero intorno a sei frasi di Monti di totale ovvietà – pronunciate, come segnala Stefano Menichini, per pochi secondi mentre intanto il capo del governo si impegnava su scale e questioni internazionali di tutt’altro rilievo – i mezzi di comunicazione trovavano infine anche lo spazio per dei commenti severi sugli eccessi verbali della politica in generale, e su quelli del governo.

Ma la complicità media-politica nella costruzione di questo sistema è totale ed è apparentemente un “win-win”, come dicono gli americani. I politici vengono richiesti continuamente di opinioni che, raccolte, soddisfano la loro vanità e desiderio di affermazione di sé, e li illudono che questo diventi capitale elettorale; i giornali fanno la spesa di virgolettati a buon mercato da montare con toni sensazionalistici e polemici intorno a cui costruire emergenze continue e percezioni illusorie di vivacità dentro al cadavere che è la politica pubblica italiana, e conservare lettori o spettatori (cosa succede quando la politica torna nella norma, in termini di vendite e ascolti, lo raccontano le crisi degli scorsi mesi di “sobrietà” montiana). Ma il “win-win” è un’illusione, ché intanto le persone si stufano degli uni e degli altri, come dice ogni rilevazione: e alla lunga – non tanto lunga – questa sbornia quotidiana chiede il conto.

Monti torna lunedì: lasciamo finire questa settimana. Poi segniamoci tutte le cose dette e lo spazio che abbiamo dato loro (“elezioni a ottobre” comprese) e quando ci rifaremo la domanda “come sarà la politica dopo il governo Monti” avremo la risposta. Sarà come prima, e forse ci faceva meno schifo di quanto andavamo dicendo.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse