Pechino, Cina

La Siria accetta il piano di Kofi Annan

I sei punti dell'accordo raggiunto oggi con Assad e perché stavolta Cina e Russia hanno detto di sì alla comunità internazionale

Oggi l’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba in Siria, Kofi Annan, ha annunciato che il regime ha accettato il piano di pace di sei punti proposto dalla comunità internazionale. Si tratta di un annuncio importante ma da prendere con molta cautela, perché già in passato la Siria non aveva rispettato altri accordi del genere. Annan ha annunciato l’accordo dopo essersi recato a Pechino per incontrare il premier cinese Wen Jiabao e discutere della situazione siriana. Ieri Annan aveva fatto lo stesso con la Russia, recandosi a Mosca per convincere il governo russo a rinunciare alle proprie resistenze e appoggiare il piano di pace che è composto sostanzialmente da sei punti.

1. Necessità di avviare un processo politico che ascolti le richieste e le preoccupazioni di tutto il popolo siriano.

2. Supervisione delle Nazioni Unite affinché cessi la violenza armata in tutte le sue forme, da parte di tutte le fazioni, per proteggere i civili. In particolare:
a) il governo siriano deve rinunciare all’uso dell’esercito e di armi pesanti nei centri abitati, dai quali deve iniziare a ritirare le proprie truppe.
b) anche l’opposizione dovrà rinunciare a ogni azione contro le autorità siriane e le forze di sicurezza.

3. Tutte le parti devono assicurare e non ostacolare l’assistenza umanitaria dovunque avvengano scontri.

4. Le autorità siriane dovranno velocizzare il rilascio dei prigionieri politici.

5. Le autorità siriane devono assicurare libertà di movimento ai giornalisti nel paese.

6. Le autorità siriane devono rispettare la libertà di associazione e lo svolgimento di manifestazioni pacifiche.

La novità del piano di pace di Annan, che già si era recato in missione in Siria all’inizio di marzo senza ottenere alcun risultato di rilievo, è che stavolta Cina e Russia hanno accettato una soluzione condivisa con la comunità internazionale, a differenza di quanto accaduto con la risoluzione all’ONU dello scorso febbraio che aveva generato aspre polemiche. Le ragioni di questo cambiamento di rotta sono molto semplici: a differenza della risoluzione dell’ONU, il piano di Annan non implica le dimissioni di Assad (Annan lo ha auspicato lunedì a Mosca, ma solo a parole) e prevede esplicitamente il “cessate il fuoco” anche per l’opposizione e i ribelli, richiesta che in passato Cina e Russia avevano già avanzato con insistenza.

Nonostante l’annuncio del piano di pace, tuttavia, anche oggi in Siria è stata una giornata molto violenta, caratterizzata da scontri e uccisioni. Secondo alcuni attivisti sono morte almeno 36 persone. Stando all’inviato dell’ONU per il Medio Oriente, Robert Serry, ormai sono 9mila i civili uccisi dallo scorso marzo. Oggi, l’esercito siriano, a quanto dice la Reuters, ha invaso per qualche centinaia di metri il nord del Libano per perseguire decine di oppositori siriani e distruggere alcuni edifici. A un certo punto, poi, sarebbe intervenuto l’esercito libanese per proteggere centinaia di profughi siriani accampati oltre il confine. Gli oppositori e i soldati disertori dell’Esercito della Siria Libera sembrano da giorni oramai in ritirata e mal equipaggiati, tanto che oggi Assad si è addirittura presentato nel quartiere di Baba Amr di Homs, quello a maggioranza sunnita (Assad è alawita, una setta sciita) assediato recentemente dal suo esercito, per incontrare la popolazione e dando così una chiara dimostrazione di forza ai ribelli e alla comunità internazionale.

nella foto: Kofi Annan con il premier cinese Wen Jiabao (AP/Lintao Zhang, Pool)