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La crisi di Schlecker
— Economia

La crisi di Schlecker

La catena di drogherie si è dichiarata insolvente e ha minacciato 11mila licenziamenti, ma le regioni tedesche stanno cercando di salvarla

22 marzo 2012

Il gruppo Schlecker è la più grande catena di drugstore della Germania e ha diversi negozi anche in Italia, soprattutto al nord. L’azienda è in grave crisi finanziaria e potrebbe presto fallire. Oggi è un giorno decisivo: i rappresentanti dei vari Länder – i singoli stati federali tedeschi – si incontrano a Berlino per definire un piano comune che possa salvare Schlecker e limitare al massimo i danni della ristrutturazione aziendale che hanno in mente i vertici aziendali. Il 23 gennaio scorso Schlecker aveva dichiarato lo stato di insolvenza per mancanza di liquidità, ma aveva assicurato allo stesso tempo che non avrebbe interrotto, almeno nelle prime settimane, l’attività dell’azienda.

Il piano dei Länder prevede una partecipazione comune per un prestito a Schlecker di circa 71 milioni di euro. Il governo centrale federale ha già negato il suo contributo. A fornire il denaro sarebbe il gruppo bancario KFW (Kreditanstalt für Wiederaufbau), l’istituto di finanziamento pubblico tedesco controllato dallo Stato: sarebbe, di fatto, una sorta di salvataggio pubblico, anche se a livello parziale e organizzato da alcuni governi locali. In questo modo si salverebbero almeno 11mila dipendenti che altrimenti verrebbero licenziati già alla fine di marzo (la lista è già stata redatta dall’azienda). Il governatore del Saarbrücken, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha detto ieri chiaramente che se non si salveranno questi 11mila posti di lavoro potrebbero essere a rischio anche altri 14mila dipendenti tedeschi.

Secondo il piano di Schlecker, per risanare i conti l’azienda dovrebbe chiudere circa 2mila punti vendita e dunque licenziare 12mila dipendenti, pari a circa la metà della forza lavoro di Schlecker in Germania. La crisi di Schlecker si deve alla scarsa capacità dell’azienda di reggere il confronto con la concorrenza di nuovi negozi, soprattutto in termini di prezzi. In questo piano di ristrutturazione, che dovrebbe coinvolgere solo punti vendita e dipendenti tedeschi (non quelli stranieri e nemmeno i punti vendita italiani), è incluso il rinnovamento di prodotti e vendita al dettaglio per riportare la società in attivo entro marzo.

In Germania i dipendenti di Schlecker sono circa 30mila, mentre sono 17mila quelli negli altri tremila negozi Schlecker nel resto d’Europa, tra cui Germania, Austria, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Ungheria, Polonia, Francia, Spagna e Italia. Solo nel 2010 Schlecker ha visto scendere le entrate di 650 milioni di euro rispetto all’anno precedente. La famiglia Schlecker ha ricevuto spesso critiche dalla stampa tedesca perché accusata di fornire ai suoi lavoratori condizioni di lavoro al limite del sostenibile, contratti precari, paghe basse e pressioni psicologiche molto forti.

Foto: Rolf K. Wegst/dapd

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  • maxvader

    Mmm, ma non sarebbero aiuti di Stato, contrari alle normative europee???
    Solo noi non possiamo?

  • giaime

    Ma loro sono tedeschi, loro possono…

  • gednet

    da consumatore: nella mia città c’è, in uno dei quartieri col più alto costo/mq, e non ci trovo niente di interessante: è impossibile parcheggiare e non vende niente che non si trovi all’auchan a prezzo più basso.

  • pifo

    Il KFW emette dei veri e propri finanziamenti agevolati, subordinati pero´ a dei piani di rientro molto precisi e alla presentazione di piani industriali di salvataggio molto rigidi. Quando “entra” in gioco il KFW in genere la vecchia dirigenza deve accettare tutte le condizioni e farsi poi da parte.
    Famoso fu il caso della Qimonda, l´azienda di microelettronica che non avendo accettato il piano di aiuti e ristrutturazione del governo Sassone, fu lasciata fallire inesorabilmente. Aiuti di stato quindi ma da restituire e da ottenere a condizioni molto precise.