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Oggi sono le idi di marzo
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Oggi sono le idi di marzo

Storia e significato della data di oggi secondo il calendario romano: se vi chiamate Cesare e siete tiranni, occhio a uscire di casa

15 marzo 2012

Le idi di marzo sono una data dell’antico calendario romano, diventata celebre perché fu quella in cui, nel 44 a.C., venne ucciso Giulio Cesare. Molti dipinti e opere d’arte hanno fatto riferimento alle idi di marzo nel titolo o come momento chiave della narrazione, dal Giulio Cesare di Shakespeare alla poesia Idi di marzo del poeta greco Costantino Kavafis (e a un film del 2011 diretto da George Clooney).

“Idi”, idus in latino (femminile plurale, della quarta declinazione), era il nome con cui venivano indicati i giorni più o meno a metà di ciascun mese del calendario romano. I giorni del mese, infatti, non erano numerati progressivamente dal primo all’ultimo come oggi, ma erano chiamati in base a una serie di date fisse: il primo giorno del mese erano le calende (calendae), poi veniva “il giorno dopo le calende”, e poi si iniziavano a contare i giorni che mancavano prima delle altre due festività mensili: le none e le idi. Queste due festività cadevano il quinto e il tredicesimo giorno dei mesi di gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre, mentre cadevano il settimo e il quindicesimo in marzo, maggio, luglio e ottobre.

Calende, none e idi erano in origine legate al ciclo lunare e indicavano rispettivamente la luna nuova, il primo quarto e la luna piena: ma con il tempo e le diverse riforme del calendario che si succedettero in età romana, il calendario diventò invece solare e il rapporto con le fasi lunari si perse completamente. L’ultima grande riforma del calendario venne fatta proprio da Giulio Cesare e entrò in vigore nel 45 a.C., con alcuni aggiustamenti fatti dal suo successore Ottaviano Augusto. Questo calendario, detto giuliano, era di 365 giorni e prevedeva gli anni bisestili: fu preciso a sufficienza da diffondersi in tutto l’Occidente anche dopo la caduta dell’impero, e venne sostituito solo nel 1582 con una riforma del papa Gregorio XIII (il calendario gregoriano che usiamo ancora oggi).

L’anno dopo l’introduzione del calendario, Giulio Cesare venne ucciso da una congiura organizzata da una serie di personalità legate al Senato di Roma, tra cui i celebri Bruto (Marco Giunio Bruto) e Cassio (Gaio Cassio Longino), e assassinato con diverse pugnalate mentre si trovava nel Teatro di Pompeo. Venne ucciso perché nel corso degli anni era diventato sempre più potente, concentrando su di sè diverse cariche e minacciando l’autorità e il potere del Senato.

La sua morte diventò uno degli episodi più celebri dell’antichità romana, interpretata in molti modi nei secoli successivi e nel Quattrocento italiano, ad esempio, fu l’oggetto di un dibattito culturale. Per alcuni divenne il simbolo della giusta uccisione di un tiranno, per salvare le istituzioni della repubblica: come nel busto di Bruto scolpito da Michelangelo o nella tragedia Bruto secondo di Alfieri. Per altri Bruto e Cassio diventarono il simbolo del tradimento (il filo-imperiale Dante, nel XXXIV canto dell’Inferno, li sprofonda più in basso possibile, nella bocca di Satana insieme a Giuda). Ma la data delle idi di marzo è rimasta come simbolo di una data tragica e attesa legata al potere, vista la leggenda, raccontata già dagli storici antichi e ripresa da Shakespeare, che la morte di Cesare gli fosse stata preannunciata da un indovino proprio per le idi di marzo.

Vincenzo Camuccini, La morte di Cesare (1804-1805), Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

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  • mile

    Forse “filo-imperiale” per Dante è un po’ troppo… dopotutto era un guelfo. “Bianco” ma comunque guelfo.

  • tersite

    Bello; fate più articoli di questo tipo, grazie Post!

  • conny

    le idi di marzo: una storica manifestazione del fatto che le donne hanno sempre ragione e voi a far di testa vostra sbagliate sempre!

  • maragines

    Venne ucciso perché nel corso degli anni era diventato sempre più potente, concentrando su di sè diverse cariche e minacciando l’autorità e il potere del Senato.
    Non sarebbe stato male dire che questa è una delle tantissime interpretazioni perché in realtà ancora oggi nessuno sa un paio di cose che arrovellano gli storici da duemila anni:
    - perché lo hanno ucciso?
    - cosa sarebbe successo quel giorno in Senato?
    *
    Già, perché quello che con inesattezza chiamate il Teatro di Pompeo era allora il Senato della Repubblica di Roma. E commettere un omicidio lì era il delitto più orrendo che si potesse immaginare nella Roma Repubblicana. Lo scelus più sacrilego immaginabile.

  • ellevu

    CONNY: “le donne hanno sempre ragione” ricorda la celebre battuta “io smetto di fumare quando voglio e lo faccio regolarmente tra una sigaretta e l’altra”. Sempre… io patteggerei un’ 80%!
    Tornando a bomba:
    Il libro di Manfredi l’ho trovato molto bello al riguardo, non ho capito quanto fosse partigiano però.

  • tersite

    è stato ucciso nella Curia del Teatro di Pompeo, dove si riuniva il Senato…

  • uqbal

    Ehm…il Senato si riuniva un po’ dove gli pareva, all’epoca. Non necessariamente nella Curia.

    Perché l’hanno ucciso è abbastanza chiaro: Cesare aveva ottenuto il potere attraverso una sanguinosa guerra civile. Dei nemici direi che se li era fatti…

    Il libro di Manfredi su Cesare non l’ho letto, ma quel che ho letto e sentito di Manfredi, che pure è un archeologo competente, tende ad andare sul sensazionalistico.

  • maragines

    Uqbal, è comico che tu scriva Perché l’hanno ucciso è abbastanza chiaro e poi scriva una frase che più che oscura direi che è fumosa oltre che adatta a qualsiasi omicidio politico della terra (si era fatto dei nemici… Praticamente vale da Giulio Cesare a Borsellino).
    *
    Dire che il Senato si riuniva un po’ dove gli pareva è come buttare il cuore oltre l’ostacolo e sperare che il corpo lo segua…
    **
    In realtà, da un lato le cose non sono chiare, dall’altro abbiamo il problema che la maggior parte delle fonti sono inquinate dalla successiva deificazione di Cesare.

  • uqbal

    Maragines

    Come te lo dico…Roma antica funzionava un po’ diversamente da oggi. La Roma tardorepubblicana, per quanto capitale di un impero mediterraneo, era ancora una città-stato le cui strutture erano piuttosto arcaiche, rispetto alle nostre istituzioni (o anche soltanto a quelle di trecento anni dopo). Nulla impediva al Senato di riunirsi, oltre che nella Curia Hostilia, anche in altri luoghi. Cicerone, ad esempio, denunciò Catilina davanti al Senato riunito nel tempio di Giove Statore.

    Per Cesare: senza farla alla Lucarelli, Bruto era di antica famiglia repubblicana ed era stato tra gli avversari di Cesare a Farsalo, e credeva, sia pure velleitariamente, nella cara vecchia repubblica degli ottimati, quella che Cesare aveva abbattuto inseguendo i repubblicani per il Mediterraneo, ma che era stata vagheggiata fino all’ultimo da Cicerone, il cui nome Bruto invocò a viva voce al momento dell’attentato (non senza peloso imbarazzo da parte di Cicerone stesso).

    Io sulla fina della repubblica romana, narrata da Appiano ci ho scritto una tesi di laurea. Tu?

  • maragines

    Uqbal: al di là di quello che scrivi e di come lo scrivi non capisco cosa c’entri.
    Non cambia di un millimetro il problema che sopra ho posto io: che di fatto è al momento (da qualche millennio) irrisolto. Non sappiamo molte cose e non ne sappiamo troppe per potere dire qualcosa di sicuro sulla morte di Cesare (al di là del “l’hanno ammazzato perché si era fatto dei nemici…”.
    *
    Come sopra ho detto il problema maggiore che si somma a tutto quanto noto a chiunque è che le fonti che abbiamo non sono quasi mai tecniche e quelle che abbiamo sia tecniche che non tecniche sono ovviamente il frutto di una visione debitrice della deificazione di Cesare.
    **
    E mi ripeto dove gli pareva per dire il luogo dove si riuniva il Senato è una frase d’effetto anche simpatica ma non troppo precisa. Io ci avevo costruito sopra una battuta semplicemente perché mi faceva ridere e perché so che, ovviamente, non possiamo condensare qui, ad esempio, qualche centinaio di pagine di ricerca di De Francisci.
    ***
    Rimane il fatto che nell’articolo si sorvolava su un mistero mai sondato. E nonostante qualche storico e moltissimi giuristi ci abbiano pensato, alla fine non abbiamo cavato il ragno dal proverbiale buco.
    ***
    Consentimi di farti notare che dire che le strutture di Roma (ma di che parliamo?) erano piuttosto arcaiche non capisco cosa c’entri con tutto il discorso del “perché l’hanno fatto fuori”, né con “il senato nel Teatro”. Anche perché, appunto, dipende dalle strutture. La magia della costituzione romana è che è “passato e presente” sempre fusi in modo non scindibile persino per i contemporanei, figuriamoci per noi. Ogni magistratura è “presente e passato” al tempo stesso.
    Senza farla alla Lucarelli non capisco cosa c’entri dire che Bruto era “di antica famiglia repubblicana”. Suvvia, non penso ti sfugga il piccolo particolare che la gens Iulia non era fatta di gentucola di nuove origini.
    Tutta la letteratura che abbiamo sul tema è del resto dopo. E dopo, nessun testimone è neutrale.
    #
    Ah, e non citerei una delle due riunioni più “extra ordinem” della storia di Roma per esempio del “dove sta er Senato Romano?”
    §
    Da ultimo, io non ho scritto una tesi di laurea su Appiano. Ma neanche se mi avessero pagato lo avrei fatto! Le medagliette da appuntare sul petto comunque le lascerei da parte…

  • http://trentasei.tumblr.com/ trentasei

    @uqbal e @marag:continuate, vi prego. Però io a Uqbal un po’ ci voglio bene, perché mi lascia sempre dei commenti che leggo con piacere. Strano in effetti che si sia appuntato la medaglietta, non è da lui e non ne ha bisogno. Fine intervallo, i duellanti possono riaccendere il match! E grazie al Post per questi articoli che partoriscono certi commenti…

  • uqbal

    Maragines

    Il fatto che le strutture fossero arcaiche, e sorprendentemente semplici, sta a significare che non dobbiamo pensare che ci fosse la rigidita’ che dobbiamo pensare oggi, quando non ci verrebbe mai in mente che il Senato potrebbe riunirsi altrove da quella che e’ la sua sede ufficiale, dove ci sono anche numerosi uffici (che all’epoca invece esistevano in maniera molto larvata). Che i senatori fossero quindi nella Curia di Pompeo (vicina al teatro di) non e’ strano.

    E cos’e’ una fonte tecnica? Come pensi che siano fatte le fonti di storia antica? E quando mai nella storia le fonti sono obiettive?

    E quali sarebbero la letteratura sull’omicidio scritta non dopo dell’omicidio -cioe’ prima?

    Stiamo peraltro parlando di un omidicio avvenuto in pubblico, operato da numerosi senatori (di cui conosciamo molti nomi), e rivendicato dai cesaricidi, salvo poi dover scappare dalla folla inferocita che invece Cesare lo amava (e da cui era stata nominata erede).

    Ti avra’ anche dato fastidio la medaglietta, la quale pero’ sta a significare che le fonti io me le sono lette e studiate, antiche e moderne, e non mi baso sui libretti di Manfredi per cercare misteri dove non ce ne sono.

    Fai conto che abbia avuto la reazione di un fisico cui sia stato detto che Einstein era un comodo paravento per ricerche altrui. Il meno che ti possa venir chiesto e’ “che ne sai tu?”

  • maragines

    Uqbal: se non sai quale è la distinzione tra fonti tecniche e conti atecniche siam messi proprio male. Si comincia da lì, come in chimica si comincia dalla tavola periodica degli elementi.
    *
    Consentimi di continuare a provare un’allergia spiccata verso il termine “strutture”. Da un lato perché (su tutti Arcana imperii di De Francisci che preferisco ad esempio ad Arangio-Ruiz) tutto erano tranne che semplici le magistrature romane, dall’altro perché “strutture” non è, di nuovo, un termine tecnico. Le magistrature erano in moltissimi casi il frutto di una stratificazione secolare di simboli norme e usi, per un romano ben istruito (un esempio non a caso Giulio Cesare) tutti i simboli o quasi avevano una ragione e un significato profondo, in alcuni casi persino segreto e non esplicitato (si pensi al problema della poena cullei e del significato delle bestie incluse nell’otre ad esempio…).
    **
    Già Tito Livio (fonte atecnica) che non è poi tanto lontano, ed è persino configurabile come un latino, sorvola (per ragioni politiche) e ignora molti significati (si pensi ad esempio al problema dell’arbor infelix).
    ***
    Tutto questo per dire cosa? Per ribadire quanto ho detto:
    - Non è che si riuniva “dove capitava” il Senato, ricordiamo che ogni riunione politica a Roma era anche una riunione religiosa (sì, sappiamo che Cicerone fa mostra di scetticismo e agnosticismo, ma non è sbagliato ritenere che accanto a questa posizione, probabilmente peculiare visto il personaggio, che, infatti, non era patrizio e non avrebbe mai potuto accedere a molte cariche sacerdotali che avevano pure un peso politico).
    - Appunto non abbiamo fonti tecniche, il poco che abbiamo su Cesare è tutto fortemente viziato dal dopo. Sul prima c’è poco e niente (qualcosina di Sallustio – che è da prendere con le pinze – qualcosina di Cicerone – anche qui con le pinze – anche se nel De Republica qualcosa viene fuori.
    - Cosa doveva succedere in Senato quel giorno è un mistero forse anche per i contemporanei di allora. Io come altri (credo da Momsen a Dalla tutta la romanistica unanime) trovo poco credibile che Cesare venisse nominato “re”. Se non altro proprio perché il termine non ci va giù e non è credibile che Cesare compisse un atto così sacrilego dopo una vita passata a rispettare scrupolosamente la costituzione romana (un cursus honorum inappuntabile praticamente in un epoca di costumi degradati).
    **
    Del resto, correttamente, tu stesso non puoi che limitarti a dire l’hanno ammazzato perché si era fatto dei nemici, oh bella, ci mancherebbe altro che lo volessero fare fuori così tanto per…!
    §
    La medaglietta non mi ha dato fastidio: mi ha solo fatto sorridere.
    Manfredi a mala pena so chi sia. Ma di lui non voglio sapere né se sia bianco né se sia nero (a proposito di fonti e citazioni…).

  • maragines

    ERRATA!
    Il problema di fare troppe cose nello stesso momento.
    sappiamo che Cicerone fa mostra di scetticismo e agnosticismo, ma non è sbagliato ritenere che accanto a questa posizione, probabilmente peculiare visto il personaggio, che, infatti, non era patrizio e non avrebbe mai potuto accedere a molte cariche sacerdotali che avevano pure un peso politico, Aggiungi: Accanto a questa posizione ve ne erano molte molto più disposte a dare credito alla dimensione magico-religiosa di una riunione politica.
    La dimensione magica dei presagi che accompagnano le Idi di Marzo (certo ricostruite, gonfiate, o costruite ad arte per aumentare il prestigio del neo divo Giulio Cesare) è un valido testimone del fatto che, comunque, era ancora vero quello che sappiamo: il romano viveva in contatto panico con il territorio. Quindi, non è che si riunivano dove capitava. Come se fosse un “casa mia o casa tua?”.

  • uqbal

    Maragines

    Ammesso che interessi ancora a qualcuno, io eviterei di fare dichiarazioni poco pertinenti sulla tecnicità di una fonte. Per la ragione assai banale che le fonti tecniche non esistono.
    _
    Puoi forse considerare tecnici cosa? Atti ufficiali non ne sono giunti, e cmq neanche gli atti ufficiali sono “oro colato”. Dal mondo antico ci arrivano le iscrizioni, e un altro gruppetto di documenti di prima mano (come diplomi e papiri) assai sparuto. Qualsiasi altra cosa non è tecnica, se è questo che intendevi: gli storici e le loro opere, gli epistolari, opere letterarie di varia natura, i siti archeologici e i monumenti (ideologicamente orientati e quindi portatori di un messaggio, utile alla comprensione ma difficilmente valutabile -esattamente come le iscrizioni vedi le Res Gestae). Alcuni testi, soprattutto quelli non prodotti per un uso pubblico, possono essere particolarmente rivelatori, ma si tratta comunque di un sentiero infido: l’epistolario privato di Cicerone è un documento eccezionale eppure va usato con le molle pure quello. Tradizionalmente si parla di documenti vs monumenti, ma ormai è chiaro che la sovrapposizione è quasi completa. Avere certezze è raro, in antichistica, ma almeno qualche approssimazione si può tentarla.
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    Che tu mi venga a citare qualche nome di letteratura secondaria non mi interessa: il punto è andarsi a leggere Plutarco, Appiano, Cicerone, Livio, Svetonio, Lucano, Dione e tante altre fonti, sia che parlino espressamente del fatto, sia che ci facciano poesia intorno, sia che alludano a particolari più o meno rilevanti. Altrimenti è solo un ipse dixit (e anche i più grandi studiosi dicono spesso un sacco di fesserie, anche se poi sono fesserie utili).
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    Che ci siano errori, imprecisioni, forzature e quant’altro si voglia immaginare fa parte del pane quotidiano di qualsiasi storico di qualsiasi antichità. Ci sono tantissime vexatae quaestiones su cui gli storici si strappano i capelli senza poterne venire a capo. Ma l’omicidio di Cesare, con tutte le zone d’ombra che ci possono essere, di base non è tra questi. Cesare aveva dei nemici, che si sentivano salvatori della patria e come tali hanno agito, di certo non di nascosto, e quelle azioni hanno avuto delle conseguenze documentate (documenti ovviamente con quelle limitazioni dette sopra, ma tanti e abbastanza concordanti). Non volevano nominarlo re nella seduta? Vabbè, allora è meno morto assassinato?
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    Sui significati religiosi delle varie magistrature romane (che io ho definito arcaiche, non semplici o banali -attenzione!) puoi stare a discutere quanto vuoi, ma eviterei di farne un uso improprio o di immaginare chissà quale proto-massoneria. Tanto per ritornare sul senato, a questo punto ti metto una bella esposizione riassuntiva in inglese, trovata ad hoc, che almeno illustra bene quanto stavo dicendo e ti dà anche qualche indicazione di religiosità. Nota particolarmente che, a termine di legge, il Senato si poteva riunire ovunque entro un miglio di distanza dalla città e, negli anni dell’alto principato, anche a casa di uno dei consoli.
    http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/secondary/SMIGRA*/Senatus.html
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    Su Tito Livio, che vorrebbe dire che è “configurabile come latino”?
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    Cicerone era homo novus, ma era cittadino a pienissimo titolo, e nell’anno della morte di Cesare era già arrivato al vertice del cursus honorum, il consolato, che era precondizione per entrare in Senato, dove si trovava peraltro benissimo. Più in là non si poteva andare. Inoltre, all’epoca, essere patrizio o meno voleva dire poco: il nuovo club era quello della nobilitas, che è diversa dal patriziato arcaico.
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    Tutto questo lo ribadisco non perché a me importi d’avere l’esclusiva sull’argomento (anzi, secondo me la filologia non è scienza, ma esprit de finesse accessibile a chiunque), ma vorrei che ci fosse almeno l’umiltà di riconoscere che forse non si può padroneggiare tutto.

  • maragines

    Uqbal: mi ripeto. Se prima non comprendi i punti fondamentali che ti ho indicato poi continui a marciare verso direzioni che non ho mai nemmeno preso in considerazione.
    *
    Detto questo ribadisco: dire che Cesare è stato ammazzato perché si era fatto dei nemici è un’affermazione così banale da essere quasi sciocca.
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    Nome di letteratura secondaria? Mai citati.

  • uqbal

    Aranjo-ruiz e De Francisci. Dicesi letteratura secondaria la letteratura moderna a corredo di quella antica (primaria).

  • maragines

    Ah ok. Non lo direbbe nessun romanista.

  • uqbal

    Maragines

    I romanisti cercali allo stadio. E se le cose non le sai, salle.

  • maragines

    Uqbal: se siamo ai motti di spirito sappi non ho bisogno di cercare nessuno, sei tu che ci vivi accanto e non te ne sei accorto. Eppure alcune delle cose sensate che hai scritto le devi a loro.
    *
    Continuerò per sempre a considerare illuminante la tua affermazione che sappiamo perché hanno ucciso Cesare: “si era fatto dei nemici”.
    In una lezione sulle differenze tra “ovvio”/”banale” e “sciocco” la tua frase sarà un fulgido esempio che rasserenerà l’aula.
    Grazie!

  • uqbal

    Maragines

    Ma che t’ha punto?