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— virgolette

Jonathan Franzen su Twitter e Facebook

11 marzo 2012

In un’intervista con Alessandra Farkas pubblicata dalla Lettura del Corriere della Sera, lo scrittore statunitense Jonathan Franzen, 52 anni, parla in modo molto critico dei social network e dice che, se “detesta” Facebook, con Twitter non va molto meglio.

«Ho avuto una pagina su Facebook per due settimane, quattro anni fa, quando il “New Yorker” mi chiese di scrivere sui 22enni americani che, dopo la laurea, arrivano qui a Manhattan. Per spiarli, non c’era mezzo migliore che indurli a diventarmi “amici”. Ho scoperto che tutti quanti odiavano Facebook, che tutti lo consideravano una perdita di tempo».
[...]
Con Twitter è andata meglio? Il suo rapporto è molto conflittuale: pochi giorni fa, dopo una sua dichiarazione polemica a New Orleans, è stato lanciato l’hashtag #JonathanFranzenHates, «Jonathan Franzen odia».

«Twitter è la versione stupida di Facebook. L’anno scorso ho impiegato otto settimane per chiudere l’account di un impostore che si spacciava per me. È stato un incubo e ho dovuto inviare la mia foto e la copia del passaporto. È successo anche a Salman Rushdie che però, al contrario, ha un account e adora twittare».

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  • guli

    Non so se c’entra ma vorrei dirlo lo stesso: chi lavora nell’industria culturale per me dovrebbe usare Twitter come fa Billy Crystal, cioè con rispetto per il pubblico, che è una cosa ben diversa dalla cerchia di amici o conoscenti.
    Billy Crystal non scrive commenti personali in risposta a colleghi attori, amici giornalisti, fratelli, zie e sorelle, non scrive mi sono comprato una sciarpa verde, saluti alla bimba, ci vediamo dopo a pranzo, non usa leziosità linguistiche da laghi di latte alle ginocchia (il twitter nostrano intellettuale, che è la prosecuzione del liceo con altri mezzi, pullula di ussignur, prrrrrr, eggnente, mi fa riderissimo, etc etc, cioè un idioletto da compagnia di amici, con la differenza che è accessibile anche a me, che non sono un amico, sono solo un lettore a cui piace molto ciò che scrive quel tale giornalista/cantante/scrittore).
    Guia Soncini una volta ha scritto – su twitter – del disagio degli spettatori del programma di Formigli (credo) quando lo stesso Formigli si rivolge con grande confidenza ai suoi ospiti chiamandoli per nome proprio, Gad, Marco… come se si trattasse di una riunione tra amici, non rendendosi conto la stessa Soncini che è lo stesso disagio di chi, da lettore, vede interagire costantemente le nuove leve dell’industria culturale, in pubblico, senza pudore.
    Poi è ovvio che posso essere tacciata di passatismo, ma ciò che per me si perde in questa comunicazione continua e costantemente in chiaro è la capacità di costruire qualcosa di più complesso di un elzeviro.

  • johngradycole

    @Guli: mi hai messo in difficoltà, grazie. A me Franzen aveva semplicemente dato l’impressione di non aver capito una fava di Twitter.

  • almotasim

    Jonathan Franzen è la versione stupida di chi?

  • uqbal

    John

    Guli dev’essere una che con la lingua ed il suo uso ci lavora abbastanza, perché molti avrebbero detto gergo o slang o “modi di dire” invece di “idioletto”…e mi trova abbastanza d’accordo, anche se io trovo queste “cadute di stile” non troppo fastidiose alla fine.

    Con twitter neanche io riesco ad andare troppo d’accordo. Semplicemente, non mi viene da scriver nulla, e dei messaggini non me ne faccio niente. Al massimo per me è una maniera di raccogliere link interessanti, se si seguono persone con interessi specifici. Però, stumbleupon.com mi sembra possa in parte togliere a twitter questa utilità residua, anche se twitter è sicuramente più “attuale”.

    Quelli che dicevano a Franzen via fb che trovano fb stupido secondo me erano tipici primi della classe che cercavano di fare gli intellettuali con Franzen. Spero fossero ipocriti, altrimenti erano solo cretini. FB non è chissà che, ma mi tiene davvero in contatto con la gente e può far circolare idee, spunti, pensieri. Se uno ce li ha.

  • nicob

    @guli: concordo con te con il fatto che chi lavora nel mondo dell’industria culturale debba usare rispetto per il proprio pubblico servendosi di Fb o Twitter.
    Però credo che quello che tu critichi, ovvero “l’idioletto da compagni di amici” sia al contrario un punto di forza.
    Ogni mezzo di comunicazione ha il proprio stile e twitter piu’ di fb è divertente per il proprio linguaggio ironico e dissacratorio.Il distacco da “turris eburnea” di Franzen io lo rintraccio in molti miei conoscenti che quando tutti avevamo il cellulare loro no, che chi mi vuole mi cerca a casa. Alla fine si sono convertiti in ritardo e sono quelli che hanno già prenotato l’Iphone 5.
    Uso Fb per stare in contatti con pochi amici e conoscenti, Twitter per seguire personaggi ” famosi” soprattutto scrittori e giornalisti.
    In entrambi i casi è molto utile per vedere subito con chi hai a che fare, scoprendo magari che una persona che ti sembrava chi sa che è invece molto noiosa e prevedibile.

  • http://www.bethmarch.wordpress.com anais

    @Guli penso di aver pensato quasi tutto ciò che tu hai scritto. Pensavo inoltre anche qualcosa di ciò che ha scritto poi Rocca. Bene o male su twitter la maggior parte dei twitt sono critiche, prese per il culo di qualcuno o qualcosa, e sono superficiali, scontati, hanno adottato oramai un codice stupido ed effimero come dici tu. E se si prende in considerazione l’articolo della Mancuso sui Radical Chic, aggiungerei che non è che i radical chic non ci siano più, hanno solo cambiato faccia. Ora sono colti ma anche molto pop. Leggono Bellow ma guardano x factor e anche Sanremo e leggono oramai gli articoli del Daily Telegraph in inglese ma poi storpiano computer con compiuter e poi thank you con zenk iu, per essere più autoironici si fa per dire e fingendo ,in questo caso, una articolatissima sepmlicità.