Massimiliano Latorre e Salvatore Girone
  • Mondo
  • mercoledì 7 marzo 2012

“Grilletti facili”

Come la stampa indiana sta raccontando il caso dei marinai italiani arrestati nel Kerala, "arroganti", "colonialisti" e "imperdonabili"

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Dopo la decisione dello stato indiano del Kerala di arrestare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – i due militari italiani che si trovavano a bordo della nave Enrica Lexie accusati di aver ucciso due pescatori indiani – molti giornali italiani hanno criticato duramente il governo indiano, accusandolo di “rapire” o “sequestrare” i soldati, e quello italiano, giudicato troppo debole, incapace o disinteressato a imporsi a livello internazionale. Questo genere di opinioni viene supportato dalla versione dei marinai relativamente a quanto accaduto: trovandosi in acque internazionali, il presunto reato andrebbe accertato dalla giustizia italiana. Le autorità indiane però hanno opinioni diverse su quanto successo e la loro versione diverge in molti punti da quella italiana: così come diverge il giudizio della stampa locale.

Diverse testate indiane hanno definito inaccettabile il comportamento dei soldati italiani, accusati di avere il “grilletto facile” e di essere responsabili di “omicidio”. L’opinione pubblica indiana, letta attraverso la stampa locale, sembra compatta nel condannare gli italiani e nel considerare “non convincente” la versione dei marinai: le polemiche sono amplificate dalle accuse di comportamenti arroganti e colonialisti da parte dell’Italia e complicate dal fatto che Sonia Gandhi – presidente del partito al governo, che naviga in cattive acque – ha nazionalità italiana.

(Il caso Enrica Lexie)

Il 17 febbraio – due giorni dopo l’incidente – il quotidiano Hindu ha pubblicato un editoriale in cui sostiene che “niente può lontanamente spiegare e tantomeno giustificare l’uccisione di due pescatori indiani da parte di soldati italiani a bordo di una nave mercantile, che li ha scambiati per pirati”. L’Hindu riporta la versione di alcuni esperti che accusano l’Enrica Lexie di non aver seguito le regole del protocollo internazionale nel caso in cui si venga avvicinati da una imbarcazione sospetta e critica la reazione dei soldati italiani: “non c’è scusa nell’andare nel panico per l’avvistamento di un’imbarcazione”. L’editoriale aggiunge che la barca dei pescatori non poteva essere considerata un pericolo in alcun modo e che la distanza dalla costa era troppo piccola perché si potesse trattare di pirati.

Il 28 febbraio l’Economic Times of India, il più importante quotidiano finanziario indiano, ha pubblicato un articolo scritto da Sushil Kumar, ex capo di stato maggiore della Marina indiana. Kumar definisce l’incidente “un’azione canaglia” che “ricorda l’arroganza marittima dei tempi di Cristoforo Colombo”. Oltre a sottolineare l’importanza di punire i colpevoli, Kumar sostiene che siano in corso possibili tentativi di interferire e volgere la situazione – con “le vie diplomatiche e i sentimenti religiosi” –  a favore dell’Italia: “anche se l’incidente è avvenuto chiaramente in acque sotto controllo indiano, scaltri avvocati cercheranno di farci credere che l’Italia, e non l’India, ha il diritto di gestire il caso”.

Kumar aggiunge anche che “se la Enrica Lexie avesse seguito la rotta oceanica non sarebbe passata vicino alla zona marittima indiana” e che “la versione italiana di un imminente attacco pirata è difficile da accettare”. Kumar accusa il capitano dell’Enrica Lexie di non aver seguito il diritto marittimo internazionale e di non conoscere le procedure da seguire in caso di avvicinamento dei pirati e conclude dicendo che se la versione italiana dei fatti fosse vera, la situazione sarebbe ancora peggiore: “la prospettiva di militari dal grilletto facile che si aggirano in mare è ancora più sconcertante. E anche per questo l’India non deve lasciare passare l’incidente”.

Anche molte autorità indiane si sono espresse in modo netto contro i soldati italiani. La guardia costiera indiana ha definito “illegale” l’uso della forza, sostenendo che la barca dei pescatori si trovava a cento metri di distanza e “non rappresentava alcun tipo di minaccia”, mentre il ministro della Pesca indiano ha detto che “le acque costiere non sono infestate dai pirati”, quindi è “un crimine imperdonabile sparare a pescatori innocenti scambiandoli per pirati”.

Oltre a nazionalismo e sentimenti di rancore per il passato coloniale delle potenze occidentali, la questione si accompagna a problemi religiosi e politici. L’opposizione indiana ha già accusato il governo e le autorità del Kerala di gestire il caso Enrica Lexie con troppa prudenza, insinuando il desiderio di voler coprire i due soldati perché della stessa nazionalità di Sonia Gandhi, presidente del Partito del Congresso indiano – al governo nel Paese e in Kerala – e nata a Vicenza nel 1946. Sonia Gandhi è infatti diventata cittadina indiana soltanto nel 1983, dopo 15 anni di matrimonio con Rajiv Gandhi, figlio di Indira Gandhi.

Un’altra grossa polemica ha al centro il cardinale cattolico del Kerala George Alencherry, che aveva invitato i ministri cattolici dello stato a trattare il caso con moderazione e senza farsi trasportare dall’odio. L’opposizione ha accusato il cardinale di stare dalla parte degli aggressori e non delle vittime per motivi religiosi e le sue parole sono state strumentalizzate da molti estremisti religiosi, che hanno accusato i cattolici di essere anti-indiani. Il cardinale ha risposto che si augurava semplicemente che la questione venisse risolta amichevolmente.

– Tutti gli articoli del Post sul caso Enrica Lexie

Foto: AP Photo

Mostra commenti ( )