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La TAV in 11 punti

di Emanuele Menietti - @emenietti

Qual è lo stato dei lavori, quali sono i rischi del progetto, perché si litiga sui costi e i rischi per l'ambiente: le cose da sapere per farsi un'idea

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Da due notti i manifestanti No TAV presidiano diversi blocchi stradali in Val di Susa, in prossimità delle aree dove sono stati avviati i lavori preparatori per la costruzione della linea ad alta velocità che metterà in comunicazione Torino con Lione. Dopo le tensioni dei giorni scorsi con le forze dell’ordine, la seconda notte è trascorsa senza particolari incidenti lungo l’autostrada Torino – Bardonecchia (A32) in prossimità dello svincolo di Chianocco e sulla strada che porta verso il Moncenisio (SS25). Autorità e vigili del fuoco sono dovuti intervenire per spegnere tre automobili andate a fuoco in una strada secondaria, per domare un incendio in un magazzino di legname e per spegnere le fiamme sul telone di un tir a Bruzolo, poco distante da Chianocco.

Secondo i leader della protesta, gli incendi sarebbero stati appiccati «ai danni del movimento stesso», ma non hanno fatto aumentare la tensione con le forze dell’ordine. Ieri verso mezzogiorno diversi blindati della polizia hanno raggiunto i blocchi dei No TAV. Con un idrante gli agenti hanno provato a disperdere parte dei manifestanti, ci sono stati lanci di pietre e altri oggetti, ma si è evitato uno scontro diretto e non c’è stato il temuto sgombero dei blocchi. Le forze dell’ordine hanno rinunciato perché non erano disponibili le squadre della Sitaf, la società che ha in gestione l’autostrada, per mettere a posto la carreggiata e probabilmente in seguito anche alla richiesta del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, di evitare forti contrapposizioni con chi manifesta. I No TAV hanno scandito più volte il nome “Luca” contro gli agenti ricordando il manifestante Luca Abbà, in coma indotto al CTO di Torino dopo esser caduto da un traliccio della corrente elettrica lunedì, mentre stava protestando contro le operazioni della polizia. Oggi ci sono state nuove tensioni e una troupe di Corriere TV è stata aggredita.

I No TAV vogliono mantenere i blocchi almeno fino alla fine della settimana, quando potrebbero esserci nuovi cortei e manifestazioni di protesta, anche a Torino. Nei giorni feriali non è però semplice organizzare i turni per i presidi, perché molti manifestanti devono andare al lavoro o a scuola, e alcuni blocchi rischiano di rimanere sguarniti ed esposti alla possibilità di essere sgomberati con azioni a sorpresa delle forze dell’ordine. L’obiettivo dei leader dei No TAV è cercare di ottenere un maggior seguito anche a livello nazionale, con manifestazioni in altre parti d’Italia contro la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità.

Lavori
A oggi non è ancora stato avviato alcun concreto lavoro di scavo. Nell’estate dello scorso anno è stato avviato un cantiere presso la Maddalena (vicino al comune di Chiomonte), dove saranno raccolti i detriti dei primi scavi conoscitivi utili per ottenere informazioni sul tipo di rocce, in visione del futuro scavo del tunnel per la ferrovia. Simili scavi sono stati realizzati anche dal versante francese e serviranno per stabilire il tracciato della linea verso Lione. Da inizio anno, l’area della Maddalena è presidiata dall’esercito, non dalle forze dell’ordine, in seguito alla sua classificazione ad “area di interesse strategico nazionale” da parte del Parlamento.

Chi sono i No TAV
Il movimento dei No TAV ha una composizione molto eterogenea e non può essere definito con poche parole. Comprende i valligiani della Val di Susa contrari per motivi ambientalisti o di opportunismo alla nuova linea ferroviaria, i sindaci e i rappresentanti delle istituzioni locali che non vogliono i cantieri sui loro territori, quelli che già in passato avevano protestato per i cantieri dell’alta velocità nel centro Italia, i militanti dei centri sociali e alcuni gruppi appartenenti agli ambienti anarchici. Ogni entità ha spesso idee diverse su come dimostrare il dissenso: c’è un’ampia base pacifica che sostiene sistemi di disobbedienza civile, ma ci sono anche gruppi che spingono per dure azioni di contrasto e che ricorrono alla violenza. Il movimento No TAV rivendica di essere per propria natura non violento e, nella sua storia, ha partecipato a centinaia di riunioni con le istituzioni per confrontarsi sui temi dell’alta velocità e far valere democraticamente le proprie ragioni.

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