Le biblioteche telefoniche

È un'idea dell'architetto John Locke per restituire uno scopo ai telefoni pubblici: finora ne ha realizzate due a New York

Il problema delle cabine telefoniche nell’era dei telefoni cellulari si pone da anni in tutte le città, con soluzioni molto diverse: chi le ha completamente o parzialmente smantellate, chi le ha abbandonate, chi ha deciso di inventarsi qualcosa per dare ancora un senso a oggetti che fanno parte ormai a pieno titolo del passato. John Locke è un architetto di New York laureato alla Columbia University e appartiene all’ultima categoria.

«La diffusione delle cabine telefoniche è interessante perché sono totalmente obsolete e distribuite in modo irregolare soprattutto in quartieri periferici: mi provocano sempre un forte senso di nostalgia», ha raccontato Locke al giornalista dell’Atlantic John Metcalfe. Locke ha spiegato che la funzione delle cabine telefoniche si è già trasformata: sono passate da uno strumento comunicativo a uno spazio in cui affiggere annunci, volantini e manifesti pubblicitari. «Volevo vedere allora se c’è una terza possibilità: se attirano i nostri occhi per la pubblicità possono anche dare nuovo valore a un quartiere. Ero interessato soprattutto a trasformare quello che è percepito come un elemento urbano inutile in un’opportunità».

Il progetto di Locke è trasformare le cabine telefoniche in disuso nelle cosiddette guerilla libraries: biblioteche improvvisate e libere in cui praticare il book-crossing, ossia la pratica di scambiarsi libri con degli sconosciuti lasciandoli in giro per la città. Locke ha progettato degli scaffali su misura, facili ed economici da riprodurre, che vengono inseriti nelle cabine e forniti di libri. L’idea è che i passanti prendano i libri a cui sono interessati e li sostituiscano con altri di loro gradimento.

Finora Locke ha realizzato due biblioteche di strada, entrambe a Manhattan. La prima si trovava in un quartiere piuttosto isolato, i libri non erano marcati in nessun modo e non c’era nessuna spiegazione su come usare la biblioteca. I libri sono stati rubati nel giro di sei ore, rimpiazzati e nuovamente rubati. Dieci giorni dopo anche gli scaffali hanno fatto la stessa fine. La seconda biblioteca è stata sistemata in una cabina telefonica in una via più frequentata, vicino a una fermata della metropolitana, una scuola, una chiesa e un quartiere residenziale. Qui l’esperimento ha funzionato meglio. Il dorso dei libri è stato marcato con un logo per impedire che venissero rubati e rivenduti, anche se questo – sottolinea Locke – poteva scoraggiare i passanti dal portarsi a casa i libri e limitare gli scambi. L’architetto ha osservato il comportamento dei passanti: ha notato che molti prendevano in mano i libri e li sfogliavano e alla fine li riponevano nello scaffali, probabilmente incerti su quali regole seguire. Altri invece hanno iniziato a prendere i libri e a sostituirli con altri scelti da loro. Dopo sei settimane però sia gli scaffali che i libri erano stati rimossi.

Locke ha in programma un terzo esperimento. Anche questa volta i libri verranno contrassegnati con un logo e ci saranno anche delle facili indicazioni su come funziona il book-crossing, «anche semplici poche parole come “condividi” o “prendi in prestito”». L’architetto ha anche in mente di convertire una cabina telefonica vicino a una scuola pubblica in una biblioteca con una collezione di libri per bambini. Finora i libri sono stati donati dagli abitanti dei quartieri in cui si trovavano le cabine telefoniche e da Locke stesso, mentre gli scaffali sono stati forniti dall’azienda Kontraprionist.

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