Gennaio 2011: si gioca Corinthians–Portugesa, partita valevole per il campionato di calcio paulista. È il ventesimo del primo tempo: Roberto Carlos, monumento del calcio brasiliano, tornato a giocare in patria dopo molti anni di successi in Europa, si appresta a battere un calcio d’angolo alla destra della porta. Con i suoi 37 anni, di tiri dalla bandierina Roberto Carlos ne ha effettuati a centinaia nel corso della sua carriera. Questa volta però il tiro è speciale: vede che il portiere avversario è fuori dai pali, calcia di esterno sinistro e il pallone finisce in rete, fissando il punteggio sul 2 a 0 finale.
Il calcio dalla bandierina è un tiro sempre temibile, ma che la palla vada a insaccarsi direttamente in gol, senza che nessun giocatore intervenga per deviarne la traiettoria, sembrerebbe impossibile. Eppure, anche se di rado, qualche fuoriclasse riesce nell’impresa. Quando ciò accade, noi spettatori − come il portiere avversario − restiamo interdetti e sorpresi dalla traiettoria arcuata assunta dal pallone. Ci aspettiamo infatti che un oggetto, una volta scagliato, prosegua lungo la direzione di lancio, cambiando soltanto quota al passare del tempo, per via della forza di gravità Se invece un proiettile durante il volo si concede ripensamenti, deviazioni e cambiamenti di programma, come un qualsiasi turista in vacanza, la cosa ci appare quantomeno bizzarra. Nel calcio però questo «fuori programma» è talmente consueto e gradito che gli è stato dato anche un nome: lo si chiama effetto.
Tra i primi giocatori a padroneggiare con una certa sicurezza colpi che consentono alla palla di fare simili acrobazie molti ricordano ancora Mario Corso, ala sinistra dell’Inter degli anni Sessanta, non a caso soprannominato «il piede sinistro di Dio». Come ora vedremo, tuttavia, queste magie balistiche che sembrano sfidare le leggi della fisica hanno una spiegazione tutt’altro che trascendente.
La traiettoria: dall’intuizione alle leggi fisiche
Potrà sembrare strano, ma la comprensione delle leggi che governano il moto degli oggetti è molto recente nella storia dell’umanità: risale ad appena quattro secoli fa, allorché Galileo Galilei diede inizio agli studi sulla caduta dei gravi lasciando cadere una pietra dalla torre di Pisa.
Ci volle poi ancora quasi un secolo per arrivare alla teoria della gravitazione universale, alle leggi della dinamica di Newton e allo sviluppo del calcolo differenziale, indispensabile per le moderne definizioni di grandezze fisiche come la forza, la velocità, l’accelerazione e la quantità di moto. Prima dell’illustre pisano l’umanità aveva già lanciato ogni sorta di oggetto contro ogni essere del creato e contro i propri simili, con maggiore o minore efficacia, senza però elaborare un’adeguata teoria fisico-matematica che ne spiegasse il moto. Ciò non deve stupire, perché le leggi della fisica a volte sono anti intuitive, e per identificarle occorre un’attenta e paziente verifica sperimentale dei fenomeni naturali. Prima degli studi effettuati da Galileo, le conoscenze sul moto dei corpi erano riassunte nella teoria aristotelica dell’impetus. Elaborata compiutamente nel corso del Medioevo, la dottrina attribuiva il moto degli oggetti alla presenza continua di un «motore» invisibile capace di guidarli esercitando su di essi, per contatto, una forza. Omne quod movetur ab alio movetur, si diceva: tutto ciò che si muove è mosso da qualcosa.
Al di là della venerazione indiscussa che nel Medioevo si tributava alle dottrine aristoteliche, la teoria dell’impetus aveva successo perché era intuitiva. Oggi invece sappiamo che un oggetto può muoversi senza che gli sia applicata alcuna forza. Se l’oggetto si muove con velocità costante nel tempo, anzi, vuol proprio dire che la somma delle forze che agiscono su di esso è uguale a zero. Abbiamo anche capito che l’accelerazione che una data forza imprime a un oggetto dipende dalla massa dell’oggetto, e che la presenza di un fluido come l’aria o l’acqua si oppone sempre al moto. Inoltre sappiamo che la gittata di un lancio, ossia la distanza a cui un oggetto lanciato ricade al suolo, è determinata dalla velocità iniziale dell’oggetto, dalla forza di gravità e dalla resistenza dell’aria.
Grazie all’acquisizione di queste e altre conoscenze, nel corso degli ultimi secoli si è sviluppata una teoria del moto dei proiettili che formalizza in modo matematico la traiettoria seguita dagli oggetti in volo. Una traiettoria a cui in realtà siamo tutti abituati, visto che di solito riusciamo senza difficoltà ad afferrare un oggetto, quando qualcuno ce lo lancia. Tra i fenomeni legati al moto degli oggetti, tuttavia, alcuni ancora ci sorprendono e conservano qualcosa di magico. Il tiro a effetto nel calcio è uno di questi. Analoghe deviazioni dalla traiettoria «naturale» si verificano anche nel tennis, nel ping pong, nella pallavolo o nel golf, ma in nessuno di questi sport possono essere apprezzati altrettanto bene a occhio nudo come nel calcio. Proviamo a vedere allora che cos’è questo effetto e come «funziona» dal punta di vista fisico.
Punti, sfere e palloni da calcio
In cinematica, la parte della fisica che studia il movimento dei corpi, la traiettoria di un oggetto puntiforme in volo è determinata esclusivamente dalla sua velocità iniziale e dall’accelerazione di gravità a cui è sottoposto. Ciò fa sì che la traiettoria del corpo si sviluppi in un piano, cioè in due sole dimensioni: se appoggiassimo perpendicolarmente al suolo un foglio gigantesco, potremmo tracciare su di esso la traiettoria del proiettile puntiforme senza dover mai staccare la penna dal foglio. Ma sebbene sia utile per descrivere numerose situazioni reali, il concetto di «oggetto puntiforme» o «punto materiale» è soltanto un modello fisico idealizzato: si tratta cioè di una rappresentazione semplificata, che si può applicare quando l’oggetto considerato ha dimensioni trascurabili rispetto a quelle dell’ambiente in cui si muove.
Salvo che negli esercizi dei libri di fisica, però, noi non lanciamo punti materiali ma oggetti estesi, come un pallone da calcio, che hanno dimensioni confrontabili con il mondo circostante. In casi particolari, come per un lungo passaggio rasoterra calciato «di piatto», potremmo anche considerare il pallone come un punto materiale: la sua traiettoria infatti si può descrivere, in prima approssimazione, immaginando che tutta la massa sia concentrata nel baricentro (che coincide con il centro geometrico della sfera).




So che gli articoli lunghi divisi su più pagine portano pageview, ma ci vuole una modalità “printer friendly” (mica tanto per stamparlo, quanto per buttarlo su instapaper)
Articolo bellissimo, ma lungo per lo schermo :)
pazienza per la scienza, dove ormai in italia non si fa più nulla, ma anche nel calcio arrivare 6 anni dopo un inglese è veramente triste…
(Ken Bray, How To Score, tradotto da Sonzogno col titolo più acrobatico, ma più funzionale, “Perché l’ Italia vinse ai rigori con l’ Olanda e Beckham tira punizioni imparabili?”, pubblicato subito prima dei mondiali 2006….)
Sei pagine di spiegazioni su come fare gol su calcio d’angolo? Non si poteva sintetizzare?
Comunque io ho una spiegazione semplice. Si dice “buciodeculo”.
A cui si aggiunge il fattore: “difesademmerda”, come si vede bene nel video sopra :)
Anche io mi associo alla richiesta di averlo in un’unica pagina, per poterlo leggere meglio sul Kindle.
Non deve essere così difficile fare gol da calcio d’angolo, visto che c’è riuscito anche Pusceddu quando giocava nella Fiorentina
Su Galileo è molto esplicativo questo video, che consiglio caldamente
http://www.youtube.com/watch?v=4nxa-TEHZAU
Sul lancio di oggetti e relativa traiettoria già si interrogavano gli antichi, come Filone di Bisanzio che progettava catapulte, ma senza arrivare a conclusioni definitive.
“In alto, dove la superficie della sfera e l’aria «corrono» nello stesso verso, il fluido viene accelerato dalla rotazione della superficie. In basso avviene invece l’opposto: il flusso d’aria e la superficie della palla si muovono in verso opposto, di conseguenza la velocità dell’aria diminuisce.”
o non ho capito nulla io, oppure qualcuno ha confuso sopra e sotto e la fig 11b è svanita
Non sono esperto di fisica e gradirei un chiarimento su questa frase: “Oggi invece sappiamo che un oggetto può muoversi senza che gli sia applicata alcuna forza”.
Un oggetto che cade è soggetto alla forza di gravità. A cosa si riferisce allora la frase che ho estratto dal testo?
un solo nome: massimo palanca.
@ilsensocritico: ad un oggetto lanciato nello spazio. si applica una forza durante il lancio, ma quando la mano non è più a contatto con l’oggetto non c’è più nessuna forza che agisce su di esso, eppure continua a muoversi a velocità costante (finchè un’altra forza non interviene).
è un concetto controintuitivo perchè sulla terra un oggetto lanciato prima o poi si ferma, ma lo fa a causa della forza di attrito.
Carlom, mi hai tolto il nome di bocca.
(Massimo Coppola, dove sei?)
effettivamente mi aspettavo qualche video di Palanca, così anche per spezzare l’articolo.
grazie Splarz
grande articolo. quel goal di Roberto Carlos contro la Francia è leggendario.
quindi adesso ricominceranno i pipponi di Caressa sull’effetto Magnus? che l’aveva imparato 2 anni fa e per qualche mese ha sfrangiato i maroni a chiunque e in qualunque telecronaca facesse
Buongiorno.Credo che il goal di Roberto Carlos sia stato segnato in occasione di un’amichevole, non della Confederation Cup 1997, che a quanto ricordo si è svolta a dicembre. Inoltre la Francia prima del 1999 (anno in cui comunque non partecipò)non avrebbe potuto prendere parte alla Confederation Cup in quanto non aveva ancora vinto un titolo mondiale nè titolo europeo (quello del 1984 non fa riscontro in questo caso poichè l’ideazione della Confederation Cup è di molto successiva).
Non era la confederation cup.
http://it.wikipedia.org/wiki/Torneo_di_Francia
A me vengono in mente Vieri:
http://www.youtube.com/watch?v=-Tem_IyMg-4
e Honda:
http://www.youtube.com/watch?v=6nX0yM0bDBA