Il Presidente del Consiglio Mario Monti, a Strasburgo, ha comunicato al vicepresidente della Commissione europea Joaquin Almunia la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento «che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione» dell’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (ICI) riservata a tutti gli enti non commerciali, anche quelli della Chiesa. Il provvedimento, si legge nella nota di Palazzo Chigi, riguarderà anche gli edifici con attività commerciali all’interno dei quali vi sono locali adibiti al culto, come le cappelle. In questo caso si procederà con un frazionamento fiscale. Il portavoce della Cei Domenico Pompili ha subito fatto sapere: «Attendiamo di conoscere l’esatta formulazione del testo così da poter esprimere un giudizio circostanziato».
I CRITERI – Questi i criteri: «L’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale; l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale; l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro dell’Economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile. Il presidente Monti – si legge ancora sul sito del governo – auspica che l’iniziativa del governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010».
LA REPLICA DELLA CEI – E non si è fatta attendere la replica della Cei: «Ogni intervento volto a introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilita». «Ci auguriamo – prosegue la Cei – che sia riconosciuto e tenuto nel debito conto il valore sociale del vasto mondo del no-profit», aggiungono i vescovi.
IL BALLETTO DI CIFRE – L’esenzione dell’Ici alla Chiesa vale meno di 100 milioni di euro, visto che il rapporto finale del Gruppo di lavoro sull’erosione fiscale ha individuato quella cifra per quanto riguarda gli immobili di tutti gli enti no-profit, non solo quelli ecclesiali. È questa la posizione espressa a inizio 2012 da Avvenire che ha ricordato come l’esenzione dell’Ici per la Chiesa sia un «investimento» considerate le attività sociali svolte. In realtà, sul reale valore dell’Ici della Chiesa da anni va avanti un vero e proprio balletto di cifre. In pratica, da quando nel 2006 il governo Prodi con un decreto ha confermato l’esenzione (prevista da una legge del 1992 per tutti gli enti no profit a determinate condizioni) del pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa, che «non abbiano esclusivamente natura commerciale».




se si facessero delle leggi chiare e semplici si eviterebbe in casi come questi di lasciare spazio all’interpretazione più o meno furbesca.E’ cos’ che lavorano le lobby… lasciare un cavillo che permetta poi furbescamente di approfittarsene. oggi è l’ici per le attività ad uso non esclusivo o prevalente… domani chissà. Il fatto stesso che Monti pensi di fare un emendamento vuol dire che il terreno è quantomeno fumoso. La chiesa da sempre ha occupato spazi che lo stato non riusciva o voleva coprire, che si parli di scuole,case di cura,orfanotrofi,asili ecc. Questo è indubbiamente bello ed encomiabile. Ci si dimentica però che nella quasi totalità di queste strutture si paga per accedere e lo stato contribuisce pesantemente. Chi ci lavora poi molte volte è un volontario. Quindi giusto è che anche queste strutture paghino. diversa ovviamente è la posizione giuridica di un centro accoglienza,un oratorio o un centro sociale su cui nessuno si sognerebbe di far pagare nulla.
premetto che forse sto sbagliando di brutto ma,sempre dal corriere, (http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_16/calabro-la-svolta-ici-sulla-chiesa_4c1a85ee-5867-11e1-9269-1668ca0418d4.shtml)”Gli arretrati
La disponibilità del Vaticano ha agevolato il lavoro del governo in vista di un’interpretazione autentica della norma. Nel dossier che è stato preparato dai tecnici del Tesoro per il «ministro» dell’Economia Monti, si parlava di una posizione «dura» della Commissione europea (la sentenza è attesa entro maggio), che lascia prevedere una bocciatura del regime agevolativo. Con una conseguenza di non poco conto: l’obbligo di recuperare l’imposta non pagata dalla Chiesa a partire dal 2005, da parte dei Comuni (che ieri hanno protestato per non essere stati consultati dal governo). Se invece la norma verrà riscritta prima, come ha annunciato ieri Palazzo Chigi, la procedura di infrazione dovrebbe fermarsi (ed è questo che il Presidente Monti auspica nella comunicazione ad Almunia) e gli arretrati non saranno più dovuti. Se si fa un’ipotesi prudenziale di circa 200 milioni l’anno, ciò vuol dire un risparmio (in sei anni) di circa un miliardo e duecento milioni.”
quindi vuol dire che stiamo facendo un accordo in emergenza per evitare di incassare di più e rinunciare quindi agli arretrati?
c’è qualcuno in grado di spiegare meglio la situazione?perché se fosse così mi sembrerebbe una notizia bomba! l’italia rinuncia a vagonate di denaro ma con la bella faccia attacca i “privilegi”!?
ho sbagliato?
vi ringrazio fin d’ora
@AUTRAUM
Più o meno le cose possono stare come riporti. Però, per quanto ne so io, l’automatismo del “recupero arretrati a favore dello Stato” in realtà non è tale, cioè non sarebbe automatico e scontato, ma (se sollecitato dall’UE) ulteriore oggetto di uletiori valutazioni, considerazioni, etc etc. Mentre, credo, automatica e certa sarebbe stata una bella multa per lo Stato (cioè per tutti noi).
Quindi, se le cose andarnno come sembra, la sostanza è che Monti ha ereditato un bel casino fatto bypatisan da centrodestra e centrosinistra negli anni, dalle conseguenze non certamente prevedibili, ma difficilmente favorevoli per le finanze pubbliche, e lo sta portando a soluzione positiva.