Dopo Standard & Poor’s e Fitch anche Moody’s ha declassato l’Italia, il cui giudizio sul debito sovrano è passato da “A2″ ad “A3″, rimanendo comunque nella fascia di rating “medio-alto” e a basso rischio (ossia quella da A1 ad A3). L’outlook, ossia le prospettive future legate al risanamento del debito, è negativo.
A influire sulla decisione di Moody’s sono state, in un contesto più ampio, “le prospettive macroeconomiche europee sempre più deboli che minacciano l’applicazione delle misure di austerity approvate nei singoli stati e le riforme strutturali necessarie per promuovere la competitività”. Alla base della decisione ci sono però anche i dubbi sulle riforme economiche e fiscali dell’eurozona. Gli sforzi del governo Monti sono stati apprezzati da Moody’s ma “le misure introdotte richiederanno tempo per dare risultati ora difficili da prevedere”. L’Italia, continua Moody’s, ”potrebbe non raggiungere gli obiettivi sul consolidamento e sulla riduzione del debito pubblico”.
L’Italia non è stato il solo paese a essere declassato da Moody’s. Il Portogallo è stato retrocesso da Ba2 a Ba3 (siamo nella fascia di livello medio, rischio moderato), Malta da A2 ad A3, la Slovacchia da A1 a A2 e Slovenia da A1 ad A2. La Spagna, nonostante il nuovo governo Rajoy in poche settimane abbia già varato diverse riforme (tra cui quella del lavoro), è stata declassata addirittura di due notch, cioè due gradini, da A1 ad A3. Anche per questi paesi l’outlook è stato giudicato negativo e lo stesso è stato fatto anche per i paesi per adesso col rating più alto, Francia, Regno Unito e Austria, che però potrebbero essere declassati nel giro di un anno. La Germania, invece, mantiene il rating più alto e il suo outlook “stabile”.
foto: AP/Thierry Charlier




Per capire l’insensatezza dei rating attuali bastano due banali considerazioni epistemologiche.
Vediamo nei dettagli …
A cosa serve il rating di un debito sovrano (o di una impresa: non cambia nulla)? Serve a prevedere se il soggetto che si indebita riuscirà ad onorare i suoi debiti ad una scadenza futura. Si tratta, insomma, di una previsione sul futuro.
Bene, per fare una previsione sul futuro occorre disporre di una teoria che leghi alcune variabili che descrivono il presente alla capacità futura di onorare il debito. Esiste tale teoria? Ovviamente no! Ed allora di cosa stiamo parlando?
Che diavolo di “algoritmo” si usa per dichiarare che l’Italia ha la sua capacità di restituire il debito? Si usa sapienza ed esperienza? Ovviamente no perché sono numerosi e clamorosi i fallimenti delle capacità previsionali delle agenzie di rating! Ma anche se si riuscisse davvero ad usare sapienza ed esperienza, scopriremmo che neanche quelle funzionano in ambienti a veloce e rilevante cambiamento.
Allora occorre cambiare paradigma. Per valutare la capacità di restituzione di un debitore è necessario dare un’occhiata al suo Progetto di Sviluppo. Al progetto di Sviluppo di un Sistema Paese, al progetto di Sviluppo di una banca, di una impresa. E’ necessario un Rating sulla qualità dei progetti di futuro.
Noi stiamo sviluppando un sistema di valutazione dei business plan (che sono quelli che dovrebbero contenere i progetti di futuro delle imprese. I Sistemi Paese si sentono esentati dal presentare progetti di futuro). Lo stiamo applicando alle banche che stanno chiedendo aumenti di capitale, che emettono prestiti obbligazionari. Il risultato è deludente.