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La Chiesa e la contraccezione
— Cultura

La Chiesa e la contraccezione

Breve storia di un rapporto complicato, tornato d'attualità negli Stati Uniti dopo il compromesso trovato da Obama sulla copertura sanitaria nelle organizzazioni religiose

13 febbraio 2012

La questione della contraccezione riemerse durante il Rinascimento, o perlomeno le notizie sui tentativi di controllare le nascite diventano in quel momento storico più frequenti ed espliciti. Nel XVI secolo il chirurgo e anatomista italiano Gabriele Falloppio scrisse un trattato sulla sifilide, una malattia che si trasmetteva sessualmente, in cui parlava per la prima volta del preservativo. Falloppio raccontò di aver inventato una guaina di lino imbevuta in una sostanza chimica, da lasciare asciugare prima dell’uso, e sosteneva che, stando ai suoi esperimenti, questa impediva la trasmissione della sifilide.

Da allora il preservativo si diffuse, anche se lentamente, soprattutto per impedire la trasmissione di malattie, ma venne subito condannato dalla Chiesa Cattolica: nel 1605 il teologo Leonardus Lessius lo definiì immorale. Nel 1666 la Commissione sulle nascite inglesi attribuì una diminuzione delle nascite all’uso dei “condoms”: si tratta del primo documento che attesta l’uso della parola. Sempre in Inghilterra – nel castello di Dudley, vicino a Birmingham – sono stati ritrovai i primi preservativi: erano fatti di pesci e intestino di animali. L’uso del preservativo si diffuse sempre di più soprattutto tra le classi alte, col passare degli anni: nel XVIII secolo Giacomo Casanova usava delle “capsule protettive” – come lui stesso scrisse - per non ingravidare le sue amanti. Le sue preferite erano fatte con budella di agnello, ma usava anche la versione in lino descritta da Falloppio.

Nel 1843 l’azienda Goodyear perfezionò la produzione della gomma, rivoluzionando in questo modo anche la realizzazione dei preservativi: vennero fabbricati in gomma dal 1855 e in latex dagli anni Trenta in poi. I primi preservativi inoltre venivano lavati dopo l’uso, unti con olio di vaselina e riposti in appositi contenitori di legno per essere riusati. Da allora iniziarono a poter essere comprati nei pub, dal barbiere, nelle farmacie, nei mercati e nei teatri, inizialmente europei e più tardi anche americani. Continuavano a venire usati soprattutto dai ricchi e dagli alto borghesi, per i prezzi elevati e per mancanza di educazione sessuale nei ceti proletari. Molti paesi approvarono delle leggi per vietarne la produzione e la promozione, spesso grazie alla spinta e all’influenza delle gerarchie religiose, senza riuscire mai a bloccarne la diffusione: molti giornali e riviste di viaggi ne parlavano usando nomi in codice – erano spesso presentati come prodotti per l’igiene femminile insieme a spray spermicidi e altri tipi di contraccettivi – ma fornivano le istruzioni per fabbricarli a casa.

Nei primi anni del Novecento i preservativi si diffusero anche tra le classi medie e basse, grazie ai costi più abbordabili e al crescente desiderio di controllare le nascite dovuto alla rivoluzione industriale, all’urbanizzazione e alla nascita del femminismo, con il conseguente desiderio delle donne di essere indipendenti e di controllare il loro corpo. La diffusione dei preservativi fu anche favorita dallo scoppio delle due guerre mondiali: i governi infatti li distribuirono ai loro soldati per prevenire il diffondersi di malattie veneree.

Nel 1918 i preservativi divennero legali negli Stati Uniti proprio perché usati e importati dai soldati durante la Prima guerra mondiale. Stranamente la Chiesa intervenne sull’uso del preservativo molto tardi. Nel 1930 Pio XI lo vietò nell’enciclica Casti Connubii, insieme a qualsiasi altro metodo di contraccezione. Anche le confessioni protestanti condivisero una simile visione, che però andarono ammorbidendo negli anni successivi mentre la posizione della Chiesa cattolica rimase invariata e venne ribadita nel 1968 da Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae. L’ultimo cambiamento significativo nella storia della contraccezione risale agli anni Sessanta, con l’invenzione della pillola contraccettiva: da allora si è perfezionata sempre di più ed è diventata il principale strumento per il controllo delle nascite, mentre il preservativo rimane al secondo posto. La Chiesa si dice contraria anche alla pillola contraccettiva, naturalmente.

Foto: JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images

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4 Commenti

  1. Credo che anche all’epoca delle Sacre Scritture la mortalità infantile non fosse trascurabile, visto che non abitavano in casette ben riparate, le condizioni igieniche e la profilassi non erano delle migliori. Per di più il numero di figli era motivo di vanto per il capofamiglia, per non parlare del fatto che ci si sposava prestissimo (e si moriva altrettanto presto). Stiamo parlando di tempi in cui le donne sterili venivano ripudiate dai mariti e potevano esercitare solo la professione di prostitute. Stiamo parlando di una cultura che ancora arriva ai giorni nostri perché “La parola di Dio è valida *sempre*”. Stiamo parlando di libri in cui veniva citata la schiavitù come pratica di uso comune.

  2. L’ostinazione della Chiesa ad opporsi alla contraccezione è lo specchio della decadenza morale nella quale questa istituzione versa. Occuparsi di quello che la gente fa a letto (non solo contraccezione quindi, ma anche pratiche sessuali diverse dal semplice missionario) e disinteressarsi di quelle che sono le conseguenze di tali precetti sulla vita reale degli individui amministrati e sopratutto dei non amministrati, è un comportamento che sta da tempo erodendo la credibilità della Chiesa.
    HS

  3. atlantropa

    Come dimenticare, poi, queste inquietanti[1] parole: direi non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi sono necessari ma se non c’è l’anima che sa applicarli non aiutano; non si può superare con la distribuzione di pre-preservativi al contrario aumentano il problema[2]…
    —–
    [1] inquietanti, oltre che nel merito – vedi Lancet – anche grammaticalmente, logicamente, e perchè in risposta ad una domanda in cui si pregava di rispondere in francese.
    [2] con l’onestà intellettuale che da sempre è propria della Chiesa, sul sito ufficiale della Sancta Sedes quelle stesse parole diventano curiosamente: direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.

  4. sombrero

    Questa è la struttura (non saprei come altro definirla) con cui i politici di TUTTI gli schieramenti dicono di voler avere un “dialogo proficuo”. Anch’io vorrei avere un dialogo con loro. Che so, magari andarli a trovare al manicomio criminale, portargli le arance, cose così.

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