La Chiesa e la contraccezione

Breve storia di un rapporto complicato, tornato d'attualità negli Stati Uniti dopo il compromesso trovato da Obama sulla copertura sanitaria nelle organizzazioni religiose

La questione della contraccezione riemerse durante il Rinascimento, o perlomeno le notizie sui tentativi di controllare le nascite diventano in quel momento storico più frequenti ed espliciti. Nel XVI secolo il chirurgo e anatomista italiano Gabriele Falloppio scrisse un trattato sulla sifilide, una malattia che si trasmetteva sessualmente, in cui parlava per la prima volta del preservativo. Falloppio raccontò di aver inventato una guaina di lino imbevuta in una sostanza chimica, da lasciare asciugare prima dell’uso, e sosteneva che, stando ai suoi esperimenti, questa impediva la trasmissione della sifilide.

Da allora il preservativo si diffuse, anche se lentamente, soprattutto per impedire la trasmissione di malattie, ma venne subito condannato dalla Chiesa Cattolica: nel 1605 il teologo Leonardus Lessius lo definiì immorale. Nel 1666 la Commissione sulle nascite inglesi attribuì una diminuzione delle nascite all’uso dei “condoms”: si tratta del primo documento che attesta l’uso della parola. Sempre in Inghilterra – nel castello di Dudley, vicino a Birmingham – sono stati ritrovai i primi preservativi: erano fatti di pesci e intestino di animali. L’uso del preservativo si diffuse sempre di più soprattutto tra le classi alte, col passare degli anni: nel XVIII secolo Giacomo Casanova usava delle “capsule protettive” – come lui stesso scrisse – per non ingravidare le sue amanti. Le sue preferite erano fatte con budella di agnello, ma usava anche la versione in lino descritta da Falloppio.

Nel 1843 l’azienda Goodyear perfezionò la produzione della gomma, rivoluzionando in questo modo anche la realizzazione dei preservativi: vennero fabbricati in gomma dal 1855 e in latex dagli anni Trenta in poi. I primi preservativi inoltre venivano lavati dopo l’uso, unti con olio di vaselina e riposti in appositi contenitori di legno per essere riusati. Da allora iniziarono a poter essere comprati nei pub, dal barbiere, nelle farmacie, nei mercati e nei teatri, inizialmente europei e più tardi anche americani. Continuavano a venire usati soprattutto dai ricchi e dagli alto borghesi, per i prezzi elevati e per mancanza di educazione sessuale nei ceti proletari. Molti paesi approvarono delle leggi per vietarne la produzione e la promozione, spesso grazie alla spinta e all’influenza delle gerarchie religiose, senza riuscire mai a bloccarne la diffusione: molti giornali e riviste di viaggi ne parlavano usando nomi in codice – erano spesso presentati come prodotti per l’igiene femminile insieme a spray spermicidi e altri tipi di contraccettivi – ma fornivano le istruzioni per fabbricarli a casa.

Nei primi anni del Novecento i preservativi si diffusero anche tra le classi medie e basse, grazie ai costi più abbordabili e al crescente desiderio di controllare le nascite dovuto alla rivoluzione industriale, all’urbanizzazione e alla nascita del femminismo, con il conseguente desiderio delle donne di essere indipendenti e di controllare il loro corpo. La diffusione dei preservativi fu anche favorita dallo scoppio delle due guerre mondiali: i governi infatti li distribuirono ai loro soldati per prevenire il diffondersi di malattie veneree.

Nel 1918 i preservativi divennero legali negli Stati Uniti proprio perché usati e importati dai soldati durante la Prima guerra mondiale. Stranamente la Chiesa intervenne sull’uso del preservativo molto tardi. Nel 1930 Pio XI lo vietò nell’enciclica Casti Connubii, insieme a qualsiasi altro metodo di contraccezione. Anche le confessioni protestanti condivisero una simile visione, che però andarono ammorbidendo negli anni successivi mentre la posizione della Chiesa cattolica rimase invariata e venne ribadita nel 1968 da Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae. L’ultimo cambiamento significativo nella storia della contraccezione risale agli anni Sessanta, con l’invenzione della pillola contraccettiva: da allora si è perfezionata sempre di più ed è diventata il principale strumento per il controllo delle nascite, mentre il preservativo rimane al secondo posto. La Chiesa si dice contraria anche alla pillola contraccettiva, naturalmente.

Foto: JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images

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