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Le barricate contro il futuro
— Cultura

Le barricate contro il futuro

Francesco Piccolo spiega perché gli intellettuali di sinistra, Franzen e sua zia amano "The artist" e il passato

12 febbraio 2012

La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera, pubblica oggi una riflessione di Francesco Piccolo (47 anni, scrittore e sceneggiatore) sull’attaccamento al passato degli intellettuali italiani, a partire dal successo del film The Artist.

Mi sono chiesto per giorni perché tutti mi dicono che The Artist è un film bellissimo. Vince premi in tutto il mondo, e il suo protagonista raccoglie consensi e simpatia. Poi, la settimana scorsa, Jonathan Franzen ha detto con convinzione serena che l’ebook è un danno per la società, e noi siamo ostaggi dei nostri iPhone. Poiché Franzen è uno scrittore grandissimo (anche se il fatto che da qualche anno vada sulle montagne a guardare per ore gli uccelli, mi ha parecchio insospettito), e poiché dice le identiche cose che dice mia zia che ha più di ottant’anni (anche mia zia è una persona colta e intelligente), ho capito perché piace tanto The Artist, sia a mia zia sia (probabilmente) a Franzen. Vale a dire, sia al ceto medio riflessivo di sinistra, sia agli intellettuali più sostanziosi che lo rappresentano.

The Artist può essere sintetizzato in questo modo: vi racconto una storia, dice il regista, alla maniera antica, i film come si facevano una volta, che erano muti. E però la storia riguarda proprio la fine della maniera antica: il momento di passaggio dal film muto al sonoro. Un grande divo del muto reagisce così all’avvento del sonoro: urla che il nuovo porterà solo danni. Una presa di posizione radicale e a dire la verità un po’ stupida, molto velleitaria, e del tutto conservatrice: scrive, produce, gira e distribuisce un film muto. È come quel tale produttore di carrozze che guardò con disprezzo l’invenzione del motore. Il suo tentativo fallisce miseramente, intanto che i film sonori hanno un successo inarrestabile, e la nuova diva del sonoro pure. La quale però si innamora proprio di lui e vuole salvarlo, per almeno quattro caratteristiche che lo rendono irresistibile: è cocciuto, reazionario, vecchio e destinato alla sconfitta.

(continua a leggere sul sito della Lettura)

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27 Commenti

  1. gednet

    boh. mi pare che tutti questi commentatori che danno addosso a Piccolo… a: non hanno letto tutto e bene l’articolo – b: sono autoreferenziali, si dimostrano parte della categoria neo-post-tardo-nostalgici attaccata da Piccolo, quindi è evidente che non possono essere d’accordo con lui – c: en passant, Piccolo non dice che è un film brutto – @winniepooh: cambia nick, offendi l’orsetto migliore della letteratura :-)) ti consiglio di leggere il Tao di Pooh…

  2. gednet

    @winniepooh: e quell’insistere sul “da Caserta” manda suffumigi leghisti…

  3. uqbal

    Kafka
    Ma infatti a me interessava più il discorso “a latere”, che condivido. Però ha anche colto secondo me anche l’unico neo, o difettuccio, del film. Neo che non vale certo a “distruggerlo”, anche perché se fosse stato veramente così “reazionario” avrebbe caratterizzato Peppy Miller come una squallida arrivista, un cliché che invece viene evitato accuratissimamente. Anzi, è il nuovo “Peppy Miller”, che salva il “vecchio” Valentino, col quale io avrei avuto infinitamente meno pazienza (al motto de “Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso).
    Invece, secondo me, il film racconta proprio i cambiamenti artistici e di mentalità di quel momento storico-artistico, e lo fa intorno ad una storia che, alla fine, è giusto un po’ insistita nell’autolesionismo del protagonismo e nella generosità gratuita della co-protagonista.
    Ecco, il Cortelletti ha parlato…

  4. sombrero

    Abbiamo appena finito di attraversare quello che forse è stato il secolo peggiore nella storia della civiltà occidentale, un secolo che pure era iniziato coi cavalli, le candele e la gente sepolta per un raffreddore ed è finito con le prime macchine elettriche, le lampade a risparmio energetico e una durata di vita media impressionante. Non dico, ovviamente, che i disastri del ’900 siano stati causati dal “progresso”, ma è altrettanto innegabile che quest’ultimo sia servito a meno di niente per evitarli.
    E comunque l’operazione nuovo = bello fa ridere i polli.

  5. uqbal

    Sombrero

    Cominci con un’ottima considerazione e poi la butti via. Se oggi i nonni possono dare quasi per scontato che abbracceranno i loro nipotini, perche’ entrambi godono di condizioni di salute impensabili, io non direi che il progresso non e’ servito a niente.

    Se oggi non e’ possibile ripetere il colonialismo stile ’800 e’ anche perche’ con le moderne forme di comunicazione tante cose non possono essere nascoste (il che non vuol dire che mi nasconda che tante cose continuano ad andare storte).

    Se oggi masse di persone possono istruirsi e lavorare, viaggiare e migliorare il mondo, e’ grazie al progresso.

    Poi e’ chiaro che un progresso addirittura capace di fare da schermo alla stupidita’ umana ancora non lo abbiamo trovato.

  6. sombrero

    @Uqbal
    il mio commento era circoscritto al ’900, un periodo al cui inizio la maggior parte dell’umanità viveva in modo non troppo dissimile dai suoi antenati e finito coi supercomputer, un unicum di accelerazione tecnologica nella storia dell’umanità cui hanno fatto da contraltare parecchie delle peggiori bestialità mai viste. Niente male come paradigma, ma non significa che il progresso non serva a niente (ci mancherebbe altro). L’ho usato solo per smorzare un po’ l’entusiasmo, davvero eccessivo, che si percepisce chiaramente davanti a certe presunte “svolte” che dovrebbero venire impresse ai destini umani da queste cose.

  7. giaime

    @ Sombrero: sono d’accordo con te. Il problema di fondo, secondo me, è che il progresso è per sua stessa natura neutrale. Sta all’uomo indirizzare le potenzialità in una direzione come l’aumento della speranza di vita, la cura delle malattie, l’evoluzione tecnologica che ci permette di spostarci e comunicare rapidamente con qualunque parte del globo o indirizzarlo verso gli abomini che ha visto il ’900 come le armi sempre più sofisticate, le bombe nucleari o verso l’annichilimento del nostro Pianeta attraverso l’alterazione degli ecosistemi. Il problema è che non esiste, come dice Uqbal, una tecnologia in grado da fare da schermo con la stupidità umana e, aggiungo io, l’ingordigia.

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