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La Grecia taglierà 15.000 dipendenti pubblici
— Economia

La Grecia taglierà 15.000 dipendenti pubblici

Servono però altri interventi per ottenere il prestito internazionale, e oggi c'è l'ennesimo sciopero generale

7 febbraio 2012

Nonostante l’ultimatum fissato per ieri a mezzogiorno da Angela Merkel, sono state rimandate a oggi le trattative tra il governo greco e la cosiddetta troika – Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale – per la concessione alla Grecia del secondo prestito internazionale da 130 miliardi di euro.

La situazione sembra ancora molto incerta. Ieri il ministro per le riforme del settore pubblico, Dimitris Reppas, ha annunciato formalmente un ulteriore taglio di 15mila dipendenti pubblici (che insieme al taglio dei salari del 20 per cento era una delle resistenze più forti dei partiti greci). Il settore pubblico greco ha dimensioni enorme e ha assunto 25.000 persone tra il 2010 e il 2011, quando la situazione economica del paese era già disastrosa. UE, BCE e FMI chiedono anche l’abbassamento dei salari minimi e il taglio delle tredicesime nel settore privato, una riforma che vada a toccare le pensioni complementari e nuovi tagli alla spesa pari all’1,5 per cento del PIL nel 2012 (per oltre due miliardi di euro).

Il raggiungimento dell’accordo tra troika e Grecia è fondamentale affinché quest’ultima possa evitare il fallimento. Anche l’accordo con le banche e i creditori privati, spesso dato per vicino, non è stato ancora raggiunto. Se non si troverà un accordo con le banche entro il 13 febbraio e se l’Europa non concederà il secondo bailout da 130 miliardi, per la Grecia sarà impossibile pagare i creditori il 20 marzo, quando il governo dovrà affrontare la scadenza di 14,4 miliardi di euro di titoli di Stato. Per rispettare questi pagamenti cruciali, il Financial Times scrive che come ultima possibilità ci sarebbe quella di dividere in più parti il piano di aiuti alla Grecia, in modo da affrontare le scadenze più urgenti e condizionare il resto del bailout all’approvazione delle riforme che l’Europa chiede da tempo.

Oggi si riuniranno nuovamente il premier Lucas Papademos e i tre esponenti dell’attuale coalizione di maggioranza, George Papandreou (partito socialista), Antonis Samaras (Nuova Democrazia, centrodestra) e Georges Karatzaferis (estrema destra), ed è previsto uno sciopero generale di 24 ore ad Atene, indetto dai sindacati per protestare contro le misure di austerità. Karatzaferis ieri aveva parlato di una possibile “rivoluzione popolare” in caso di nuovi tagli.

nella foto, da sinistra: Georges Karatzaferis, Antonis Samaras, Lucas Papademos e George Papandreou (AP/Kostas Tsironis)

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12 Commenti

  1. odus

    Il levantinismo greco contro il rigorismo teutonico.
    Europa, cosa sei?

  2. gilluc

    Ma mi chiedo: perché non dicono: “Scusate, preferiamo fallire”? Starebbero peggio di così? A che serve questo bagno di sangue, a pagare gli interessi su una montagna di debito che comunque rimane? Mah

  3. Io credo che qualcosa del genere (magari con dei numeri minori) possa capitare anche da noi. Si pensi alla riorganizzazione del personale delle province.

  4. fulvio

    la Grecia non può dire che preferisce fallire (anche se alla fine succederà lo stesso) perché ha un deficit primario, cioè lo stato spende sistematicamente più di quanto incassa, anche senza tenere conto del servizio del debito. in pratica, già dal giorno successivo al fallimento il settore pubblico non avrebbe più i soldi per pagare stipendi, fornitori, ecc. e sui mercati nessuno sarebbe più dispostao a prestare loro una dracma (almeno non a dei costi sostenibili).

  5. illo

    Per avere una idea della dimensione dei tagli che stanno chiedendo quei “simpaticoni” della troika date una occhiata a questo grafico

    http://krugman.blogs.nytimes.com/2012/02/06/the-greek-vise/

    In questo scenario futuro è chiaro che per la Grecia sarebbe molto più conveniente uscire dall’euro.

  6. andre89

    25000 assunzioni tra il 2010 e 2011, ma nello stesso periodo in quanti sono andati in pensione? Qualcuno lo sa?

  7. massimo55

    Io non sono un economista, ma con un disavanzo primario del 10% assumi? E vorrei ben vedere che non ci fossero anche quelli che vanno in pensione. Anche se poi c’è da vedere se il sistema pensionistico greco non sia finanziato, anch’esso, con lo stesso 10% di deficit. I soldi che hanno permesso negli anni il mantenimento di questa situazione, cioè debito pubblico greco, erano soldi veri, mica del monopoli. La Grecia rinnega il debito? Può farlo, ma poi nessuno le presterà un euro in futuro per decenni. Pagamenti anticipati o sull’unghia. Poi voglio vedere quanto è conveniente uscire dall’euro. Il problema è che, probabilmente, la situazione è già compromessa irreparabilmente e la Gracia fallirà, volente o nolente.

  8. riccardor

    La grecia non si può permettere i dipendenti pubblici che ha, non ha abbastanza entrate.
    Anche se fallisce, li dovrà ugualmente licenziare o dovrà abbassare gli stipendi, in TOTALE isolamento finanziario.
    Si è permessa un regime di bilancio che non può più sostenere, e quelli della troika fanno bene a pretendere che i gli stipendi greci non siano pagati da cittadini europei all’infinito.

  9. Secondo me UE e Grecia dovrebbero mettersi d’accordo. La Grecia non può risolvere in 12 mesi scarsi i problemi creati in anni di scempio finanziario. La Grecia ha sbagliato, sono d’accordo, ed è ingiusto che ci rimettano i paesi più rigorosi, ma una via di mezzo va trovata.
    I prestiti del Fondo Salva Stati dovrebbero essere concessi in cambio di riforme a medio termine: ad esempio, invece di licenziamenti di massa nel settore pubblico da attuare immediatamente, si potrebbe richiedere una riorganizzazione della Pubblica Amministrazione nell’arco di 10 anni, in modo tale da spalmare i licenziamenti in un arco di tempo più lungo.
    Riforma delle pensioni tale da aumentare gradualmente l’età pensionabile a 67 anni entro il 2025 [oggi l'età pensionabile è sotto i 60 anni].
    Riforme draconiane avrebbero solo il risultato di aggravare le difficoltà dell’economia greca.

  10. @illo
    http://www.presseurop.eu/it/content/article/1474311-pericolo-greco-la-bce
    il fallimento della Grecia avrebbe ripercussioni pesanti sul sistema finanziario europeo, in primis la BCE, che per aiutare la fragile economia greca ha comprato in massa titoli di debito greco. Se la Grecia fallisse, il sistema esploderebbe.

  11. khtulu

    la Grecia sta andando dall’usuraio che gli stringe il nodo alla gola mano a mano che gli dà i soldi:lo strozzino si chiama FMI. non si può chedere ad un paese cosi debole liberalizzazioni cosi pesanti, dichiareranno default comunque a spese sociali enormi:se uscisse dall’euro quantomeno nel giro di un paio di anni potrebbe riprendersi inflazionando la dracma.
    Inoltre l’idea che in periodo di crisi il deficit debba essere pari a 0 è semplicemente folle, Keynes si rivolterebbe nella tomba a sentirlo.

  12. Davide Poli

    Secondo me quando si parla di licenziamenti nel settore pubblico, occorrerebbe stare attenti alle modalità di scelta su dove e chi licenziare. Non vorrei che, come al solito, gli amici dei politici, assunti a “cucci e spintoni”, conservassero il posto ed invece chi se lo è guadagnato vincendo concorsi e magari essendo sprovvisto di amicizie politiche, fosse il primo della lista dei licenziamenti.
    La mia proposta è quindi la seguente: una volta determinato quanto occorre risparmiare annualmente, ogni anno, a turno, viene messa in aspettativa senza assegni (o con metà stipendio) una quota di lavoratori pubblici. Così nessuno resta per sempre a piedi e non si rischiano discriminazioni. Questo criterio poi lo estenderei a quei ridicoli politicanti che hanno ridotto la Grecia in questo stato: che non si possano più ricandidare mai più, Pasok o Nuova Democrazia pari sono.

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