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Il vertice europeo in 6 punti
— Economia

Il vertice europeo in 6 punti

Che cosa si è deciso ieri, che cosa è stato rimandato, chi ha vinto e chi ha perso: l'Italia se l'è cavata bene

31 gennaio 2012

Il vertice europeo di ieri a Bruxelles, al quale hanno partecipato tutti i leader dell’Unione Europea, ha approvato la bozza del Fiscal Compact, ossia il Trattato sull’Unione di bilancio che dal 2013 regolerà con leggi più ferree le politiche economiche dei singoli governi. Sono 25 i paesi che lo hanno approvato: oltre al risaputo no del Regno Unito, è arrivato anche il rifiuto da parte della Repubblica Ceca per «problemi procedurali» nel suo Parlamento (il paese si è riservato comunque la possibilità di approvare successivamente il Fiscal Compact).

Deficit
Confermata nel Fiscal Compact la “regola aurea” del pareggio di bilancio (che dunque dovrà essere inserita nelle singole costituzioni) per cui il rapporto deficit/PIL dei paesi membri non potrà avere un disavanzo superiore allo 0,5 per cento. Chi non rispetta questa regola verrà punito con una multa pari allo 0,1 per cento del PIL. Confermate le sanzioni già esistenti per chi supera il deficit del 3 per cento, che però ora saranno “semiautomatiche”, ossia potranno essere bloccate solo da un voto a maggioranza qualificata dei paesi membri.

Debito pubblico
Confermato l’obbligo di ridurre di un ventesimo all’anno la parte di debito pubblico che supera il 60 per cento. Era uno dei punti più temuti dal premier italiano Mario Monti: visto il debito pubblico italiano molto alto (120 per cento), in teoria un simile obbligo danneggerebbe notevolmente la futura crescita dell’Italia. Monti, tuttavia, è riuscito a convincere la Germania a non imporre, in questo caso, le sanzioni semiautomatiche. In più ci saranno delle “attenuanti” (già previste dal precedente Six Pack) per i paesi che non ridurranno il debito legate, tra le altre cose, all’entità del debito privato e all’andamento stesso dell’economia.

ESM
Acronimo di European Stability Mechanism, sarà il nuovo fondo salvastati europeo, di carattere permanente, che andrà a sostituire il vecchio EFSF (European Financial Stability Facility). Sull’ESM, però, ieri si è discusso molto poco e ogni decisione è stata rimandata a marzo. La Germania vuole aspettare l’approvazione finale del Fiscal Compact nonché il destino della Grecia, che in queste ore sta trattando con banche e creditori privati per evitare il fallimento. A marzo, dunque, si discuterà anche della sua dotazione. La cancelliera tedesca Angela Merkel non vuole andare oltre i 500 miliardi di euro, ma con il Fiscal Compact approvato potrebbe cedere e arrivare fino a quota 740 miliardi. In questo caso potrebbero arrivare altri fondi dalle altre principali economie mondiali (attraverso il Fondo Monetario Internazionale). Così l’ESM, il cosiddetto firewall per bloccare la speculazione sui debiti sovrani, potrebbe raggiungere una dotazione di 1.500 miliardi di euro.

Summit allargati
Per far fronte alla crisi, l’Unione Europea ha definito la nascita di nuovi summit dei 17 leader dell’eurozona che cercheranno di non escludere, nella definizione delle politiche economiche, i paesi UE che non adottano l’euro. È un punto su cui la Polonia è stata irremovibile e su cui si è giunti a un compromesso: si è deciso che i diciassette leader dell’eurozona potranno riunirsi da soli almeno due volte all’anno, a condizione che almeno una volta all’anno invitino anche gli altri stati membri.

Nuovi finanziamenti dall’UE
Nonostante le rigide misure sul rigore, il vertice UE di ieri era dedicato alla “crescita e all’occupazione”, soprattutto quella giovanile. In questo senso la Commissione europea ha deciso di versare 82 miliardi agli Stati in difficoltà per favorire l’occupazione. Non si tratta di denaro “fresco”, ma di vecchi fondi strutturali europei, non utilizzati in altri settori. All’Italia andranno 8 miliardi. La condizione che ha posto l’UE, tuttavia, è che le trattative tra governi e parti sociali per definire i destinatari finali di questi fondi vengano mediate da un “team di esperti” europei.

Mercato unico e liberalizzazioni
Sempre sulla crescita sono state decise altre misure, seppur più vaghe rispetto a quelle sul rigore. I paesi europei (ma non la Svezia, solo su questo punto, perché ha bisogno dell’approvazione del Parlamento) si sono impegnati a completare nei prossimi mesi il mercato unico europeo, ossia raggiungere una serie di accordi comuni per standardizzare e semplificare le leggi su brevetti, efficienza energetica, requisiti contabili, commercio elettronico, roaming nella telefonia mobile, diritti d’autore, pirateria informatica, tassazione alle imprese. Ogni governo, inoltre, dovrà presentare all’UE nelle prossime settimane «un piano nazionale per l’occupazione». In cambio la Commissione stilerà delle linee guida sulle politiche economiche e di occupazione e a maggio una bozza per nuove liberalizzazioni su telecomunicazioni, energia e trasporti.

foto: AP/Philippe Wojazer, pool

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5 Commenti

  1. tonio

    Non c’è dubbio, Monti in Europa ha la possibilita di esprimere il meglio di sé. È qui che ritrova l’habitat a lui congeniale, tra le austere e compassate atmosfere dell’empireo politico del vecchio mondo. Ma è vero anche che sono gli stessi capi di governo a riconoscerlo e ad andargli incontro, ritrovando un amico, un collega di lavoro consumato nelle aule delle commissioni. Infatti, con il Presidente Monti tutti condividono una chiara fratellanza per il senso di appartenenza all’elite politica europea. Quest’ultima esalta nei suoi membri le doti dello statista, e ne viene ripagata con rispettosa deferenza da parte degli stessi. Monti nelle sale ridondanti di storia dell’Unione Europea si sente a casa, lontano dall’Italia con le piazze urlanti e disordinate, dall’Italia che esprime i problemi e le richieste in maniera disarticolata e fisica, dall’Italia che sembra faticare a capirlo. D’altro canto Monti a Bruxelles offre un’immagine rassicurante agli occhi degli altri capi di stato, offre cioé l’immagine di un paese capace di dialogare amabilmente, di esprimersi fluentemente in inglese, di essere scevro dal dinamismo nevrotico fatto di cellulari che squillano, barzellette fuori luogo, braccia gesticolanti, inosservanza del protocollo. Tutte caratteristiche che Monti fortunatamente non possiede ed è per questo che è stato definito genero tedesco ideale.

  2. air01

    Non dimentichiamo che anche dentro il pacco incartato bene può esserci un regalo deludente e che i veri politici sanno trasmettere l’immagine che più gli conviene.

  3. illo

    @Tonio Grazie per questa simpatica apologia del prof Monti, sicuramente altra stoffa rispetto al nano.
    La sostanza pero non cambia affatto e anche in questo ritrovato clima di fratellanza quello che si prospetta è un è un incubo più che una unione economica.

    E’ stato già più volte argomentato che il problema maggiore non è il debito debito di alcuni paesi ma lo sbilancio commerciale all’interno della zona euro. In sostanza i paesi del centro hanno un surplus commerciale rispetto a paesi periferici da cui traggono un vantaggio economico (qui spiegato molto bene http://goo.gl/fhK8M)

    Quello che servirebbe sarebbero delle misure anti-cicliche, ovvero che riattivino, compensino i paesi con deficit commerciale, ad esempio obbligando i paesi con un surplus a investire nei paesi in deficit.

    Invece si stanno imponendo delle regole ferree per i controllo dei bilanci, che sostanzialmente costeranno maggiormente a chi già sta pagando maggiormente le conseguenze della crisi, mantendo inalterati i benefici per gli altri. Spiegato molto bene qui http://goo.gl/S5wI9

    Riassumendo, con berlusconi l’italia sarebbe sicuramente fallita, monti invece sta cercando di consolidare il nostro impoverimento.

  4. tonio

    Illo, le mie impressioni fanno riferimento soltanto al contesto formale in cui si è svolto il summit, per quanto ne ho potuto capire. Ma se in ultimo faccio riferimento alla citazione di “genero tedesco”, è per rimettere in pari un giudizio, che non può non tener conto dell’avvertito condizionamento della Germania sulle vicende economiche dei paesi periferici, visti perlopiù come mercati. Tant’è vero che tu m’insegni che ridurre il 60% di debito pubblico al ritmo del 5% annuo, con l’economia in recessione, è una norma che si contraddice da sola. Si pensi, per esempio, al peso in percentuale degli interessi che l’Italia dovrà pagare nel frattempo.

  5. superd

    niente soldini per le politiche keynesiane (niente eurobond, niente bce che presta soldi agli stati ecc. ecc. ) fino a che i paesi birichini non hanno dimostrato di saper fare i bravini (elettorato responsabile, amministrazione efficiente e classe politica che usa i soldi pubblici per investimenti produttivi di crescita a medio e lungo periodo e non per finanziare questa o quella clientela in cambio di consenso elettorale; e sopratutto occhio al bilancio) poco poco che i nordici si riescano a convincere che il club med ha messo la testa a posto (quando diventerà operativo il fiscal compact) allora comincerà una nuova fase in cui gli interventi per la crescita saranno al primo posto come è ovviamente interesse di tutti che sia (bisogna però che si capisca che il welfare non è dare le pensioni ai ciechi che ci vedono o mandare in pensione i cinquantenni; che la crescita non si finanzia assumendo insegnanti che non sanno insegnare o buttando soldi a pioggia nella agricoltura estensiva dell’ulivo)

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