Oggi Lana Del Rey occupa l’apertura di spettacoli di Repubblica, dedicata al racconto di Peppe Videtti della sua storia e del perché una cantautrice venticinquenne quasi sconosciuta fino a pochi mesi fa, prima ancora dell’uscita del suo primo vero disco, sia diventata famosissima e discussa fino ad essere invitata ad esibirsi al Saturday Night Live (dove non ha fatto una gran figura, però). Il disco si chiama “Born to die” ed esce il 31 gennaio (ma circola già molto in rete, illecitamente, da martedì).
Tempi strani. Ventisei milioni di contatti su YouTube e sei una star. Diva per acclamazione popolare. Il disco esce il 31 gennaio ma Lana Del Rey è già in copertina, Q Magazine, Billboard, l’edizione russa di Interview. E’ bastata una canzone, Video games, dallo scorso settembre tormentone in rete, radio e tv, a trasformarla in una splendida promessa del 2012. Non solo per il nome esotico e la bellezza inquietante della 25enne newyorkese che sembra clonata da un incubo di Lynch allo Chateau Marmont di Hollywood, ma per la voce turbata/disturbata e la presenza/assenza scenica di una “Nancy Sinatra versione gangster”. Ci dev’essere qualcosa di più se Lana Del Rey, al secolo Elizabeth Grant, nativa di Lake Placid, è già passata dalla Bbc a David Letterman e al Saturday Night Live (un’esibizione criticatissima anche da Juliette Lewis, la timidezza le ha spezzato la voce). La vera rivelazione sarà Born to die, l’album in uscita (il precedente, pubblicato nel 2009, si è perso nel nulla) che rivela un personaggio unico, una compositrice di talento capace di rivelarsi in una scrittura semiautobiografica efficace quanto quella di Eminem, diluita in un tessuto sonoro in cui tra orchestra ed elettronica non c’è confine. “Non ho ancora deciso se la celebrità è un sollievo o una persecuzione”, mormora l’artista, seduta come una collegiale in uno degli alberghi più esclusivi di Londra. A parte le labbra, sul suo viso non ci sono segni di chirurgia plastica; i tabloid inglesi esagerano per natura.
Fan e detrattori si moltiplicano. In un sito si legge: “La blogosfera che ti ha creato ti distruggerà”. Adulata e minacciata, come una vera diva. Sembra spaventata dall’eccessiva attenzione “perché nella maggior parte dei casi non riguarda la mia musica, ma l’aspetto fisico, il nome d’arte – che è stato scelto solo per assecondare l’idea di un suono che suggerisce immagini anche cinematografiche e non per trasformare una ragazza in vamp; mi chiamavo Lana Del Rey anche quando ho pubblicato il primo disco, eppure nessuno mi ha notato. Perché non ho accettato compromessi. Non mi nascondo dietro un dito. Se fai questo mestiere vuoi avere successo. Ma io pretendo rispetto, e le due cose non sempre si conciliano. Ho perseverato, ho inventato i miei video – a rivederli ora quasi me ne vergogno – ho preso i discografici alle spalle. L’ultima cosa che volevo era incidere un album-truffa – e ce ne sono nel pop di oggi – con un paio di canzoni buone e dieci da buttare”.
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Ho la leggera impressione che i virgolettati in questo articolo siano tutti pressoche’ inventati di sana pianta…
quindi bisogna aspettare, per non credere che sia fuffa, che David Letterman le dia un’altra possibilità, visto che scrive Repubblica DIVA DIVA, ma poi la timidezza le ha spezzato la voce?
Da Letterman ci va il 7 febbraio. L’esibizione che ha toppato era al SNL.
Io ho il disco precedente che non è affatto male, e su YouTube ci sono un bel po’ di esibizioni dal vivo decisamente notevoli. Poi si tratta pur sempre di “pop”, ma almeno non è la solita terrificante minestra riscaldata che ci servono da anni le varie Britney, Rhianna & compagnia :-)
@stefanoc diciamo che è la giusta occasione per riportare il pop nell’alveo della grande musica, e poter tranquillamente ammettere di ascoltare un disco pop senza provare vergogna :)
@sergiop non avrei saputo dirlo meglio :-)
@ SergioP e StefanoC:
c’è tanto POP che non ti fa vergognare di ascoltarlo! che dite?
avete ascoltato il primo disco di Duffy? mi ha convinto proprio la sua esibizione da David Letterman, tra l’altro. bel sound.
Pare che videogames sia un plagio palese di un brano russo http://youtu.be/DiGjpoh3kQk
Non sa cantare, ed è un peccato perchè oltre al fumo c’è anche un pochino di arrosto.
Non è russo …
Sarà che il greco moderno mi fa sesso, e che la Grecia è la terra delle mie vacanze, ma il brano plagiato di Elene Vitali è MOOOOOLTO meglio …
@wasabi che non sappia cantare l’ha deciso in base a…?
L’ho deciso in base ai video live in cui è costretta a cambiare continuamente timbro perchè le si spegne la voce (non cantando nel suo registro naturale).
no, adesso io LIVE non l’ho ancora ascoltata… il problema è che Video games sarebbe pure caruccetta, ma il resto è osceno!!! e a me quelle che fanno i video per fare le strappone, non piacciono
Pare di cogliere, che alla base del problema vi sia il fastidio per l’esser la protagonista particolarmente “gnocca”.
A parte le labbra, sul suo viso non ci sono segni di chirurgia plastica è una puntualizzazione di inusitata sconcezza.
Pure fastidiosi certi commenti sempre incentrati sulla colpevole avvenenza della tipa.
Temo siano tutti effetti collaterali di quel neovittorianesimo sessuofobico noto come Se-Non-Ora-Quando.
Piaccia o meno, da Edith Piaf a Susan Boyle, è sempre stato statisticamente assai improbabile che ad una voce che usciva dalle casse corrispondesse un corpo “inpresentabile”.
Cattivo gusto? Mercificazione? Deriva eugenetica dei modelli estetici imposti?
Boh.
Sarebbe interessante sentire l’opinione di quello “scorfano” di Roy Orbison, che diversi problemi ha avuto in carriera eppure donna non era.
La questione sarebbe semplice.
Vi piace Video Games quando la sentite per radio ?
Si/NO.
Poi liberi tutti.
Un po’ meno di dar tanto credito a certa fuffa dei quotidiani.
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Ho la leggera impressione che i virgolettati in questo articolo siano tutti pressoche’ inventati di sana pianta…
Tipico di Repubblica