Il Post
— rassegna

Pomigliano è il bersaglio sbagliato

"Ho visto moltissime fabbriche metalmeccaniche", scrive Pietro Ichino al Corriere della Sera, "ma una come questa di Pomigliano non l’ho vista mai"

24 gennaio 2012

Pietro Ichino ha visitato la fabbrica FIAT di Pomigliano d’Arco – al centro l’anno scorso di una complicata trattativa sindacale per il rinnovo del contratto degli operai – e oggi scrive sul Corriere della Sera che cosa gliene è sembrato.

Caro Direttore, venerdì mattina ho visitato in ogni reparto il nuovo stabilimento della Fiat di Pomigliano. Il pomeriggio dello stesso giorno, all’Università di Napoli, ho assistito all’intervento urlato di un gruppo di contestatori; uno dei loro slogan era “contro Marchionne e contro il precariato”. Ho provato una stretta al cuore per l’inganno di cui quei ragazzi sono vittime. E per la responsabilità grave che tanta parte della sinistra italiana si assume demonizzando un insediamento industriale come questo.

Ho visto moltissime fabbriche metalmeccaniche; ma una come questa di Pomigliano non l’ho vista mai. Non mi riferisco all’esercito dei robot del reparto lastratura, che compiono interamente da soli il lavoro più pesante e pericoloso: il montaggio e la saldatura della scocca, la struttura della Panda. Mi ha impressionato molto di più il resto della fabbrica, dove a operare direttamente sono le persone. La prima cosa che mi ha colpito è stata l’assenza di rumore, l’ampiezza degli spazi, la distribuzione della luce, l’azzurro della rete dei vialetti, con strisce spartitraffico e passaggi pedonali, che attraversano le zone di lavoro; gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati. Poi il serpentone giallo: la nuova “catena” che catena non è più, collocata su di un largo nastro di parquet tirato a lucido, che si sposta lentamente, dove anche a me estraneo viene consentito di muovermi liberamente nei larghi spazi tra una postazione e l’altra. Tutto è strutturato in funzione della persona che lavora: è la scocca ad abbassarsi o rovesciarsi, non le braccia ad alzarsi. I lavoratori, per lo più giovani, ragazzi e ragazze, tutti con una tuta bianca pulitissima, suddivisi in gruppi di cinque o sei e tra loro intercambiabili. Scelgo a caso quelli o quelle con cui parlare a tu per tu. Tutti mi dicono che la nuova organizzazione è meno pesante della precedente. La paga-base mensile lorda di un quinto livello, qui, è sopra i 1700 euro, quasi 1550 per un terzo livello; poi ci sono il premio e gli scatti; quando entrerà in funzione il terzo turno, a questi si aggiungerà il compenso per l’ora e mezza media settimanale di straordinario e la maggiorazione per il lavoro notturno.

(continua a leggere sul sito di Pietro Ichino)

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  • pavonette

    ” gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati”… gli acquari! professore, lei che ha visto moltissime fabbriche metalmeccaniche, come fa a stupirsi degli acquari?

  • emmeallaseconda

    Ma solo a me queste parole sembrano sacrosante? Cioè davvero la rappresentanza aziendale della peggior sigla sindacale è avvertita come più importante del lavoro – alle condizioni descritte e testimoniate – di migliaia di persone a Pomigliano?
    Boh. Credo che l’unica cosa che giustifica un sentimento del genere sia la presenza mai sopita in alcuni dell’ideologia della lotta di classe. Fino a quando questa non sarà superata, non ci potrà mai essere un confronto realmente sereno sui temi dei rapporti industriali.

  • lorenzo72

    abbiamo scoperto che a sinistra c’è gente con qualche pregiudizio?

  • ro55ma

    @EMMEALLASECONDA non c’è da “superare” nulla: tutto fa parte dell’armamentario culturale e storico degli ultimi 150 anni di storia del lavoro e ognuno (degli stakeholder) lo gestisce, supera, rinnova come crede meglio.
    Il guaio viene dagli altri, in Parlamento, nelle Istituzioni, dove ti aspetteresti almeno il coraggio di leggere la realtà di Pomigliano per quella che è, nel 2012, e nell’interesse del Paese, non dei gruppi di – legittima – rappresentanza di interessi/ideali particulari.
    Ichino è, da tempo, solo uno di quelli che ci prova.

  • gait

    E’ chiaro che il professore si meraviglia che la fabbrica di Pomigliano sia diventata usiamo un aggettivo più bella pulita senza rumori. Tutto questo in un paese normale dovrebbe essere nella norma. Il disappunto che tutta questa bellezza debba essere non più una casa accogliente, con un salario detta dal professore ancora molto basso, rispetto alla media europea. Diventa cattiveria quando si traduce che art.18, è il tabù per scindere il rapporto, che dal bello ed silenzioso ambiente della fabbrica, si debba poi entrare nell’infero della perdita del posto di lavoro. Il professore non ricorda oppure non si capacita, che il benedetto art.18 venne richiesto, con forza proprio dalle associazione padronale, per evitare conflitti, interni di solidarietà tra lavoratori.

  • magamag

    Mi sa che non ne ha viste poi così tante, di fabbriche metalmeccaniche, il professor Ichino, a meno che non includa nel numero le officine riparazioni. E tutta questa meraviglia, poi, serve per produrre niente meno che la Panda! Ovvero un prodotto che, visto quello che stanno mettendo in campo nell’ambito delle city car le concorrenti della FIAT, ha davanti a sè un futuro commerciale davvero limitato.

  • Benedetto_Croce

    Ma Ichino cosa pensava di vedere? Fucine e Mangiafuoco? Missà che questi professori una fabbrica vera non l’hanno mai vista, son 20 anni che è tutto automatizzato a Pomigliano!
    Che peraltro contrariamente alle notizie di stampa è sempre stata una fabbrica modello, dove si montano non le macchine ma gli impianti. Fiat non l’avrebbe mai chiusa perchè significava buttare a mare l’unica fabbrica che costruisce i robot ed ottimizza i processi di fabbricazione, che vengono poi rigirati da FIAT alle fabbriche estere a basso costo (Polonia, Serbia etc. etc.).

  • http://trentasei.tumblr.com/ trentasei

    io sono totalmente d’accordo con Iachino, e questo ancora ai tempi dei primi casini a Pomigliano in cui, perfino qui su ilPost, c’era una descrizione di cos’era una fabbrica molto romanzata, di chi in fabbrica non c’era -evidentemente-stato mai. Anche Iachino le avrà viste, ma forse non ha visto le fabbriche moderne. Immagino poi che nessuno dei vari De Magistris e Camusso abbiano idea di cosa sia la lean manufacturing tanto voluta da Marchionne, come punti a efficienza facendo lavorare meglio, non di più, e ottimizzando scarti e metodi di lavoro, più o meno, in un ambiente più confortevole per la persona, nei limiti in cui il duro lavoro in fabbrica possa essere ovviamente confortevole, quale non è. Penso insomma che come scritto da Iachino -e in questo ha ragione- vi sia molta trita e vecchia ignorante demagogia su Pomigliano e che i fatti parlino al solito più delle parole: Marchionne a Pomigliano ha portato una fabbrica moderna, dove le persone lavoreranno meglio, De Magistris e la Camusso invece non hanno costruito nulla e fosse per loro non esisterebbe nulla. E lo dico con amarezza, avendo cari i valori di sinistra, ma ben capendo che chi fa politica manco sa cosa sia una fabbrica e soprattutto di cosa sta parlando, di come alcuni argomenti, giusti di principio, siano distanti anni luce dalla realtà lavorativa, e come certi pregiudizi non siano altro che pregiudizi, appunto, duri come mussi a dire no senza nemmeno guardare a cosa si dice no, senza nemmeno sapere cosa proporre e, a dire no senza proposte alternative, son bravi anche i bambini. Penso ad ogni modo che una fabbrica, per esser competitiva nel mondo, deve avere certi standard: il mondo è cambiato e la Camusso ancora non se n’è accorta.

  • http://accurimbono.wordpress.com/ accurimbono

    Non si può commentare sul blog di Ichino…

  • masaccio

    Ichino e Il Post si sono dimenticati di informare i lettori che finora, nella newco di Pomigliano, non è stato assunto NESSUNO degli iscritti Fiom, tra i lavoratori dello stabilimento.
    In pratica, chi ha sostenuto un sindacato dissenziente dall’azienda ha perso il posto di lavoro. Se succedesse in qualche paese del Terzo Mondo saremmo tutti in piazza a manifestare, invece i media “democratici” neanche se ne accorgono… Ma vi pare normale dover perdere il posto di lavoro perché si è iscritto a un sindacato che non piace al padrone? Cose da Terzo Mondo, ripeto…

  • http://trentasei.tumblr.com/ trentasei

    @masaccio fai una partita a pallone e decidi le regole. chi ci sta bene, e chi vuole solo distruggere il campo di gioco, è fuori. ma non sono regole anti-lavoratori, per cui sarebbe giusto scendere in piazza e far la rivoluzione, come dici tu, e sarei fianco a te, ed è questo il punto: sono solo regole e impegni reciproci per nuove sfide, sfide attuali, diverse dal mondo e dalle imprese degli anni 80, sfide per cui non possono continuare a valere-purtroppo- i modelli degli anni passati, sfide che la FIOM non ha voluto intraprendere in modo cieco e oscurantista, senza nemmeno fare proposte concrete e capire che quella proposta da fiat è una delle vie per poter provare a stare sul mercato, competitivi, e che altrimenti si chiude, che il mondo se ne frega dei capricci della FIOM e se la FIOM, come i dinosauri, è lenta a recepire il cambiamento. E chi non ha voglia di fare il passo e sta solo a lamentarsi è giusto che sia fuori, e verrà preso dopo. Ma soprattutto: la Camusso capisce qualcosa dei nuovi modi di lavorare? Per me è out, come Iachino, che si accorge adesso che le fabbriche non sono come nei film repertorio degli anni 70.

  • Benedetto_Croce

    @trentasei: se giochi a pallone non puoi essere contemporaneamente arbitro e calciatore non trovi?
    O fai l’arbitro o fai giocatore! Chi glielo spiega a Marchionne questo dato elementare? Sennò la Fiat sembra il bambino che dice che il pallone è suo e si gioca sempre e solo come dice lui e con le sue regole, ma a sto punto in un paese normale giocherebbe da solo, al massimo a pallonate contro un muro…

  • http://picappacappa.blogspot.com/ kappa

    PREMESSO CHE sono aperto alla discussione sull’articolo 18,
    da Pomiglianese, vorrei ricordare a Ichino alcune cose:

    1) I vialetti azzurri si chiamano catene di montaggio. Le puoi mettere anche in un acquario con i pesci tropicali, ma rimangono delle catene di montaggio = un lavoro che

    2) I lavoratori, per lo più giovani, ragazzi e ragazze, tutti con una tuta bianca pulitissima, sono solo la minoranza di quelli ancora in cassa integrazione.

    3) Inoltre, come ha già ricordato MASACCIO, tra loro non è stato assunto NESSUNO degli iscritti Fiom: cioè chi ha sostenuto un sindacato dissenziente dall’azienda ha perso il posto di lavoro.

    Ora, senza estremizzare, si tratta cmq di lavoro che, si dice, nobilita l’uomo. Ma Ichino si contraddice da solo quando dice:
    “non vi accorgete che, tolto Marchionne, vi resta solo il lavoro nei sottoscala controllati dalla camorra?”

    Ce ne accorgiamo, Ichì, e se ne è accorta anche la FIAT oggi (imponendo le sue condizioni perchè sapeva di avere il coltello dalla parte del manico), ieri (imponendo a Melfi delle condizioni inferiori al resto dell’azienda in quanto stava investendo in una zona economicamente depressa) e l’altro ieri (prendendosi in regalo le terre dove sorgeva l’aeroporto militare a Pomigliano durante la seconda guerra mondiale).

  • sfahjx6im

    Butto qualche sassolino, chissà…
    1 – d’accordo, meglio una bella officina con il tappeto rosso e il parquet che un antro dantesco, ma il lavoro è male-in-se. Mica tutti fanno le rockstar, gli insani pensatori o lavorano alla redazione de “Il Post”. E allora chi la spala la merda?
    2 – Ricordate il rifiuto-del-lavoro? (non lo ricordate, lo so) Ma ve lo dico io: quelle idee in embrione, opportunamente sviluppate anziché criminalizzate, avrebbero potuto costruire negli anni una valida alternativa alla laida situazione attuale del mercato del lavoro.
    3 – “lotta di classe” vi spaventa un pò, capisco che voi giovani… vabbè. Ma vogliamo forse sostenenre che gli interessi delle “parti sociali” (cough, cough) siano convergenti o anche solo conciliabili? E allora, come lo vogliamo chiamare questo conflitt… ehm, volevo dire questa “divergenza di vedute”?

  • uqbal

    Sfahjx6im

    “il lavoro è male-in-se”. Ma che discussione vuoi fare su queste basi? Più dandysmo per tutti!

  • fruba

    Arrivo da due giorni nello stabilimento per alcune riprese. Confermo quando detto da Ichino, è uno stabilimento molto bello, le persone con cui parli sono cordiali, attente al lavoro, rispettose delle regole e della sicurezza di ognuno. Parlandoci insieme, la sensazione è che sia meglio di prima, per quasi tutti. E chi dice che le fabbriche ormai son tutte così: a Mirafiori non ci siete stati, nè in altri stabilimenti Fiat o di altri….ve lo assicuro.
    È un buon esempio da questo punto di vista ed è un bene parlarne.

  • Nicola Colella

    dunque, secondo molti lettori del Post, è giusto che un datore di lavoro discrimini i lavoratori in base al loro orientamento politico; ricordiamocene quando un altro datore di lavoro li discriminerà per l’orientamento sessuale, per la confessione religiosa, per la provenienza geografica…viva i vialetti azzurri!

  • ro55ma

    @NICOLA COLELLA
    non so se qualcuno ha detto che “è giusto che un datore di lavoro discrimini i lavoratori in base al loro orientamento politico” (da quello che ho letto non mi pare), di sicuro so che non è quello che succede.
    1) Marchionne non sta facendo nulla da solo;
    2) l’accordo con tutti i Sindacati (eccetto la FIOM) e approvato dalla maggioranza dei lavoratori è stato sottoscritto pubblicamente e volontariamente, non sotto tortura o ricatto come piace immaginare ad alcuni;
    3) l’accordo prevede, democraticamente, che se lo accetti, fino alla sua naturale scadenza, ti impegni a rispettarlo (esattamente come tutti gli accordi);
    4) se sei un iscritto FIOM e ritieni quell’accordo sbagliato non chiedi di lavorare a quelle condizioni per poi poterle contestare, mentre puoi rimanere un convinto sostenitore della FIOM e decidere di accettare quel contratto e rispettarlo;
    5) la FIOM sapeva perfettamente che non accettando di essere messa in minoranza non poteva illudersi di ricattare tutti gli altri (sindacati, lavoratori e controparte) sabotando l’accordo e siccome non ha firmato nè il nuovo contratto “Pomigliano” nè il nuovo contratto “FIAT nazionale” non ha diritto ad eleggere proprie rappresentanze in fabbrica (a seguito della geniale idea di proporre un referendum “contro i sindacati maggiormente rappresentativi” e di averlo perso..)
    Nessuna discriminazione, semplice lotta politico-sindacale e la FIOM è una delle tante che la fa, senza avere particolari verità in saccoccia che non si sia data (legittimamanete) da sola.

  • masaccio

    @trentasei @Ro55ma
    Ma vi rendete conto di quello che state dicendo?
    Si può essere in disaccordo con la linea della Fiom, si può criticarla, si può dire ciò che si vuole. Ma voi state sostenendo che è giusto e normale che un’azienda punisca con la perdita del posto di lavoro chi è iscritto a un sindacato che a lei non piace.
    Non è vero, come dice Ro55ma che “puoi rimanere un convinto sostenitore della FIOM e decidere di accettare quel contratto e rispettarlo”. Non è vero. Nessuno iscritto alla FIOM è stato riassunto nella newco, nessuno. È un’esplicita discriminazione su base politica, e non dovrebbe essere così difficile considerarla assolutamente inaccettabile in un paese democratico.
    Vorrei vedere voi, se domani vi dicessero “sei iscritto al sindacato sbagliato, a casa”…

  • alemanezinho

    Mio nonno all’epoca del fascismo non volle prendere la tessera del partito. Fu licenziato e nessuno gli dette più lavoro (meno male che la nonna aveva una botteguccia). Immagino che Trentasei, Ro55ma e tutti gli altri difensori della magnifiche sorti e progressive del neoliberalismo all’amatriciana trovino la cosa legittima.

  • ro55ma

    @MASACCIO @ALEMANEZINHO:
    nessuno punisce nessuno, esattamente come nessuno obbliga ad andare a lavorare a Pomigliano.
    E’ stato concordato – ovvero: negoziato, discusso e individuato soluzioni condivise; nessuno ha imposto nulla – con tre organizzazioni sinacali su quattro.
    E’ stato sottoposto a referendum? SI e la maggioranza dei lavoratori ha approvato.
    La FIOM sapeva perfettamente cosa faceva ma scommetteva sul fatto che qualche giudice e/o tutta la compagnia antiberlusconi avrebbe mollato (tutti) gli altri per schierarsi con loro. Politicamente legittimo ma poi, se perdi la scommessa non puoi metterti a piangere che si è rotto il giocattolo o a fare la martire ideologica del nuovo scontro sociale.
    Sul parallelo Pomigliano/fascismo, il nonno si rivolterebbe nella tomba ed è proprio per questa incapacità di considerare gli altri (di sinistra, di destra, di centro) tutti una manica di deficienti qualunquisti e/o di fascisti che sarete sconfitti dalla storia ancora e ancora. Landini ed altri hanno tutto il diritto di pensare di essere depositari di qualche indiscutibile e insuperabile idea di società (ecc. ecc.), fondassero un partito e chiedessero il voto. Approfittare di gente che lavora e chiede altro (tutela e sostegno sul luogo di lavoro non la conquista dei mezzi di produzione) forse non è il meglio che si possa fare nel 2012, che dite?

  • alemanezinho

    @Ro55ma
    “sarete sconfitti dalla storia ancora e ancora”? Ma per chi mi hai preso? Per la FIOM, il PCI e il PCUS messi insieme? Io manco voto PD (o SEL)!
    Una discriminazione politica resta una discriminazione politica, nel 2012 come nel 1932. O sei uno di quei liberali a targhe alterne (la libertà degli imprenditori si difende, mentre quella degli operai di iscriversi a un sindacato senza venir licenziati o discriminati chissenefrega)? Tutti liberali col c…o degli altri, come sempre…

  • ro55ma

    @ALEMANEZINHO
    il parallelo col fascismo non l’ho fatto io e chi parla di discriminazione potrebbe almeno provare a spiegare come si fa a discriminare politicamente con voti a maggioranza, con discussioni e confronti democratici. L’angolino stretto in cui si è ficcata la FIOM non l’ha nè definito, nè costruito, nè immaginato nessun altro che non sia Landini e la maggioranza della FIOM (che infatti si è spaccata al suo interno, si divide da molti delegati FIOM in giro per l’Italia, ecc. ecc.)
    Puoi decidere che non ti piace una soluzione, che la ritieni sbagliata (politicamente) ma se ala maggioranza (di NON imbecilli, ecc. ecc.) piace, sembra migliore di altre alternative e la sottoscrive, non puoi pretendere che gli altri si suicidino per le tue velleità politiche. Suicidati (la FIOM, non tu;-) da solo se pensi sia intelligente.