Con la frase sui laureati tardivi che sarebbero “sfigati”, il sottosegretario Michel Martone ha conquistato notorietà che finora non aveva trovato con le sue opere più istituzionali (superate anche da precedenti diffidenze), e destato grandi curiosità. Il Sole 24 Ore ha pubblicato un suo esteso ritratto ricco di dettagli:
Michel Martone è uno bravo e competente, e si vede subito: lo dice la sua faccia alla Gramsci (un altro che a 20 anni viveva da solo a Torino con appena 70 lire al giorno per pagarsi gli studi e doveva battere i piedi sul pavimento per sentire meno freddo), lo sguardo ferino e curioso, il suo curriculum e il fatto che a 38 anni appena compiuti ci ha scritto anche “viceministro”. In molti lo criticano perché le tappe, per essere un italiano, anche se nato a Nizza, rispetto alla maggioranza dei suoi connazionali le ha bruciate. Forse perché, dicono, è italianamente “figlio di” Antonio Martone, magistrato di chiara fama, attivo in Cassazione e ricco di contatti politici. Tanto da essere stato sentito qualche mese fa anche come “persona informata dei fatti” sulla loggia P3 ed essere stato nominato dall’allora ministro della Pa Renato Brunetta presidente della Commissione per la Valutazione, l’integrità e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche (Civit). Motivo per cui nel 2010 i senatori Ichino, Zanda e Morando chiesero a Brunetta stesso se non gli sembrava inopportuno aver stipulato un contratto di consulenza con suo figlio Michel, per 40mila euro circa, per occuparsi di “problemi giuridici della digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche di paesi terzi”.




La frase è giusta e corretta (sono nel mucchio degli sfigati, e in un altro post vi spiego anche perchè ne sono contento) lui è un raccomandato tipico italiano. Io direi, facciamo ridire la stessa frase al Ministro e lui facciamolo tornare al suo posto da ordinario (preso a 29 anni usaauhauhahuauh).
Però quello che ha detto non è esattamente che “chi non è ancora laureato a 28 anni è uno sfigato”. Quello che ha detto è che dovrebbe passare un’opinione culturale per cui è giudicato sfigato chi è arrivato a 28 anni e ancora non si è laureato, che si dovrebbero ammirare i secchioni ecc. Con tutte le attenuanti dei casi singoli, ovviamente.
Invece ancora oggi il fuoricorso viene visto con simpatia, è un mattacchione fuori dagli schemi, uno spirito libero, mentre lo sfigato è il secchione che lavora duro fin da giovane per ottenere qualcosa.
Questo sentimento va ribaltato.
Poi se la predica arriva dal pulpito sbagliato può anche essere (cerchiamo però di non fare i rosiconi, in ogni caso), ma il messaggio è giusto.
che poi alla fine il modello culturale proposto è sempre quello: corri, corri, corri, produci, produci, produci, presto che è tardi….
oggi come sempre (esempio: ricordate gli anni 80, milano da bere, ecc. ecc?).
e rallentare? e prendere coscienza (sempre come esempio, per carità) che l’iphone è un bene superfluo e non necessario? che un auto non “serve” cambiarla ogni 3 anni (altro esempio)? e, più in generale, prendere coscienza da questo momento di crisi che forse di lavoro non ce n’è per tutti e che forse sarebbe preferibile lavorare di meno per lavorare (un pò) tutti piuttosto che cercare a tutti i costi un’improbabile crescita per dare lavoro a chi non ce l’ha?
e nel tempo libero, magari continuare o iniziare a studiare, anche senza bisogno di laurearsi in qualcosa entro una certa data….
utupia? forse. e l’utopia è da sfigati, vero prof. martone?
Boh, io non voglio parlare—e lo dico solo per superstizione—del mio caso personale, per cui entro i 28 anni sarò tenuto a consegnare e difendere la mia tesi di dottorato, sapendo che probabilmente non ce la farò. Ma posso parlare di una mia collega pachistana educata in Gran Bretagna e venuta in Italia (Trento, top dei top stando a tutte le nostre guide nostrane) per un dottorato superato brillantemente in 3 anni netti poco prima di compiere 26 anni, e circondata da un mondo del lavoro, in Europa, che già la bollava come scaduta, bollita, inadeguata, inutile e inassumibile. Quindi, in bocca al lupo a tutti quelli che a 28 anni ancora stanno dando la terza materia del terzo anno fuoricorso in qualche improponibile corso triennale da dodici iscritti in una ex-università per corrispondenza che compie il suo ventennale dalla fondazione (e Trento di anni ne ha appena cinquanta e poco più, a dimostrazione che tante cose buone si possono sempre fare anche in poco tempo). Sono fortemente convinto che sia TUTTA colpa dei professori inadeguati, dell’amministrazione cattiva, della burocrazia soffocante. Sì.
In bocca al lupo ai 28enni che difendono la propria libertà, lo slow-working, il tempo per gli hobby costruttivi (tipo navigare in internet una dozzina d’ore al giorno), per i viaggi pagati da papà, per le estati con gli amici, per gli intoccabili weekend liberi che poi chissà come mai sono sempre “lunghi”. Per la scusa “ma io devo pendolare”, per gli anni ed anni di contratto di stanza tripla in un appartamento da 12 persone in centro a Bologna “perché fa figo”. A me resta di far coincidere le vacanze con le conferenze, e di pagarle di tasca mia per non avere sensi di colpa, per non sentirmi “uno di loro”.
In bocca al lupo a tutti voi, che vi credete liberi e che poi piangerete miseria dopo aver cazzeggiato per decenni alle spalle degli altri. Tanto, io mi metto magari in quelli che il c.ulo un po’ se lo sono rotto, ma sempre miseria insieme canteremo: almeno voi la vita ve la siete “goduta”, come amate tanto dire per distinguervi dagli sfigati quelli veri…
Sinceramente? Mi fate schifo.
Mi fate schifo voi che dite che un secchione è un monomaniaco, che denigrate chi è soddisfatto del proprio lavoro accusandolo di essere disadattato e realizzarsi solo in quello.
Mi fate schifo voi che per coprire la vostra pigrizia e la vostra incapacita denigrate la crescita, la produzione e la ricchezza, tutto ciò che ci fa star meglio.
Mi fate schifo voi che pretendete che chi sa lavorare lavori un po’ di meno soltanto per farvi sentire meno inferiori.
Mi fate schifo voi che disprezzate il lavoro ma siete invidiosi dello stipendio.
Mi fate schifo voi che vi affrettate a coprire di attacchi personali chi vi pone di fronte ai vostri fallimenti.
Voi mi fate schifo perché siete pigri, stupidi, falliti, invidiosi e pieni di livore per chi ha l’unica colpa di essere migliori di voi.
E siete anche un po’ sfigati.
Sarei curioso di leggere il testo esatto del suo discorso, anche per capire quanto fuoriluogo fosse un’espressione del genere inserita nel contesto, anche in termini di spettatori che aveva daqvanti a se (il termine sfigato se hai davanti 20enni puo’ avere un certo effetto, in un intervista un altro).
E condivido lo sfogo di Tobuto, cmq. Rispetto tutti gli stili di vita, benissimo lavorare per vivere e godersi il tempo libero, ma poi accettatene le conseguenze.
tobuto, il tuo rancore è acqua per il mio mulino. Dimostra che tutta questa efficienza nasce dal male, dal male dentro, nasce da rivalse malate, da mancanza di sguardo sulla vita, da ossessioni da ultimo della classe che si rompe il c*** ma gliela farà vedere a quelli che invece non pensano che il solo senso del passaggio umano sulla croste terrestre sia competere, rendendo la propria vita un inferno e cercando fare altrettanto di quelle altrui.
Io ti faccio schifo, tu sei da compatire. E pensa che a volte la rinuncia alla caccia ossessiva al primato non è per mancanza di talento, ma per scelta di vita, e che l’invidia sta in coloro che osservano chi ha capito questa cosa, e sta un po’ più lieve di quelli come te.
Sfigati sono coloro che sono nati in famiglie sfigate. Sfigati sono coloro che pensano che lui sia un privilegiato e non ha l’umiltà per rendersene conto. Sfigati sono quelli che hanno fatto il servizio militare. Sfigati sono coloro che non sono diventati ordinari a Siena.
Noi quasi-enta-laureati saremo tutti degli sfigati ma non capisco in che modo da sottosegretario stia intervenendo per sbloccare il cosiddetto ascensore sociale.
Ma parlava di laurea breve o di laurea specialistica? O di dottorato? Perché in effetti, se a 28 anni non si è ancora riusciti a terminare un corso triennale…
Difficile comunque guardare la luna senza guardare il dito in questo caso, visto che in Italia per diventare ordinari a 29 anni (a Siena, poi: un’università coinvolta in innumerevoli scandali di malagestione) occorrono certe condizioni, delle quali la competenza è una, ma certo non la principale.
E per ribadire quello che altri hanno osservato, sentire usare il termine “sfigato”, in qualunque contesto, ma in particolare da parte di un uomo politico e da un docente universitario abbastanza pieno di sé, è davvero una cosa che fa cadere le braccia.
Piti, mettiamo da parte l’animosità e facciamo a capirci: a me non me ne importa niente se uno decide di fregarsene dell’efficienza e della competizione, cercarsi una rendituccia o un posticino pubblico e campare con quello che gli viene. E’ una scelta che IO non farei, ma ognuno ha le sue preferenze. Così come io non farei la scelta di preoccuparmi SOLO della competizione, dimenticando tutto il resto. Ma comunque sono affari di chi la fa. Quello che mi fa schifo, schifo, sono quelli che scelgono di non scendere in campo e insultano chi lo fa, dandogli dei malati, dei monomaniaci, dei disadattati.
Piti, ti leggo sempre con piacere e condivido molti dei tuoi interventi. Però qui sono dalla parte di Tobuto. Che, forse esagerando, ha detto quello che vedo anche io da fuori Italia. E come possiamo ancora lamentarci del fatto che gli operai italiani sono pagati di meno dei tedeschi, i giovani ingegneri trovano solo stage e in accademia si diventa prof a 50 anni se va bene, se poi ci beiamo di prendere il nostro tempo, goderci la vita e ritardare *tutto* a partire dalla Laurea?
Che ognuno sia contento della strada che ha scelto. Il concetto della frase di Martone è che bisogna smetterla di pensare che la Laurea sia necessaria a tutti i costi, bisogna seguire la propria strada ed il lavoro E BELLO, gratifica e soddisfa.
@Billthebutcher
Quindi il fatto che gli stipendi medi in Italia siano più bassi che in Germania o Francia dipenderebbe dal fatto che gli studenti italiani se la prendono comoda? Non riesco a vedere la connessione.
@Tobuto
Scendere in campo? Uno si fa il culo, si laurea in fretta e comincia a lavorare presto arrivando a un tenore di vita più che accettabile a trent’anni – e questo lo chiami scendere in campo? Per cosa? In nome di che causa? Io l’ho fatto, ma non mi sento di dire che sono sceso in campo e ancora meno mi fanno schifo quelli che hanno fatto scelte differenti.
L’affermazione si commenta da sola e non mi pare il caso di spenderci troppo tempo.
Io personalmente non mi sono neanche mai iscritto all’università per due motivi: primo non avevo voglia di sbattermi troppo, secondo mio padre non mi avrebbe mai mantenuto a ca..eggiare; indovinate quel’è stato quello determinante?
E comunque i veri raccomandati non sono i (pochissimi) Martone ordinari a 29 anni ma con le carte in regola, quanto piuttosto i fuoricorso di 10 anni a medicina che quando hanno finito di viaggiare e uscire in barca a vela trovano il posto caldo caldo nello studio di papà…
Questa storiella che “il fuoricorso viene visto con simpatia, è un mattacchione fuori dagli schemi, uno spirito libero, mentre lo sfigato è il secchione che lavora duro fin da giovane per ottenere qualcosa” fa veramente ridere. Non ho mai vissuto una situazione simile in tutta la mia vita, e ne ho conosciuta di gente [beata lei] che a 26 anni ha fatto i dottorati di ricerca, mentre io alla stessa età stavo ancora ad un solo esame dalla laurea triennale, e non ho mai visto trattare persone così capaci come sfigati senza vita sociale.
Arriverà un giorno che i luoghi comuni cesseranno di esistere e spero di essere ancora vivo per assaporare il gusto di una discussione seria.
Si può dire che Martone è uno sfigato con la gobba?
Allora. La mia intendeva essere una provocazione, un invito a interpretare in modo meno rigido la vita. Non sono stato capito, ed è certo colpa mia, che non ho saputo spiegarmi.
Quello che ho voluto dire, rimandando al mittente l’elogio del secchione e l’appellativo di sfigato per chi a 28 anni non è laureato è che non si può sopportare che arrivi uno, per di più superprivilegiato, e fissi lui la misura della vita. La vita, specie per chi non nasce con tutte le strade aperte, i contatti, la formazione più idonea fin dalla famiglia, è piena di dubbi, travagli, eventi, errori. Non voglio nemmeno prendere in considerazione i casi più evidenti, del tipo chi studia lavorando o chi ha avuto problemi di salute e ha ritardato i tempi di conclusione degli studi. Lo dico, che escludo queste ipotesi fin banali, facendone parte, visto che ai tempi dell’università fui operato tre volte agli occhi e persi un anno intero di studi, laureandomi a venticinque anni.
Quello che voglio dire è che ci sono più cose fra il cielo e la terra di quante ne preveda quel pallone gonfiato di Martone. Ci sono crisi personali, ci sono formazioni del proprio sé che magari vanno a rilento perché uno è nato in un ambiente meno favorevole e nessuno ha saputo dirti cosa fosse meglio per te, aiutandoti a conoscerti, c’è che esistono percorsi umani che non possono, vivaddio, stare dentro i tempi contingentati stabiliti dal quel merluzzo di Martone, che uno può accorgersi dopo tre anni di Medicina che per lui era meglio Giurispudenza, e magari non aveva cambiato perché la famiglia non lo sosteneva, un altro può aver pensato di lavorare un po’ per pensare al da farsi, e magari si era innamorato di una donna o di un Paese straniero e aveva pensato a come vivere quell’amore tralasciando gli studi per un po’, un altro può avere una ripulsa, o una difficoltà di fronte a un dato esame, e insomma.
Ridurre tutto, a partire dalla vita, a parametri che hanno senso solo per chi ha avuto la fortuna (o la sfortuna, vien da pensare), certo il caso di poterli rispettare è offensivo, e molto molto stupido.
Si sta facendo un caso assurdo solo per una frase un po’ infelice che tra l’altro, come ha già fatto notare lucac, è stata al solito travisata.
@Ilsensocritico
Io invece quella storiella “fuoricorso-secchione” che tu chiami luogo comune l’ho vissuta personalmente per una parte della mia vita. E la intravedo ancora adesso, fidati.
@Piti
Poi vado nelle aule studio sotto la mia università, e vedo un esercito di ultra 25enni senza ancora la laurea triennale che giocano tutti i giorni tutto il giorno al PC. E tutti i tuoi esempi, per quanto reali, mi appaiono come la netta minoranza.
Emmeallaseconda, quelli che vedi te sono quelli che giocavano anche quando si trattava di prendere il diploma, ma l’hanno preso. Allora bisogna che le istituzioni si coordino un poco. O si dà un senso agli anni di apprendimento della scuola e conseguentemente un valore certo al diploma, oppure tutto rimane finalizzato a tenere “buoni” i giovani e a dissimulare il reale tasso di disoccupazione, tenendoli sotto falsa copertura studenti universitari. Quindi, il rappresentante del governo di turno, pur contravvenendo al buon gusto di tacere vista la non comune bambagia di privilegi in cui è cresciuto, abbia almeno l’accortezza di non generalizzare, altrimenti passa per essere un illuminato solo perché, paradossalmente, sta declinando dalla responsabilità istituzionale della gestione del sistema scolastico, che se non sbaglio deve preparare anche al lavoro, inteso come una cosa seria e non come un gioco.
@piti:
“La mia intendeva essere una provocazione, un invito a interpretare in modo meno rigido la vita.”
Anche il mio era uno sfogo, decisamente vicino a un attacco personale, e ti chiedo scusa.
“Quello che ho voluto dire, rimandando al mittente l’elogio del secchione e l’appellativo di sfigato per chi a 28 anni non è laureato è che non si può sopportare che arrivi uno, per di più superprivilegiato, e fissi lui la misura della vita. La vita, specie per chi non nasce con tutte le strade aperte, i contatti, la formazione più idonea fin dalla famiglia, è piena di dubbi, travagli, eventi, errori. Non voglio nemmeno prendere in considerazione i casi più evidenti, del tipo chi studia lavorando o chi ha avuto problemi di salute e ha ritardato i tempi di conclusione degli studi.”
Non credo che Martone pretendesse di fissare la misura perfetta della vita, ha fatto un commento, secondo me, valido nella maggior parte dei casi (chi a 28 anni non si è laureato e non lavora è generalmente un fancazzista). Tra l’altro nel suo discorso parlava anche di rilanciare l’immagine degli istituti professionali, quindi non credo che Martone attaccasse i giovani che lavorano invece di studiare e magari si laureano più tardi, anzi.
“Lo dico, che escludo queste ipotesi fin banali, facendone parte, visto che ai tempi dell’università fui operato tre volte agli occhi e persi un anno intero di studi, laureandomi a venticinque anni.”
Appunto, non ti dà fastidio che arrivi il fancazzista di turno a dirti che sei un secchione e un monomaniaco?
“Quello che voglio dire è che ci sono più cose fra il cielo e la terra di quante ne preveda quel pallone gonfiato di Martone. ”
Su questo non ci sono dubbi, penso (spero) se ne renda conto anche Martone.
“ci sono formazioni del proprio sé che magari vanno a rilento perché uno è nato in un ambiente meno favorevole e nessuno ha saputo dirti cosa fosse meglio per te, aiutandoti a conoscerti, c’è che esistono percorsi umani che non possono, vivaddio, stare dentro i tempi contingentati stabiliti dal quel merluzzo di Martone, che uno può accorgersi dopo tre anni di Medicina che per lui era meglio Giurispudenza, e magari non aveva cambiato perché la famiglia non lo sosteneva”
Ecco, parliamone. In Italia si esce dalle superiori a 19 anni, di fronte ai 18 della gran parte dell’Europa. Ora per carità, nessuno pretende che un diciannovenne sia un uomo fatto e finito, ma che abbia un minimo le idee chiare sì. Accidenti, tre anni per rendersi conto di aver sbagliato facoltà? Tre anni, per un diciannovenne, ventenne, ventunenne, per trovare il coraggio di andare contro alla famiglia? Scusa ma francamente mi sembra troppo.
Che poi, cavoli suoi. Basta che non mi venga a dare del monomaniaco.
“un altro può aver pensato di lavorare un po’ per pensare al da farsi”
Stima per lui, e non mi pare fosse uno di quelli a cui si riferiva Martone.
“magari si era innamorato di una donna o di un Paese straniero e aveva pensato a come vivere quell’amore tralasciando gli studi per un po’, un altro può avere una ripulsa, o una difficoltà di fronte a un dato esame, e insomma.”
Anche qua insomma… Un minimo di senso della realtà in un diciannovenne non guasterebbe. O perlomeno non guasterebbe che non desse del monomaniaco a chi ce l’ha.
“Ridurre tutto, a partire dalla vita, a parametri che hanno senso solo per chi ha avuto la fortuna (o la sfortuna, vien da pensare), certo il caso di poterli rispettare è offensivo, e molto molto stupido.”
Anche ridurre il rispetto di determinati parametri, o meglio il raggiungimento di determinati obbiettivi, puramente alla fortuna non è indice di particolare saggezza.
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Detto questo, non mi pare che la frase di Martone fosse questa perla epocale. Ciò che mi ha fatto irritare sono state le risposte di vari commentatori (non solo te), che tra ribadire l’ovvio (sì ma chi lavora? chi sta male?), giustificazioni, neopauperismi e insulti per i secchioni hanno dato uno spettacolo veramente poco edificante, indice della scarsa considerazione che si ha per il merito e per l’impegno in Italia.