Music Industry Feels Strain As Consumers Go Online

Perché Napster aveva ragione

di Michele Boldrin e David K. Levine

Lo spiegano Michele Boldrin e David K. Levine nel libro Abolire la proprietà intellettuale

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Verso la fine del 1764, mentre si dedicava alla riparazione di una piccola macchina a vapore del tipo Newcomen, James Watt ebbe l’idea di permettere al vapore di espandersi e condensarsi in contenitori separati. Fino a quel momento tutte le macchine a vapore avevano effettuato queste due opposte operazioni nel medesimo contenitore con evidente spreco d’energia. Watt trascorse i mesi seguenti lavorando incessantemente alla costruzione di un nuovo modello di macchina a vapore che incorporasse tale principio: nel 1768, dopo aver ottenuto parecchi miglioramenti ed essersi per questo considerevolmente indebitato, si recò a Londra per presentare la sua domanda per brevettare il principio del condensatore separato. La faccenda non risultò per nulla semplice e Watt spese i sei mesi successivi a ungere gli ingranaggi del meccanismo amministrativo che avrebbe dovuto concedergli l’agognato brevetto; brevetto che riuscì ad avere solo nel gennaio dell’anno successivo. Una volta ottenuto, non se ne fece più nulla, nel senso letterale della parola: dal 1768 al 1775 James Watt non produsse una sola macchina a vapore che incorporasse la sua idea mettendo a frutto il brevetto così faticosamente conquistato.

Finalmente, nel 1775, grazie alle relazioni politiche del suo nuovo socio in affari – il ricco industriale Matthew Boulton – Watt si assicurò una legge del Parlamento che estendeva il suo brevetto fino all’anno 1800.
Assicurati i brevetti e iniziata la produzione (che tale non fu, come vedremo più avanti), Watt dedicò gran parte delle sue energie a combattere gli inventori rivali. Nel 1782 si assicurò un altro brevetto, reso «necessario come conseguenza […]. dell’essere stato così ingiustamente anticipato da [Matthew] Wasborough nel movimento a pedale». Nell’ultimo decennio del secolo, quando il motore di Hornblower, nettamente superiore a quello di Watt, venne messo in produzione, Boulton e Watt perseguirono Hornblower con tutti gli strumenti che il sistema legale metteva a loro disposizione.

Durante i trentuno anni di validità dei brevetti di Watt, il Regno Unito aggiunse al proprio stock di macchine a vapore un totale di circa 750 cavalli di potenza: una cifra oggi risibile, ma all’epoca davvero considerevole. Nondimeno, nei trent’anni successivi alla scadenza dei brevetti di Watt, la potenza installata crebbe al ritmo di più di 4.000 cavalli all’anno. Inoltre, l’efficienza delle macchine a vapore nell’utilizzo del materiale combustibile cambiò assai poco durante il periodo di validità dei brevetti di Watt, mentre tra il 1810 e il 1835 si stima che sia aumentata di cinque volte.
Dopo la scadenza dei brevetti di Watt si registrò un’esplosione nella produzione e nell’efficienza dei motori a vapore; la potenza da essi generata divenne la forza trainante della Rivoluzione industriale.

Nell’arco di trent’anni le macchine a vapore vennero enormemente migliorate e cominciarono a essere usate innovazioni cruciali quali la locomotiva a vapore, la nave a vapore e il filatoio intermittente. L’innovazione chiave fu la macchina a vapore ad alta pressione, il cui sviluppo era stato bloccato dall’uso che Watt aveva fatto dei propri brevetti. Molti nuovi miglioramenti apportati alla macchina a vapore – per esempio quelli di William Bull, Richard Trevithick e Arthur Woolf – infatti divennero utilizzabili solo dopo la scadenza del brevetto di Boulton e Watt, e più precisamente tra il 1800 e il 1804. Anche se sviluppate in anni precedenti, queste innovazioni restarono inattive fino alla scadenza dei brevetti di Watt e Boulton.

Per ironia della sorte, Watt non solo usò il sistema dei brevetti come randello legale con il quale demolire la competizione, ma i suoi sforzi per mettere a punto una macchina migliore vennero intralciati dal sistema stesso dei brevetti. Una limitazione importante del motore Newcomen originale consisteva nella sua incapacità di fornire un moto rotatorio costante. La soluzione più conveniente, che implicava l’uso combinato di un pedale e di un volano, si basava su un metodo brevettato da James Pickard, il che impedì a Watt di poterne fare uso. Watt fece vari tentativi per trasformare in modo efficace il moto verticale in moto rotatorio, arrivando apparentemente alla stessa soluzione di Pickard; tuttavia l’esistenza di un brevetto lo costrinse a escogitare un dispositivo meccanico alternativo, molto meno efficiente, che egli chiamò «ingranaggio planetario».

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