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Kodak rischia il fallimento
— Economia

Kodak rischia il fallimento

Il produttore di pellicole e sistemi per la fotografia potrebbe presentare le carte in tribunale entro poche settimane, dice il Wall Street Journal

5 gennaio 2012

Kodak, uno dei più famosi produttori di pellicole e sistemi per la fotografia al mondo, ha seri problemi finanziari e nelle prossime settimane potrebbe dichiarare fallimento. La notizia è stata diffusa dal Wall Street Journal, che ha consultato alcune fonti anonime vicine al gruppo, e non è stata commentata in alcun modo dalla società fondata negli Stati Uniti nel 1892. Per rimettere in sesto i propri conti ed evitare il fallimento, i responsabili di Kodak vogliono vendere parte dei brevetti posseduti dalla società per fare rapidamente cassa e avere nuovi fondi a disposizione. Secondo diversi analisti una simile soluzione potrebbe rivelarsi insufficiente e la stessa azienda sembra essere poco convinta, e ormai pronta al peggio.

I legali di Kodak avrebbero già iniziato a preparare le carte necessarie per ricorrere al “Chapter 11″, la parte della legge fallimentare statunitense che consente alle imprese di avviare una ristrutturazione quando si trovano in dissesto finanziario. Il sistema ricorda molto quello dell’amministrazione controllata che esisteva fino a qualche tempo fa anche in Italia. Negli anni il Chapter 11 è stato usato da diverse società americane comprese Lehman Brothers, Enron, Texaco, Chrysler LLC e la compagnia aerea Delta. Kodak avrebbe anche avviato una prima serie di contatti con alcune banche per avviare nuove linee di credito. Il WSJ parla di almeno un miliardo di dollari per consentire alla società di rimanere a galla durante le procedure per la bancarotta.

Secondo il giornale statunitense, la richiesta di bancarotta potrebbe essere inoltrata già nelle prossime settimane o nei primi giorni di febbraio. La società continuerebbe a lavorare normalmente e a pagare i propri conti durante la fase fallimentare, ma l’operazione sarebbe comunque affiancata dalla vendita di una cospicua parte dei 1.100 brevetti posseduti da Kodak. L’operazione dovrebbe avvenire tramite un’asta pubblica e potrebbe segnare profondamente il futuro della società.

La sola possibilità che Kodak sia costretta a dichiarare fallimento rappresenta una svolta molto amara per una società che per anni ha dominato il proprio settore. Grazie alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, l’azienda con sede a Rochester (New York) ha realizzato alcune delle più importanti innovazioni nel campo della fotografia. A metà anni Settanta, per esempio, la società inventò la fotocamera digitale, ma non fu mai in grado di sfruttare commercialmente a dovere la propria invenzione.

Per compensare i minori ricavi dovuti al settore in declino delle pellicole, a partire dagli anni Ottanta la società diversificò la produzione occupandosi della realizzazione di apparati per le diagnosi mediche e della produzione di prodotti chimici. Solo negli ultimi anni Kodak tornò a occuparsi con maggiore convinzione di fotocamere e stampanti per le fotografie, ma senza ottenere successi commerciali sufficienti per coprire le proprie spese. Dal 2005 a oggi la società ha chiuso in passivo tutti i propri anni fiscali tranne uno.

Nella speranza di cambiare le cose, la scorsa estate Kodak mise in vendita alcuni dei propri brevetti legati alle tecnologie digitali. L’operazione non riscosse particolare successo e molti di quei brevetti devono essere ancora venduti. Le procedure per il fallimento potrebbero rallentare ulteriormente l’iniziativa, lasciando meno fondi del previsto alla società. Oltre che dalla vendita dei brevetti, gli investitori rimasero sorpresi anche dalla decisione di Kodak di prelevare circa 160 milioni di dollari da una propria linea di credito lo scorso settembre, proprio in un momento in cui aveva annunciato di essere pronta per fare cassa. Le azioni persero rapidamente quota in borsa e negli ambienti finanziari si iniziò a parlare della possibilità di una bancarotta.

Nelle settimane seguenti, Kodak incaricò un gruppo di legali e di consulenti di avviare la creazione di un piano di ristrutturazione per la società. Per buona parte dell’autunno i responsabili dell’azienda si sono confrontati sulla possibilità di dichiarare o meno bancarotta per ricorrere alle protezioni previste dal Chapter 11. I consulenti della società spingono per questa soluzione perché, dicono, potrebbe attirare più compratori per i brevetti da vendere e potrebbe alleviare gli oneri della società per il pagamento di pensioni e assistenza sanitaria per i propri ex dipendenti. Si tratta di costi molto alti, diverse centinaia di milioni all’anno, che fino a ora hanno reso Kodak poco appetibile agli occhi di possibili compratori interessati a rilevare l’azienda.

La notizia della possibile richiesta per bancarotta ha fatto precipitare ieri il titolo in Borsa della società. Le azioni hanno perso in poco tempo il 28 per cento del loro valore arrivando a 47 centesimi di dollaro. Kodak non ha commentato né smentito l’articolo del Wall Street Journal, che si conclude con una tetra considerazione:

Il fondatore di Kodak, George Eastman, si suicidò all’età di 77 anni in quello che è ora il museo che celebra la persona che fondò Kodak e l’impatto che ebbe sulla fotografia. Sul biglietto che lasciò prima di uccidersi c’era scritto: «Ai miei amici, il mio lavoro è fatto. Perché aspettare?»

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4 Commenti

  1. pappalugo

    Chiedo scusa se più che un comento questo post contiene una richiesta. L’articolo parla del Chapter 11; poiché gli esempi di ricorso a questo articolo sono numerosi, ma pochi sanno di cosa si tratta esattamente, vorrei chiedere a “Il Post” se può darne una panoramica nello stile dei suoi articoli didattici, come quello recentemente apparso suilla riforma dell’articolo 18. Grazie.

  2. stranger

    A quale amaro destino può portare non avere il marketing decente. Da essere leader mondiale e tuttora il produttore (imho) di ottime fotocamere digitali compatte (mie prove personali), alla bancarotta. :-(

  3. maragines

    Secondo il giornale statunitense, la richiesta di bancarotta potrebbe essere inoltrata già nelle prossime settimane o nei primi giorni di febbraio.
    Non sarebbe male studiare un poco (ma anche poco!). Come tutti gli altri giornalisti e superficiali traduttori cadete nell’errore grave di non sapere che in italiano bancarotta è un reato (e i reati non si “richiedono” nemmeno negli Usa…!) e che non è la traduzione di bankruptcy.
    Kodak può (come in Italia, del resto è un istituto inventato dagli italiani…) chiedere il fallimento. Se durante la procedura concorsuale si scopriranno casi di fraud ai danni dei creditori si potranno anche aprire le indagini per la bancarotta.
    *
    Quanto a Kodak molto semplicemente gli è esploso, scomparso nel nulla e del tutto, il mercato in meno di venti anni. E non sono stati abbastanza veloci a cambiare. Potrai avere il migliore marketing del mondo, ma un rullino oggi, non lo vendi a nessuno comunque, e diventare da IL produttore di pellicole ad uno dei tanti ottimi produttori (assemblatori in verità) di fotocamere digitali è un percorso che non è facile mettere in piedi.

  4. jikolp

    Abbiamo in casa l’esempio della azienda leader del suo settore che non si è saputa rinnovare in tempo …. Olivetti. Speriamo solo per i dipendenti che non perdano il lavoro.

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