Il Post
Amazon e le librerie indipendenti

Amazon e le librerie indipendenti

Negli Stati Uniti si discute del ruolo delle piccole librerie locali nella diffusione della cultura e su quanto c'entri Amazon col loro declino

15 dicembre 2011

Il 12 dicembre il New York Times ha pubblicato un articolo di un opinionista sull’impatto che le promozioni natalizie di Amazon, e l’esistenza stessa del sito, hanno sulle librerie indipendenti statunitensi. Firmato da Richard Russo, scrittore statunitense, l’articolo prende spunto da un’operazione di marketing piuttosto controversa: Amazon ha invitato i suoi utenti a installare l’applicazione ufficiale per smartphone che permette di scansionare il codice a barre dei prodotti e confrontare il prezzo in negozio con l’offerta online. Il solo confronto tramite l’applicazione avrebbe dato loro diritto a uno sconto di 5 dollari su qualsiasi prodotto (tranne, curiosamente, i libri), per un massimo di tre prodotti.

Ovviamente su Amazon, soprattutto nella sua versione statunitense, è possibile acquistare moltissimi prodotti –  giocattoli, elettronica, oggetti di arredamento e anche vestiti – che non hanno nulla a che fare con i libri, ma anche articoli attualmente in vendita nelle librerie, come musica o dvd. Il vero problema secondo Russo non sarebbe lo sconto di 5 dollari ma la politica aggressiva con cui Amazon esorta gli utenti a concentrarsi sul confronto tra i prezzi, tanto da spingerli a recarsi personalmente in libreria per controllare (esistono poi dinamiche più naturali: uno è già in libreria per i fatti suoi e prendendo un libro in mano decide di controllare se risparmierebbe qualcosa o no comprandolo su Amazon).

Russo ha sottoposto la questione ad alcuni suoi amici scrittori – Scott Turow, presidente dell’Associazione scrittori, Stephen King, Dennis Lehane, Andre Dubus III, Anita Shreve, Tom Perrotta e Ann Patchett – ricevendo risposte molto diverse ma generalmente concordi nel condannare l’atteggiamento concorrenziale di Amazon. Tutti loro, spiega Russo, ricevono ottime percentuali dalle vendite su Amazon, ma sono soprattutto debitori alle piccole librerie indipendenti che hanno avuto un ruolo importantissimo nella diffusione e la promozione dei loro libri al momento del loro esordio. «Durante il tour promozionale del mio primo libro – racconta Russo – fui invitato al Barbara’s Bookstore di Chicago. I dipendenti della libreria disposero ottimisticamente sette sedie pieghevoli per il pubblico, e finirono per occuparle loro stessi quando non si presentò nessuno».

Gli scrittori interpellati da Russo vedono nelle librerie indipendenti non solo un negozio ma piccoli centri culturali, con dipendenti preparati e coinvolti dal loro lavoro, fondamentali all’arricchimento e all’educazione della comunità. Russo sostiene che per Amazon l’unico interesse sia vendere prodotti, non promuovere cultura, e quindi avrebbe trasformato il libro in un semplice oggetto di consumo, simile a qualsiasi altro acquistabile sul sito.

La posizione di Russo è molto simile a quella di chi in Italia ha proposto la legge contro gli sconti sui libri ed è stata contraddetta da Farhad Manjoo, che pubblica su Slate un lungo articolo in cui spiega che sì, la concorrenza di Amazon è troppo aggressiva, ma le piccole librerie – piuttosto che l’ultimo baluardo della cultura letteraria – sono uno spreco di soldi, poco efficienti, idolatrate senza motivo.

Anche se disapprovo alcune delle sue tattiche commerciali recenti, nessun’altra società ha fatto più di Amazon per accendere la passione per l’acquisto, la lettura e addirittura la scrittura di nuovi libri. Con la sua risata inquietante e il suo sorriso da Dottor Male, è facile odiare Bezos [il fondatore di Amazon, ndr], e in passato mi ero preoccupato che potesse rovinare l’industria editoriale. Ma se sei uno scrittore – senza considerare lettori, editori, o chiunque altro a cui importi che esista un’editoria vivace – dovresti ringraziarlo per aver messo in angolo quegli indie supponenti.

Il motivo, secondo Manjoo, è che i negozi fisici usano sistemi datati, hanno una scelta limitata anche quando sono di notevoli dimensioni e non ti danno accesso a servizi come le opinioni degli altri lettori. I consigli dei dipendenti sono sopravvalutati, nel momento in cui Amazon ti offre un sistema di suggerimenti in base a ciò che è piaciuto a te e non a un perfetto sconosciuto. Inoltre l’unico modo che le librerie hanno per sopravvivere, dovendo sostenere costi materiali più alti – affitto, bollette, eccetera – è mantenere alti i prezzi dei libri, con la conseguenza che su Amazon è possibile, per lo stesso prezzo, acquistare il doppio delle cose.

Manjoo non ce l’ha con chi è disposto a spendere di più per l’esperienza, indubbiamente diversa, che può costituire l’acquisto di un libro in un luogo fisico: dal contatto diretto con i libri, alle caffetterie interne, all’organizzazione di incontri con gli scrittori. Il problema, dice, sono quei cultori delle librerie che, come Russo, vi individuano un irrinunciabile veicolo di cultura e ne rivendicano la natura “locale”.

C’è molto poco di “locale” nella maggior parte delle librerie. A differenza dei farmers’ market, che ti mettono in contatto diretto con chi produce in modo sostenibile e stagionale generi alimentari, limitando gli sprechi della distribuzione su lunga distanza, gli scaffali di una libreria hanno poco a che fare con le singole comunità. Certo, le librerie locali tendono a promuovere gli autori locali, ma ciò che vendono è uguale a ciò che vende Amazon: prodotti industriali la cui proprietà intellettuale giace in una delle grandi case editrici di Manhattan.

Inoltre gli acquisti ai prezzi esagerati proposti dalle librerie potrebbero danneggiare altre proposte culturali, iniziative e spettacoli molto più “locali”. Il punto più importante, su cui Russo cadrebbe in errore, è secondo Manjoo il semplice fatto che il prezzo dei libri incide su quanto la gente legge in maniera molto più determinante della cosiddetta “cultura locale”. Impossibile quindi insistere sul fatto che Amazon, per quanto scorretto ed eccessivo nelle sue strategie di concorrenza, limiterebbe la diffusione della cultura: fa esattamente il contrario.

foto: JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images

TAG: , , ,    
  • sascha

    Ah, sarà anche tutto vero e giusto, per carità, ma sono l’unico ad essere infastidito da tutto questo correre in aiuto del vincitore e schierarsi eroicamente col più forte? Del resto quando qualcuno dei cosiddetti ‘Internet guru’ si occupa di libri la tendenziosità ed il conflitto d’interessi tendono ad apparire in controluce…

  • http://www.fatinaincucina.it/blog parmi

    due sono gli spunti interessanti:
    1) gli scrittori (famosi e affermati, è bene sottolinearlo) si lamentano che i loro libri vengano trattati come semplici oggetti da comparare con un codice a barre; domanda: i libri sono commodities? o sono oggetti speciali?
    2) la posizione del giornalista americano (Manjoo): portata agli estremi distrugge qualsiasi attuale schema commerciale…domanda: è davvero questo il vantaggio che la tecnologia ci sa offrire? mi sembra molto riduttivo e semplicistico, direi senza fantasia…
    discussione molto ma molto complessa (impossibile da estendere oltre in un commento!)

  • http://nellabottiglia.blogspot.com lucac

    Non capisco la questione dei prezzi esagerati proposti dalle librerie.
    Non so negli USA, ma in Italia le librerie vendono a prezzo di copertina (salvo sconti), non mi è mai successo di pagare più di quello.
    Quindi si dovrebbe dire che i prezzi esagerati (che lo sono, è vero) sono proposti dagli editori. Che poi, dati i volumi di vendita, fanno prezzi più bassi ad Amazon che alle librerie.
    Quindi invece che alla guerra tra Amazon e indie-librerie, non sarebbe il caso di fare qualche ragionamento sulle politiche di distribuzione delle case editrici?

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Parmi,

    non e’ la posizione di Manjoo che distrugge qualsiasi schema commerciale, e’ la tecnologia digitale che ne reinventa la maggioranza. Io adoro il libro come oggetto fisico (non ho un e-reader), e con Amazon posso leggerne molti piu’ di prima, sia perche’ costano meno, sia perche’ alcuni non si potrebbero proprio trovare in una libreria fisica.
    Questo magari distrugge la distribuzione odiera, ma in cambio di qualcosa che funziona meglio. Poi qualche libreria indipendente restera’ comunque se sapra’ svolgere il proprio lavoro e offrire un servizio che la gente apprezza, ma perche’ dovremmo inmpegnarci tanto a salvare un posto come le Mondadori (che appartengano o meno a Berlusconi) che sono gia’ un grande magazzino? A sto punto, ne preferisco la versione virtuale che ha molti piu’ titoli e me li fa pagare molto di meno.

  • http://www.fatinaincucina.it/blog parmi

    Stefano,
    con “schema commerciale” volevo estendere dal mondo dei libri ad altri settori; mi spiego.
    se sfrutto la tecnologia digitale (nell’esempio l’app che leggendo il barcode mi permette di sapere istantaneamente il miglior prezzo dell’oggetto che ho in mano) solo al fine di avere il miglior prezzo, si finisce a richiedere di qualsiasi oggetto sempre e solo il prezzo, che sia un libro, una penna o una macchina.
    Il prezzo è un numero e come tale facilmente comparabile, a cui tutti (io per primo) fanno riferimento quando fanno acquisti…ma è davvero e solo questo che posso chiedere alla tecnologia? anche questo, sicuro, (onde evitare sonore “fregature” da commercianti) ma non solo….

  • http://www.tuscanfoodie.com Tuscan Foodie in America

    In America lo sconto sui libri che si puo’ ottenere su Amazon e’ molto piu’ del 15% imposto per legge in Italia. A volte si arriva anche al 50%, ma a spanna direi che e’ almeno del 20-25% Certo, i prezzi dei libri sono alti in partenza, anche se meno rispetto alle edizioni italiane, e per oggetti migliori (un nuovo libro qui e’ venduto con copertina rigida, rilegato e ben curato, e non, come in Italia, con edizioni con copertina morbida a prezzi di copertina rigida…ma questa e’ un’altra storia).

    Io compro almeno un’ottantina di libri all’anno, di cui almeno la meta’ in edizione cartacea. Di questi ultimi, il 50-60% da Amazon, il restante da librerie di libri usati o che vendono libri nuovi ma a prezzi fortemente ridotti. Non credo di aver mai comprato un libro a prezzo pieno da quando vivo qui. Non ha senso.

    Finche’ si continuera’ a prendere in giro il lettore forte, proponendo prezzi assurdi, il lettore ha bene il diritto di cercare altrove prezzi piu’ concorrenziali. Questo in generale. Poi, in particolare per l’Italia, pagare quei prezzi FOLLI per tascabiloni mal rilegati e’ da furto con scasso.

  • aiace96

    bravo lucac, il problema sta lì ma sta anche nella posizione dominante di amazon a distribuire on-line. Ci vorrebbe più concorrenza ma con un price cap imposto è difficile ottenerla. Aggiungerei anche la parte diritti e autori: un autore va da un grande editore perché spera di guadagnare di più con una distribuzione migliore? sarà ancora così con l’offerta on-line?

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Parmi,

    e’ l’uomo che usa la tecnologia, non il contrario. Pensa ai ristoranti: gia’ adesso puoi andare in giro e usare un’applicazione per confrontare i prezzi dei ristoranti della strada che stai percorrendo, ma oltre ai prezzi leggi anche il tipo di cucina, i giudizi sulle portate e sul servizio. Perche’? Perche’ lo consideriamo importante.

    La stessa cosa succedera’ per i libri, ma nel tuo primo punto sbagli prospettiva: i libri non sono commodities, tanto che a parita’ di prezzo leggiamo molto volentieri alcuni autori e ci faremmo torturare piuttosto che leggerne altri. Sono le librerie che sono commodities: offrono lo stesso identico prodotto, e a quel punto vado su quella che costa meno. Ma e’ un problema dei librai, non degli scrittori ne’ dei lettori.

  • janalexander

    Solo una piccola nota in merito al “sistema di suggerimenti in base a ciò che è piaciuto a te e non a un perfetto sconosciuto” citato da Manjoo: oltre a essere ridicolo (si basa su gli acquisti combinati, sui nomi degli autori e addirittura sulle singole parole dei titoli), prima o poi produce il “Daily Me”, annichilendo qualsiasi proposta inaspettata, e vanificando le propria stessa funzione propositiva. In pratica è uno stupido robot che cerca di venderti delle cose senza sapere assolutamente cosa stia facendo. A differenza magari di un umano.

  • http://www.tuscanfoodie.com Tuscan Foodie in America

    n America lo sconto sui libri che si puo’ ottenere su Amazon e’ molto piu’ del 15% imposto per legge in Italia. A volte si arriva anche al 50%, ma a spanna direi che e’ almeno del 20-25% Certo, i prezzi dei libri sono alti in partenza, anche se meno rispetto alle edizioni italiane, e per oggetti migliori (un nuovo libro qui e’ venduto con copertina rigida, rilegato e ben curato, e non, come in Italia, con edizioni con copertina morbida a prezzi di copertina rigida…ma questa e’ un’altra storia).
    Io compro almeno un’ottantina di libri all’anno, di cui almeno la meta’ in edizione cartacea. Di questi ultimi, il 50-60% da Amazon, il restante da librerie di libri usati o che vendono libri nuovi ma a prezzi fortemente ridotti. Non credo di aver mai comprato un libro a prezzo pieno da quando vivo qui. Non ha senso.

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Janalexander

    Hai assolutamente ragione. Difatti sono nati sistemi di raccomandazione piu’ umani: forum e social network che sono la versione digitale dei book clubs (senza caffe’ e biscotti, ma aperti 24h)

  • http://www.tuscanfoodie.com Tuscan Foodie in America

    PS: il controllare sul proprio telefonino se un articolo (qualsiasi articolo) sia meno caro su Amazon, o su Zappos, o su altri siti, e’ una pratica molto diffusa tra i consumatori americani. Esistono applicazioni che te lo facevano fare, attraverso la scansione del codice a barre, da molto prima che Amazon lanciasse la sua. Anzi, se volete, Amazon arriva buon ultima.

  • domenicos

    Ne fate un problema quantitativo, cioè di risparmio e copie vendute. Però, a furia di puntare tutto su internet, consegne a domicilio e grande distribuzione, non ci saranno più botteghe e piccoli negozi. Non è un impoverimento pauroso per la vita di quartiere? Avete presente che noia vivere in quartieri integralmente residenziali? Io, quando ho un’oretta libera, preferisco passeggiare dalle mie parti, fare due chiacchiere coi negozianti, sentire che ha da dirmi il barista, eccetar. Magari sono uno stupido romantico, però mi sembra un’abitudine più sana che stare in casa a guardare Ballarò e ricaricare la pagina del Post. Spero solo che si diffondano le librerie dell’usato, credo abbiano la possibilità di sfruttare internet a proprio vantaggio con siti come AbeBooks e lo stesso Amazon.

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Domenicos,

    le persone come te (e come me, che pure in libreria ci vado) sono la garanzia che i negozi locali resisteranno. Al massimo potranno chiudere alcune categorie (da quanto non vedete un piccolo negozio di giocattoli?) che saranno sostituite da altre (qui a Londra c’e’ un’esplosione di cafe’ boutique molto carini e molto di quartiere)

  • plato

    “secondo Manjoo il semplice fatto che il prezzo dei libri incide su quanto la gente legge”
    la conoscete la teoria del consumo di cibo (a memoria non ricordo il nome esatto)? una persona mangia fino a quando non è sazia; poi il consumo di cibo di quella persona diventa stabile, non cresce più. perché il consumo della cultura dovrebbe crescere all’infinito – anche il tempo libero è limitato e non può espandersi in eterno -? Manjoo lo spiegerà nel prossimo articolo? no? che sega, mi ritrovo sempre a fare le domande a chi non conosce le risposte o non vuole rispondere… fortuna che non avete riportato le condizioni di lavoro dei dipendenti amazon (almeno loro non si ammazzano)

  • dagon

    quello che conta é leggere e dare la possibilità di essere letti, tutto quello che agevola questo mi piace. libri di carta, ebook, web, smartphone vanno tutti bene perche diversificare impedisce il controllo e la censura piú del lucro. non facciamo i provinciali e pensiamo all india che compra ai propri figli 50 milioni di tablet che daranno accesso a milioni di libri.

  • mollica62

    io amo andare in libreria a girare tra i banchi aspettando che un libro mi chiami e in questo modo ho fatto scoperte interessanti.
    Ho scoperto di meno girando per Amazon o IBS
    Però è anche vero che le libreira troppo piccole non hanno posto per mostrare in orizzontale tanti libri e che offrono una scelta minore.
    Una cosa che gioca ancora a sfavore delle librerie e che proprio non arrivo a capire, sono i tempi di consegna di un libro ordinato. Non parlo di edizioni rare, ma piuttosto di cose normali ancora in catalogo:
    Amazon o IBS li fanno reacpitare nel giro di uno o due giorni, alla libreria ne occorrono sette (7).
    Ma perché? Ormai se devo ho bisogno di un libro specifico, non ci passo neanche in libreria, perché dovrei?

  • http://nellabottiglia.blogspot.com lucac

    Aggiungo un’osservazione su quello che strumenti come questo di Amazon possono incentivare: lo scrocco della competenza umana della libreria, salvo poi rifornirsi da Amazon.
    Cioè, io vado in libreria (ma questo discorso vale per qualsiasi tipo di negozio), chiedo informazioni, mi faccio consigliare, scelgo toccando con mano, poi “ci penso su” e me ne esco senza compare. Poi faccio il mio acquisto su Amazon.
    Io questo lo ritengo un furto bello e buono, perché la competenza, il tempo dei venditori, lo spazio per permettermi di toccare con mano… sono tutte cose che costano. Se io le sfrutto senza pagarne il prezzo (che spesso giustifica la differenza tra il prezzo Amazon e il prezzo in libreria), di fatto le sto rubando.
    Non lo fate.

  • gifipi

    @MOLLICA62
    Ad una libreria possono occorrere anche 7 giorni per riassortire un titolo per vari motivi.
    Quello più banale è che il libro non è disponibile nel suo magazzino, deve arrivare dall’editore o dal distributore, laddove in genere le grandi librerie on-line hanno magazzini propri assai più assortiti o si servono di grossisti e distributori che spesso hanno sede nelle stesse zone dei loro stabilimenti (Quelli di Amazon.it e di Messaggerie Libri, in Lombardia, si trovano dai lati opposti della stessa strada).
    Poi, in alcuni casi, un distributore non evade gli ordini di una libreria fino a quando il loro importo non supera una certa cifra, per esempio 100 euro, e, a volte, con i titoli “economici”, può essere difficile raggiungere velocemente questo tetto per un piccolo punto vendita.
    Infine, da quando è stata abolita la tariffa editoriale ridotta, che consentiva ai piccoli editori di spedire libri con costi quasi irrisori per le librerie (si stima che le spese di spedizione siano aumentate del 700%), la libreria cerca di raggiungere un numero di titoli o di copie da ordinare tale che consenta di abbassare o di ammortizzare questo costo postale, in modo che il cliente non sia costretto a pagare il libro più del prezzo di copertina, e anche per questo ci vuol tempo.

  • http://www.fatinaincucina.it/blog parmi

    scusate ero impegnato a girare per librerie e negozietti del quartiere e senza smartphone mi sono perso il continuo della discussione :)
    @stefano @domenicos rientro anch’io in quella schiera…però mi pongo una domanda…può uno sopravvivere (leggasi portare a casa uno stipendio) perchè a me ogni tanto piace andare a fare due chiacchiere al piccolo negozio? la prospettiva di Stefano è forse l’evoluzione più plausibile e attraente…
    per quanto riguarda il discorso “commodities” personalmente lo sto ancora maturando, ma per tanti casi sono assolutamente convinto che molti libri siano letti per azioni marketing degli editori e non per puro “piacere”, da cui l’indifferenziazione dell’offerta…poi si potrebbe introdurre un discorso sugli editori e l’attuale ruolo…a ben vedere ritengo che saranno i prossimi attori messi in crisi dalla tecnologia…nuovo capitolo di discussione?
    @janealexander, effettivamente è la famigerata “FilterBubble”, e come suggerisce Stefano esistono metodi più umani…ma più nascosti…e anche su questo si potrebbe aprire una bella parentesi

  • http://www.arturorobertazzi.it Arturo Robertazzi

    Siamo d’accordo che Amazon ha un atteggiamento aggressivo, facendo passare un’idea pericolosa: quella del libro economico. Un romanzo, come un’opera di poesia, o un film, deve essere pagato, perché un’opera fatta bene costa. Detto ciò trovo che i librai siano di parecchi anni indietro (come d’altronde le case editrici). Ora è il momento di ripensare il negozio di libri e adattare la figura del libraio a quello che sta per venire in Italia.

    È un fatto: eBook e social reading lentamente, ma inesorabilmente, saranno realtà dell’editoria italiana. E non bisogna aspettare decenni per vederlo. Il libraio deve inventarsi qualcosa, se non vuole scomparire dopo la tempesta digitale che sta per arrivare.

    Come dicevo qualche tempo fa qui ( http://bit.ly/uZ6qhs ) non sono minacce, ma opportunità per tutti, autori, lettori, editori e, in questo caso, librai.

  • margotvillebon