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  • venerdì 9 dicembre 2011

Che cos’è FEMEN

Le femministe ucraine che da anni manifestano nude e spopolano sui boxini morbosi sono una cosa seria? Che cosa vogliono?

FEMEN è un gruppo femminile di protesta fondato a Kiev, in Ucraina, famoso per organizzare atti dimostrativi durante i quali le attiviste si mostrano a seno nudo. La cosa ha dato al movimento grande visibilità internazionale, complice una certa pigrizia dei mezzi di comunicazione nel riproporre all’infinito il format delle donne-nude-per-protesta e la necessità di riempire quotidianamente i cosiddetti “boxini morbosi”, i colonnini dei giornali online pieni di bufale, strano-ma-vero e qualsiasi cosa abbia a che fare con il sesso. FEMEN però è qualcosa in più di un semplice gruppo di esibizioniste: esiste da qualche anno, è stato sul punto di diventare un partito politico, ha delle istanze superficiali ma che hanno a che fare con tratti importanti della società ucraina.

FEMEN è stato fondato nel 2008 da Anna Hutsol, una studentessa ucraina di economia nata nel 1983, con l’obiettivo di “scuotere le donne in Ucraina, farle diventare attive socialmente”. «Ho fondato FEMEN perché mi sono resa conto che mancavano le attiviste donne nella nostra società», ha detto Hutsol, perché «l’Ucraina è una società che ruota intorno agli uomini e in cui le donne ricoprono un ruolo profondamente passivo». Il gruppo si dichiara “femminista” e protesta contro il turismo sessuale, la prostituzione, le agenzie matrimoniali internazionali, la discriminazione sessuale e altri problemi sociali che coinvolgono le donne nel paese. Le sue manifestazioni, come abbiamo detto, seguono uno schema sempre uguale: gruppi di ragazze, solitamente di numeri esigui, si spogliano in piazze e luoghi pubblici gridando slogan ed esponendo cartelli.

L’organizzazione è composta in gran parte da studentesse tra i 18 e i 25 anni. A Kiev le membre attive del gruppo sono circa 300, ma le ragazze che si spogliano durante le proteste sono una ventina. La maggior parte degli atti dimostrativi avvengono a Kiev, ma FEMEN ha organizzato manifestazioni anche in altre città ucraine. Negli ultimi mesi alcune attiviste sono comparse in altre manifestazioni in Europa (a Roma, a Parigi), in Israele, in Brasile e negli Stati Uniti (a New York, per Occupy Wall Street). Negli anni il movimento ha guadagnato una certa prevedibile celebrità: oggi riceve finanziamenti da privati, ha simpatizzanti uomini e ha generato varie imitazioni. Quest’anno in aprile è stata organizzata una manifestazione a Mosca, in Russia, da parte di un gruppo che si definiva “Ru Femen” che è stato subito denunciato da FEMEN come copia priva di legame con l’organizzazione ucraina (le dirigenti di FEMEN hanno accusato il partito di Putin, Russia Unita, di aver inventato Ru Femen come strumento per danneggiarle).

Le proteste e le posizioni di FEMEN ricordano in qualche modo quelle che in Italia erano state per qualche tempo incarnate da Ilona Staller, cioè Cicciolina, militante, candidata e poi deputata radicale: l’esposizione del nudo femminile come strumento di liberazione e riappropriazione del corpo delle donne in società bigotte, arretrate e maschiliste. Ci sono anche delle differenze, però: le militanti di FEMEN, per esempio, si dicono fermamente contrarie alla prostituzione e alla legalizzazione della prostituzione, anche quella volontaria. Le attiviste sostengono di impegnarsi perché l’Ucraina smetta di essere percepita come il “bordello a cielo aperto d’Europa”, e di essere meta di un massiccio turismo sessuale.

Le attiviste di FEMEN ricevono anche molte critiche, sia in Ucraina sia a livello internazionale: sono state accusate di volgarità gratuita e di insensatezza nell’organizzazione dei loro atti dimostrativi. Una delle osservazioni più frequenti mossa a FEMEN è istintiva: manifestare contro la mercificazione della donna e del suo corpo mostrandosi a seno nudo e in costumi sexy può essere contraddittorio, viste anche le loro posizioni sulla prostituzione. Le portavoce del movimento però spiegano che in questo modo riescono ad attirare l’attenzione dei media, e rivendicano il loro gesto di spogliarsi come un atto di riappropriazione del loro corpo.

Questo è l’unico modo per essere ascoltate nel paese; se avessimo manifestato soltanto con cartelli e slogan, nessuno ci avrebbe nemmeno notato.

Una delle ragazze più agguerrite del movimento era stata intervistata per Le Iene, spiegando le sue scelte.

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