Sulle spalle degli studenti universitari americani pesa un debito da quasi mille miliardi di dollari. La somma dei debiti accumulati per l’iscrizione ai corsi universitari ha superato le carte di credito come maggior fonte di debito del paese ed è oggetto delle rivendicazioni del movimento di Occupy Wall Street. Ieri, in uno Zuccotti park ancora transennato e presidiato dalle forze dell’ordine, i manifestanti hanno lanciato la campagna nazionale “Occupy Students Debt”. Qualche centinaio di persone ha ascoltato in silenzio le storie di decine di studenti, provenienti da diverse città e università, accomunati dallo stesso problema: l’indebitamento.
Negli Stati Uniti, come in molti altri paesi, le tasse universitarie sono molto alte e salgono col crescere della qualità dell’insegnamento. Per questo è prassi che, ottenuta l’ammissione al college, gli studenti contraggano un mutuo per pagare le rette, consapevoli poi che l’istruzione universitaria garantirà loro un lavoro abbastanza remunerativo da poterlo estinguere nel giro di pochi anni, una volta ottenuta la laurea. Questo funziona così soltanto sulla carta, e la contrazione dell’economia e del mercato del lavoro degli Stati Uniti ha molto complicato le cose. Una laurea non è più garanzia di occupazione, tanto meno di occupazione soddisfacente e redditizia (molti manifestanti di Occupy Wall Street sono appunto laureati e disoccupati), e i tassi di interesse dei mutui diventano sempre più difficili da sostenere.
Da una ricerca dell’Institute for College Access & Success pubblicata di recente si può notare come la media dell’indebitamento degli studenti che hanno concluso il loro percorso universitario nel 2010 si aggiri intorno ai 25mila dollari. «I prestiti per gli universitari, che siano erogati dai governi federali o da istituti privati, hanno tassi d’interesse che molti non riescono più a sostenere», spiega Robert Oxford, 26enne studente di Studi Americani alla New York University. «Il 40 per cento degli studenti che esce dall’università non riesce a pagare le rate mensili e questo non perché non vogliano, ma perché non trovano lavoro e non riescono a guadagnare. La società, i politici, continuano a dirci che avere una laurea è l’unica garanzia per avere un lavoro dignitoso. Fino a qualche decennio fa forse, perché in questo momento l’università è per molti solamente garanzia di indebitamento».
La campagna “Occupy Students Debt” propone uno sciopero del pagamento dei debiti. Il primo passo verso lo sciopero consiste in una raccolta firme che gli organizzatori contano possa raggiungere il milione di aderenti. Quello che buona parte degli universitari chiede è che i prestiti destinati allo studio vengano erogati a interessi zero. Ci sono poi richieste più radicali, come quella rivolta ai governi federali di farsi carico delle rette universitarie. «La questione universitaria è strettamente legata alle altre istanze portate avanti da Occupy Wall Street», continua Robert. «Anche se siamo consapevoli del fatto che in un paese nel quale le rette universitarie sono aumentate del 400 per cento dal 1980 ad oggi e in cui un’università come CUNY (City University of New York), una delle meno care di New York, ha deciso proprio ieri, in concomitanza con le proteste studentesche, di aumentare le rette del 5 per cento, la strada per raggiungere i nostri obiettivi sarà lunga e tortuosa».









Aggiungo che se si pensa che ci siano troppi laureati in giro rispetto al numero di lavori da laureato, le soluzioni plausibili sono due:
1) mettere un numero chiuso sulla base di quanti sono i lavori disponibili, e fine;
2) tenere alte le tasse ed eliminare i prestiti facili: in questo modo all’università andrebbero solo i ricchissimi o quelli tanto bravi da assicurarsi delle borse di studio offerte da fondazioni, centri di ricerca e simili.
La richiesta di Occupy mi pare ragionevole, anche se probabilmente impraticabile per l’ostracismo delle banche. Non chiedono di cancellare i debiti, ma di non doverci pagare anche gli interessi sopra. L’istruzione non è un bene di consumo, che deve essere pagato per intero da chi ne fa uso, ma contribuisce ad accrescere il patrimonio immateriale di un paese, ed è giusto incentivarla.
Quanto gli interessi, ho detto la mia sopra. E’ interesse della collettivita’ avere gente che studia e non si impicca con gli interessi, e credo lo sia anche che i prestiti siano alla fine della fiera garantiti IN PARTE dalla collettivita’ stessa. Questo se lo studente ha terminato gli studi ma oggettivamente non trova da guadagnare abbastanz -crisi, etc.
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Ma quando leggo “lavori da laureati” mi girano un po’. La vogliamo finire con sta storia del pezzo di carta, e che uno “deve” fare il lavoro che gli piace o che si e’ scelto venti anni prima?
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Scommettiamo che se l’avvocato bravissimo guadagna un pozzo di soldi, non e’ che dice “oh guarda, sono tanti, ne lascio un po’ a chi non ce la fa a pagare i debiti -di studio, o della casa, o quant’altro”. No, se li tiene considerandoli come giusto guadagno.
Quindi, capisco il problema oggettivo del debito “di studio” che va risolto (vedi sopra il punto “interessi”) ma forse uno si guarda anche un po’ di numeri demografici ed economici, prima di investire tutti quei soldi e giocarsi anni di vita. Un po’ aiuta a decidere con miglior cognizione di causa.
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La scelta tra imparare una professione (avvocato, medico, etc) e farlo per diletto che magari puo’ anche diventare un lavoro (lettere, arti in generale, etc) secondo me intanto dirime un po’ la questione. Nel senso che uno sceglie di fare l’avvocato, ipoteca anni di lavoro e scommette che guadagnera’ abbastanza -pochi lo fanno “per passione”, dai. Diverso e’ chi sa che e’ un salto nel buio ma “ha la passione”: spesso e’ proprio quest’ultimo chi non sta tanto a menarla se non trova il “lavoro da laureato”.
“ha deciso proprio ieri, in concomitanza con le proteste studentesche, di aumentare le rette del 5 per cento”
lol
non dovrei ridere, lo so (sono cattivo)
25000 cosa sarebbe? il mutuo richiesto? la cifra che gli manca da pagare? è annuale? non si capisce.. dubito che sia solo 25 mila euro..
@michelelan
anche tu sei un exstudente di brunetta? bella! nessun commento ha messo in discussione la qualità di insegnanti e insegnamenti… tutti bravi